Vivi SanBenedetto

Vivi SanBenedetto Due sale di lettura, una sala conferenze , una sala museo del primo donatore della biblioteca

21/06/2026
Momenti di non solo sport ma di aggregazione!
18/06/2026

Momenti di non solo sport ma di aggregazione!

𝗠𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗣𝗮𝘀𝘀𝗮𝗻𝘁𝗲𝗗𝗢𝗩𝗘 𝗩𝗢𝗟𝗔𝗡𝗢 𝗚𝗟𝗜 𝗔𝗤𝗨𝗜𝗟𝗢𝗡𝗜𝗹’𝗔𝘃𝗶𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗖𝗶𝘁𝗮𝗱𝗲𝗹𝗹𝟭𝟵𝟰𝟯-𝟭𝟵𝟰𝟰𝗜𝗹 𝗱𝗿𝗮𝗺𝗺𝗮𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝗮𝗹𝘃𝗮𝘁𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗮𝘃𝗶...
16/06/2026

𝗠𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗣𝗮𝘀𝘀𝗮𝗻𝘁𝗲

𝗗𝗢𝗩𝗘 𝗩𝗢𝗟𝗔𝗡𝗢 𝗚𝗟𝗜 𝗔𝗤𝗨𝗜𝗟𝗢𝗡𝗜
𝗹’𝗔𝘃𝗶𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗖𝗶𝘁𝗮𝗱𝗲𝗹𝗹
𝟭𝟵𝟰𝟯-𝟭𝟵𝟰𝟰
𝗜𝗹 𝗱𝗿𝗮𝗺𝗺𝗮𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝗮𝗹𝘃𝗮𝘁𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗮𝘃𝗶𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗶𝗻𝗴𝗹𝗲𝘀𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗖𝗶𝘁𝗮𝗱𝗲𝗹𝗹 𝗮𝗶 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗲𝗰𝗼𝗻𝗱𝗮 𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗶𝗮𝗹𝗲.
La scoperta
I venti delle loro primavere negli anni cinquanta furono favorevoli per far volare gli aquiloni. Marco con i compagni scelsero come campo di volo, l’ara di Franciscdemarc sita in fondo a via Valeria. Costruirono degli aquiloni a forma romboidale con carta velina colorata incollata su un telaio fatto di canne tagliate, con la coda realizzata con un ciuffo di strisce di carta, il tutto legato ad uno spago abbastanza lungo. Correvano contro vento, dando filo man mano, tanto quanto necessario perché l’aquilone si alzasse nel cielo.
Molto spesso la lunghezza del campo era insufficiente alla corsa o la forza del vento debole. E allora si ricominciava daccapo, fin quando si fosse sollevato volteggiando nell’aria. Le grida di gioia sottolineavano il volo e l’altezza raggiunta. Il difficile fu mantenerli in quota, fermandosi o riducendo la velocità della corsa. Si continuò fin quando la fatica per le corse ripetute sopraggiungeva e l’aquilone ricadeva a terra, per poi ricominciare la corsa fino allo stremo.
Fu Paperone che richiamò l’attenzione dei compagni, su un ammasso metallico grande come una 500. Appoggiato alla parete di un magazzino situato in fondo all’ara, videro quella strana macchina, non per niente arrugginita, solamente ammaccata qui e là che riluceva di luce riflessa del sole ormai al tramonto. Ci si domandò cosa fosse ed unanimemente decisero per un motore. Troppo grande per una macchina o trattore, ma prossimo alla grandezza di un motore di un grosso camion. Cosschiort che di macchine se ne intendeva, consigliò di chiamare Ildè esperto in materia. Venne loro in aiuto Livanclif un uomo che abitava da sempre nel vicinato. Accortosi del gruppo dei ragazzi si avvicinò a loro per accertarsi chi fossero.
Subito investito dalle domande, diede la sua risposta: si trattava di un motore di aereo inglese da ricognizione, caduto verso i primi di luglio del ‘43 nell’ara con un atterraggio di emergenza. Lui, Pietro aveva circa dieci anni e ricordò che i resti della carlinga, fusoliera e le ali vennero ben presto asportati e riutilizzati dagli abitanti della Citadell, mentre il motore troppo grande e pesante fu trascinato lì, nel posto in cui fu rinvenuto e coperto da un cumulo di paglia. Raccontò che a causa di un’avaria il pilota non riuscì a lanciarsi con il paracadute e atterrò malamente distruggendo l’aereo e per sfuggire alla milizia fascista presente in zona, si nascose nella boscaglia prossima al fiume Giovenco. Ferito ad un braccio fu curato e nutrito per molto tempo da una donna del paese, Livanclif raccontò che un gruppo di giovani e adulti della Citadel riuscirono a proteggere l’aviatore inglese e a salvarlo dai Tedeschi che nel frattempo avevano occupato quei luoghi dopodell’8 settembre del ‘43 giorno dell’armistizio .
Nel corso degli anni ’60, periodicamente, veniva al paese un uomo mutilato di un braccio accompagnato da sua moglie, entrambi di nazionalità inglese. Il fatto era conosciuto in paese e come gesto di eterna gratitudine venivano spesso a trovare la donna anziana che lo salvò. Un pomeriggio, Marco vide quella persona con la moglie in attesa in piazza della corriera per Avezzano e seppe di quella storia da sua nonna Mrind molto amica della protagonista.

Indirizzo

San Benedetto De' Marsi

Orario di apertura

Martedì 16:00 - 17:00
Giovedì 16:00 - 17:00
Sabato 16:00 - 17:00

Telefono

+390863071145

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