21/03/2023
Grazie caro Arturo De Luca 🙏🌈🌞❤️🤗
Resilienza: l'arte di cavalcare gli ostacoli
Il termine resilienza (dal latino resiliens, participio presente di resilire, "saltare indietro", "rimbalzare"), generato con significati diversi nell'ambito di discipline come l'informatica e l'ingegneria, sta assumendo nuovi significati sempre più ampi nell'ambito dell'ecologia e della biologia e, oggi, anche nella psicologia.
Nelle scienze biologiche ed informatiche riguarda la capacità di un sistema di adattarsi alle condizioni, anche di emergenza, resistendo all'usura e a condizioni di difficoltà, per assicurare ancora la disponibilità di un'utenza. In psicologia la resilienza riguarda invece l'attitudine, anche innata o di predisposizione acquisita, che consente a ciascuno di noi di affrontare e superare le avversità. Una iniziativa, anche personale, che può sviluppare competenze impreviste come la creatività, le risorse di autonomia e di autostima in condizioni impreviste di disagio e in circostanze emergenziali.
Divenire improvvisamente soccorritori di qualcuno che sta male, o riuscire a sfidare un pericolo travolgente come qualcosa che ci cade addosso o che rischia di travolgerci, è una forma di resilienza. Ma esistono anche altre forme più ampie e durature nel tempo, come la capacità di sfidare culture differenti e condizioni diverse di accoglienza e di rifiuto, da parte di un ambiente ostile: ecco la resilienza che dimostrano anche con attitudini eroiche i migranti e ogni pellegrino in terra straniera che, come Dante, il grande Poeta-Vate e precursore del transpersonale, dimostrò di saper dirigere nel suo lungo esilio dall'amata Firenze. Un punto è certo: le difficoltà e le avversità della vita ci rendono più dotati di autostima e più forti. Infatti la resilienza dimostra di manifestarsi sempre e solo in relazione a un momento di disagio che ci chiede di essere presenti e di cavalcare l'onda tempestosa. La situazione mi richiama uno degli sport più straordinari e capaci di iniziativa e di sopravvivenza: il surf. Quanti clienti ed amici mi hanno raccontato: "In quel momento mi sentivo perso e non pensavo di poter essere in grado di sopravvivere ad una prova come quella! Eppure..." Altre confessioni: "Chissà quale entità ignota o quale santo in cielo era presente in quel momento! Eppure ce l'ho fatta!", "Mi sono sentita la donna più fortunata del mondo. Sentivo di aver perduto ogni speranza e ogni capacità di riprendermi! Ma poi ho avvertito una forza che mi spingeva più avanti di me stessa! Mi sono sentita precipitata sulla vetta di un'altissima montagna e allora... ho scoperto che ero ancora viva!" Testimonianze come queste sono state denominate dallo psicologo umanista A. Maslow peak experience e, in sostanza, ogni volta che superiamo una grossa difficoltà e aumenta la nostra resilienza, anche la nostra consapevolezza si sente proiettata come su una cima di una montagna. È come sperimentare davvero un universo in espansione dentro di noi. Ma ci domandiamo: "Quale può essere la spinta interiore, lo stimolo psichico - e anche fisiologico - che mi proietta a tanta distanza proprio mentre mi trovo sul ciglio di un burrone?" La risposta ovviamente non può nascere da una riflessione mentale. La resilienza, a mio avviso, implica sempre delle radici esistenziali di natura trasversale e transpersonale. In realtà, come amava dire il poeta romantico George Byron: "È sempre la consapevolezza di una forza interiore divina a renderci padroni della nostra vita".
Lo psicologo James Hillman ha rievocato nella sua opera magistrale la "forza degli dei" che ci accompagna dalla nascita alla morte. E Jung diceva che quando l'uomo moderno iniziò ad abbandonare la sua fede negli dei, questi "divennero delle malattie". Sarà allora la "fuga degli dei" dalla nostra terra a esporre l'umanità del post-moderno alle epidemie fisiche e mentali, alle difficoltà quotidiane e alla guerra? Mi viene in mente il termine "crisi" che non implica nulla di tragico e di impossibile come a volte si crede. Il termine crisi deriva dal greco "krisis", un significato ben chiaro di trasformazione e di scelta. E ciò implica la nostra assunzione di responsabilità degli eventi che affrontiamo per intraprendere una dritta via, piuttosto che perderci appresso a inutili labirinti e a false chimere. La crisi, come ogni processo di trasformazione, appartiene alla nostra "individuazione" in senso junghiano, cioè alla capacità di crescita e trasformazione, affrontando rischi e difficoltà come le onde più impervie, come la forza dei surfisti, che hanno appreso a considerare le creste delle onde più alte con divertimento e leggerezza.
Per finire, la resilienza può diventare la spinta interiore capace di attivare nuove energie, nuove idee e risorse creative. Il grande psicologo e fenomenologo Jasper osservava acutamente che il dolore umano è come la perla racchiusa in una conchiglia. Molti vedono solo la perla, ma ignorano che dietro la perla c'erano le incrostazioni nere c'è "la cicatrice della malattia della conchiglia".