31/05/2026
Due compagni di scuola che si ritrovano a parlare di un poeta. Potrebbe sembrare l'inizio di un racconto, e in fondo un racconto lo è stato davvero.
All’Arco Catalano, nella serata dedicata ad Alfonso Gatto nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa, Enzo Rosco e Ida Lenza si sono ritrovati uno accanto all’altra dopo molti anni. Compagni di scuola ieri, protagonisti della vita culturale e formativa della città oggi. Rosco, con la sensibilità, e la curiosità di chi da anni anima la vita culturale salernitana, ha guidato il dialogo con la dirigente scolastica del Liceo Classico Torquato Tasso, accompagnando il pubblico dentro la vita e l’opera di uno dei figli più illustri di Salerno. Ne è nato un confronto ricco e coinvolgente, a tratti ironico e malinconico capace di restituire la complessità di Gatto: il poeta legato alla stagione dell’ermetismo ma mai rinchiuso in una definizione; l’intellettuale attento alla storia e agli uomini; il salernitano che partì senza mai recidere il filo con la propria città; l’autore che trasformò il mare, i vicoli, l’infanzia, la lontananza e il ritorno in materia poetica. Un dialogo seguito da un pubblico attento e partecipe, nel quale ricordi personali, riflessioni letterarie e riferimenti storici si sono intrecciati senza mai perdere vivacità. L’Arco Catalano era stracolmo. Le sedute tutte occupate, persone in piedi lungo i lati e sulle scalinate, raccolte in un ascolto attento. Un’immagine che raccontava meglio di qualsiasi discorso quanto sia ancora vivo il bisogno di ritrovare Alfonso Gatto.
Particolarmente emozionante è stato il momento affidato alle persone libro salernitane dell’associazione Donne di carta. Le loro voci hanno riportato nel presente le parole pronunciate da Alfonso Gatto in occasione dell’omaggio che la città gli rese con il busto voluto dall’amministrazione di Alfonso Menna. Per qualche istante è accaduto qualcosa di raro. Le parole hanno smesso di appartenere alla carta e sono tornate a essere ciò che erano in origine: voce, respiro, presenza. Non una lettura, ma una restituzione. Non la memoria di un poeta, ma il suo ritorno. Quelle parole hanno attraversato il tempo, colmando la distanza fra il Gatto di allora e la Salerno di oggi.
La seconda parte della serata ha regalato un momento di rara intensità. Il reading musicale I miei occhi mi lasciano partire. Gatto e Salerno, ideato e curato magistralmente da Corradino Pellecchia, ha accompagnato il pubblico attraverso l’intera vicenda umana e artistica di Alfonso Gatto. Non soltanto il poeta, dunque, ma l’uomo, il giornalista, l’intellettuale, il viaggiatore inquieto che attraversò il Novecento senza mai smettere di interrogarsi sul proprio tempo. Straordinario il contributo delle voci di Daniela Somma e Marida Niceforo, che hanno dato corpo e intensità alla trama musicale dello spettacolo, così come preziosa è stata la notevole prova attoriale di Gaetano Fasanaro e il lavoro scenico di Marcello Andria. Tutti insieme hanno costruito un racconto corale in cui parole, musica e immagini interiori si sono fuse in un unico affresco dedicato a uno dei più originali protagonisti della cultura italiana del Novecento.
La sensazione, uscendo dall’Arco Catalano, era quella di una città che aveva ritrovato qualcosa di sé. O forse qualcuno. Perché Alfonso Gatto pur essendo uno dei maggiori poeti italiani del Novecento, troppo spesso, resta una presenza evocata più che conosciuta. Una strada, un busto, un nome familiare ai salernitani, ma non sempre una voce davvero ascoltata.
Serate come questa ricordano invece quanto ci sia ancora da scoprire e da riscoprire di questo figlio inquieto e straordinario, che ha saputo trasformare Salerno in lingua poetica, memoria, desiderio continuo di partire e insieme di restare. E forse proprio per questo vale la pena affidargli l’ultima parola: «Per questo siamo partiti: per tenere fede a un orizzonte. Per questo siamo ritornati: per tenere fede allo stesso orizzonte.»
Questa serata è stata il risultato di molte sensibilità che si sono incontrate attorno a un poeta e alla sua città. L’impegno dell’associazioni ART.TRE e Donne di carta con le sue persone libro salernitane
A Enzo Rosco e Ida Lenza il merito di aver restituito profondità e umanità alla figura di Gatto; a Corradino Pellecchia quello di averne raccolto le tracce in un racconto capace di intrecciare poesia, musica e vita. A Daniela Somma, Marida Niceforo, Gaetano Fasanaro e Marcello Andria il merito di aver trasformato quelle tracce in emozione e magia.
Ognuno ha portato qualcosa. E alla fine, come accade nelle serate indimenticabili, il risultato è stato più grande della somma delle sue parti.
E poi Riccardo. Presente dall’inizio alla fine con la cura silenziosa di chi sa che anche la cultura ha bisogno di mani, attenzione e competenza. C’è un’intelligenza particolare in chi costruisce le condizioni perché le cose possano accadere. E quella sera, all’Arco Catalano, la sua si è vista tutta.
Rosanna Romano
Associazione Donne di carta
Associazione art.tre