28/09/2026
Sollevare il velo del tempo attraverso vecchi scatti in bianco e nero significa riascoltare il rumore profondo di una comunità che ha fatto della terra la propria architettura dell’anima. Nel corso del Novecento, il paesaggio sampietrano si è trasformato in un disegno geometrico di infiniti filari di Negroamaro e Malvasia Nera, una metamorfosi legata a doppio filo al sudore e alla dignità del lavoro nei campi.La vendemmia non si contava sul calendario, ma nei suoni e nei profumi:• Il ritmo cadenzato dei martelli dei bottai lungo i vicoli.• La fatica solenne di uomini e donne tra i filari, con la polvere del Salento mista al succo d'uva sulle braccia.• I canti tradizionali che risuonavano da un filare all'altro.• La sfilata lenta dei carri trainati dai cavalli verso gli storici stabilimenti (come Zonda, Gallinari, De Marco, Valletta) e, dal 1952, verso la Cantina Sampietrana .In quei giorni, le strade si macchiavano di grandi impronte viola e l’odore denso, aspro e pungente del mosto diventava il respiro stesso del paese: entrava nelle case, si posava sulle lenzuola, impregnava i vestiti.
E poi la nostra stazione ferroviaria, la finestra sul mondo da cui partivano i vagoni cisterna carichi di vino, diretti al Nord Italia e in Francia per dare forza e struttura ai vini europei. Nello sferragliare notturno di quei treni viaggiava la firma invisibile e l'orgoglio del sudore sampietrano. Custodire queste foto e questi ricordi non è solo un esercizio di nostalgia: è uno specchio per non dimenticare chi siamo e da dove veniamo. Ogni volta che oggi portiamo alle labbra un calice di vino nuovo, ricordiamoci che dentro c'è la scia di quell'antico miracolo.
Ieri in Piazza del Popolo a San Pietro Vernotico abbiamo incontrato nello spazio di questa emozionante mostra alcuni rappresentanti del mondo vitivinicolo sanpietrano e non: l'avvocato Leccisi, amministratore della Cantina Sanpietrana ci ha raccontato come sia necessario diversificare l'attività per attrarre il turismo e dare una nuova svolta all'idea della cooperativa; Gianpiero Invidia di Tenute Invidia ha ribadito l'impegno delle nuove generazioni a raccontare il territorio e Michele Salice, referente commerciale di Cantele, ha sottolineato il grande lavoro che è necessario per posizionarse il nostro vino nel mercato internazionale.
Un grazie all'Amministrazione, a Cosimo Modugno dell'Associazione Culturale Domenico Modugno per aver condiviso l'idea che Modugno possa essere volano di valorizzazione del nostro paese perchè profondamente radicato in queste storie, a Pierluigi Lazoi per il supporto nella ricerca delle foto allestite e la stampa, a Carlo Ostuni che ha realizzato per l'occasione una vera delizia: il pasticciotto al vino