15/06/2026
Quando Scandicci fa parlare di sé: i cimiteri di Giogoli e Scandicci (Sant’Antonio)
Per gli storici dell’arte, i cimiteri rappresentano veri e propri repertori artistici, poiché riflettono non solo l’evoluzione della scultura e dell’architettura funeraria degli ultimi due secoli e mezzo, ma anche le dinamiche sociali e culturali di una comunità.
A Casellina e Torri, fino all’Ottocento inoltrato, i defunti più “prestigiosi” venivano sepolti all’interno delle cappelle gentilizie delle ville signorili locali, nei recinti cimiteriali o nelle navate delle chiese.
Alcuni preziosi inventari, parzialmente trascritti da Lamberini (1990) e dall’autore della guida della chiesa di Santa Maria a Greve (2016), elencano, ad esempio, numerose lapidi terragne nel pavimento della chiesa di Santa Maria a Greve, oggi scomparse, e, nella chiesetta San Martino a Scandicci Alto, la tomba seicentesca del senatore Leone de’ Nerli e della moglie Caterina Pandolfini
Avvicinandosi al XIX secolo, si apprende che intorno al 1850 venne ampliato il vecchio camposanto «parrocchiale» di Torri, mentre una delibera comunale del 2 giugno 1863 evidenzia l’assenza di acattolici sepolti a Casellina e Torri («israeliti e protestanti»), confermando, ancora una volta, il contesto “provinciale” della comunità, sebbene alcuni “forestieri”, come i Bouturline, frequentassero il territorio già nel Settecento, all’epoca però percepito come una semplice “appendice” di Firenze: un grande “giardino” costellato di ville e chiese.
Successivamente, nel corso degli anni 1870-1880, il Comune di Casellina e Torri, col concorso di alcune associazioni locali, promosse una serie di importanti opere pubbliche, come la costruzione della rete idrica, l’ampliamento di vecchi cimiteri e la costruzione ex novo di nuovi siti, tra cui i cimiteri di Giogoli (1876, progetto di Tommaso Agostini) e di Scandicci/Sant’Antonio (benedetto da don Alessandro Cioppi nel gennaio del 1877), quest’ultimo edificato su un terreno degli eredi Doney.
Queste strutture cimiteriali salirono agli onori delle cronache alla fine del XIX secolo: il camposanto di Giogoli — all’epoca posto sotto la giurisdizione del Galluzzo — nell’agosto del 1890, per ordine della giunta comunale fiorentina, accolse le salme dei membri della famiglia Brichieri Colombi, traslate dall’oratorio di San Carlo de’ Barnabiti, mentre nel cimitero di Scandicci venne inumato l’attore Alamanno Morelli, morto a Scandicci nel 1893, il cui monumento funebre fu scolpito da Mario Salvini, figlio dell’illustre Tommaso.
LCT
Per saperne di più…
C. CRESTI, L. ZANGHERI, Architetti e ingegneri della Toscana dell’Ottocento, Firenze, UNIEDIT, 1978.
M. GUIDI, Un borgo della periferia fiorentina: Casellina e Torri, 1861-1913, Scandicci, Centro Libro, 2006.
G. GARBARINO, Salire in alto…Passeggiate storico-artistiche sulle colline di Scandicci, 1, Firenze, AB Edizioni, 2015.
San Carlo de’ Barnabiti. Il consolidamento del sistema voltato: dalla documentazione al cantiere di restauro, a cura di A. Conti, L. Fiorini e C. Mastrodicasa, presentazione di T. Montanari, quaderni di Pristina Servare, quaderno 8, Firenze, Altralinea Edizioni s.r.l., 2022.
L. COLICIGNO TARQUINI ( L. COLICIGNO), 130° anniversario della morte di Alamanno Morelli, articolo del 7 gennaio 2023, Isolotto Legnaia Firenze ( link: https://www.isolottolegnaia.it/alamanno-morelli/; ultima consultazione 14/03/2026).
S. LEVATI, Fuori le mura: la genesi dei cimiteri extraurbani nell’Italia napoleonica (1806-1814), Roma, Viella, 2024.