26/03/2025
Nonostante sia accaduto a Circolo chiuso, quanto successo l’altra notte nello spazio prospiciente lo spaccio, ci tocca nel profondo. Un fatto grave, che avrebbe potuto tramutarsi in tragedia se i ragazzi coinvolti non avessero dimostrato un notevole sangue freddo e la capacità di gestire una situazione in cui un semplice sguardo non gradito, o frainteso, avrebbe potuto scatenare una reazione smisurata.
Il paese di Campo è una realtà tranquilla, a misura d’uomo, dove ancora ci si conosce un po’ tutti, dove tutti hanno un soprannome ed è noto più con esso che con quello di battesimo, dove notevoli sono i segni di solidarietà, dove dall’ inizio della bella stagione fino all’inizio delle scuole i bambini scorrazzano liberamente a piedi o in bicicletta giocando per le strade a rimpiattino, a pallone, a caccia al ladro, alle bancarelle. Per alcuni che vi si sono trasferiti da fuori può rimanere poco più di un paese dormitorio; ma ci sono molte persone attive, che si impegnano nel quotidiano per mantenere le tradizioni, per preservare i luoghi fruibili dalla comunità, per creare occasioni di aggregazione e di scambio. Pensiamo alla Parrocchia di Don Luca, con il suo gruppo giovani che organizza i campi estivi e a tutta la comunità parrocchiale e non solo che durante il mese di luglio dà vita ad un’intera settimana di iniziative per la Madonna del Carmine, con momenti di preghiera, la processione, cene, giochi, spettacoli; pensiamo a Marco, istruttore cinofilo, che con tenacia e perseveranza davanti ad atti di inciviltà che ripetutamente sporcano e spaccano, mantiene gli spazi dei laghetti e del campo sportivo; e pensiamo anche al nostro circolo che quotidianamente, con passione, altruismo e determinazione, svolge sul territorio attività importanti, a beneficio della comunità tutta, e lo fa grazie all’impegno di persone che a titolo completamente gratuito, e volontariamente, impegnano le proprie energie senza tirarsi indietro di fronte alle difficoltà. Da soli, o spesso unendo le forze con la parrocchia e con la Pubblica Assistenza, ci siamo attivati per raccogliere fondi per disastri ambientali che hanno colpito zone a noi vicine o meno, per organizzare incontri contro il bullismo quando un grave episodio avvenuto ha evidenziato che la comunità paesana potesse averne bisogno; ogni anno sosteniamo con donazioni in denaro (proventi di cene da noi organizzate) la preziosa attività della Casa della Donna e, nei giorni della sagra, grazie alle offerte che chiediamo nella zona di accoglienza, abbiamo sostenuto per anni l’Aido e, ultimamente, l’Associazione “Eppur si muove”. Ci siamo proposti come aiuto durante la pandemia di Covid per le mascherine e per fare la spesa; cediamo i nostri spazi ad altre realtà associazionistiche e di volontariato per iniziative che le riguardano e i cui valori condividiamo.
Addolora quindi pensare che il nostro “bel paese”, dove si vive bene, possa apparire all’esterno come una sorta di Bronx, dove una serata tra giovanissimi amici rischia di tramutarsi in tragedia per motivi inesistenti.
Quanto è accaduto è un forte stimolo a pensare al ruolo che con enorme fatica cerchiamo di dare a questa realtà aggregativa, ma è anche fonte di grande disagio, e vero e proprio dolore, nel percepire come siano talora vani i tanti sforzi e le tante energie investite. È arduo, ma necessario, non sottovalutare i segnali e stare attenti a tutto, ma è dilaniante chiedersi cosa sia possibile fare per rimanere fedeli ai nostri valori di inclusività, cercando al contempo di correggere derive e comportamenti dannosi, pericolosi e/o irrispettosi.
Il Circolo non è un bar, rappresenta una importante realtà di aggregazione e, insieme alla Parrocchia, è l’unica presente nel paese. Si fa carico di accogliere tutti, dai più giovani ai frequentatori più anziani, che trovano nel circolo uno spazio vivo e vitale. E’ un contesto difficile da mantenere in vita, sia economicamente visto che la marginalità della sua collocazione geografica (da Campo non si “passa”: essendo nell’ansa dell’Arno bisogna proprio volerci ve**re) e le abitudini che, ancor di più dopo la triste esperienza Covid, cambiano, fanno s’ che il numero di frequentatori si assottigli sempre più. Sicuramente nel nostro piccolo viviamo la presenza di alcuni individui che bazzicano più o meno occasionalmente il circolo e che talvolta possono risultare molesti (una molestia “verbale” e “sonora”), ma tutto si è sempre svolto entro limiti gestibili senza difficoltà e possiamo immaginare di non essere gli unici a confrontarci con simili fenomeni. Nelle scelte che portiamo avanti, come quella di non avere le slot machine, di chiudere a mezzanotte, di tenere chiusi gli spazi sul retro che sarebbero fuori controllo, di dare indicazioni alle dispensiere (pur mettendole a rischio di discussioni poco piacevoli nella migliore delle ipotesi) di non concedere un ulteriore bicchiere a chi è palesemente oltre la soglia di “sobrietà”, in tutte queste decisioni c’è proprio la volontà di cercare di costruire una realtà sana, rispettosa delle regole, che arrechi il minor disturbo possibile al vicinato (vivere accanto a un Circolo non è semplice. Veniamo tollerati con estrema disponibilità negli 11 giorni di sagra ad agosto; quello che è in nostro potere fare per evitare ulteriore fastidio cerchiamo di metterlo in atto) e che possa costituire un luogo sicuro dove portare a giocare il proprio bambino, dove fare 2 chiacchiere tra amici, dove fare una partita a briscola dopo pranzo o, cosa che dovrebbe costituire il nostro vero e prevalente impegno di energie ma che con tutti gli aspetti pratici e burocratici da seguire finisce per vedersi dedicare briciole di tempo, svolgere incontri culturali, creare occasioni di confronto, di memoria, essere riferimento per necessità varie che la comunità può avere.
Da questo episodio di sicuro ne usciamo feriti, delusi, addolorati; pur sapendo che non siamo responsabili di quanto avvenuto e che non avremmo potuto fare nulla per prevenirlo, siamo coscienti che nonostante tutto questo episodio confermi nel proprio pensiero quanti ritengono che i circoli siano luoghi “di perdizione”, frequentati da persone border line e ai margini, di sicuro non raccomandabili e che magari proprio per questo, oltre che per motivi politico-ideologici, ne stanno alla larga e non hanno piacere che i propri figli li frequentino; ma al tempo stesso ci stimola ad essere più impegnati nel cercare di parlare con i giovani e nel cercare ancor di più di creare un luogo di aggregazione dove chiunque, armato DI SOLE BUONE INTENZIONI e voglia di comunità, possa riconoscersi e portare il proprio contributo.
Il Direttivo della Casa del Popolo di Campo