30/08/2026
Carlo Pappone a San Mango: Morti improvvise e malattie genetiche? La prima prevenzione è parlare in famiglia
“Ogni anno in Italia muoiono 50.000 persone di morte improvvisa. La maggior parte di queste morti improvvise sono dovute a delle malattie genetiche familiari. Spesso nelle famiglie si è inconsapevoli della presenza di questa predisposizione genetica e a volte si scopre solo dopo la morte di un familiare che altri membri della famiglia ne sono affetti”. Lo ha detto il professore Carlo Pappone, primario e luminare nel campo delle aritmologie cardiache in Italia, all’evento ’Una Voce per Melissa’ a San Mango Piemonte.
Lui che nel cv ha la guida dell’Unità Operativa di Aritmologia Clinica ed Elettrofisiologia presso l’IRCCS Policlinico San Donato (Milano) e l’insegnamento come Professore di Cardiologia alla Vita‑Salute San Raffaele di Milano, ha parlato ai giovani e partendo dal caso che colpì la studentessa di San Mango.
“Questo - ha spiegato - è quello che è successo a Melissa. Solo dopo la sua morte improvvisa abbiamo scoperto che nella famiglia c'erano diverse altre persone”.
“Il campanello migliore - ha detto a chi chiedeva della prevenzione- sono i racconti nella famiglia di ciò che è accaduto nel passato, ma adesso la gente parla sempre di meno e si raccontano sempre meno storie sulla famiglia. Le nuove generazioni non conoscono nemmeno i nonni o i bisnonni e a volte dai racconti di quelli c'erano informazioni fondamentali per capire come siamo, da dove veniamo. Questa è la prevenzione vera, parlarsi all'interno delle famiglie e capire se esistono delle problematiche e poi rivolgersi al medico per capire se è il caso di approfondire delle situazioni. I sintomi in genere aiutano poco perché il primo sintomo può essere la morte, serve a poco”.
Sollecitato sui controlli che si fanno nello sport ha detto: “In Italia esiste la cosiddetta medicina dello sport che si assume il potere di decidere se uno può fare sport, ma spesso questi medici sono esperti di altre patologie e purtroppo non studiano le malattie del cuore, non sono specialisti di cardiologia e non sempre riescono a selezionare le persone che hanno un certo rischio. Poi abbiamo dei metodi veramente rudimentali di fare lo screening per eseguire lo sport, basta un elettrocardiogramma amichevole e una visita cardiologica, non è sufficiente”.