La Botte e il cilindro - La storia

La Botte e il cilindro  - La storia Quando una Compagnia teatrale esiste da decenni esiste anche il suo essere parte di una città

Festa grande d'aprile   La fase riflessiva di cui parlavo prima porterà ad una nuova stesura e scrittura teatrale da par...
25/04/2025

Festa grande d'aprile

La fase riflessiva di cui parlavo prima porterà ad una nuova stesura e scrittura teatrale da parte di Maurizi che, sempre attento ad unire comunicazione teatrale con etica e riflessione personale di avvenimenti e fatti storici e letterari, propone questa volta una rivalutazione di un'opera quasi dimenticata, eppure attuale e coraggiosa, scritta nel 1964 da Franco Antonicelli, Festa grande d'aprile. L'ambiente è quello della resistenza partigiana durante la seconda guerra mondiale; a tappe si va dall'avvento del fascismo alla fine della guerra. Il testo tenta di ricostruire e riflettere su un periodo storico complesso e oscuro della nostra storia, attraverso una serie di passaggi che vanno dal delitto Matteotti alla data fatidica del 25 aprile 1945 che segna la fine del conflitto mondiale. Maurizi sceglie una serie di quadri da mettere in scena che sono un crescendo narrativo ed emozionale, attraverso i dialoghi e le musiche della resistenza tratte dal repertorio noto ai più. Il sottoscritto, in questo caso, è stato chiamato in causa e, essendogli stato proposto di riarrangiare quei brani, ha colto l'occasione di rivedere e, talvolta, scardinare la struttura melodica e ritmica degli stessi, offrendo un impianto originale e, comunque, inedito delle canzoni partigiane. Le scene, attraverso la collaborazione dell'Accademia di Sassari, hanno la forza della semplicità e immediatezza, attraverso la scelta registica di far condividere lo stesso palco tra attori e musicisti; infatti le musiche verranno eseguite dal vivo, dietro un velo che mostrerà le ombre dei suonatori. Il tutto perfettamente riuscito sia per la carica emotiva suscitata da un corpo corale, saranno sul palco tra attori e musicisti 16 personaggi, ben equilibrato e coeso e il rispetto della tematica e del testo originale. Si riporta una parte della critica di Leonardo Sole scritto per la Nuova:
Il regista Sante Maurizi ha tenuto conto delle molteplici dimensioni del testo, anche se nella messa in scena il momento dello slancio e della passione prevale su quello della riflessione critica. Né era possibile fare altrimenti, dal momento che in scena si eseguivano dal vivo i canti della resistenza, opportunamente adattati.
Diciamo subito che proprio i quattro esecutori, Mario Cossiga (voce e chitarra), Nicola Capettini (contrabbasso), Alessandro Carta (flauto) e Salvatore Delogu hanno svolto una funzione centrale, di raccordo e di slancio, nello spettacolo. Notevoli anche alcuni dialoghi, sostenuti con molta bravura e intensità dagli interpreti, che hanno smussato ed equilibrato le parti più dichiaratamente ideologiche, che troppo spesso si sovrapponevano al discorso squisitamente teatrale.

Il Gatto Con Gli Stivali Da questo momento riflessivo nascono lavori originali e ristrutturazioni di idee attuate in pre...
07/02/2025

