Associazione culturale Belovodia

Associazione culturale Belovodia "Sentiamo il dovere di protestare, per quanto futile la protesta possa essere. Siamo impegnati con tutti noi stessi come amanti della verità.

Il ritorno alla barbarie ci atterrisce"
A. Linda Zammataro, Presidente dell'Associazione Culturale Belovodia Perché nasce un'Associazione culturale....*

Una volta Bertrand Russell fece osservare all'amico Webb che "la democrazia ha per lo meno un merito, ossia che un deputato non può essere più stupido dei suoi elettori, perché più stupido è lui, più stupidi sono stati loro ad eleggerlo". La politica non può essere separata dalle capacità del singolo. L'intento, per quel che siamo in grado di fare, è di stimolare le persone affinché divengano ciò che non sono: cittadini consapevoli dei loro diritti e responsabili dei loro doveri. Non potevamo restare passivi a osservare un'italia dilaniata dalla corruzione e spogliata dei suoi valori più sacri. "Siamo costantemente e del tutto inconsapevolmente immersi nel virtuale. Viviamo nell'apparenza, nel modo sublime e ignoto in cui la nostra mente di costruisce una propria immagine del mondo. Per la nostra mente, le cose esterne, più che essere, sembrano..."**. "È chiaro che le figure di ciò che propongo di chiamare surmodernità danno forma a un paradosso e a una contraddizione: in un senso aprono ogni individuo alla presenza degli altri, corrispondono a una circolazione più facile degli esseri, delle cose e delle immagini. Ma in un altro senso fanno ripiegare l'individuo su se stesso, rendendolo testimone piuttosto che attore della vita contemporanea"***. Il nostro lavoro sarà diretto alle scuole (docenti e studenti), alle famiglie, alle istituzioni, per dialogare con loro e ritrovare quella dignità che ci lega alle grandi menti del passato. Riacquistare, dunque, la memoria del passato e cercare il collegamento con coloro che in questo momento storico spendono tutte le loro energie per il bene comune. Sentiamo il bisogno di dare e non di ricevere. La nostra associazione di autofinanzia. Se riusciremo a dare, se pure in modo minimo, un contributo con il nostre forte impegno, per un'Italia che si rialzi dal baratro nel quale è caduta, sarà certamente questo il beneficio che ne trarremo. Come in altre difficili fasi storiche, il mondo ha necessità della saggezza, in questo nostro tempo. Soltanto la conoscenza e la consapevolezza potranno accrescere sempre più il bisogno della conoscenza e della consapevolezza stesse. Se i nostri scopi non sono saggi, aumenta la capacità di produrre il male. Conoscenza e morale non dovrebbero essere separate. Ognuno ha in qualche modo una propria filosofia della vita e del mondo, ma queste tante e diverse concezioni sono spesso prive di chiarezza, genericamente formulate e a volte incoerenti e contraddittorie. Divenire consapevoli del proprio atteggiamento nei confronti del mondo è l'aspetto più significativo dell'analisi esistenziale e tutto ciò va in direzione di una volontà positiva. Il nostro lavoro va proprio in tale direzione. Angelina Linda Zammataro


