Scandicci e dintorni tra arte e storia

Scandicci e dintorni tra arte e storia Alla scoperta dei beni culturali di Scandicci e dintorni.

Scandicci, via Dante: manifattura di Montelupo ( attr.), la Sacra Famiglia in cammino con la Colomba dello Spirito Santo...
03/09/2026

Scandicci, via Dante: manifattura di Montelupo ( attr.), la Sacra Famiglia in cammino con la Colomba dello Spirito Santo, ca. XVIII secolo.

Nonostante l'evidente degrado e le crepe, l'opera mantiene un forte valore devozionale come testimonianza d'arte sacra popolare.

Redazione

La sera del 28 agosto 1878,  alla presenza di molti “vip” dell’epoca, veniva inaugurato il Teatro Manzoni di Scandicci.I...
28/08/2026

La sera del 28 agosto 1878, alla presenza di molti “vip” dell’epoca, veniva inaugurato il Teatro Manzoni di Scandicci.

Intorno al 1860 si costituì la Società ( poi Accademia) Filodrammatica 'Alessandro Manzoni', una importante istituzione culturale di Casellina e Torri che metteva in scena le proprie opere in un teatro provvisorio messo su nella frazione di Scandicci.

Quando il comune di Casellina e Torri dovette risolvere la questione relativa all’assenza di una sede municipale nel territorio scandiccese, i soci dell’Accademia Manzoni chiesero e ottennero un appezzamento di terreno destinato ad ospitare, stavolta, un teatro stabile.

Adesso, è il caso di scriverlo, entrano in scena gli attori Alamanno Morelli e Virginia Marini.
Costoro, col concorso del vicepresidente dell’associazione, nonché segretario comunale, Ciriaco Malenotti, fecero pressione alle alte sfere della politica dell’epoca perché il sogno dei loro “colleghi” diventasse realtà.
Ma perché questo sogno si realizzasse gli Scandiccesi dovettero attendere la metà degli anni Settanta del XIX secolo, quando il primo cittadino dell’epoca, sentito il parere di Francesco Martelli, desse il via libera alla costruzione del 'Manzoni'.

I soci del 'Manzoni', una volta ricevuto il nullaosta dal messo comunale, fornirono a chi di dovere tutte le garanzie: il 15 aprile 1876 il Malenotti formulò la richiesta di fabbricazione e poco dopo scattò un programma di autofinanziamento con la vendita di 200 lire l’una.
In tempi “record”, i soci riuscirono a reperire i fondi necessari alla costruzione del teatro e, con la delibera del 30 aprile, la giunta municipale approvò il progetto presentato da un noto architetto dell’epoca, Vincenzo Micheli.

Nato a Modena nel 1833, il Micheli studiò all'Accademia fiorentina di Belle Arti e fu dapprima allievo e poi collaboratore di Emilio de Fabris, fino a divenire Direttore della prestigiosa istituzione nel 1894. L’architetto modenese fu particolarmente attivo nella nostra regione: a Firenze, ad esempio, realizzò l'ingrandimento del palazzo Corsini al Prato (1860), l'eclettica sinagoga (1874-1882, in collaborazione con Falcini e Treves), il grande "Arcone" di matrice neoclassica e i porticati di gusto cinquecentesco della ( all’epoca) risanata piazza della Repubblica.

Riprendendo il filo del discorso, il Micheli progettò un teatro con una pianta ad “U” e diviso in nove palchi e una galleria. Esso poteva ospitare fino a 200 spettatori.
Sappiamo inoltre che il sipario- distrutto nel 1949- portava la firma del pittore macchiaiolo Federigo Andreotti, amico della famiglia Benini di Scandicci.

Il 'Manzoni' fu inaugurato la sera del 28 agosto 1878 con tre pièces teatrali italo-francesi, alla presenza degli attori Alamanno Morelli e Virginia Marini e del sindaco Antonio Galletti, autore quest’ultimo, insieme a M. Basilio Bianchi, del manifesto stampato per l’occasione.

Successivamente l’edificio è stato trasformato in un cinema. Ma questa è un’altra storia.

Per ulteriori approfondimenti consulta M. BAGNI, 150 anni di cinema e teatro a Scandicci- Accademia Filodrammatica Alessandro Manzoni, prefazione di T. Megale, Scandicci (FI), Centrolibro, 2019.

