07/06/2026
I fiori di Clo
Le opere di Maria Clotilde Schenetti sono da sempre attraversate da una forte tensione poetica e da una straordinaria capacità narrativa. Ogni suo lavoro sembra infatti aprire una soglia verso un altrove immaginario, dove il segno pittorico non descrive semplicemente la realtà, ma la trasfigura, invitando l’osservatore a entrare in una dimensione sospesa tra memoria, sogno e percezione interiore.
Anche in queste nuove opere l’artista conferma la propria cifra stilistica, conducendoci all’interno di un giardino fiorito che non ha nulla di puramente decorativo. I fiori diventano presenza viva, quasi creature simboliche capaci di ammaliare lo sguardo attraverso colori cangianti e luminosi, talvolta abbaglianti, talvolta invece più raccolti, introspettivi, quasi sottratti alla luce del sole. È una pittura che alterna slanci vitali e silenzi meditativi, in un continuo equilibrio tra energia cromatica e mistero.
Entrambe le opere sono realizzate in acrilico, tecnica che Maria Clotilde Schenetti padroneggia con notevole sapienza. La materia pittorica appare fluida, stratificata, capace di creare profondità e trasparenze che amplificano la componente emotiva dell’immagine. Nulla è lasciato al caso: ogni pennellata contribuisce a costruire un impianto narrativo complesso e coinvolgente.
Già in passato abbiamo avuto modo di ammirare i giardini e i fiori della Schenetti, temi ricorrenti della sua ricerca artistica. Tuttavia, queste nuove composizioni sembrano custodire qualcosa di ulteriore, quasi una dimensione magica. I giardini appaiono avvolti da un velo misterioso, come se appartenessero a un luogo segreto della memoria o dell’inconscio. E tra i fiori sembra affiorare uno sguardo nascosto, un occhio discreto che osserva e protegge questo universo delicato e silenzioso.
È proprio in questa ambiguità tra visibile e invisibile che l’opera della Schenetti trova la sua forza più autentica: la capacità di evocare emozioni profonde senza mai dichiararle apertamente, lasciando che sia lo spettatore a completare il racconto con la propria sensibilità e immaginazione.
Tina de Falco