(Didatticarte). Da: Il talento degli artisti
di Emanuela Pulvirenti.
“Prof. questo qua non se la fidava a dipingere!”
Traducendo dal siculo-studentese all’italiano il riferimento era a Munch e alla sua presunta incapacità di dipingere bene la scena dell’Urlo. Niente di nuovo. Me l’aspettavo. Appena ci si avvicina al Novecento e cominciano a perdersi le form
e ci sarà sicuramente qualcuno che farà questo commento. Inutile spiegare che l’arte come copia del vero era, ed è, un concetto sorpassato. Inutile raccontare l’urgenza di nuovi linguaggi espressivi. La cosa più semplice ed efficace è andare a vedere quello che quegli artisti sapevano fare a prescindere da come avevano deciso di dipingere. Munch, dicevamo. Ebbe una formazione piuttosto eterogenea ma studiò anche disegno, pittura e scultura. Le sue prime opere rivelano un talento precoce. Appurato che sapeva dipingere che fine ha fatto quella capacità artistica nell’Urlo? Ha fatto la fine che doveva fare: è stata piegata alla necessità di dire qualcosa che un dipinto accademico non sarebbe riuscito a raccontare. Il dolore di un uomo che sente la natura gridare intorno a lui e il cielo grondare sangue si può raccontare con una tecnica da realista? Come ho già spiegato parlando della lettura dei dipinti, soggetto, tecnica e poetica non sono tre elementi separati e separabili. Nella vera opera d’arte ognuno di questi aspetti è funzionale agli altri: la forma è già contenuto. Per questo anche Mondrian, alla ricerca di un’arte sempre più astratta ed essenziale, finisce col dipingere solo strisce nere con poco colore.Che ci vuole a farle? Nulla. La cosa difficile, invece, è saper disegnare molto bene e abbandonare progressivamente il virtuosismo per arrivare a un passo dal niente. I fiori di Mondrian prima di Mondrian spiegano perfettamente questo percorso e forse restituiscono valore alle tele neoplasticiste che conosciamo tutti.Curiosamente dipinge fiori anche Kurt Schwitters, un artista dada molto diverso da Mondrian. E lo fa dopo aver realizzato gli assemblaggi più assurdi. Un caso da manuale è quello di Picasso. Della sua abilità straordinaria si vantava con parole ormai celebri: “A dodici anni sapevo disegnare come Raffaello, però ci ho messo tutta una vita per imparare a dipingere come un bambino”. Praticamente non c’è artista del Novecento, tra quelli che sembrano degli incapaci, che non abbia dato dimostrazioni di talento. Gli esempi potrebbero essere infiniti. Ma bastano questi a capire che anche se un artista sa disegnare e dipingere in modo ‘corretto’ potrebbe non bastargli. Potrebbe avere la necessità di superare la descrizione precisa del mondo per raggiungere forme apparentemente più grezze o più elementari. D’altra parte l’arte non si misura a cottimo (più lavoro c’è voluto e più vale) e non si valuta sulla verosimiglianza (altrimenti, oltre a quella contemporanea, dovremmo buttar via anche quella egizia, quella cicladica, quella minoico-micenea, quella medievale, giusto per dirne alcune). Il senso dell’arte si misura sulla forza espressiva dell’opera, sulla capacità di comunicare un modo di stare al mondo e di raccontare la propria epoca. Anche un taglio su una tela può essere arte. http://www.didatticarte.it/Blog/?p=7367