Belovodia

"Le cose intorno a Noi nascondono una realtà più profonda dove il tempo e lo spazio abituali perdono di senso". Belovodia è un paese reale oppure no. Nessuno riuscirà mai a trovare Belovodia in questo mondo, né in altri, se non attraverso l'esplorazione del proprio spazio interiore. La sola strada che conduce a Belovodia passa attraverso l'esplorazione della propria autocoscienza. Si tratta di un lavoro serio, concreto e ognuno lo realizza nel proprio posto di lavoro, nella propria professione. Nel Lago dello Spirito che si trova all'interno di ogni essere umano abita un'entità particolare. Essa ha dimora nello spazio interiore in attesa di entrare in Belovodia. E viene chiamato Spirito Gemello. Ma il suo nome potrebbe essere Spirito Aiutante; Guardiano Ombra, Spirito Guida o Guardiano Interiore. In realtà, è molte cose diverse. È una realtà assegnata a ognuno intimamente alla nascita. Ci sono sette tipi di spiriti gemelli: il Guaritore, il Mago, il Maestro, il Messaggero, Il Protettore, l'Esecutore, la Guida. Possono essere le nostre guide per Belovodia. Sono puri osservatori, siedono da una parte, invulnerabili alla influenza del mondo esterno. Osservano in silenzio ogni cosa che facciamo. Sono loro i custodi dell'essenza primaria del nostro essere. Se chiamati nel modo e nelle circostanze appropriate, possono rivelarsi degli aiuti preziosi nel proseguimento del nostro fine ultimo. Il concetto di Lago dello Spirito per la maggior parte delle persone è uno spazio invaso e consumato dalle loro preoccupazioni per il mondo materiale.
È importante costruire l'idea che tutti noi abbiamo la responsabilità di creare non solo la nostra realtà materiale, ma anche il nostro io. L'individualità che vive in quel contesto. È importante il dialogo interiore nella formazione della personalità. Una regola estremamente importante: qualunque scelta facciamo nella vita, dalla più importante alle decisioni più insignificanti di ogni giorno, deve essere verificata in modo consapevole. In tal caso, dobbiamo chiederci se essa soddisferà cinque attributi fondamentali. Se anche uno di essi è assente, dobbiamo cercare un'altra direzione. In questo modo, troveremo sempre il sentiero giusto. Questi cinque attributi sono: Verità, Bellezza, Salute, Serenità, Luce. Quando prenderemo una decisione seguendo questo criterio potremo essere certi che è quella giusta. Saremo in contatto col nostro io e la forza della nostra volontà sarà tale da risultare invincibile.


* Associazione Culturale Belovodia, Proposta/pretesto per il riciclaggio totale delle immondizie, Roma, Kogoi Edizioni, 2013, pp. 21-23
** , 24, dicembre 2012
*** M. Augé, Tra i confini: città, luoghi, integrazioni, Milano, Bruno Mondadori, 2007

03/08/2026

E’ morta Linda Zammataro. Ma non provate a chiamarla soltanto maestra

Angelina Linda Zammataro, ideatrice della Psicoanimazione, si è spenta a Roma il 1° agosto 2026. Ha attraversato la scuola italiana senza obbedirle, trasformandola. E ha dimostrato che educare significa assumersi la responsabilità del mondo.

di Claudia Cotti Zelati | Roma, 2 agosto 2026

Angelina Linda Zammataro è morta a Roma il 1° agosto 2026.

E adesso verranno le parole educate. Le parole prudenti. Le parole che si usano quando muore qualcuno che ha vissuto molto, pensato molto, combattuto molto. Diranno che è stata una maestra, una psicologa, una pedagogista. Diranno che ha ideato la Psicoanimazione. Diranno che ha dedicato la propria vita alla scuola.

Tutto vero.

Eppure insufficiente.

Perché Linda non era una donna che si lasciava contenere dalle definizioni. Non era una di quelle persone che entrano nella storia in punta di piedi, chiedendo permesso. Linda entrava nelle stanze, nelle classi, nelle coscienze. Entrava e metteva tutto in discussione. Le abitudini, le gerarchie, le frasi fatte. Soprattutto quella placida comodità con cui gli adulti chiamano “educazione” l’obbedienza dei bambini.

Lei no.

Lei voleva bambini capaci di pensare.

Voleva che l’alunno smettesse di essere un recipiente da riempire e diventasse un ricercatore, un interprete della realtà, un costruttore del sapere. Voleva una scuola nella quale il maestro non dominasse dall’alto della cattedra, ma avesse il coraggio di mettersi in gioco, di osservare, di ascoltare, perfino di cambiare. Una scuola fondata sul gruppo, sulla collaborazione, sul rapporto fra scuola, famiglia e territorio. Una scuola che non avesse paura della fantasia perché sapeva che la fantasia, quando è accompagnata dal pensiero critico, è una forma di conoscenza.

La chiamò Psicoanimazione.

Un nome che potrebbe sembrare astratto a chi non l’ha conosciuta. Ma nella sua vita nulla era astratto. La Psicoanimazione non era un gioco elegante per convegni di pedagogia. Era una prassi. Un metodo di insegnamento e di formazione dell’essere umano, nato dall’incontro fra psicologia, pedagogia, filosofia, ricerca, creatività e responsabilità sociale. Linda lo sperimentò per decenni nella scuola italiana, soprattutto alla scuola elementare Giovanni Cagliero di Roma, dove insegnò a partire dalla fine degli anni Sessanta.

Trentacinque anni nella scuola elementare.

