05/06/2026
Manca poco più di una settimana all’evento di chiusura (13 giugno - ore 18 - Ingresso libero) della mostra “Del Vedere e del Sentire” di Franco Marrocco, mostra che, curata dallo storico e critico d’arte Giorgio Agnisola ed ideata dallo stesso Agnisola e da Alfredo La Malfa e Dario Cunsolo, in questi mesi ci ha dato la possibilità di ammirare, presso la Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell’Arte, diciotto dipinti dell’artista che, nato nel 1956 a Rocca d’Evandro, è protagonista di una ricerca pittorica che trova la sua ragion d’essere in un personalissimo linguaggio astratto che fonde insieme materia, luce e colore.
Vi ricordiamo che il finissage sarà impreziosito dalla presenza di Franco Marrocco e di Giorgio Agnisola. Quest’ultimo dialogherà con il pittore e proporrà le sue considerazioni finali su “Del Vedere e del Sentire”.
Come sempre accade in queste occasioni, sarà possibile visitare tutti gli spazi espositivi della Fondazione, a cominciare dal Parco dell’Arte, vero e proprio “museo all’aperto” che fa parte del network Grandi Giardini Italiani ed ospita una serie di sculture e installazioni d’arte contemporanea.
In attesa di giorno 13 giugno, con questo post ci proponiamo di dirvi qualcosa in più su Franco Marrocco.
Buona lettura!
Il testo che segue è tratto dal catalogo della mostra “Del Vedere e del Sentire”, catalogo che potete acquistare presso la Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell’Arte e nei principali store online, ed è stato scritto da Melania Marrocco.
«Franco Marrocco si approccia alla ricerca pittorica nei primi anni Settanta frequentando il Liceo Artistico di Cassino. Terminati gli studi superiori continua la sua formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Frosinone, dove indirizza la propria visione artistica. Esordisce nel 1978 con una mostra personale presso il Centro Servizi Culturali di Cassino (FR) e l’anno seguente è presente all’esposizione collettiva per il Premio Mazzacurati di Teramo; questi sono anni di sperimentazione nel corso dei quali Marrocco indaga differenti “questioni” artistiche, ricercando un sempre più preciso indirizzo.
Le esposizioni personali e collettive si intensificano nei primi anni Ottanta culminando, nel 1986, con la partecipazione alla XI Quadriennale di Roma, in cui Marrocco dà inizio ad un’intensa ricerca che dalla tradizione realistica si indirizza verso “un uso espressivo unito ad una gestualità che dialoga con la struttura schematica dell’immagine” (Bignardi, 1989). È durante questo periodo che l’artista sperimenta questioni figurali che lo condurranno, nella seconda metà del decennio, a prestare attenzione al segno e al gesto, attraverso opere materiche in cui l’immagine si fa onirica e dilatata, con forme che tendono all’astrazione. Nel 1989 presenta una mostra personale presso la Chambre de Commerce Italienne pour la France, a Parigi. Questi sono anni rilevanti, nel corso dei quali “la tendenza verso l’astrazione introduce una pittura dai toni lirici in cui il colore diluisce la rappresentazione e la costruzione del racconto, per accogliere gli inquieti registri dell’emozione” (Bignardi, 1989).
Negli anni Novanta si afferma a livello internazionale grazie a numerose esposizioni personali e collettive all’estero come la mostra presso Annexe Monaco, OCDE, a Parigi del 1990 e quella nel 1994 presso le Palais d’Europe - Parlamento Europeo di Strasburgo. Continua la ricerca sul gesto pittorico con colori meno corposi e più diluiti che restituiscono una tensione maggiormente lirica. Le opere di questi anni sono caratterizzate da una cifra che va oltre la dimensione astratta e materica del colore, ma più tonale. Nel 1997 partecipa alla XII Quadriennale di Roma. Le opere di questo periodo permettono di evidenziare un avvio verso la monocromia con le dominanze del blu, del nero e del bianco. La produzione pittorica assume la forma dei grandi cicli tematici: “Qui la pittura inizia il suo più difficile percorso che, come avviene per qualunque quotidiana percezione, anche nella percezione della pittura ciò che si vede non è tutto quanto si vede. Entra infatti in campo una serie molto complessa di fattori, non ultimi quelli relativi alle assenze, di forma, di colore, che contribuiscono al delinearsi di quelle forme, di quei colori che, soli, pensiamo di vedere” (Accame, 1998).
L’imponente mostra presso il Palazzo Reale di Caserta apre gli anni Duemila, seguono l’esposizione presso la suggestiva Villa Rufolo di Ravello (SA), nel 2001, ed altre esposizioni in Italia e in Europa tra le quali “Braci, Tracce, Traiettorie” presso Palazzo Sternberg, Istituto Italiano di Cultura di Vienna, nel 2009.
Le riflessioni artistiche di Marrocco si orientano a tematiche spirituali, come si evince nella mostra “Alito e Costato” che trova accoglienza presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, sita nel Complesso di San Simpliciano a Milano, del 2010.
