02/09/2026
#𝐒𝐀𝐏𝐄𝐕𝐀𝐓𝐄𝐂𝐇𝐄: Il mese di Settembre in Sicilia non è solo sinonimo di colori caldi e vigneti carichi d'uva, ma porta con sé profumi inconfondibili che riempiono le cucine tradizionali. Tra questi, spicca una preparazione antica legata a doppio filo al rito della vendemmia: i "cuddureddi" chiamati a Scicli o ("lolli nto mustu" nella vicina Modica).
Un piatto povero ma straordinariamente ricco di storia, che unisce la sapienza contadina a sapori unici e avvolgenti. Il cuore di questa ricetta è il mosto, ottenuto rigorosamente prima che inizi la fermentazione. La tradizione vuole che venga fatto bollire e, appena intiepidito, si arricchisca con un ingrediente antico e insolito: una manciata di cenere di legna o di pietra calcarea frantumata. Questo passaggio, tramontato nelle cucine moderne ma fondamentale nella memoria popolare, serviva a chiarificare il liquido e a esaltarne la dolcezza naturale. Dopo qualche ora di riposo, il mosto viene filtrato con cura e rimesso sul fuoco fino a ridursi della metà, trasformandosi in un nettare denso e profumato.
Mentre il mosto si restringe, ci si dedica alla preparazione della pasta: Si lavora la semola di grano duro con acqua fredda fino a ottenere un impasto liscio ed elastico (la proporzione classica prevede circa 3 litri di mosto ristretto per ogni kilo di farina). L'impasto viene diviso in panetti, modellati prima in lunghi "serpentelli" e poi tagliati in tanti piccoli tocchetti. Ogni pezzetto viene incavato con il pollice o con le dita per accogliere al meglio il condimento, oppure passato sui rebbi di una forchetta per ottenere la classica consistenza rigata.
Una volta pronti, i cuddureddi vengono cotti direttamente all'interno del mosto ristretto. Quando il liquido si trasforma in uno sciroppo denso e lucido, il dolce è pronto per essere servito. Impiattato ancora caldo, viene completato con una generosa spolverata di mandorle tostate tritate grossolanamente e un pizzico di cannella, regalando un contrasto di consistenze e un profumo capace di raccontare l'anima più autentica della Sicilia barocca.
💡 𝐔𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨: Gustateli tiepidi per cogliere appieno la morbidezza della pasta e la nota speziata della cannella che sposa la dolcezza intensa del mosto.