Trentacinque anni, badate bene, non trascorsi a ripetere programmi ministeriali con la rassegnazione dell’impiegato che deve dire sì allo status quo. Furono anni di ricerca, di confronti, di esperimenti, di ostacoli e di ostinazione.
Faceva parte di quella stagione della scuola italiana che ebbe il coraggio di frequentare parole oggi quasi sospette: cooperazione, partecipazione, emancipazione. Aderì al Movimento di Cooperazione Educativa, insieme a figure come Mario Lodi, Gianni Rodari e Albino Bernardini.
Ma la grandezza di Linda non si misura soltanto nei libri, nei metodi o nei progetti didattici.

Si misura nel fango.

Nel fango del Mandrione.

Nell’anno scolastico 1974-1975 un bambino rom arrivò nella sua classe. Un’altra insegnante avrebbe forse parlato di inserimento, di rendimento, di difficoltà linguistiche. Linda fece una cosa più semplice e più rivoluzionaria: volle sapere da dove veniva quel bambino. Andò a vedere.
E vide le baracche. Le roulotte. La miseria. La mancanza d’acqua. Vide bambini ai quali la società chiedeva di integrarsi mentre li costringeva a vivere ai margini della città e della dignità.
Allora comprese ciò che molti politici, pedagogisti e amministratori si ostinavano a non comprendere: non si può chiedere a un bambino di integrarsi nella scuola se, fuori dalla scuola, gli si nega una casa.

E Linda non si limitò a comprenderlo.

Agì.

Entrò in contatto con le famiglie, coinvolse le istituzioni, promosse ricerche, documentari, mostre e mobilitazioni. Il suo lavoro contribuì al processo che portò all’assegnazione di alloggi popolari a Spinaceto per le famiglie rom e per gli altri abitanti delle baracche del Mandrione. Seguì la vicenda fino allo smantellamento della baraccopoli e alla difficile inclusione delle famiglie nel nuovo quartiere.

Capite che cosa significa?

Significa che per Linda insegnare non finiva al suono della campanella.
Significa che un problema scolastico era anche un problema politico, abitativo, sociale e umano. Significa che un bambino non poteva essere separato dalla sua famiglia, dalla strada in cui viveva, dalla casa che aveva o non aveva. “Scuola-famiglia-territorio” non era uno slogan da stampare su una brochure. Era un impegno. Una responsabilità. Una promessa da mantenere.
Per raccontare le condizioni del Mandrione collaborò alla realizzazione di "Al margine" e "Essere zingari al Mandrione", lavori diretti da Gianni Serra che denunciarono il degrado delle baracche e l’emarginazione vissuta dai bambini rom.
Qualcuno definì la sua una feroce coerenza.

È un’espressione giusta.

Linda era feroce perché non addolciva la realtà per rendersi simpatica. Era coerente perché non chiedeva agli altri di fare ciò che lei non fosse pronta a fare per prima. Non era accomodante. Non era diplomatica quando la diplomazia diventava una forma di vigliaccheria. Poteva essere dura, esigente, scomoda. Le persone autenticamente libere lo sono quasi sempre.
Aveva capito una cosa terribile: la scuola può liberare, ma può anche umiliare. Può insegnare a pensare oppure addestrare a obbedire. Può accogliere il diverso oppure trasformare la diversità in una colpa.

Lei scelse.

Scelse la libertà.

Scelse il bambino.

Scelse quelli che stavano ai margini.

Scelse di non voltarsi dall’altra parte.

Nei suoi libri, da "A scuola con il mondo. Un’esperienza modello, un modello di esperienza" alle sue "Riflessioni, molto personali, di natura politica, sociale, psicologica e fors’anche religiosa", Linda continuò a interrogare il presente, la società, la politica, la psiche umana. Non smise di pensare perché invecchiava. E non invecchiò nel pensiero perché continuava a farsi domande.

Io l’ho conosciuta.

E quando si conosce una donna come Linda, non la si incontra una volta soltanto. La si incontra ogni volta che si ha paura e si decide di agire. Ogni volta che, davanti a un’ingiustizia, si rifiuta la comoda parte dello spettatore. Ogni volta che si guarda una persona e si cerca di comprenderla prima di giudicarla.
Linda mi ha insegnato che vivere significa decodificare. Guardare le cose, smontarle, attraversarle. Distinguere i fatti dalle opinioni e trasformare le opinioni in proposte. Mi ha insegnato che “da cosa nasce cosa”, ma soltanto se abbiamo il coraggio di cominciare. Mi ha insegnato che non bisogna chiedere alla realtà il permesso di immaginare.
Perché lei questo faceva: guardava, sognava e costruiva.