Il primo decennio del nuovo secolo si caratterizza dallo sviluppo sistematico di questioni legate allo spirituale. Tra le numerose esposizioni di questi anni, Marrocco partecipa per tre edizioni alla Biennale di Arte Sacra Contemporanea presso Isola del Gran Sasso (TE). Seguono le partecipazioni alla 54a, 58a, 59a e 60a Biennale d’Arte di Venezia e, contemporaneamente, l’attività espositiva prosegue e si intensifica e nel 2012, insieme a Savelli, espone presso la Chiesa Bianca, a Maloja in Svizzera, nella mostra “Das geistige in der nature” (“Lo spirituale nel naturale”), di cui Ogliari scrive: “Infine, l’opera ‘Ascesa’ del 2012 [...] Dalla campitura sanguigna, poggiante su di una fascia orizzontale oscura, si stacca una massa rossa e informe che sembra librarsi verso l’alto e che, pur frammentandosi, non decelera la sua corsa. È come se quel moto di ascesa, moto di emancipazione e di libertà verso le vette incontaminate dello spirito - a cui anche la vita monastica aspira - fosse frenato e confrontato dalla pesantezza della terrestrità” (2020).
Una mostra personale tenutasi ad Alatri (FR) nel Chiostro di San Francesco nel 2012 dà vita ad una più ampia riflessione sul tema della natura. Dalla serie “La foresta pietrificata” si apre “L’eco del bosco”, tematica sulla quale la ricerca è ancora in corso. Alle tele si aggiungono elementi plastici e inserti in differenti materiali che si aprono allo spazio circostante: “L’aspetto concettuale e tematico, all’interno dell’intero progetto artistico, viene ridefinito, sia come indice che come funzione rappresentativa, soprattutto attraverso il valore residuale di alcuni elementi materiali come il vetro, l’acqua, il bronzo e ovviamente la pittura. La materia, l’acqua ad esempio, assume così la funzione di un ‘atto linguistico’, diviene un enunciato performativo che rende attiva e complessa l’opera o l’installazione” (Iovane, 2019).
Del 2014 è la partecipazione al Premio Michetti presso il Museo della Fondazione Michetti, Francavilla a Mare (Chieti), e l’anno successivo una personale di Marrocco è ospitata all’interno dello stesso premio.
Nel biennio 2014-15 espone a Los Angeles (USA) presso il Building Bridges, Art Foundation, in particolare nel 2015 con “Franco Marrocco. The Red Studios & Other Works”. Nello stesso anno le opere di Marrocco vengono esposte presso il CEARTE Centro Estatal de las Artes di Ensenada (Mexico) in una rassegna dal titolo “Espozos y planos en la pintura de Franco Marrocco”.
Nel 2017 Marrocco si presenta ancora all’interno di due interessanti progetti internazionali: “Komorebi”, presso il Verein Berliner Künstler di Berlino, e “Friend’s Friend” all’Ikeda Art Museum di Niigata, in Giappone.
Nel 2018 la Reggia Reale di Monza accoglie la personale “Concerto da camera” in cui il rapporto con gli importanti spazi della villa diviene sostanziale per le opere e anche per gli spazi stessi.
L’anno successivo Marrocco riflette sulle tematiche relative al suo territorio di origine con una mostra presso il Museo dell’Abbazia di Montecassino (Cassino, FR) dal titolo “Franco Marrocco – L’eco del bosco, 15 febbraio, Reperti”.
Nel corso del 2022 dà continuità alla propria riflessione relativa ai temi benedettini e allo spirituale attraverso l’esposizione dal titolo “Cammino. Sui Passi di San Benedetto”. Questa è una mostra “diffusa” su sette tappe del Cammino di San Benedetto, tra Umbria e Lazio: Chiesa Santa Maria delle Grazie, Norcia (PG); Chiesa di San Pietro, Leonessa (RI); Museo Civico, Rieti; Chiesa di San Giacomo, Orvinio (RI); Monastero di Santa Scolastica, Subiaco (RM); Sala Capitolare, Abbazia di Casamari (FR); Chiesa Abbaziale di Montecassino (FR). Proprio sul legame con la Terra di San Benedetto Bonini sottolinea: “Allora, se spiritualità vuol dire primariamente indagine intorno all’inesprimibile che è la nostra interiorità e anelito ad un ordine superiore, Franco Marrocco che ha vissuto la sua infanzia e giovinezza a Cassino, nel suo cammino verso un altrove, ripercorrendo i sentieri della propria memoria, non poteva che ritrovare in sé, nel suo vissuto, una reminiscenza risalente a una figura insopprimibile, dominante, imponente, come il monastero da lui fondato [...]” (2020).
Una vasta selezione di opere di Franco Marrocco, dalle opere giovanili a quelle recenti, è esposta in permanenza presso il Museo MARE del Castello di Rocca d’Evandro (CE), sua città natale.
È attualmente docente di pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, istituzione di cui è anche Direttore».
Per saperne di più
www.fondazionelaverdelamalfa.com
www.francomarrocco.it
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