25/12/2023
ISRAELE : “FUOCO AMICO”
Si chiamavano Yotam Haim, Alon Shamriz e Samer Talalka, erano due ebrei e un beduino e avevano poco più di vent’anni. Erano i tre ostaggi falciati dall’esercito israeliano mentre sventolavano una bandiera bianca e chiedevano aiuto in ebraico. Un sopraluogo effettuato subito dopo l’uccisione ha rivelato anche dei cartelli con scritto “SOS”, “Aiuto, tre ostaggi”. «Accuso sia Israele che Hamas” ha detto il padre di Samer durante il funerale del figlio,“Di fronte a questa tomba vi dico che l’esercito dovrebbe lavorare per la liberazione immediata di tutti gli ostaggi e trarre lezioni da ciò che è avvenuto a mio figlio e ai suoi compagni» (1)
La triplice uccisione aggiunge un altro episodio a una tragedia ricorrente, il “fuoco amico”, che alcuni leggono come una metafora della politica israeliana degli ultimi 40 anni.
Ami Ayalon, l’ex capo dello Shin Bet che, dopo aver passato due terzi della sua vita a combattere gli arabi, nel 2021ha scritto un libro intitolato “Fuoco amico, come Israele è diventato il peggior nemico di se stesso e della speranza per il suo futuro”. “Più sfruttavamo la nostra vasta superiorità militare per martellare la popolazione palestinese – scrive - più Hamas cresceva in forza. Era una variante del vecchio motto: ‘vincere tutte le battaglie e perdere la guerra’. Noi israeliani eravamo diventati come gli antichi egizi di fronte ai nostri antenati nel Libro dell’Esodo: ‘Quanto più li affliggevano, tanto più si moltiplicavano’. … Uccidere i leader terroristi senza affrontare la disperazione dei loro sostenitori è un’impresa f***e e produce più frustrazione, più disperazione e più terrorismi… Più ‘vinciamo’ una guerra così sbagliata, più sviliamo la società civile e le norme democratiche e più trasformiamo la nostra società in una distopia orwelliana in cui verità e menzogna sono indistinguibili”.(2)
Il paese che aveva liberato 1000 detenuti palestinesi per riavere il soldato Gilad Shalit catturato il 25 giugno 2006, dopo il massacro del 7 ottobre ha scelto come “arma negoziale” la guerra, che, nel luogo più sovrappopolato del mondo è diventata inevitabilmente guerra contro i civili. Anche dopo l’uccisione dei tre ostaggi, Netanyahu ha ripetuto che “la pressione militare è essenziale per far tornare gli ostaggi e per ottenere la vittoria sui nostri nemici”. Invece che trattare subito per la loro liberazione e rinviare a dopo la distruzione di Hamas, il governo ha scelto una strada che non consente di far marcia indietro: se, dopo aver raso al suolo Gaza, restasse attivo anche un solo commando di Hamas, Hamas avrebbe vinto. E’ stata scelta subito la guerra perché è la risposta ‘politica’ più facile all’atroce umiliazione subita da Israele il 7 ottobre e anche un modo per dirottare l’attenzione dalla cause di quel disastro. Una risposta che antepone la vittoria militare e politica dello Stato alla salvezza dei suoi cittadini presi in ostaggio. Una risposta “russa” che evoca più i metodi dello stato-Leviathano che quelli delle democrazie occidentali. Basta pensare cosa accadde a Budyonnovsk, nel sud della Russia il 14 giugno 1995 , quando un commando di ceceni guidati da Shamil Basaev sequestrò diversi edifici amministrativi della città, prendendo 1500 ostaggi tra i passanti. Chi si opponeva veniva immediatamente ucciso. Arroccatosi nell’ ospedale della città, Basaev chiese l'immediata cessazione delle ostilità in Cecenia e l'avvio dei negoziati di pace. Dozzine di ostaggi vennero esposti alle finestre come scudi umani. I russi risposero bombardando l’ospedale e mandando all’assalto i reparti speciali. Con questa scelta causarono la morte di 11 poliziotti,14 soldati e 130 civili – ostaggi, personale medico e pazienti dell’ospedale - senza riuscire a liberare la maggior parte degli ostaggi e a liquidare i ceceni. A quel punto i russi accettarono di negoziare. Basayev scambiò il rilascio degli ostaggi con il salvacondotto per la Cecenia, che raggiunse incolume a bordo di 4 autobus stipati di terroristi e di scudi umani.
Questo “scenario” in cui gli ostaggi vengono sacrificati al trionfo dello stato, si è riprodotto altre due volte: a Mosca nel 2002 e a Beslàn nel 2004.