Come fanno le mani.

E adesso che quelle mani si sono fermate, resta ciò che hanno costruito. Restano gli alunni. Restano i maestri formati dal suo pensiero. Restano le famiglie del Mandrione che ottennero una casa. Restano i libri, i filmati, le battaglie. Restano le domande che ha seminato nella coscienza di chi l’ha incontrata. Restano le stagioni di quella sperimentazione. Resta quel tempo, resta la storia, la memoria, il rispetto.
Resta soprattutto una vergogna tutta italiana: che figure come Angelina Linda Zammataro vengano spesso riconosciute meno di quanto meritino. Le celebriamo tardi, quando non possono più ascoltarci. Preferiamo i pedagogisti innocui, le rivoluzioni già archiviate, i maestri trasformati in santini. Linda, invece, era viva. Pericolosamente viva. E tale deve rimanere nella memoria: non un’immaginetta gentile, ma una pedagogista che credeva nella coraggio della trasformazione, di una sperimentazione scolastica attuata per far esprimere l’essere umano nella sua piena interezza.

Angelina Linda Zammataro è morta.

Ma non provate a dire che è finito tutto.

Una donna come lei non finisce il giorno in cui smette di respirare. Finisce soltanto quando nessuno continua il suo lavoro. Quando nessuno entra nel fango. Quando nessuno difende il bambino escluso. Quando nessuno osa mettere in discussione una scuola stanca, burocratica, incapace di guardare negli occhi le persone.
Finché qualcuno continuerà a farlo, Linda sarà lì.

Di giorno e di notte.

In una classe, in una strada, in uno studio.

Su un’astronave o sopra un veliero.

Con il suo coraggio, la sua intelligenza, la sua feroce coerenza.

C’era una volta Angelina Linda Zammataro.

E c’è ancora.

Roma 1 agosto 2026Ci ha lasciato Angelina Linda Zammataro, conosciuta anche come Linda Fusco, pedagogista, psicoterapeut...
02/08/2026

Roma 1 agosto 2026

Ci ha lasciato Angelina Linda Zammataro, conosciuta anche come Linda Fusco, pedagogista, psicoterapeuta, antifascista, ideatrice e sperimentatrice del metodo pedagogico della Psicoanimazione, Presidente dell'Associazione culturale Belovodia.

Ne danno annuncio i membri dell'associazione e le persone a lei care.

Ciao Linda

01/08/2026

C'era una volta, c'è ancora Linda

Filastrocca per Linda

C’era una volta e c’è ancora
una maestra che il tempo non scolora,
si chiama Linda e sa ascoltare
le voci nascoste in fondo al mare.

Ha abbracci di ricordi nelle mani,
per avvicinare i giorni più lontani,
e sguardi di parole, chiari e profondi,
capaci di attraversare mille mondi.

Con il cielo blu e il girasole
ci ha insegnato a camminare verso il sole,
a posare lo sguardo sul mondo e sulle cose,
sulle spine, sui silenzi e sulle rose.

Coraggio, diceva, è aprire una finestra,
quando una stanza sembra troppo stretta;
è fare un passo, anche piccolino,
e scoprire che esiste un nuovo cammino.

Da cosa nasce cosa, piano piano:
da una domanda nasce un aeroplano,
da un’idea che sembrava piccina
può nascere una strada senza fine.

Con la fantasia dentro una valigia
ogni pensiero cambia la sua riga:
un muro può diventare un ponte,
una pozzanghera un mare all’orizzonte.

Non avere paura di domandare,
di sbagliare strada e ricominciare,
perché chi cerca, ascolta e si sorprende
trova una luce anche dove non si accende.

Ci hai insegnato che vivere e capire
sono due verbi che si tengono per mano:
si guarda, si ascolta, si prova fino in fondo,
per dare un nome a noi stessi e al mondo…

Fatti, opinioni, proposte da inventare:
prima osservare, poi pensare e immaginare.
Non una sola risposta già decisa,
ma cento porte e una strada condivisa.

Se il tempo chiude piano una porta,
la via che hai aperto ancora ci conforta:
ciò che hai seminato non finirà,
crescerà con noi e ci accompagnerà.