Il Gatto Con Gli Stivali

Da questo momento riflessivo nascono lavori originali e ristrutturazioni di idee attuate in precedenza. È il caso della nuova edizione de La Piccola Fiammiferaia che rinasce più matura ed efficace rispetto al passato, pur mantenendo l'atmosfera emotiva della prima e nello stesso anno, 1998 de Il Gatto Con Gli Stivali. Questo nuovo lavoro viene affrontato dal regista, Conconi, in modo da cogliere tutta una serie di aspetti: linguistici, ritmici, scenografici e musicali, che danno all'impianto narrativo una linearità e corrispondenza tra le sequenze, offrendo allo spettatore una storia, peraltro assai nota, divertente e avventurosa allo stesso tempo. Salgono sul palco nuovi attori (nell’edizione del 2003) come Maurizio Giordo e Stefano Chessa insieme ad Antonella Masala, Nadia Imperio e Luisella Conti. Entrambi daranno nuova linfa vitale interpretando ruoli importanti nelle successive produzioni della Botte e il cilindro; in particolare Stefano Chessa diventerà figura stabile assumendo l’incarico di vice presidente della compagnia.
Conconi a proposito dell’allestimento della fiaba di C. Perrault dice: la nostra versione teatrale del gatto con gli stivali, non diversamente dalla favola di Perrault, affronta il tema dell’amicizia tra l’uomo e l’animale, perché l’uomo ha molto da imparare dagli animali che non finiranno mai di stupirlo per la superiore sapienza e per quel senso di fedeltà che lui spesso dimentica e l’animale mai tradisce; il tema dell’ingegno capace di superare le più gravi difficoltà: come, per esempio, uscire dalla miseria senza avere una lira in tasca, farsi ricevere da un re ed ottenerne vestiti regali e in sposa la figlia, o come sfidare e sconfiggere un nemico molto più forte e terribile e potente ma meno astuto; ma anche il tema della fortuna che va saputa prendere al momento giusto: la favola insegna che bisogna anche saper rischiare nella vita, qualche volta azzardare e se i mezzi usati per vincere non sembrano i più “morali”, non dimenticate che il gatto, con il giusto senso delle cose, li usa solo con chi è già prepotente e comunque a fin di bene: d’altronde gli Achei presero la città di T***a non con il valore schietto di Achille, ma con il “trucco del cavallo” di Ulisse. Infine non manca il tema dell’ironia, del saper sorridere delle nostre peripezie e vedere la vita anche con un certo distacco ironico, cosa che ci aiuta tanto a non lasciarci sopraffare dall’auto compiacimento delle nostre sventure.

Anche Maurizio Giordo ricorda quel periodo: quando ho iniziato a frequentare il laboratorio teatrale dell’associazione culturale Materia grigia, ideata da un gruppo di studenti universitari dal 1990, mi sono trovato quasi per caso a sperimentare, dentro il gruppo formatosi nel 2000, un percorso proposto da Pier Paolo Conconi. Fu una scoperta, per me importante, osservarmi dentro quel contesto, quasi rivedendomi come una nuova persona, dentro un ruolo che prima non avevo considerato di me stesso, mettendomi in gioco nel vero senso della parola, nelle fasi di animazione proposte dal regista. Per cui da quel momento è scattato in me il desiderio di andare più a fondo e sperimentare in modi differenti le possibilità insite nella mia personalità, che il teatro può offrire nello scambio di ruoli e personaggi, giocando a far finta di… come da bambini. Entrare a piccoli passi nelle produzioni teatrali della compagnia è stato quasi naturale e sentire, dopo tanto lavoro fatto nelle prove con l’aiuto di Pier Paolo, la risposta da parte del pubblico fin dalle prime rappresentazioni, è stata la causa principale della mia personale scelta di proseguire in questa strada. Ancora oggi per me ogni nuova produzione è uno stimolo a crescere dentro e a mettermi in gioco così come è stato fin dal principio.

Canto di Natale Il cartellone del 1997 è certamente ricco di novità e di produzioni. Questa volta Sante Maurizi pensa di...
18/12/2024

