31/05/2025
Ah, che meraviglia il mondo dei social… dove basta un restyling, due contrasti sistemati e una testo drammatico per sentirsi redentori dell’umanità tatuata.
Negli ultimi tempi ho ricevuto svariate segnalazioni di post e commenti che denigrano il nostro studio in modo più o meno velato. Sempre dallo stesso soggetto.
Di solito preferisco il silenzio: chi mi conosce lo sa. Ma quando si supera il limite e si comincia a riscrivere la realtà per farsi pubblicità, allora sento il dovere di parlare, anche per rispetto verso il mio team e i nostri clienti.
Il tatuaggio in questione, oggi mostrato come se fosse stato un disastro, era tecnicamente ben eseguito, rispettando le richieste e il budget del cliente, che a fine lavoro era entusiasta.
Col tempo cambiano i gusti, le percezioni, a volte ci si fa condizionare da nuove idee o persone: ci sta, è normale. Ma è ben diverso dal dipingere un lavoro artigianale serio come qualcosa da “riparare” per farsi eroi.
A farlo è stato un mio ex collaboratore. Una persona che ha lavorato con me per anni, che ha ricevuto fiducia, spazio, crescita, amicizia… e che fino a poco fa chiamava questo studio “il top”.
Eppure oggi, per farsi largo, preferisce infangare chi gli ha dato una mano, travestendo l’opportunismo da etica e il marketing da empatia.
Peccato.
Perché noi facciamo artigianato vero: studiamo, ascoltiamo, ci prendiamo responsabilità, ci sporchiamo le mani. Non costruiamo teatrini, non cavalchiamo i drammi, non vendiamo lezioni di vita ai clienti.
Denigrare il lavoro degli altri per brillare un po’ è una scorciatoia.
Ma le scorciatoie, si sa, servono solo a chi affanna a camminare con le proprie gambe.
Noi continuiamo a fare quello che facciamo da una vita: arte, non contenuti da palcoscenico.
Con onestà, passione e rispetto per ogni persona che ci sceglie e ci affida la propria pelle.
👉 E a voi chiedo: che ne pensate? È giusto cercare visibilità screditando il lavoro altrui? O il rispetto dovrebbe ve**re prima del contenuto virale?
Parliamone. ✍️
✋️ domanda bonus: come si chiama quella cosa che fa la c***a nello stesso piatto dove ha mangiato?