Redazione

26/08/2026
Repost: Via Baccio da Montelupo La storia della via Baccio da Montelupo si inserisce nel più ampio quadro delle trasform...
24/08/2026

Repost: Via Baccio da Montelupo

La storia della via Baccio da Montelupo si inserisce nel più ampio quadro delle trasformazioni urbanistiche previste dal Piano Regolatore Comunale elaborato nel 1914-1917 dall’ingegnere Giovanni Bellincioni – e reso operativo solamente nel 1924 ( cfr. Firenze e provincia- Touring Club Italiano 2005) .

In un periodo in cui l’espansione residenziale si intensificava e prendevano forma nuovi quartieri periferici, il piano individuò proprio nella realizzazione di questa nuova arteria uno degli interventi più significativi. La via Baccio da Montelupo venne infatti concepita come un tracciato destinato al parziale raddoppio dell’antica via Pisana, collocandosi tra il “borgo” della Federica ed il corso della Greve, assumendo fin da subito un ruolo strategico nella riorganizzazione della mobilità locale ( Orgera et al. 2000).

Il tracciato della nuova strada venne formalmente definito mediante decreto ministeriale del 18 novembre 1929, che ne sancì l’assetto definitivo.

Nello stesso periodo, a completamento dell’infrastruttura, la ditta Poggi, Gaudenzi & Co. realizzò un nuovo ponte sulla Greve in corrispondenza dell’arteria appena progettata ( Ibid.).

Distrutto nel 1944, il ponte, prima sostituito da una struttura provvisoria in ferro, venne ricostruito in cemento armato nel dopoguerra ( Ibid).

Foto Google Maps.

LCT

L’associazionismo scandiccese Le origini dell’associazionismo scandiccese sono più antiche di quanto si pensi: già nel 1...
20/08/2026

L’associazionismo scandiccese

Le origini dell’associazionismo scandiccese sono più antiche di quanto si pensi: già nel 1869 era attiva sul territorio una «società» di ispirazione mazziniana.

Negli anni Ottanta dell'Ottocento, su un terreno di proprietà dei Passerini, venne costruita la sede della Società di Mutuo Soccorso tra gli Operai di Scandicci in via de’ Rossi, su commissione di Ciriaco Malenotti, vero e proprio “factotum” del Comune di Casellina e Torri e ben radicato nel tessuto sociale dell’epoca.

Quei locali nacquero con scopi molteplici: non servivano solo a offrire assistenza materiale e sanitaria in caso di infortuni o malattie, ma erano veri e propri centri di emancipazione. Promuovevano l'aggregazione sociale e la solidarietà tra i lavoratori. Non a caso, lì trovarono poi spazio i membri del partito socialista scandiccese, l’Humanitas, la Camera del lavoro e le altre anime associative - anche culturali- della comunità

Un’inchiesta del 1917 “fotografava” una realtà ben radicata: cinque grandi associazioni scandiccesi, di cui quattro socialiste e una cattolica (guidata da don Giulio Cioppi, parroco di Santa Maria a Greve).

Soppresse dal fascismo, queste realtà risorsero nel dopoguerra confluendo nelle Cooperative Riunite di Scandicci, con sede in piazza Matteotti e spacci diffusi in tutte le frazioni. L'obiettivo era chiaro: fare massa critica nell'acquisto delle merci e calmierare i prezzi (sul retro della sede centrale c'era persino un forno).

La traiettoria cambiò a fine anni Sessanta, con la fusione con l’UniCoop di Empoli e l’apertura, nel 1971, del grande magazzino Coop di via Aleardi, fino alla costruzione di una nuova Coop nel quartiere di Vingone.

LCT

Fonte principale: G. Bacci, Vingone: Un quartiere da vivere, Grafiche Cappelli, 2016.

Repost con nuove foto Non solo terra di pittori e scultori: Scandicci e i suoi grandi architetti e ingegneriChi di noi, ...
13/08/2026

Repost con nuove foto

Non solo terra di pittori e scultori: Scandicci e i suoi grandi architetti e ingegneri

Chi di noi, passeggiando per le strade di Scandicci, si sofferma a riflettere sull'importanza delle figure che hanno contribuito a modellare il nostro patrimonio architettonico e culturale? Spesso, ci dimentichiamo di quanto sia fondamentale riconoscere e rendere omaggio a coloro che hanno dedicato la propria vita alla costruzione di una città che non solo accoglie, ma anche racconta storie. Tra i nomi meno noti ( almeno per chi “viene da fuori”) ma di fondamentale importanza spicca quello di Francesco Martelli, l'autore del “Comune Vecchio”.