Canto di Natale

Il cartellone del 1997 è certamente ricco di novità e di produzioni. Questa volta Sante Maurizi pensa di cimentarsi nel classico del teatro inglese dirigendo e interpretando il racconto più famoso di Dickens, Canto di Natale. L'idea gli viene suggerita da Daniela Cossiga e lui accetta la scommessa; dopo aver scovato 10 attori, tra cui Luca Dettori e Nadia Imperio, oltre che Daniela Cossiga, sul palco ci saranno anche due bambini con dei ruoli importanti da recitare. Saranno i primi di una lunga serie, perché questo spettacolo verrà replicato per 10 anni consecutivi (dieci Natali) diventando un appuntamento natalizio della città. Tra gli interpreti, nel ruolo di Jacob Marley, socio di Scrooge, un regista che comincia ad essere un nome nel cinema italiano: Antonello Grimaldi. Il suo sarà un piacevole cameo che, attraverso l’ausilio di espedienti scenici come la maschera realizzata col calco dell’attore appesa alla porta dell’armadio e il suo ritratto che si trasforma in volto reale, contribuisce a creare quell'atmosfera macabra insita nel racconto. Un altro interprete che indosserà più d’un ruolo è Luca Losito che da quel momento inizierà ad assumere un ruolo sempre più presente dentro uno scenario teatrale e culturale cittadino e non solo, dimostrando doti anche di organizzatore di rassegne e di laboratori. Anche lui ricorda quel periodo:
Ho cominciato a lavorare con la Botte quasi per gioco. Certamente non fu soltanto un gioco. Ma la parola è importante, e voglio spiegare il perché. Si chiudeva l’anno 1997, stavo per concludere i miei studi universitari, e mi fu domandato da Romano Foddai del Teatro s’Arza di partecipare come ex allievo e portare una testimonianza a un convegno sul teatro universitario organizzato dall’indimenticato Leonardo Sole. Qualche anno prima, infatti, a seguito del corso monografico di Semiotica del Teatro della cattedra di Linguistica Generale, io ed altri colleghi avevamo fondato il Teatro Sperimentale Universitario POIEIN, che si concluse con un biennio formativo a cura di Maria Paola Dessì e Romano Foddai e la messa in scena del testo LA PANCHINA dello stesso Leonardo Sole. Raccontai la mia esperienza e ascoltai le altre. Mi colpì molto il contributo di Pier Paolo Conconi, che parlava della dimensione gioco come fondamentale nell’attività teatrale. Terminata la conferenza, mi avvicinai a Conconi e gli chiesi brutalmente quando, come attori e registi, ci si rende conto che il gioco è diventato una realtà. Credo mi prese per un esaltato. E aveva ragione. All’epoca indossavo un cappotto lungo, pesavo 50 chili e mi atteggiavo a studente sensibile, tormentato ed esistenzialista. Leggevo, ascoltavo e guardavo qualsiasi cosa riguardasse il teatro. Dissi chiaramente a Pier Paolo che volevo lavorare con lui. Due mesi dopo fu invece Sante Maurizi a chiamarmi; ipotizzai che Conconi avesse fatto a lui il mio nome e lo ringraziai. Sante allestiva la prima edizione di una storica e fortunata produzione: CANTO DI NATALE di Dickens. Andai a ritirare le battute per il provino, non ero solo ovviamente. La mia era una parte minuscola, ma la desideravo. Le audizioni erano soltanto una settimana dopo. Furono per me giorni incredibili, non facevo altro che provare, volevo quella parte a tutti i costi. E così fui chiamato sul palco, dissi qualche fesseria e portai la mia parte, una battuta terribile diceva “Lasciate le lanterne lì, tra gli oleandri, che trapelino sognanti come occhi di ragazze sotto ciglia vegetali”. Passarono altri giorni d’inferno, di attesa, nessuno chiamava. La mia più grande paura era quella di vedere in giro per la città la locandina senza il mio nome, e morire. Invece fu proprio Sante a telefonarmi, qualche giorno dopo; cominciai con una particina e poi, per altri motivi, trovai il mio spazio. L’anno dopo discussi la tesi di laurea, feci la seconda edizione dello spettacolo e la strada fu in discesa. Cominciai a lavorare con Pier Paolo Conconi e partecipai attivamente alla scrittura e alla regia di vari allestimenti - alla Botte e il Cilindro funziona così, tutti danno il proprio contributo - Il gatto con gli stivali, L’arca di Noè, Il gran teatrino del famoso Natalino, Turandot, Peter Pan, oltre a dare una mano attiva ai laboratori annuali che Pier Paolo conduceva regolarmente. Da quel momento una parte della mia strada artistica era già tracciata. Nel 2000 partii con il Theatre En Vol in una storica turnée europea e lasciai la Botte nel 2001, quando fui ammesso al Corso per Giovani Attori del Teatro di Sardegna e dovetti trasferirmi a Cagliari. Due anni dopo ero a Roma, ancora una volta come allievo, all’Accademia del Comico del Teatro Tordinona, per calcare le assi della storica Sala Pirandello e frequentare il Teatro delle Muse. Il teatro mi ha fatto abbandonare una possibile carriera universitaria, ma non mi pento di nulla. Se oggi sono ciò che sono devo tutto a quel gioco di teatro che oggi è diventato una realtà.
Anche il sottoscritto può dire con orgoglio di avere fatto parte di quel primo nucleo e di aver partecipato alle prime repliche di un piccolo evento che la città di Sassari ebbe nel periodo natalizio dentro quel piccolo teatro di provincia. Per un pò diventò una sorta di tradizione lanciata dalla Compagnia e un appuntamento fisso del Natale sassarese.