Resta la gratitudine, lieve come un fiore,
resta il tuo pensiero dentro ogni cuore,
rimane una storia grande come il mondo,
un filo tenace, luminoso e profondo.

Il bene che ti porto è un giorno d’estate,
con finestre spalancate e strade assolate.
La stima è una cattedrale alta fino al cielo,
con campane di luce e un tetto di velo.

E alla fine di questa filastrocca
c’è una verità che il cuore non scorda:
grazie, Linda, per ciò che ci hai donato,
per ogni possibilità che ci hai mostrato.

C’era una volta e c’è ancora Linda,
Linda di giorno, Linda di notte,
Linda su un’astronave che inventa nuove stelle,
Linda su un veliero nel vento leggero.

Linda nella classe, Linda nel suo studio,
Linda che affronta e sconfigge Barbablù,

lo trasforma in un gelato
e la paura non c’è più.

Mia adorata Linda, grazie per esserti fatta incontrare

Claudia Cotti Zelati

23/07/2026

Me ne vado con una protesta

"Per me si va nella città dolente, per me si va nell'eterno dolore, per me si va tra la perduta gente. Lasciate ogni speranza, o voi ch'entrate."

Sto parlando di me o dei tanti giovani ragazzi reclusi nelle carceri senza speranza di riscatto?
Di recente è uscito un libro ("Ragazzi dentro. Storie vere dal carcere minorile") dove si parla della vita dei giovani in prigione. C'è un racconto nel quale si narra la storia di Vanila, rimasta incastrata nella finestrella di una casa del centro di Roma, dov'era andata a rubare coi fratelli. Vanila, rinchiusa nel carcere di Casal del Marmo, sogna di tornare nella sua borgata e nel sogno incontra Anna, la parrucchiera, che a un certo punto le dice che devono scrivere al Comune, perché "ce trascura". In un altro passaggio di questa strana conversazione tra "poracci", la parrucchiera chiede a Vanila se per caso non stia pensando di rubarle nel negozio, che è anche la sua casa. Allora Vanila le risponde: "Ma che stai a dì! Se conoscemo, te pare che te vengo a svaliggià proprio a te che dormi là dietro!"

Mi viene in mente di quando, come operatrice culturale, andavo a prestare la mia opera nei Comitati di Quartiere delle borgate romane. I ragazzi mi aspettavano, in quei posti privi di diritti, e con loro costruivamo dei progetti per affrontare i problemi del momento: il gas, la luce, i mezzi di trasporto, la scuola, tutte cose che non c'erano. Li aiutavo a scrivere delle lettere da inviare alle istituzioni e i ragazzi si interessavano sempre di più. Quando vengono motivati i giovani rispondono. Gli insegnanti che dovevano andare in quei luoghi si mettevano in permesso oppure, quando andavano, i giovani di borgata si massacravano tra loro o gli tiravano i cancellini.
Un giorno andai che aveva appena smesso di piovere. Quando arrivai un ragazzo mi prese l'ombrello e un altro la borsa dei documenti, per aiutarmi. Un terzo mi disse di stare attenta, perché quello che mi aveva preso la borsa era uno che rubava. Allora quello con la mia borsa gli disse: "A defisciente, ma che me metto a rubà a Linda".

Angelina Linda Zammataro

06/04/2026

E questa è l'attenzione per l'infanzia

Questa mattina ascoltando Sky TG24 mi arriva una notizia-bomba, tale da galvanizzarmi.
Ma prima voglio tornare per un attimo indietro nel tempo.
Il fascino della parola "Pasqua" è ancora presente in me.
Mi rivedo bambina, mentre recito felice questa poesia:
"Tre campane che fan festa a tutto il cielo
e vicino al dolce ovile son fioriti il pesco e il melo.
E tra i fiori un'acqua chiara che rallegra e che consola
e nei cuori una parola
che ogni fior sbocciando impara;
oggi è Pasqua d'ogni fiore;
è la festa del Signore.
Giù dai monti il Pastorello per la messa arriverà
col vestito nuovo e bello per la pia solennità;
e il povero mendico e il viandante frettoloso
troveranno un tetto amico,
buon pane e buon riposo."

Non Montale, non Quasimodo, non Prevert, non Garcia Lorca, non Leopardi, ma... Luisa Nason.

Appena terminai di recitare questa poesia scoppiò la guerra.

