20/05/2026
Dinamica, scritta in bozza e poi ridisegnata, luminosa, a tratti confusionaria. La storia di Giulia somiglia a sé stessa, soprattutto quando si parla di accoglienza.
Il tavolo di famiglia, il teatro, il bancone, la sala, la cucina: sono tutti spazi per stare bene, per ospitare. Spazi di leggerezza e intensità.
Nella paura silente di non essere all’altezza c’è sempre posto per la tenacia, per il coraggio di provarci e scoprirsi capaci. Attraverso un processo continuo di aggiustamenti, Giulia fa della cucina uno strumento di cura verso gli altri e uno stimolo di crescita personale.
Per raccontare con il cibo quanto la non aderenza a un modo definito e convenzionale di fare ciò che ci piace, possa essere in realtà una strada di apertura e di curiosità. Verso gli altri e verso noi stessi.