21/10/2024
Storia della letteratura Tomo III Maurizi prosegue con il suo Storia della letteratura italiana Tomo III. È una stagione...
21/04/2024

Storia della letteratura Tomo III

Maurizi prosegue con il suo Storia della letteratura italiana Tomo III. È una stagione di conferma. Un racconto per gli studenti fatto con gli studenti, che tra oggetti, situazioni e miti a loro vicini (barattoli di nutella, zainetti, innamoramenti e canzoni) viaggeranno in luoghi apparentemente lontani, tra la Scuola Siciliana, il Dolce Stil Novo, Dante, Ariosto, Manzoni e Gadda: perché, senza essere troppo paradossali, una canzone degli “Zero Assoluto” ha a che fare con i Trovatori (o Lucio Battisti con Francesco Petrarca) più di quanto si pensi. Cito da Roberta Sanna: la capacità di dialogare con il pubblico e la verve comica dell'attore sassarese diluiscono e teatralizzano gli elementi didattici, trovando nel quotidiano riferimenti comparativi per un'allegra ed efficace comprensione dei concetti. Così la poesia dei trovatori trova riscontro nei sibillini testi di una canzone degli 883, e i versi di Petrarca si confrontano con quelli di Lucio Battisti in un paragone solo apparentemente irriverente. L'esilarante e istruttivo escursus letterario si conclude piacevolmente, tra felici intuizioni e divertenti sketch, con una novella del Decamerone di Boccaccio recitata a due volenterosi spettatori, ed una ironica Lode ad Ernesto Bignami, doveroso omaggio ai suoi provvidenziali manuali tascabili.

La   Vera Storia  di  Rolando  a  Roncisvalle  raccontata dagli Animali  Il lungo titolo propone un punto di vista origi...
01/04/2024

La Vera Storia di Rolando a Roncisvalle raccontata dagli Animali

Il lungo titolo propone un punto di vista originale della storia dei cavalieri dell'epopea di Carlo Magno attraverso la voce narrante degli animali. Angelo Santoro ne la Nuova del 24 marzo 1997 ci da questa lettura: l'idea originaria era davvero bella:uno spettacolo che raccontasse la storia di Orlando, della sua magica spada Durlindana e della sua inevitabile disfatta dei cristiani contro i saraceni, dal punto di vista degli animali. Perché le guerre si combattono soprattutto all'aperto, nelle campagne e nei boschi. Luoghi abitualmente frequentati più da leprotti, orsi e api piuttosto che da cavalieri in armatura e scudieri al seguito. Cosa penseranno mai queste innocue bestiole dell'inutile sete di sangue degli umani, pronti a scannarsi in nome di Dio? Da questa domanda nasce l'ultimo lavoro della Compagnia, dove due servi di scena, preparando il Teatro nel bosco per il prossimo spettacolo, si improvvisano attori e impersonificano tanto gli animaletti della foresta, quanto i personaggi dell'epica battaglia. E così sono proprio cervi e volpi, aquile e leprotti, a raccontare al pubblico l'ineluttabile fine di Orlando, che piuttosto di suonare il c***o Olifante per chiedere rinforzi, preferisce morire sotto i colpi delle spade infedeli. In scena due attori Nadia Imperio e Luca Dettori che tra tanti cambi di scena e indossando numerosi costumi, ci raccontano la storia di Roncisvalle. Le scenografie sono di Enrico Aggius, i costumi di Luisella Pintus e Daniela Cossiga.