Ed ecco la notizia, pubblicata solo dal "Fatto" (articolo a firma di Giampiero Calapà, domenica 5 aprile): "Bambini e scolaresche alla Fiera delle Armi gratis per gli under 12".

E subito immagino che insegnanti portino i ragazzi a visitare la Fiera in virtù di un progetto elaborato con la classe; magari, chissà, muniti di macchine fotografiche e registratori (anzi, che dico, smartphones, con cui oggi si fa di tutto). Stimolati dal docente, i ragazzi incalzano i presenti con le loro domande.
Perché siete qui?
Le armi servono a uccidere persone?
Per avere la pace è necessario fare la guerra?
Quand'è che si può parlare di "aggressore" e "aggredito"?
È possibile per un essere umano assumersi la responsabilità di togliere la vita a un altro essere umano?
Qual è il ruolo dell'Italia, nello scenario politico internazionale?
Qual è il senso della caccia? Uccidere animali per diletto?

Ma ho sbagliato.
Nell'articolo non si parla di studenti interessati in modo critico all'esposizione, ma si leggono passaggi come questo:

"(...) A Parma alla Fiera EOS c'erano anche i ragazzini, appunto. Certo, dovevano essere accompagnati da un adulto (non specificato se il genitore o un adulto generico) se minori di 18 anni. Certo, non potevano toccare o maneggiare la merce esposta, se minori di 14 anni; dai 14 ai 18 bastava un'iscrizione a una federazione nazionale di tiro, però, per poter impugnare uno di quegli strumenti e giocare [il corsivo è mio] a premere il gr*****to. E comunque tutti potevano vedere e osservare con la stessa concentrazione, magari riservata a un videogame spara-tutto: perfino i minori di 12 anni, a cui l'ingresso nei padiglioni non è stato affatto vietato ma anzi consentito gratuitamente, ecco a voi l’attenzione per l'infanzia".

E ancora: "(...) Il marchio European Outdoor Show per i contestatori malpensanti serve a diluire i produttori di armi in mezzo a equipaggiamento per tiro sportivo, pesca, trekking e caccia. Entriamo nello specifico per capire meglio la portata della vicenda con il portavoce parmense di Potere al Popolo Andrea Bui: "Hanno esposto Beretta, Benelli, Fiocchi, C**t, Sig Sauer e tanti altri produttori di armi leggere, che stanno facendo affari d'oro con le politiche belliciste che dilagano in tutto il mondo. Presenti anche diversi marchi coinvolti nel genocidio in corso in Palestina: le italiane Beretta, Benelli e Fiocchi, ad esempio, hanno beneficiato del boom di richieste di porto d'armi nelle colonie illegali in Cisgiordania, contribuendo in modo determinante alle violenze e alle brutalità del dominio coloniale. Mentre l'americana Sig Sauer è fornitrice di mitragliatrici e fucili d'assalto per l'esercito israeliano, l'ultima commessa documentata è del 2025 per circa 95 milioni di dollari".

"(...) Non ha fatto troppa notizia [la Fiera] in quest'epoca di conflitti, in piena terza guerra mondiale a pezzi, perché il rumore dei colpi è attutito dalla normalizzazione in cui oggi armi e violenza sono inseriti, anche se riguardano minorenni, ragazzini poco meno o poco più che adolescenti.
E allora è poi inutile sprecare fiumi di inchiostro e ore di trasmissioni televisive per analizzare gli aspetti psicologici di efferati delitti, riusciti o tentati che siano, per mano di giovani nei corridoi delle loro scuole o nelle strade delle loro città."

Angelina Linda Zammataro (con la collaborazione di Remo Fusco)

03/04/2026

Re: Re: Onore e disciplina...

Carissima Paola,
le tue parole sono per me una boccata di ossigeno. Ritengo importante che tutte le persone alle quali invio i miei scritti possano leggere anche questo tuo.

Grazie e un grande abbraccio.
Linda

31/03/2026

Re: Onore e disciplina...

Cara Linda,
sono sgomenta dalle reazioni, dalle falsità e dalle menzogne sentite in questi giorni dai vari Bo****no, Sallusti, Nordio, Bignami, e Donzelli.
Ma la cosa peggiore che ho sentito è l’affermazione della Meloni: “io non copro più nessuno”.
Per quel che mi riguarda anche se adesso desse fuoco al parlamento con dentro tutti i suoi scagnozzi, comunque non guadagnerebbe un minimo di credibilità.

Paola Marini

30/03/2026

Re: Onore e disciplina...

