09/05/2026
- 2010 -
NO
di Andrea Lanciotti
con:
Andrea Lanciotti, Anthony Trahair, Alessandra Roca, Anton Giulio de Guglielmo, Antonio Cesari, Antonio Duronio, Brutius Selby, Chiara Condro, Fiorenzo Francioli, Giampaolo Nerini, Mario Migliucci, Roberto Leo e Tiziana Tiberio
regia:
Andrea Lanciotti
supervisione artistica e organizzazione:
Massimiliano Buono
“NO” è un'opera teatrale ad ampio respiro che mira a rappresentare una storia fatta di azioni, emozioni e suggestioni che, se è vero che coinvolgono una piccola comunità, sono comunque rappresentative di quelle che sono le diverse facce di quel prisma che chiameremo “umano”.
Una drammaturgia dell'anima e del sogno che si narra e si materializza attraverso la rappresentazione della “arte comportamentale”, inesorabilmente modellata dalle emozioni e dall'ambiente umano circostante, così come un albero dal vento, una roccia dal ghiaccio, impercettibilmente, lentamente.
Tutto avviene dentro un contenitore apparentemente spoglio e minimale ma curato nei minimi dettagli ed altamente simbolico, ove lo scenario e gli spazi vengono evocati, disegnati ed infine occupati dalla costante e contemporanea presenza di tutti gli attori, “abitanti” questo onirico “villaggio”, i quali snoderanno e sveleranno i propri pensieri, le proprie azioni e reazioni, definendo essi stessi i limiti fisici del proprio spazio scenico.
[Massimiliano Buono]
Note di regia a cura di Andrea Lanciotti:
L’opera si svolge in un grande “sotterraneo”, un paese fuori dal tempo e dallo spazio, delimitato da una grande scatola nera di forma cubica e mancante del lato proscenio.
Le pareti e il fondo grigio opaco di questo cubo, come tutta la scenografia, saranno costruiti con materiali riciclati, pressati e dipinti. Il “sotterraneo” sarà suddiviso in aree private chiamate ”case” e un area comune, detta la “piazza” dove un albero, stilizzato e munito di pale eoliche funzionanti, sarà posto al centro della stessa. Tale albero con le sue pale alimenterà il movimento di pulegge che a loro volta faranno girare dei magnetofoni ai lati del proscenio; questi suoneranno come dischi rotti, andando a generare dei “loop”, utilizzati come ambientazione sonora dello spettacolo.
A questa base pressoché costante si aggiungeranno altri suoni ed effetti che interverranno a sottolineare i diversi momenti narrativi della storia. L'albero meccanico, rappresenta l’unico oggetto reale insieme ad una corda che disegnerà la base delle aree-case. Queste aree sono: un rettangolo in fondo “la locanda del moro”, dei quadrati laterali “le case” e un quadrato al centro “la piazza”. La caratteristica scenografica di questo mondo sotterraneo sarà principalmente rappresentata dalla scarsa presenza di luce.
Il quadrato al centro e i quadrati adiacenti al proscenio sono mancanti del lato corrispondente al proscenio stesso e gli attori, attraverso le loro azioni sceniche, i movimenti e le parole, descriveranno il proprio ambiente e i propri oggetti; infatti, essendo essi tutti e sempre visibili, pur nei momenti in cui non parteciperanno al quadro principale, saranno inevitabilmente e costantemente coinvolti nella scena. I “cittadini” vivono qui, in un labirinto cieco, svolgendo quotidianamente e sistematicamente le proprie medesime azioni. Tutti gli abitanti sono inconsapevolmente la forza motrice del marchingegno, prigionieri in un moto meccanico come fossero marionette, in realtà risulteranno essere più simili a degli automi in quanto, guidati dalla forza invisibile di un unico pensiero, saranno essi stessi a muovere ed alimentare loro malgrado, le pale dell'albero centrale, generando i “loop” sonori sopra descritti.
Possiamo concludere dicendo che tale meccanismo infernale, come un metronomo, trae di fatto l'energia necessaria alla propria costante riproduzione, dalla intensità e dalla velocità dei movimenti degli attori. I personaggi sveleranno via via la loro insoddisfazione, il malcontento e le proprie frustrazioni e paure più intime, rivelando la vera essenza del “non luogo” ove sono costretti. Un limbo - il chiusino del mondo - un ricettacolo di reietti e perdenti uniti – per così dire – dal turbamento, schiavi della contemporanea ciclicità, inermi e disorientati, prigionieri della fissità del tempo e dello spazio. Ad accentuare la percezione di questa ciclicità, prescritta alla comprensione degli abitanti del villaggio, vi sarà una parte dello spettacolo in cui un filmato degli attori stessi si sostituirà alla rappresentazione scenica, nell'intento di rafforzare l'idea di un destino già scritto. L'elemento di fissità a contrasto del movimento/video verrà quindi rappresentato in questo frangente dalla immobilità in scena degli attori. Tramite la valorizzazione dei diversi linguaggi artistici ed espressivi del teatro ma anche della danza, il suono e la videoarte, i personaggi sono guidati lungo un percorso poetico, narrativo ed rievocativo che ne svela tutti i risvolti, sia individuali che sociali.