Buona Pasqua di Pace
31/03/2024

Buona Pasqua di Pace

Nello spettacolo Trappola per topi Angelo Maggi disegna le scenografie
29/03/2024

Nello spettacolo Trappola per topi Angelo Maggi disegna le scenografie

Martin Ferrato  Nel 1997 la compagnia mette in scena una serie di lavori sia per quanto concerne la regia di Conconi sia...
23/03/2024

Martin Ferrato

Nel 1997 la compagnia mette in scena una serie di lavori sia per quanto concerne la regia di Conconi sia per la regia di Maurizi. Si continuerà la collaborazione ormai pluridecennale con F. Enna e il suo lavoro intitolato Martin Ferrato e, sempre con la regia di Conconi La Vera Storia Di Rolando A Roncisvalle raccontata dagli Animali.
Leonardo Sole nella Nuova del 28 gennaio 1997: [...] nello spettacolo il più interessante è l'inserimento di un personaggio leggendario come Eleonora d'Arborea. Franco Enna ha attribuito a Eleonora la doppia funzione di personaggio storico-leggendario e di vecchia maga al centro di una serie di trasformazioni essenziali per lo sviluppo della vicenda. Il secondo personaggio è Pisigulu che assume la funzione tradizionale di Aiutante e Buffone; giocherà a carte con la Morte. [...] la regia di Pier Paolo Conconi risolve felicemente le fasi più dinamiche e strutturali, consevando allo spettacolo un ritmo d'insieme gradevole e funzionale al racconto.
Il disegno d'insieme è coerente, persuasivo e non privo di fascino. Azzeccati i giochi linguistici (filastrocche e rime), profusi a piene mani. Gli interpreti sono Nadia Imperio, Luca Dettori, Stefania Mura, Giuseppe Salaris, voce fuori campo di Antonella Masala, costumi di Luisella Conti e Luisella Pintus, Pupazzi di Giommaria Manunta e Daniela Cossiga, Direttore di scena Sante Maurizi, Luci e fonica di Toni Grandi.
Sarà questo tra l'altro il battesimo di un nuovo ingresso nella compagnia da parte di un nuovo attore: Luca Dettori. Anch'esso ha fatto parte del laboratorio universitario di Materia grigia, dove da subito, si è mostrato disponibile a mettersi in gioco e ad inventare un suo percorso recitativo fatto di incursioni nel cabaret e negli sketch veloci del mondo televisivo. Un suo ricordo:

Gli insegnanti imparano il teatro  Cristina Nadotti nella Nuova del 27 ottobre 1996 scrive un articolo con questo titolo...
13/03/2024