Cara Linda,
grazie come sempre per questo scritto,
La vittoria del NO, mi ha davvero ridato un pochino di speranza per questo paese..

Un saluto,
Marianna Mancini

29/03/2026

Onore e disciplina...

In questi quattro anni l'abbiamo sentita spesso e volentieri urlare nei microfoni (come quando era all'opposizione, del resto).
Il messaggio di fondo era: "Chi non è con me è contro di me!"
Il comportamento di uno squalo della politica.
Si è nutrita di esercizio del potere come fanno le bestie assetate all'abbeveratoio. Non si è mai presa la responsabilità dei comportamenti drammaticamente inadeguati dei suoi ministri (e sottosegretari), scaricando su di loro - e solo oggi, per puro calcolo elettorale che nulla a che fare con un'etica di governo - le sue colpe.
Oggi è battuta da un No! forte.
E cosa fa? Ha prodotto un messaggio in cui riconosce la sconfitta e dichiara di rispettare, come sempre, la volontà del "popolo sovrano".
E da dove l'ha inviato, questo messaggio? Dal giardino della sua grande villa, in maglietta. Non in Parlamento. Inquietante la sua espressione, quella di chi pare non riuscire a comprendere che sta succedendo qualcosa di profondamente inaspettato. A lei, proprio a lei, sedicente "figlia del popolo".
Nei suoi attacchi all'opposizione e ai giornalisti non allineati, ha ferito a morte parole come "dignità" e "onore". Ha tentato di forzare l'equilibrio tra i poteri disegnati dalla Costituzione del '48, ma nella sua arroganza non si aspettava di trovarsi di fronte a un invalicabile muro privo di un definito colore politico. Nella sua ingordigia di potere era certa che lei, a differenza di precedenti tentativi fatti da altri, sarebbe riuscita ad alterare gli equilibri democratici in favore del governo da lei condotto (e anche di quelli successivi, come ha detto Nordio). Più di 15 milioni di italiani non hanno creduto alle sue parole prive di ogni minima verità. Di fronte a una tale sconfitta quali dichiarazioni sono giunte, da lei e dagli altri membri del Governo?
"Si sta facendo un polverone."
"Non è successo niente."
"Quella di Dalmastro è stata una leggerezza", ha detto lei.
"Il governo continuerà a lavorare nell'interesse del Paese." (!)
"È stata persa un'occasione per modernizzare il Paese." (!)
"Ringrazio Del Mastro per aver servito l'Italia con onore e disciplina." (!)

Vivo nell'assurdo.
Dove le parole sono solo gusci vuoti, nessun senso di responsabilità nel pronunciarle. Governare sta significando esclusivamente esercitare il potere, comandare, far quel che si vuole.
Non servire il popolo.
I ricchi sono sempre più ricchi e nel contempo sono aumentati i poveri.
Chissà che il No! al referendum non interrompa questo scempio.

Mi torna alla mente la poesia di Leopardi: Passata la tempesta odoa ugelli far festa.
Spetta all'opposizione trarre energia e decisione da questo voto per scrivere un vero programma di governo. Non credo sia difficile, se si parte dalla Costituzione e dai giovani, che oggi si sono schierati con forza per difenderla.
Giganti della politica hanno avuto bisogno di due anni, per scriverla: liberali, comunisti, democristiani, azionisti.
E oggi tutta l'opposizione dovrebbe essere altrettanto unita nel difendere la Carta Fondamentale e portarla avanti.

Ripenso a quel che Calamandrei disse agli studenti milanesi, nel 1955:
"Se volete sapere dov'è nata la Costituzione, andate sulle montagne dove caddero i Partigiani.
Nelle carceri, dove furono imprigionati.
Andate nei campi dove furono impiccati ".

La Costituzione rappresenta il frutto del sacrificio di chi ha combattuto per la libertà e la dignità contro i continui attacchi dei nani della politica.

Angelina Linda Zammataro

Post Scriptum
La bellezza delle cose è in colui che le guarda.

Vi invitiamo alla presentazione di un libro e a un dibattito dedicati a una grande pedagogista del '900: Angelina Linda ...
23/03/2026

Vi invitiamo alla presentazione di un libro e a un dibattito dedicati a una grande pedagogista del '900: Angelina Linda Zammataro.

Cordiali saluti.
Associazione culturale "Belovodia"

Indirizzo

Rome
00178

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