Il vecchio municipio di Scandicci, completato nel 1870, è un simbolo della monumentalità neorinascimentale che caratterizzava il periodo in cui fu concepito. Questo edificio non nasce dal nulla; fu influenzato dai canoni di monumentalità neorinascimentale quattro-cinquecentesca fiorentina proposti da esempio dal Poggi per la nuova capitale del Regno d’Italia. Martelli, con la sua visione e le sue competenze, ha saputo dare forma ad un palazzo che non è solo funzionale, ma che si erge come testimone della storia di Scandicci. La scelta di costruire su un terreno appartenuto alla famiglia Poccianti aggiunge un ulteriore strato di significato, un legame tra passato e presente che rende il “Comune Vecchio” parte integrante dell'essere scandiccesi.

Ma il contributo del Martelli alla città non si limita a questo. L’ingegnere ha infatti approvato la costruzione del Teatro “Manzoni” ( oggi Cinema Cabiria), progettato dal modenese Vincenzo Micheli. Questo teatro non è soltanto un luogo di intrattenimento, ma rappresenta un'autentica culla culturale per la comunità, un punto di riferimento per l’arte e per la socialità.
La realizzazione di spazi pubblici come un teatro-cinematografo evidenzia l'importanza di avere infrastrutture che favoriscono la crescita culturale di un territorio e lasciano un’eredità duratura.

In parallelo a questi progetti, troviamo anche la figura di Enrico Carloni, ingegnere incaricato del riordinamento del locale acquedotto.

Non possiamo dimenticare il contributo di Enrico Romoli, architetto fiorentino probabile autore della facciata “neopalladiana” di Villa Sevoli-Bizzarri. Il suo lavoro richiama uno stile architettonico classico, per certi aspetti “esotico” per la storia architettonica toscana, che arricchisce il panorama estetico di Scandicci, creando un dialogo con l’ambiente circostante e attraverso i secoli.

Tuttavia, è Arduino Matassini ( 1894-1975) ad emergere come una delle figure più significative del panorama ingegneristico e architettonico locale.
Laureatosi in ingegneria a Pisa nel 1920, il fiorentino Matassini si distinse come capo dell’ufficio tecnico del Comune, dove portò avanti una serie di progetti cruciali per la città. La progettazione del campo sportivo di Scandicci e della nuova scuola elementare intitolata a «S. A. Il Duca degli Abruzzi» sono solo alcune delle sue realizzazioni. Emerge qui un’importante continuità, un “fil rouge” che collega Matassini ai progetti precedenti e dimostra come l'architettura e la pianificazione urbana siano frutto di un pensiero collettivo.

La facciata della chiesa di Santa Maria a Greve, realizzata sempre dal Matassini secondo le linee del razionalismo “italico”, è un altro esempio tangibile del modo in cui l’architettura possa rispondere alle esigenze contemporanee pur mantenendo una parziale connessione con le tradizioni artistiche precedenti (la chiesa infatti è citata nel X secolo ed è stata ristrutturata nel corso dei secoli XVII e XIX).

Quando nella primavera del 1937 fu inaugurata la nuova facciata della chiesa, la partecipazione del cardinal Dalla Costa - chiamato a benedire Santa Maria a Greve- segnò un momento di grande festa e orgoglio per la comunità, sottolineando l'importanza di tali opere non soltanto sul piano estetico, ma anche “spirituale”.

LCT

Fonti:

C. Cresti, L. Zangheri, Architetti e ingegneri nella Toscana dell’Ottocento, Firenze, UNIEDIT S.p.A., 1978.

M. Cozzi, G. Carapelli, Edilizia in Toscana nel primo Novecento, Firenze, EdiFir, 1993.

Edilizia in Toscana fra le due guerre, a cura di M. Cozzi, Firenze, EdiFir, 1994.

G. Garbarino, Salire in alto…passeggiate storico-artistiche sulle colline di Scandicci, 2, Firenze, AbEdizioni, 2019.

L. Colicigno Tarquini [ L. Colicigno], Storia dell’architettura scandiccese fino agli anni Trenta del XX secolo, «Prospettive. Organo del Centro Studi Rotariani», gennaio 2024, pp. 27-32.

Dalle “mezze luminarie” ai vini di pessima qualità: la Peretola che (forse) non conosciIl 12 agosto del 1178 Peretola en...
12/08/2026

Dalle “mezze luminarie” ai vini di pessima qualità: la Peretola che (forse) non conosci

Il 12 agosto del 1178 Peretola entrava ufficialmente nella Storia.

A questa data infatti risale la più antica attestazione del sobborgo fiorentino, frequentato fin dall’epoca etrusca, famoso per essere stato il luogo di origine della famiglia Vespucci: percorrendo l’antico borgo, al civico 8 di via di Peretola, con risvolto su via delle Compagnie, il viaggiatore si imbatte nella casa del ramo dei Vespucci che ha dato i natali al celebre Amerigo.
L’edificio, menzionato nel Catasto fiorentino del 1427, è stato individuato da Marco Conti negli anni Sessanta (Conti 1985 e 2000).

