27/08/2026
Prima dell’alba, quando il bosco è ancora assopito, le fate piano piano escono.
Non fanno rumore — i loro piedi conoscono ogni radice, ogni sasso, ogni punto esatto dove il muschio è abbastanza morbido e fresco.
Vanno a raccogliere la rugiada.
Non tutta. Solo le gocce perfette — quelle che si sono posate nel momento giusto, sulla foglia giusta, e hanno avuto il tempo di diventare tonde. Quelle che, se le guardi controluce, contengono un bosco intero.
Le raccolgono con le dita, con una pazienza che gli umani hanno dimenticato di avere. Le infilano su fili d’erba sottilissimi, le appendono ai lobi, le annodano tra i capelli.
Per un’ora, forse meno, le indossano come fossero gocce di cristalli.
Poi il sole sale. E le gocce spariscono — evaporate, assorbite, restituite all’aria.
Le fate sorridono, perché sanno che domani mattina, se torneranno presto quando la luce inizia scorgersi tra le foglie e le felci, ce ne saranno altre.