Gli amici dell'albero abbattuto

Gli amici dell'albero abbattuto Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Gli amici dell'albero abbattuto, Centro culturale, Via Ceresani 14, Serra de' Conti.

14/06/2026

Così parlò 35 – 3.06.2026
La casa brucia
Cari viandanti, siamo entrati ormai nel pieno della stagione primaverile, le giornate calde sono già numerose e tutti rivolgono il pensiero all’organizzazione del riposo estivo. Anch’io, che sono soltanto un tronco rinsecchito posto sul bordo della strada, mi guardo attorno e osservo con piacere il risveglio della natura: piante e fiori spingono per il rinnovo vitale seguendo il ritmo stagionale, come ogni anno, come sempre nei millenni passati già prima che apparisse il genere umano sulla terra. Attorno a me vedo ginestre fiorite, fioriscono anche lavanda, strìdoli, santolina, capperi, timo, fragole, rosmarino, iperico. Ma forse è ora che voi umani vi poniate qualche domanda e io ve ne suggerisco una: siete sicuri che sarà così per sempre? Gli esseri viventi, sia animali che vegetali, vivranno ancora per milioni di anni come in passato seguendo i ritmi evolutivi naturali? Avete davanti a voi dati precisi, inconfutabili e provati scientificamente: il cambiamento climatico coinvolge tutto il pianeta da diversi anni e sempre più profondamente dipende in gran parte dalle attività umane. Il rapporto diretto tra terra, agricoltore e consumatore si è spezzato. Oggi si produce il cibo con metodologie industriali. Si pratica la deforestazione su territori vastissimi, non si usano più sementi locali, si usano in quantità industriale prodotti chimici, i cibi prodotti viaggiano da un lato all’altro del pianeta e si consumano distruggendo in modo radicale il rapporto profondo tra cibo e territorio. I supermercati sono pieni di cibi ultraprocessati, schifezze assolute finiscono sulla vostra tavola con coloranti, emulsionanti, addensanti, edulcoranti: importante che siano iperenergetiche e che si preparino in un minuto! E il gusto dove è finito? e la salute? Vorrei invitarvi ad osservare chi cura il proprio orto pregustando il sapore netto di quei frutti e di quelle erbe, chi zappa la terra e chi rivolge la sua attenzione agli alberi, già definiti “genitori e custodi della umana civiltà”. E infine vorrei invitarvi tutti, amici e viandanti, a dialogare con gli alberi concentrandovi sulla rete radicale che si espande sul terreno da voi calpestato. Fermatevi qualche minuto, mettetevi in contatto con quel flusso di energia che respira e si trasmette da una pianta e l’altra. Provate a leggere la realtà e riflettere usando l’alfabeto delle piante e capirete perché la crisi climatica non può più attendere. Vivi secondo natura e segui la ragione

03/05/2026

I diritti di noi piante
30 aprile 2026
Sul nostro pianeta sono presenti forme primordiali di vita da oltre tre miliardi di anni. L’homo habilis, il più lontano dei vostri antenati, da 2,5 milioni di anni. Ora fatevi una domanda: e le piante? Esistevano già quando l’ominide è sceso dall’albero e ha incominciato a reggersi su due gambe in posizione quasi eretta? Ebbene sì, esistevano già da tantissimo tempo, oltre 400 milioni di anni. Stabilito questo quadro temporale, cerchiamo di riflettere su un altro aspetto che risulta fondamentale per definire la relazione esistente tra noi piante e voi umani. Io ora sono un acero rinsecchito ma quando ero vivo sulla riva del fiume ho ascoltato molte volte i discorsi di voi umani: parlavate sempre e soltanto dei problemi relativi alla vostra esistenza. L’uomo sempre al centro, al di sopra di tutto. Avreste voluto regolare voi anche i movimenti del sole e della luna, il freddo e il caldo, la vita e la morte. Padroni di tutto. Ancora oggi è così, questo è il sentimento comune. Saggiamente avete fissato anche le regole che debbono essere osservate nel rapporto tra umani, diritti e doveri. A questo punto una domanda debbo farvela: sul pianeta terra esiste solo il genere umano o sono presenti altri esseri viventi? Avete un albero vicino alla vostra casa? Le erbe crescono sui campi vicini? Quando vi sedete a tavola per il pranzo vi capita di mangiare due foglie di insalata o un ca****fo? Quell’insalata e quel ca****fo prima di diventare cibo per voi non erano forse due esseri viventi appartenenti al regno vegetale? E se mangiate la bistecca non pensate mai che il vitello apparteneva al regno animale (esattamente come voi)? Dunque l’insalata, il ca****fo e il vitello sono esseri viventi, come voi. Nascono, crescono, sentono, comunicano, si difendono, muoiono... Come voi umani e come voi hanno i loro diritti: diritto all’esistenza, diritto a vivere in un ambiente sano e pulito, diritto a riprodursi per dare continuità alla propria specie. Ma dubito che riusciate a superare il voistro pensiero antropocentrico sfrenato ed arrogante.
Vivi secondo natura e segui la ragione