Gli insegnanti imparano il teatro

Cristina Nadotti nella Nuova del 27 ottobre 1996 scrive un articolo con questo titolo che rimanda al rapporto sempre vivo e costante nel tempo tra la Compagnia e la scuola. Nell'articolo la giornalista mette in evidenza il fatto che La Botte eil Cilindro non ha pero tempo rispetto alla firma di un protocollo d'intesa tra il Ministro della Pubblica Istruzione, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e l'Ente Teatrale Italiano che riconosce l'educazione al teatro come una componente importante della formazione dei giovani e si propone di predisporre tutte le misure necessarie all'attuazione di progetti finalizzati alla valorizzazione, al sostegno e alla realizzazione di proposte di qualità per promuovere l'incontro tra il teatro e la scuola.
La Compagnia nelle persone di Pier Paolo Conconi e Sante Maurizi ha fatto una proposta in tal senso: un laboratorio per l'educazione al teatro. Nadotti segnala che il laboratorio realizza un progetto per la formazione degli insegnanti nelle scuole dell'obbligo sassaresi sulle tematiche educativo - didattiche nell'ambito teatrale, per dare non solo degli strumenti operativi validi, ma anche omogeneità alle numerose esperienze di questo tipo che si sono svolte in ambito cittadino negli ultimi anni, in modo spesso empirico e disorganico.[...]
Il progetto che ha come direttrici la lettura del linguaggio teatrale, la narrazione e la drammaturgia, le tecniche e i linguaggi di rappresentazione, lo scambio e la circolazione delle esperienze effettuate dalle scuole, si articola in tre fasi. La prima prevede una serie di lezioni, gruppi di lavoro e incontri con esperti, la seconda caratterizzata da incontri presso le varie scuole con interventi sul campo e per finire la rappresentazione dei lavori elaborati.
In sostanza quel sogno di divenire punto di riferimento culturale della città e del legame che si instaura tra teatro e scuola sta pian piano prendendo piede e concretizzando le sue mosse; la Botte eil cilindro è molto attenta ai movimenti e alle iniziative anche politiche che vanno in direzione di un riconoscimento reale di chi opera nel teatro, dove prima di tutto viene posto in evidenza l'aspetto esperienziale e di ricerca, come strumento di crescita e di formazione in progress.

Il Gatto Mammone Nel 1996 la compagnia propone un nuovo lavoro tratto anche questo da un racconto di Franco Enna. Ormai ...
15/02/2024

Il Gatto Mammone

Nel 1996 la compagnia propone un nuovo lavoro tratto anche questo da un racconto di Franco Enna. Ormai il gruppo è cambiato: l'entrata di Nadia Imperio apporta un cambiamento che sarà positivo sia per la regia di Conconi che per l'altra metà della Botte con la regia di Sante Maurizi; per gli utenti ci sarà una maggiore varietà nelle proposte di spettacolo e nella scelta di percorsi differenti aperti a più collaborazioni con più soggetti e attori in campo.
Conconi a proposito della messa in scena dice: la scelta di lavorare sulla fiaba è legata all’impegno di recuperare la memoria della cultura popolare sarda: il piacere da una parte di far ascoltare una favola briosa, leggera e di chiara morale, eppure divertente e appassionante; dall’altra recuperare attraverso questo immaginario altri “segni” della nostra cultura; il recupero di filastrocche, i proverbi e i suoni e i canti;

il ritmo del racconto e i modi di narrare dei Maestri e delle Mastras ‘e contascias (maestre di fiabe); la valorizzazione dei modi di narrare e le tante altre espressioni dell’antropologia agro-pastorale del mondo contadino della Sardegna, dove ad esempio la pulizia, l’ordine e la preparazione del pane scandiscono il tempo della giornata e il ritmo delle stagioni e i cicli noti della vita e della morte.

Il segreto della fiaba risiede nella sua forma: di questo si fa carico la nostra messa in scena, inventando una forma che stimoli la fantasia dei ragazzi, che diverta e che al tempo stesso faccia riconoscere i segnali particolari del nostro passato, non per il gusto di una archeologia retorica, ma per recuperare la nostra identità.

Le tecniche utilizzate in questo spettacolo sono miste: l’attore recita insieme a pupazzi, la parola si alterna con il canto e la filastrocca, il linguaggio coreografico e musicale sono ampiamente presenti, insieme all’uso di oggetti e maschere.

Indirizzo

Corso Trinità N. 203 Sassari
Sassari
07100

Telefono

+39079276716

Sito Web

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