26/12/2024
L’olfatto è il senso evolutivamente più antico. Quello che, senza che neanche ce ne accorgiamo, governa il nostro inconscio in modo estremamente profondo.
L’aspetto senza dubbio più affascinante è legato al fatto che parte delle informazioni olfattive raggiungono direttamente, alcune aree cerebrali del sistema limbico, senza filtro. In particolare, l’amigdala e l’ippocampo legano l’esperienza olfattiva ai ricordi e alle emozioni.
Non è possibile proteggersi dall’olfatto: le immagini olfattive riaffiorano senza preavviso e senza possibilità di controllo deliberato da parte nostra.
Ricordare il passato dopo aver avvertito uno specifico odore è un fenomeno definito come “sindrome di Proust”, in onore dello scrittore che per primo, nella sua opera “à la recherche du temps perdu”, ne descrisse l’esperienza, scaturita dall’odore e dal sapore delle madeleine.
L’olfatto può essere estremamente crudele, perché può rievocare ricordi estremamente dolorosi che rivivono intensi e vibranti, come se il tempo non avesse avuto il potere di sbiadirli.
Alcuni odori possono ricondurci a vecchi traumi e sensazioni spiacevoli. Altri, possono ricordarci momenti felici che non possiamo più rivivere.
Il profumo dei narcisi appena raccolti dal nostro giardino inebriava l’intero salone durante le feste di Natale.
“Che buon profumo!”
“Sono proprio carini!”
“Troppo profumati, danno fastidio!”
“Spostali dalla tavola che non c’è spazio per le pietanze”
Ognuno diceva la sua quando eravamo tutti insieme.
L’olfatto è crudele, questo è vero, eppure io gli sono estremamente grato: solo lui riesce a riempire la mia testa, colmando il vuoto di quelle sedie.