04/04/2026

Questa specie umana coltiva la barbarie
2 aprile 2026
Le piante esistono sul pianeta terra da centinaia di milioni di anni mentre voi, che appartenete alla specie umana attualmente diffusa sulla nostra terra, voi homo sapiens, esistete solo da 300/200 mila anni e risultate dominanti da poco tempo: 30mila anni. E le altre sei o sette specie umane che sono vissute in precedenza sul vostro stesso pianeta dove sono? Sono scomparse. Proprio scomparse. Forse neppure eravate a conoscenza del fatto che fossero esistite e poi scomparse altre specie prima dell’homo sapiens. Eppure gli scienziati sono concordi su questo punto. Ed io, che vi parlo da albero stecchito, vi dico anche che alla base del processo di estinzione fra le varie cause ci sia stato sempre il cambiamento climatico. E allora vi inviterei a concedervi qualche momento di riflessione e a concentrarvi sul rapporto quotidiano che avete con le piante e con il mondo vegetale in generale: riconoscete che siete dei veri barbari! Voi distruggete l’ambiente in cui vivete. Siete dei predatori e non concepite neppure lontanamente che anche le piante hanno i loro diritti. E vi dirò di più: non basta rispettare un’erba o una pianta. La pianta non solo merita il rispetto che si deve a ogni essere vivente ma molto di più perché è proprio la pianta che vi offre l’ossigeno che vi permette di continuare a vivere e a propagare la vita di tutta la vostra specie. Ci sono illustri scienziati pronti a sostenete che circa 900mila anni fa gli umani viventi nell’intero pianeta sono andati vicinissimi all’estinzione totale, che si sarebbero salvati solo poco più di mille individui e che sarebbe stato necessario attendere almeno 100mila anni per tornare a un numero sufficiente di individui in grado di assicurare la vita dell’essere umano sulla terra. Sappiate che questo rischio può tornare. E’ ora che l’homo sapiens apra gli occhi.
Vivi secondo natura e segui la ragione

01/03/2026

La vita sotto i tuoi piedi
28 febbraio 2026
Oggi vi voglio raccontare la vita che si sviluppa, cresce, si modifica sotto i vostri piedi, mentre camminate lungo questa via. Io sono un albero secco ormai da qualche anno, non sono più vivo come voi, non partecipo più a nessun processo vitale, a nessuna forma di vita. Ma sono in grado di ricordare quando ero vivo sulla riva del fiume prima di essere estirpato dalla furia dell’alluvione. Ora vi prego di guardarvi attorno e di osservate i prati verdi, i campi arati, gli alberi piantati lungo quel filare, le erbe di mille specie. Ma avete mai pensato alle radici che ogni vegetale, anche il più piccolo filo d’erba, ha sotto di sé, nel terreno sottostante? Vi chiedo di fermarvi un minuto per riflettere; provate a spingere la vostra mente nella rete infinita delle radici. C’è più vita sotto i vostri piedi che stelle in cielo, così è stato detto. In realtà c’è un universo brulicante di vita, una attività biologica intensissima. Se tu immaginassi di passare una giornata sotto terra per vivere insieme alle radici rimarresti incantato dalla ricca biodiversità esistente nel suolo. Ti accorgeresti che gli alberi sono interconnessi tra loro, che hanno sviluppato sistemi di comunicazione perfettamente funzionanti, che sono presenti numerosi microrganismi, funghi, batteri, che esiste un ricco patrimonio genetico essenziale per la vita sulla terra. E se una pianta improvvisamente viene a trovarsi in una situazione di pericolo? La comunicazione con le altre piante è immediata e scattano meccanismi di difesa. Può accadere che una pianta abbia bisogno di acqua o di sostanze nutritive ed allora le altre intervengono in soccorso. Come si può notare sotto i tuoi piedi c’è una vita vera, ordinata, che segue precise regole, che opera secondo principi di collaborazione e mutuo aiuto. Nel mondo delle piante ci può essere competizione ma non la guerra. A questo punto una riflessione sorge spontanea: nel mondo degli umani i comportamenti sono gli stessi? Guardatevi attorno: trovate una pianta che dichiara la propria supremazia su tutte le altre? che dichiara una sorta di primato? che si sente al centro della vita sulla terra? Vivi secondo natura e segui la ragione