“Il 23 ottobre del 2002, - racconta il Post (3)- un gruppo di separatisti ceceni entrò nel teatro Dubrovka di Mosca, prese in ostaggio 850 persone e pose come condizione per la loro liberazione l’immediato ritiro dell’esercito russo dalla Cecenia.. Le autorità russe accettarono di sospendere i bombardamenti più pesanti a partire dal 23 ottobre. Quella notte furono liberate tra le 150 e le 200 persone, soprattutto bambini, donne incinte, musulmani, stranieri e alcune persone che necessitavano di cure mediche e che avrebbero per questo potuto creare problemi ai sequestratori, che minacciarono l’uccisione di 10 ostaggi per ogni membro del gruppo che venisse ucciso nel caso di un intervento delle forze di sicurezza russe….
Le famiglie degli ostaggi organizzarono manifestazioni nelle vie centrali di Mosca, chiedendo il rilascio dei loro cari e la fine delle operazioni russe in Cecenia. Le trattative non portarono da nessuna parte e l’intransigenza di entrambe le parti portò a una situazione di stallo che si sbloccò solo con la violenta operazione condotta dalle autorità russe per porre fine al sequestro. Le forze russe circondarono l’edificio del teatro e cominciarono a diffondere un gas attorno e all’interno dell’edificio: era una specie di gas anestetico, diffuso con l’obiettivo di fare perdere i sensi agli assalitori (e di conseguenza agli ostaggi) per poi procedere all’assalto del teatro ma alcuni sequestratori avevano nel loro equipaggiamento anche maschere antigas…. Iniziò un duro confronto a fuoco con i sequestratori, che furono uccisi…Iniziarono poi le operazioni di recupero degli ostaggi, moltissimi dei quali privi di sensi, i cui corpi furono allineati all’esterno del teatro. I fatti al teatro Dubrovka di Mosca causarono la morte di 33 ribelli ceceni e di 129 ostaggi durante la fase del sequestro e nei giorni successivi. Molti morirono per le ferite da arma da fuoco, ma per diversi le causa ufficiale fu indicata come “attacco cardiaco” o altre complicazioni. Secondo diversi esperti, molti morirono per soffocamento quando collassarono sulle sedie dell’auditorium, o quando i loro corpi privi di sensi furono collocati supini al di fuori del teatro (in quella posizione la lingua tende ad aderire al palato causando il soffocamento). Almeno 700 ostaggi rimasero intossicati dal gas e alcuni di loro vivono ancora oggi con disabilità, anche gravi, dovute agli effetti del composto chimico …Le autorità non hanno mai diffuso informazioni chiare e definitive sulla natura del gas utilizzato e questo fu un problema soprattutto nelle ore dopo la liberazione degli ostaggi, perché i medici non sapevano come trattare i casi di intossicazione dovuti all’inalazione….Il 20 dicembre del 2011, la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha giudicato la Russia responsabile di gravi errori e inadeguatezze nella gestione dell’attacco terroristico del 2002. Il paese è stato condannato a pagare oltre un milione di euro di risarcimenti a decine di querelanti. Secondo la Corte, la Russia violò la Convenzione sui Diritti Umani con una “progettazione e attuazione” non adeguata delle operazioni di soccorso e non indagando poi a fondo sull’accaduto”. (4)
Lo stesso scenario si ripete il 1° settembre del 2004 quando la scuola Numero 1 di Beslan, in Ossezia del Nord, fu assaltata da 30 terroristi ceceni che sequestrarono 1000 persone tra i bambini, gli insegnanti e i genitori venuti per l’inaugurazione dell’anno scolastico. Gli ostaggi, ammassati nella palestra, vennero circondati da una rete di esplosivi collegati da fili elettrici. I Ceceni chiedevano il ritiro delle truppe russe e il riconoscimento della Repubblica di Cecenia e alle prime esitazioni da parte russa iniziarono a fucilare gli ostaggi nella sala del teatro. Dopo vari tentativi di irruzione falliti i russi ricorsero alle bombe incendiarie per colpire i cecchini che occupavano il tetto. C’erano 42 gradi e il tetto era di plastica. Si incendiò e crollò sugli ostaggi. I terroristi, tranne uno che fu catturato e poi condannato all’ergastolo, morirono tutti uccisi, ma il fuoco incrociato e quello dell’incendio uccisero 330 ostaggi , in gran parte bambini.