Dalla ca****la del Palagio (o Villa) degli Spini, in località Motrone, provengono la Moltiplicazione dei pani e dei pesci di Santi di Tito (opera eseguita insieme al figlio Tiberio, cfr. Brooks 2002 e Bastogi 2017), il Miracolo del grano di san Giovanni Gualberto e il Miracolo della fonte di san Filippo Benizzi di Alessandro Allori.
Questi dipinti, commissionati dal funzionario granducale Geri Spini, sono oggi esposti nel Museo di Palazzo Pretorio di Prato (per ulteriori approfondimenti si rinvia al seguente sito web https://www.palazzopretorio.prato.it/it/esplora-il-museo/percorso-espositivo/la-donazione-riblet/ ultima consultazione 12 agosto 2026).

La storia di Peretola è legata a quella della piana di Campi. Nell’ottobre del 1325 Castruccio Castracani vi pose il suo campo contro la città di Firenze.

Il 16 giugno 1809 il corteo di Elisa Baciocchi, partito da Lucca il 13 giugno, dopo aver attraversato Prato e Campi Bisenzio, si fermò a Peretola: per l’occasione venne allestita un’orchestra e le fanciulle del “borghetto”, vestite da pastorelle, offrirono alla Baciocchi i prodotti del territorio, accompagnate dal suono festoso delle campane ( Conti 2009).

Purtroppo la principessa dovette “accontentarsi” di una “mezza luminaria” perché il Comune di Firenze e l’Opera del Duomo si rifiutarono di prestare al primo cittadino di Brozzi Filippo Papini le padelle necessarie per illuminare la via principale di Peretola ( Ibidem).

Fino al 1928 Peretola fece parte dell’antico comune di Brozzi, le cui frazioni , in seguito alla promulgazione del Regio Decreto del 1º novembre 1928, n. 2562, furono divise tra i comuni di Firenze, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio e Signa (Ibidem).

Forse non tutti sanno che il sobborgo fiorentino conobbe una notevole fortuna letteraria. Basti pensare alla famosa novella boccaccesca di Chichibìo dove Peretola è ricordata come luogo paludoso: qui Corrado Gianfiglaizzi si dilettava come i suoi pari nella caccia col falcone. Un giorno catturò una gru e la mandò al suo cuoco di fiducia perché la cucinasse ( Boccaccio- Decameron, VI, 4ª).

A Peretola è altresì ambientato anche il racconto Il gobbo di Peretola di Francesco Redi, dove si narra la storia di un "Quasimodo" della zona che, invidioso della buona sorte toccata ad un altro gobbo guarito da alcune streghe di Benevento, si recò senza indugio in quella città, ma dopo aver litigato con le fattucchiere, venne da loro punito coll’aggiunta…di un’altra gobba!

Questa nostra “carrellata” si conclude con una scherzosa poesia composta dai membri del Collegio degli Osti Fiorentini e indirizzata agli accademici della Crusca, dalla quale si evince che ai linguisti venisse offerto un vino dalla scarsissima qualità («[un vino che sapeva di] botte, di secco, di muffa…») prodotto nelle cosiddette «Cinque Terre toscane» (ovvero Brozzi, Quaracchi, Peretola, San Donnino e Lecore), così chiamate in “contrappasso” - per così dire - alle celebri Cinque Terre liguri, produttrici queste ultime di eccellentissimi vini.

LCT

Nel secondo altare della navata di destra della Badia a Settimo si custodisce il Martirio di San Lorenzo di Domenico But...
10/08/2026

Nel secondo altare della navata di destra della Badia a Settimo si custodisce il Martirio di San Lorenzo di Domenico Buti, un dipinto firmato e datato 1574 (prima foto), realizzato probabilmente per l'antica parrocchia di San Lorenzo a Settimo, oggi scomparsa (Lamberini 1990, p. 94 e nota B24).

Nato a Firenze intorno alla metà del Cinquecento e formatosi nella bottega del Bronzino, Buti si immatricolò all’Accademia del Disegno nel 1576. Come sottolinea Silvia Meloni Trkulja nel Dizionario Biografico degli Italiani (vol. 15, 1972), questa data segna l'inizio della sua attività indipendente, ma non certo l'esordio pittorico: già sei anni prima, infatti, l'artista era in grado di firmare e datare uno dei pannelli dello Studiolo di Francesco I, La Fonderia (o più precisamente la Distilleria), recante la scritta Dominicus de Butis faciebat 1570. La sua autorevolezza artistica fu confermata anche dai prestigiosi incarichi istituzionali, culminati nell'elezione a console dell’Accademia del Disegno nel 1581 e nel 1584. La sua parabola terrena si concluse verso la fine del secolo.