08/02/2026

Così parlò l’albero abbattuto
Salveremo questo pianeta?
31 gennaio 2026
Tre amici si sono incontrati lungo questa via, di fronte all’albero abbattuto. Visi giovanili, si sono guardati negli occhi cercando un filo di certezza, ognuno sul viso dell’altro, umani veri: Alceo, Delfina e Orfeo. Alceo: Amici miei, sono anni che continuo a vivere tra dubbi profondi. Guardo il mondo attorno a me e il mondo dentro di me: terra e pietre, erbe e piante, animali e umani. E poi inquinamento, deterioramento ambientale, attività antropica incontrollata. Noi umani viviamo sulla terra pensando di essere al centro del mondo ma ieri sera una semplice foto ha sconvolto le mie certezze: una foto della terra scattata dalla sonda Voyager 1 nel febbraio del 1990 da una distanza di 6 miliardi di chilometri, un piccolissimo puntino blu tra spazi infiniti. Molti di noi vivevano già su questo pianeta al momento dello scatto. Osservate, è piccolissimo. Nell’universo siamo il nulla o poco più. E ci permettiamo pure di farci guerra tra popoli, da sempre. Delfina: Ti vedo segnato dallo sconforto, Alceo, come se il presente degli umani non ti lasciasse speranza. Ma non dobbiamo dimenticare che siamo stati noi negli ultimi diecimila anni a comprendere e modificare radicalmente le diverse forme di vita sulla terra. Abbiamo imparato a usare le rocce e i metalli, sappiamo coltivare i campi e produrre cibo, è diventato facile costruire una casa, un’auto o un aereo. Grazie all’ingegno umano si possono svolgere numerose attività e costruire macchine sofisticate. Per gran parte degli umani la vita non è più faticosa come un tempo. Io credo che c’è ancora spazio per la speranza. Ed ora sono desiderosa di conoscere il pensiero di Orfeo. Orfeo: Amica mia, cara Delfina, riconosco il valore delle tue parole e dello sviluppo dell’uomo sulla terra. Ma quale è stato il costo? Ogni anno abbiamo estati più calde, le calotte polari si stanno sciogliendo, la biodiversità sia vegetale che animale si restringe, diversi punti di non ritorno sia climatici che ecologici li stiamo per raggiungere in questi anni, elementi autodistruttivi si moltiplicano. Siamo ormai vicini a conseguenze irreversibili. Perché viviamo e operiamo contro natura? Perché non seguiamo la ragione?

18/01/2026

Inquinamento e futuro dell’umanità

Una settimana fa è passato, passeggiando lungo la via, un distinto signore. Incuriosito per la mia figura di albero vecchio e rinsecchito, ha capito il mio desiderio di comunicare pensieri e riflessioni sulla vita degli uomini e delle piante, sul futuro del pianeta, sulle condizioni attuali degli esseri viventi. Mi ha detto di essere un medico e di essere stato sempre interessato ai problemi dell’inquinamento atmosferico. Abbiamo conversato a lungo e mi ha promesso di inviare una nota scritta qualche tempo fa proprio su questo argomento. Al momento di salutarci mi ha detto anche il suo nome: Renzo Ceccacci. Ecco il suo testo (in verità molto ampio). A lui vada il nostro ringraziamento.

