11/10/2026
I DIRITTI NON SI SMANTELLANO. L’INFANZIA NON SI ESCLUDE.
ALI per Giocare
esprime sconcerto e profonda indignazione per la decisione dell’ Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza di uscire dalla rete europea ENOC. Una decisione grave, che non può essere liquidata come una semplice divergenza istituzionale.
Quello a cui stiamo assistendo è un ulteriore tassello di un processo più ampio e preoccupante: lo smantellamento progressivo del sistema di garanzie costruito nel corso dei decenni per affermare e proteggere i diritti umani. Un processo che indebolisce il diritto internazionale, delegittima gli organismi sovranazionali, isola le istituzioni di garanzia e mette in discussione il principio fondamentale per cui i diritti appartengono a tutte e tutti, senza eccezioni.
I diritti non sono concessioni dei governi, né privilegi da riconoscere soltanto a chi corrisponde a un modello sociale, culturale o identitario dominante. Sono il risultato di conquiste collettive, sancite da convenzioni e strumenti internazionali, costruite proprio per impedire che la dignità delle persone venga subordinata agli orientamenti politici del momento.
Uscire da una rete europea di tutela dei diritti dell’infanzia, in dissenso con una posizione riguardante le persone minorenni LGBTQIA+, significa aggiungere un altro tassello a questa pericolosa regressione. Significa restringere gli spazi del confronto proprio quando sarebbe necessario ampliarli. Significa rischiare di trasformare diritti universali in questioni negoziabili, esponendo le persone più vulnerabili alle conseguenze di scelte ideologiche.
Per noi, che promuoviamo il diritto al gioco, questa vicenda tocca un principio irrinunciabile. Giocare significa poter esplorare il mondo, incontrare l’altra e l’altro, sperimentare possibilità, costruire relazioni e crescere senza essere costretti dentro ruoli prestabiliti. Il gioco è libertà, relazione, espressione di sé. Non può esserci pieno diritto al gioco in un contesto che tollera l’esclusione, legittima la discriminazione o stabilisce quali identità siano degne di riconoscimento.
La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza afferma il principio di non discriminazione, il diritto all’ascolto e il diritto al gioco. Non sono principi da applicare a discrezione, né parole da svuotare quando entrano in conflitto con una determinata visione politica.
Un’autorità garante dovrebbe difendere questi diritti per tutte le persone minorenni, senza selezioni e senza gerarchie. Dovrebbe rafforzare le reti di collaborazione, non abbandonarle. Dovrebbe garantire il confronto anche quando è difficile, non sottrarsi ad esso.
Non possiamo accettare che, mentre nel mondo si moltiplicano le violazioni dei diritti umani e si indeboliscono gli strumenti internazionali che dovrebbero prevenirle, si contribuisca a smantellare anche le reti che proteggono bambine, bambini e adolescenti.
Non è una questione marginale. È una questione politica, culturale e democratica. Perché quando si comincia a stabilire che alcuni diritti valgono meno di altri, quando si isola chi richiama al loro rispetto, quando le garanzie diventano subordinate al consenso politico, nessuna conquista può più dirsi al sicuro.
ALI per Giocare si unisce alla presa di posizione di Defence for Children Italia e chiede che questa decisione venga riconsiderata e che l’Italia ripristini la propria partecipazione alla rete ENOC.
Continueremo a difendere il diritto al gioco come diritto di tutte e tutti, la libertà di crescere senza discriminazioni e una cultura dell’infanzia fondata sull’ascolto, sulla libertà e sul riconoscimento delle differenze.
I diritti non sono negoziabili. Le garanzie non sono un ostacolo. La tutela dell’infanzia non può essere subordinata all’ideologia.
Contro ogni arretramento, per i diritti di tutte e tutti.