Per la splendida pala di Settimo, Buti trasse evidente ispirazione dal celebre Martirio di San Lorenzo dipinto dal Bronzino per l'omonima chiesa fiorentina ( seconda foto). Come osserva acutamente Gamannossi (2013, p. 151), sebbene l'opera dello stesso Bronzino sia pervasa da una forte “concitazione”, da un ritmo violento e da una minore immediatezza di punti di riferimento rispetto al tono più pacato e solenne del dipinto del Buti, entrambi condividono un grandioso impianto architettonico.

Nella versione del Buti, la posa del santo riprende fedelmente il modello del Bronzino: il corpo appare incorrotto e sereno a dispetto della mole imponente, con la gamba destra piegata e la sinistra quasi distesa, mentre lo sguardo trascendente si solleva al di sopra dei fuochi che divampano sotto la graticola.

A questo filone devozionale si affianca poi una seconda, affascinante tradizione legata alla figura del santo: quella secondo cui egli avrebbe il potere di salvare le anime dai tormenti del Purgatorio ( terza foto), luoghi di pena raffigurati come “crateri infuocati” che richiamano direttamente le fiamme del suo martirio.

Questa rara e specifica iconografia trova riscontro in importanti testimonianze regionali, come il Purgatorio di Santa Maria a Soffiano (attribuibile a Bicci di Lorenzo), l'affresco del Maestro di Barberino nella pieve di San Lorenzo a Signa, o ancora nello scomparto della pala proveniente da Santa Trinita a Firenze e oggi custodito al Getty Museum di Malibù.

LCT

Fonti consultate

S. MELONI TRKULJA, Domenico Buti, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. XV, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana,
1972, disponibile online: https://www.treccani.it/enciclopedia/domenico-buti_(Dizionario-Biografico)/, ultimo accesso 10/08/2026.

Scandicci. Itinerari storico-artistici nei dintorni di Firenze, a cura di D. Lamberini, Firenze, Ponte alle Grazie, 1990.

M. GAMANNOSSI, L'abbazia di San Salvatore a Settimo. Un respiro profondo mille anni, Firenze, Polistampa, 2013.

L.COLICIGNO TARQUINI [ L. COLICIGNO], Il Purgatorio di Santa Maria a Soffiano,«Musica & Figura», X, 2023, Il Poligrafo casa editrice, Padova, pp. 9-37.

Firenze, Via di Bellosguardo: villa FioravantiVi si accede percorrendo la ripida via di Bellosguardo.Questo «palagio», d...
08/08/2026

Firenze, Via di Bellosguardo: villa Fioravanti

Vi si accede percorrendo la ripida via di Bellosguardo.

Questo «palagio», di proprietà dei Cavalcanti, pare abbia ospitato l'autore delle Istorie Fiorentine prima del suo arresto.

A partire dal 1496, l’edificio signorile conobbe diversi passaggi di proprietà: fu, ad esempio, dei Sinibaldi, che lo fecero ristrutturare nel corso dei secoli XV e XVI, e poi dei Serzelli, i quali promossero altri lavori di ristrutturazione e abbellimento.

Nel 1823 l’edificio fu dei Niccolini, i quali, nel 1878, lo vendettero ai Fioravanti. I membri di quest’ultima famiglia ridisegnarono il giardino ed il bel parco che circonda la villa, e potenziarono la veste medioevale dell’immobile, in ricordo dell’antico «palagio» dei Cavalcanti sovrastato da una gigantesca torre con pietre a vista.

Data la sua posizione sull’antico Monte Rimorchi, da questa dimora si gode un panorama mozzafiato.

Foto da Wikipedia

Redazione

«A dì 7 d’Aghosto lire 3, soldi 9, 4 per uno barile di vino vermiglio et fiascho di trebbiano et pane et poponi per chol...
07/08/2026

«A dì 7 d’Aghosto lire 3, soldi 9, 4 per uno barile di vino vermiglio et fiascho di trebbiano et pane et poponi per cholezione si fe’ la mattina che si inchominciò a murare la chupola.»

7 Agosto 1420: inizia la costruzione della cupola di Santa Maria del Fiore.

LCT

Indirizzo

Piazza Piave, 13
Scandicci
50018

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Scandicci e dintorni tra arte e storia pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi