22/01/2026
🥳🥳🥳🥳Ridiamoci su (commedia brillante in dialetto siciliano)🥳🥳🥳🥳
😎😎Una commedia non del tutto tale, nonostante l’inevitabile “lieto fine”; una risata apparente che nasconde le lacrime di conflitti latenti; e, dunque, in definitiva, una commedia che è una commedia “vera”, per il semplice motivo che, come le migliori satire, castigat ridendo mores ma, al contempo, dipinge un affresco di contraddizioni fra equilibri e conflitti, speranze e timori, illusioni e disillusioni che suscita ilarità, ma anche riflessione.
🤓🤓🤓Gli ingredienti ci sono tutti: dall’attaccamento al vil denaro (don Gaetano), alla figura della madre-chioccia (donna Barbara), che – anche grazie alla complicità dell’alcool – si illude di agire in un mondo perfetto; dalle classiche ansie del marito tradito (don Vincenzino) alla maniacale caparbietà della donna fedifraga (Mara), il cui “amore” nasconde, in realtà, delle inquietanti connotazioni paranoiche; dagli slanci dei giovani innamorati (Paolo e Anna), alias Romeo e Giulietta in salsa comica (ma non troppo), a don Girolamo (il padre di Anna), che, al contrario di messer Capuleti, si porrà come il vero e proprio deus ex machina, risolvendo l’imbroglio dall’alto di una saggezza forse, all’inizio, insospettabile.
Su tutti aleggia la figura del protagonista, padre Attanasio, un pastore di anime che, in realtà, fa parte del gregge ben più delle pecorelle che dovrebbe accudire; in apparenza stilizzata come la classica, saggia entità da cui ci si aspetta la parola risolutiva, fin da sùbito il buon curato appare, in realtà, molto più don Abbondio che fra’ Cristoforo.
🙂↔️🙂↔️🙂↔️La regia di Giuseppe Ferlito ha inteso sviluppare proprio il lato ambivalente dell’opera: vale a dire, è riuscita a guardare al di là del gioco comico, o, meglio, è riuscita a rendere il gioco comico nella sua vera natura, contraddittoria e conflittuale. Le forti caratterizzazioni dei personaggi (sapientemente curate) restituiscono, infatti, il dovuto lato ridanciano; ma, al contempo – alla luce dei voluti cambi di prospettiva e di tonalità di alcune scene – quelle stesse caratterizzazioni finiscono col porre all’attenzione dello spettatore proprio il lato oscuro della commedia, che poi è il lato oscuro della natura umana.
Temi universali in una collocazione contingente, da un punto di vista sia ambientale che linguistico: ma, proprio per quel che abbiamo detto prima, il dialetto siciliano è solo uno strumento che, al di là di suoni e fonemi peculiari, esprime quei contenuti che qualsiasi altra lingua avrebbe potuto esprimere.
🎭 In scena il 25 gennaio 2026, ore 18,00
📍 Spazio Teatrale Officinoff di Scicli.
☎️ Info e prenotazioni 3474999096.
💡 Biglietto di ingresso euro 10,00