01/03/2026
Buonasera amici!✨
Qualche tempo fa l'amico Lucilio Santoni m'invito' a vedere lo spettacolo IL VECCHIO E IL MARE, con Sebastiano Somma e Cartisia Somma, presso un Teatro che adoro e dove ho spesso recitato negli ultimi anni: il Teatro Arcobaleno, Stabile del Classico di Roma.
Accettai subito perché ho sempre avuto una grande passione per questo libro di Hemingway (che lessi la prima volta a quindici anni in una bella edizione della Mondadori), e perché l'adattamento è proprio di Lucilio, poeta, scrittore, traduttore e operatore culturale che stimo molto.
Si vede che e' uno spettacolo scritto da un poeta, ed è stato davvero coinvolgente anche per l' intensa interpretazione di Sebastiano Somma. Ecco la mia recensione che sarà anche sul Corriere dello Spettacolo.
IL VECCHIO CHE SOGNAVA I LEONI
«L’uomo non è fatto per la sconf***a... Un uomo può essere distrutto, ma non sconfitto». Questo celebre passaggio di Ernest Hemingway introduce efficacemente la lettura scenica de "Il vecchio e il mare", recentemente approdata sul palco del Teatro Arcobaleno di Roma, Centro Stabile del Classico. Lo spettacolo vede Sebastiano Somma impegnato nel doppio ruolo di protagonista e regista, in un'operazione che cerca di restituire la densità del romanzo attraverso un impianto scenico sobrio ed evocativo.
Il perno su cui ruota l'intero allestimento è senza dubbio lo splendido adattamento curato da Lucilio Santoni. Santoni è poeta, scrittore, traduttore e operatore culturale. Ma anche un vero e proprio "creatore di sinfonie per l' anima".
Legato a Somma da un lungo sodalizio artistico e d'amicizia, ha operato una rielaborazione semplice e profonda del testo originale. Il suo lavoro di riduzione non si limita a sintetizzare la trama, ma mira a preservare quella "grande forza della parola" tipica della scrittura hemingwayana, rendendola funzionale ai ritmi e alle pause del palcoscenico. L'intelligenza di questo adattamento risiede nella capacità di far scivolare la narrazione tra i dettagli realistici della pesca e i momenti di pura riflessione esistenziale, senza mai appesantire la struttura drammaturgica.
In scena, Sebastiano Somma — forte di una carriera quarantennale tra cinema, teatro e televisione — sceglie un registro interpretativo asciutto e misurato. La sua regia punta su un gioco di "suggestioni, luci e ombre", dove la voce dell'attore diventa lo strumento principale per evocare la vastità dell'oceano e la solitudine del pescatore Santiago. Somma cerca costantemente parallelismi tra le prove di resistenza del vecchio cubano e le sfide quotidiane dell'uomo moderno, trasformando la lotta contro il grande pesce in una metafora della dignità umana. Accanto a lui, la presenza di Cartisia J. Somma nel ruolo del giovane Manolin aggiunge una nota di delicata vicinanza affettiva; il rapporto tra i due personaggi incarna il calore umano inteso come unico vero medicamento contro il "male profondo" che può risiedere nell'animo umano.
L'atmosfera dello spettacolo è completata da un tappeto musicale eseguito dal vivo, frutto della collaborazione tra il violino di Riccardo Bonaccini e il violoncello di Liberato Santarpino. Le note accompagnano la lettura sottolineando i passaggi di maggiore tensione emotiva, come il corpo a corpo con gli squali, senza tuttavia sovrastare la parola recitata. Un elemento visivo di forte impatto simbolico è l'installazione scultorea del maestro Angelo Accardi: il pesce dilaniato che appare in scena funge da richiamo tangibile al tema della "vittoria sofferta che nasconde sempre una sconf***a", concetto centrale nella poetica di Hemingway.
In conclusione, lo spettacolo al Teatro Arcobaleno si distingue come una proposta teatrale equilibrata. Grazie soprattutto alla pulizia dell'adattamento di Santoni e alla maturità interpretativa di Somma, la rappresentazione riesce a evitare facili sentimentalismi, concentrandosi invece sulla resilienza e sull'orgoglio di un personaggio che, pur distrutto dagli eventi, rimane moralmente invitto. Per continuare "a sognare i leoni".
Melania Fiore