Fino a pochi lustri fa l’amianto era utilizzato per una notevole quantità di impieghi: nella coibentazione dei vagoni ferroviari, nel rivestimento delle cabine delle navi da crociera con il nome di Marinite, Eternit per le coperture dei tetti, ed era ritenuto il miglior componente per confezionare tute ignifughe per i Vigili del fuoco, per fabbricare le pastiglie dei freni e così via.
Poi ci siamo accorti, con colpevole ritardo per la notevole mole di interessi in gioco, che le fibre di questo elemento sono direttamente responsabili della genesi del mesotelioma, il terribile tumore della pleura.
Ma questo è solamente l’apice della punta dell’iceberg che rappresenta il totale delle sostanze inquinanti e dannose, di cui pochi sono consapevoli.
La rivoluzione industriale ha portato indubbi benefici alla qualità della vita soprattutto delle persone che l’hanno vista iniziare ed espandersi, poiché quelle ne hanno ricevuto molti vantaggi senza pagare granché, un po’ come avviene a coloro che iniziano una “catena di Sant’Antonio”.
Così negli ultimi duecento anni, con velocità esponenzialmente crescente, abbiamo modificato in modo quasi sicuramente irreversibile il piccolo pianeta in cui viviamo, inquinandone l’aria, l’acqua ed il suolo sia in modo fisico che chimico.
Ubiquitario è ormai l’inquinamento elettromagnetico, di cui ancora non conosciamo bene gli effetti dannosi soprattutto nel lungo periodo.
Poi abbiamo immesso nell’aria, nell’acqua e nel suolo decine di migliaia di molecole chimiche di sintesi, molte delle quali tossiche e stabili, quindi destinate a restare nell’ambiente centinaia o migliaia di anni, e di cui non conosciamo ancora quasi nulla sugli effetti dannosi per la salute, salvo le situazioni più eclatanti pervenute all’attenzione delle cronache.
Oltre l’amianto conosciamo benissimo la correlazione delle Amine aromatiche con i tumori della vescica, del Benzene con le Leucemie mieloidi, del Cloruro di Vinile Monomero con i tumori epatici, della Formaldeide con i tumori nasali, del fumo di sigaretta con il tumore del polmone, ecc.
Gran parte della popolazione ha però poca consapevolezza del fatto che attraverso i polmoni, la pelle ed il cibo che mangiamo, entrano nel nostro corpo le sostanze più disparate, capaci di interferire, da sole o in associazione perversa con altre, con le funzioni di molti nostri organi ed apparati, originando malattie che possono essere le portabandiera del “paradosso del progresso”.
Sostanze tossiche e cancerogene si ritrovano a centinaia già nel cordone ombelicale e nel latte materno, tanto che queste possono interferire con lo sviluppo embrio-fetale fino ad originare patologie che si manifesteranno anche in età adulta, facendo arrivare a parlare di “origine fetale delle malattie dell’adulto”: dal cancro alle patologie metaboliche, poiché molte sostanze sono cancerogene, ma molte hanno anche azione di interferenza endocrina.
Quali sono le sostanze maggiormente responsabili di questa situazione?
Possiamo iniziate con le plastiche che, ridotte in microparticelle, soprattutto nel mare sono ormai entrate stabilmente nella catena alimentare dei pesci che mangiamo, accumulandole così anche noi nel fegato ed in vari organi.
Conosciamo bene la presenza delle polveri sottili, le famigerate PM 25, PM 10, PM 2,5 e le associamo all’insorgenza dei tumori delle vie respiratorie, o a danni cardiovascolari, ma pochissimi sanno che, per esempio, l’incremento di 10 ppm di PM 10 e di PM 2,5 causa rispettivamente un aumento, del 10% per le prime, addirittura del 132% per le seconde, nell’insorgenza dell’autismo, ma c’è chi in malafede associa questa grave patologia ai vaccini!
Ma ancora quasi nessuno sa che quelle più pericolose sono le PM 0,1, le “nanoparticelle” che, quando respirate, direttamente dall’arteria olfattiva possono facilmente raggiungere i lobi frontali del nostro cervello, diventando responsabili di un notevole incremento dell’insorgenza di demenza senile, indotta dall’attività proinfiammatoria locale di queste particelle, come evidenziato da studi autoptici fatti a Città del Messico, la megalopoli più afflitta dalla presenza in aria di queste particelle che inducono danni gravi già nella prima infanzia.
Poi ci sono l’ozono, l’ossido di azoto e così via.
Quindi il peggioramento della qualità dell’aria che respiriamo è direttamente proporzionale all’incremento di malattie respiratorie quali il cancro del polmone e la BPCO, di malattie cardiovascolari fino all’infarto del miocardio, di patologie endocrine come il diabete, o neurologiche quali l’autismo e la demenza senile.
Per comprendere facilmente l’entità del peggioramento della qualità dell’aria che respiriamo basta citare che, prima della rivoluzione industriale, la CO2 atmosferica era pari a 200 ppm, nel 1985 è arrivata a 340 ppm che sono aumentate nel 2015 fino a 400 ppm, diventate 410 ppm ad agosto 2018: in circa 150 anni abbiamo quindi più che raddoppiato la CO2 nell’atmosfera.