“Nel novembre 2007 – racconta il sito Britannica (4) - un gruppo di oltre 350 sopravvissuti e famigliari delle vittime di Beslan ha intentato una causa contro il governo russo presso la Corte europea dei diritti dell'uomo. Una seconda causa è stata intentata nel 2011 da altri 55 sopravvissuti di Beslan. Nell’aprile 2017 la corte ha stabilito che le autorità russe avevano fallito da molti punti di vista prima e durante l’assedio e ha assegnato alle vittime 3,1 milioni di dollari a titolo di risarcimento danni. La sentenza ha rilevato che i funzionari avevano ignorato informazioni concrete che indicavano che un attacco alla scuola era imminente. Inoltre, le armi utilizzate nella risposta militare - che includevano lanciafiamme, lanciagranate, mitragliatrici pesanti, cariche termobariche, razzi anticarro e carri armati T-72 - erano eccessive e indiscriminate ai fini del salvataggio degli ostaggi”
Nel libro “Fuoco amico” di Abraham B.Yehoshua, il dolore di Yrmiyahu, il padre di un soldato, Eyal, ucciso per un equivoco dal fuoco dei commilitoni durante una missione nei territori occupati, è l’asse portante di tutto il racconto. Eyal il soldato ucciso, è morto mentre cercava di fare un gesto gentile verso la famiglia palestinese a cui l’esercito aveva occupato il tetto: restituire pulito un secchio che gli avevano dato per fare i suoi bisogni durante i turni di guardia. Sceso in cortile per lavare il secchio, viene scambiato dei suoi commilitoni per un ricercato e viene ucciso. Il padre, Yrmiyahu, torna sul posto e cerca di stabilire un rapporto umano con i “nemici” Palestinesi e in particolare con una studentessa “Volevo scoprire – dice - se una ragazza istruita, che parlava un ebraico musicale e ci considerava dei nemici esattamente come tutti gli altri suoi connazionali, fosse comunque capace di provare simpatia per un soldato ingenuo e id**ta che aveva perso la vita per non lasciarsi dietro un po' di sporcizia”. Il dialogo si rivela impossibile perché la violenza della Storia e dello scontro armato ha esaurito tutti gli spazi di un rapporto fra esseri umani (5) : “Proprio lei si mostrò la più intransigente di tutti – dice Yrmiyahu ….Perché , disse , voi ebrei pe*****te in luoghi che vi sono estranei e vi insinuate nell’anima degli altri ? Perché vi è così facile vagare da un posto all’altro senza instaurare rapporti di amicizia con altri popoli, anche se vivete in mezzo a loro per centinaia di anni? Perché avete un Dio speciale che è solo vostro, e anche se non credete in lui siete sicuri che vi garantisca il diritto di vivere dove vi pare e piace? Chi proverà simpatia per voi se vi comportate così? Chi vorrà vivervi accanto? … Che è venuto a fare qui? Che cosa vuole da me? Che mostri pietà per suo figlio? Perché dovrei mostrare pietà per un soldato che si introduce a forza in un luogo che non gli appartiene, che non gliene importa niente di noi, chi siamo e cosa siamo, occupa il tetto di una famiglia per tendere un agguato a uno di noi e pensa che se ci farà un favore, se lascerà un secchio pulito e cancellerà i segni della sua paura, noi gli perdoneremo l’offesa, l’umiliazione? Ma come è possibile perdonare?”
Secondo i dati diffusi dall’esercito, dei 105 soldati israeliani uccisi nella Striscia di Gaza durante l’offensiva di terra contro Hamas, 20 sono stati uccisi dal cosiddetto “fuoco amico” e da altri incidenti. I Palestinesi uccisi sino ad oggi (25 dicembre) sono 20.000. Gli ostaggi ancora in mano di Hamas sono 129.
M.Lombezzi
(1) https://www.corriere.it/esteri/23_dicembre_17/ostaggi-hamas-uccisi-fuoco-amico-gaza-storie-samer-talalka-yotam-haim-alon-shmariz-77103466-9c56-11ee-9d68-ef03048c7988.shtml
(2) https://www.theguardian.com/world/2021/mar/12/friendly-fire-review-israeli-warrior-ami-ayalon-peacecfr Ami Ayalon “ Friendly Fire: How Israel Became Its Own Worst Enemy and the Hope for Its Future (Truth to Power)” (English Edition)
(3)https://www.ilpost.it/2022/10/23/ostaggi-teatro-mosca-venti-anni/
(4) https://www.britannica.com/event/Beslan-school-attack
(5) Cercare di ricostruire questo spazio è a ben vedere è la “mission” di Gariwo.
Account of the Beslan school attack, a terrorist incident in the North Caucasus that claimed the lives of more than 330 people.