Sappiamo bene che questo aumento della CO2, assieme all’emissione di metano, è tra i maggiori responsabili dell’effetto serra che sempre più determina anche l’incremento della violenza dei fenomeni atmosferici che ci flagellano, e sappiamo anche bene che il 46% della CO2 prodotta oggi al mondo dipende dal carbone che ancora utilizziamo per la produzione di energia elettrica e per il riscaldamento.
Oltre al carbone utilizziamo poi imperterriti il petrolio e le biomasse anche per attività che potrebbero essere ottenute da energie rinnovabili quali il fotovoltaico, l’eolico e soprattutto la geotermia, sicuramente dovendoci investire, ma potendone poi trarre anche notevoli benefici economici.
Lo sconvolgimento climatico, sempre maggiore, sta determinando mutazioni tali da determinare, ad esempio, l’alterazione delle precipitazioni che, sempre più intense e concentrate in brevi periodi, riducono la penetrazione dell’acqua nelle falde, aumentando per contro l’impeto di quelle che scorrono in superficie. Questo potrà determinare sempre più problemi anche molto gravi nell’approvvigionamento idrico ad uso sia civile che agricolo, con conseguenze che sono ormai ben evidenti in Sudafrica, ove i 4 milioni di abitanti di Città del Capo già da tempo convivono con il severo razionamento dell’acqua, ridotta a 50 litri al giorno a persona: ben 5 volte meno della media di 240 litri pro capite allegramente usati quotidianamente da noi italiani, che in questo primeggiamo in Europa, ove la media è inferiore a 190 litri al giorno.
Come già accennato, non riusciamo ancora a quantizzare bene l’entità dei danni ascrivibili alle tante nuove sostanze a cui siamo esposti, soprattutto per la difficoltà di considerarle nel loro insieme con tutte le variabili organiche che possono rappresentare, anche alla luce della differente risposta individuale a certe sostanze, geneticamente determinata come la diversa capacità di detossificazione, evidenziata ad esempio dalla presenza in alcune persone di particolari profili della famiglia di enzimi paraoxonase1 (PON 1), che riduce l’eliminazione dei pesticidi organofosforici, determinando in questi individui un netto aumento della loro tossicità che è neurologica, metabolica e cardiovascolare.
E con questo abbiamo introdotto un primo esempio di sostanze inquinanti derivanti dall’agricoltura e dall’allevamento: oltre ai pesticidi abbiamo immesso nell’ambiente antifungini, anticrittogamici, poi antibiotici in quantità, sapendo che oltre il 70% di quelli prodotti nel mondo viene oggi utilizzato nell’allevamento di animali.
Notevole è comunque e soprattutto anche l’impatto di farmaci e sostanze ad uso umano: oltre agli antibiotici noi immettiamo nell’ambiente ansiolitici, antidepressivi, antineoplastici, sostanze ormonali, oppioidi, cocaina ed ogni altro principio della nostra farmacopea, con quantità derivanti con esatta proporzione al loro impiego, non tanto con l’incongruo smaltimento di prodotti non utilizzati o scaduti, quanto soprattutto con la nostra urina e le nostre feci, con cui espelliamo i farmaci assunti, a volte come sostanze immodificate, ma per lo più sotto forma di metaboliti ancora attivi.
Queste sostanze possono così arrivare fino ai depuratori che, anche quando presenti, oggi non sono capaci di eliminarle, consentendone quindi l’arrivo fino alle acque dei fiumi e dei laghi e quindi al mare.
Così nelle acque dei fiumi a valle delle Città di Nazioni nordeuropee ci sono prevalentemente residui di ansiolitici ed antidepressivi, mentre nelle Nazioni del sud più antibiotici.
Ormai quasi tutte le acque, comprese molte di quelle minerali che beviamo, sono un campionario di farmaci e sostanze varie oltre che di microplastiche, a concentrazioni magari infinitesimali, ma non più a presenza zero.
Alcuni farmaci come l’antibiotico eritromicina o l’analgesico-antiinfiammatorio naprossene restano nell’ambiente per 4-5 anni, altri come il vecchio ipoglicemizzante orale clofibrato per circa 20 anni, mentre molto persistente, addirittura per secoli, è la carbamazepina, un antiepilettico molto utilizzato.
Studi seri hanno evidenziato che la presenza nelle acque dei fiumi e del mare di sostanze ormonali, di chemioterapici, di traccianti radiologici e di una miriade di altri farmaci, ha già determinato una evidente minore fertilità dei pesci e delle rane.
All’analoga esposizione cronica, anche solo a microdosi, si sta ormai attribuendo la responsabilità della riduzione pure della fertilità umana: i nostri giovani producono oggi mediamente circa la metà degli spermatozoi dei nostri nonni e bisnonni, con un costante incremento delle coppie sterili.
Questa continua esposizione alle più disparate sostanze sta facendo aumentare sempre più anche l’insorgenza di intolleranze ed allergie, oltre che di antibioticoresistenza che preoccupa sempre più le Organizzazioni Sanitarie.
Per questo, con la Svezia tra i primi, per l’immissione in commercio di nuovi farmaci si è iniziato a parlare anche di impatto ambientale, oltre che dell’efficacia e sicurezza dei prodotti, stimolando i Medici a prescrivere, a parità di caratteristiche terapeutiche, le sostanze meno inquinanti per l’ambiente.
Questo insieme di nuove normative è attualmente ancora in discussione all’EMEA (European Medicinal Evaluation Agency), che dovrebbe introdurre nuove regole entro la fine del 2018 – inizio 2019.
Si sta finalmente valutando la possibilità di obbligare a dotare i depuratori di membrane, o di procedure fisiche o chimiche, capaci di eliminare la cessione ambientale di farmaci ed altre sostanze nocive.
Quindi abbiamo preso seriamente coscienza della gravità dei problemi, ma le soluzioni appaiono ancora molto lontane e condizionate anche da enormi interessi economici, che sembrano contribuire anche a qualche “caccia alle Streghe”, oppure ad informazione parziale o inadeguata.
Per esempio attribuiamo alla circolazione di automobili alimentate a gasolio molte più colpe di quelle che hanno, specialmente se rispettose delle normative antiinquinamento Euro 5 o 6, per cui sarebbe comunque bene stimolare il rinnovo del parco circolante, mentre quasi nessuno parla dell’impatto derivante dal trasporto pesante su gomma e soprattutto dal riscaldamento domestico nelle città, spesso ancora a gasolio se non addirittura a carbone, che rendono molto più inquinate le città povere del mondo rispetto a quelle ricche.
Quindi per dimostrare demagogicamente che “si fa qualcosa”, in Lombardia, Veneto ed Emilia - Romagna, poi Piemonte ed altre, si vieta la circolazione diurna di automobili diesel con classe di emissione fino ad Euro 3, responsabili dello zero virgola qualcosa del totale delle emissioni.
Poi ci presentano l’elettrificazione delle automobili come l’unica prospettiva futura, ma senza specificare bene la modalità di produzione della maggiore quantità di energia elettrica conseguentemente necessaria.
Praticamente non si parla del notevole costo in termini di inquinamento derivante dalla loro costruzione e soprattutto vengono poco evidenziate le difficoltà che ci saranno dapprima per la produzione delle moderne batterie, dato che alcuni loro componenti saranno realizzabili soltanto mediante l’utilizzo di materiali, come litio e terre rare, posseduti quasi esclusivamente dalla Cina.
Ed infine ci saranno difficoltà per lo smaltimento delle batterie al litio, come anche per lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici, operazioni per cui non possediamo ancora tecnologie efficaci e sicure quali quelle utilizzate oggi per la rottamazione delle vetuste batterie al piombo ancora molto usate.
Con sconforto dobbiamo ammettere che l’Umanità cosiddetta evoluta ha già immesso nell’ambiente una massa di inquinanti non facilmente eliminabile, che determinerà un costante incremento di mortalità per tumori, malattie respiratorie e cardiovascolari, oltre che l’incremento costante della infertilità.
Per peggiorare la situazione siamo poi giunti anche ad un utilizzo sproporzionato delle risorse, tanto da avere abbondantemente superato la capacità di rigenerazione della Terra: si dice ormai che ad agosto abbiamo già mangiato, o sprecato, il totale di quanto doveva bastare all’umanità per tutto l’anno, e la popolazione mondiale aumenta a ritmo accelerato mentre assistiamo impotenti anche ad un costante aumento della desertificazione.
Avremo quindi sempre meno minestra da mangiare, e purtroppo soltanto da poco abbiamo capito che sarebbe bene cercare di togliere da questa la c***a che ci abbiamo già depositato.
Per tutto questo dobbiamo amaramente ammettere che le Società evolute sono vissute negli ultimi 150-200 anni pensando soprattutto ad aumentare il loro benessere quotidiano senza preoccuparsi delle conseguenze, forse anche per scarsa consapevolezza.
La scienza, che ha stimolato il progresso che ci ha fatto allontanare sempre più dalle caverne, è paradossalmente la maggiore responsabile di questa situazione, che se non modificata può farci rischiare una catastrofe capace di riportare nelle caverne gli eventuali pochi sopravvissuti.
Siamo ancora in tempo per provare a modificare la tragedia che incombe sul futuro dei nostri figli?
Possiamo solo dire che speriamo di sì, confidando che quella Scienza, che ci ha condotti qui, riesca rapidamente a trovare i mezzi più efficaci per ripulire il Mondo.
Sicuramente un contributo può ve**re anche da poche azioni quotidiane che chiunque dovrebbe compiere:
- Evitare lo spreco del cibo acquistando meno prodotti, magari di qualità
- Modificare le abitudini alimentari consumando molta meno carne
- Evitare lo spreco dell’acqua
- Evitare l’utilizzo incongruo del riscaldamento domestico
- Ridurre l’utilizzo dell’automobile
- Evitare l’uso inappropriato di farmaci
- Premiare politicamente chi per difenderci intraprende le azioni opportune, anche se immediatamente impopolari
In definitiva: almeno noi che siamo ormai più consapevoli, siamo disposti a rinunciare quotidianamente a qualcosa, soprattutto se è evidentemente una futilità, per contribuire, nel nostro piccolo come le singole formiche, al bene dell’umanità?

Renzo Ceccacci

25/12/2025

Così parlò l'albero abbattuto
02/12/2025
VOLETE VIVERE ANCHE DOMANI?

Fra voi umani ci sono alcuni studiosi che si definiscono demografi i quali cercano di capire quanti saranno e come vivranno gli homo sapiens nel futuro. Ma prima forse è bene rispondere a una domanda: la specie umana sopravviverà? E per quanto tempo? Sembra che nessuno voglia mettere in conto tale eventualità. Tutti pensano che non si debba avere alcun timore: il futuro è solo crescita, possiamo aumentare la voglia di dominio, le risorse sono infinite. Pochissimi parlano di inquinamento ambientale, di eccessiva produzione di CO2, di risaldamento globale, di restringimento della biodiversità, di limiti alla crescita e di altre inquietanti...”fantasie”. lo sono un albero strappato alla terra e non appartengo più alla comunità degli esseri viventi ma ogni giorno osservo gli umani che passano lungo la via e mi piace avere un colloquio con loro. Quanti sanno che il nostro pianeta ha già conosciuto ben cinque estinzioni di massa (l'ultima è avvenuta 55 milioni di anni fa)? Alcuni studiosi sostengono che ora ci troviamo nel bel mezzo della sesta, in tal caso la specie umana riuscirebbe a salvarsi? Sicuramente no e scomparirebbero anche gli animali e le piante che attraverso l'evoluzione hanno raggiunto una complessità molto elevata nello sviluppo dei loro organi vitali. A me pare che voi umani vi siate adagiati sul letto comodo e piacevole della "non-conoscenza", cioè dell'ignoranza per cui "oggi viviamo bene così, domani se la vedranno". Vorrei sbagliarmi però questo mi sembra il pensiero comune. Nonostante ciò io vi invito a riflettere, a pensare, ad analizzare in modo scientifico la vostra condizione di esseri viventi tra altri viventi. E vi invito anche a seguire il comportamento delle piante. Provate ad attraversare un bosco, a seguire un sentiero ed osservate dove mettete i piedi. Troverete una rete infinita di radici e potrete vedere con quanto piacere sono aggrovigliate, in stretta connessione pronte a comunicare tra loro e a vivere insieme lasciando lo spazio necessario a chi vive accanto, collaborando, senza alcuna ostilità. E' così che si assicura la continuità della specie. Amici miei, volete vivere anche domani?
Vivi secondo natura e segui la ragione

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