22/08/2026
Online la recensione di “Underworld: Blood Wars”
Quando si arriva all’ultimo capitolo di un franchise (da tempo si parla di un sesto film ma allo stato attuale ancora non ci sono conferme da nessuna parte) la valutazione è doppia: una per il film singolo e uno per, appunto, tutto il progetto.
Partendo dal primo punto, questa volta voglio fare una specie di gioco e alternare cosa funziona e cosa non funzione di questo Underworld: Blood Wars.
Funziona il ritorno al passato e quindi a quella lotta nascosta tra Vampiri e Licantroni che tanto aveva funzionato nel primo film e che per varie ragioni non era stata più riproposta. Soprattutto in Underworld – Il risveglio l’elemento umano era diventato, come detto, parte del gioco e questo se da un lato mi aveva convinto essendo forse l’unica strada per riprendere il discorso, dall’altra aveva un pò stravolto il senso della trama e del titolo in generale. Rivedere le casate, i castelli, i passaggi segreti, i costumi in grande è un piacere, fa ritornare quasi (attenzione quasi) a quello che era e quindi al significato recondito del perché è nato questo progetto. Ci sono difatti, di nuovi quei giochi di potere interni che abbiamo conosciuto e amato e che riporta quindi la storia in quella doppia visione tra umani difetti e poteri sovrannaturali.
Non funziona, invece, l’incipit. L’ennesima rassegna storica iniziale, meglio del capitolo precedente, ma comunque ormai stucchevole (come può vedere questo film una persona che non ha mai visto almeno uno degli altri!), non spiega completamente come si è arrivati a queste nuove dinamiche e a questi nuovi protagonisti e anche successivamente le spiegazioni sono appicciate e forzate. Capisco che per riportare le cose allo stadio iniziale qualche foglio andava strappato, ma il modo, pur se alla fine assorbito, è evidentemente improvvisato e, c’è da dirlo, ripudia un po’ le spiegazioni de Il Risveglio.
Funziona la struttura narrativa dei personaggi e la loro dicotomia e complessità. Il fatto di essere ritornati al doppio binario cattivi/buoni, infatti, aveva come conseguenza che gli attori protagonisti aumentassero di nuovo e con loro la necessità di una interrelazione nuova rispetto agli ultimi film. Sulla carta, e vale per ogni produzione, in casi del genere i rischi di incartarsi aumentano e invece alla fine la scelta funziona. Sotto questo aspetto la figura di Semira (Lara Pulver) ha aiutato tantissimo sia come miccia per la storia che proprio come figura di contro-sviluppo.
Non funzionano di nuovo gli effetti speciali, o meglio sono di nuovo altalenati come nel film precedente. Si passa da momenti performanti e ben fatti ad altri (che riguardano soprattutto i licantropi) grossolani e fuori fuoco.
Continuo a chiedermi come sia possibile, ed è un concetto che ho ripetuto spesso, che il primo film a livello visivo pur essendo più giovane di anni risulta essere sempre il più attendibile.
Funziona più di altre volte la sua protagonista. Kate Beckinsale appare più armoniosa, presente e potente a livello scenico più che mai, e questo comporta un aumento enorme sul suo impatto sull’andamento della storia. Forse la maturità le ha fatto capire il senso stesso del personaggio e quindi il modo di trovare il perfetto equilibrio tra passività e azione.
Non funziona lo sfondo e il significato della figlia. Si percepisce, come detto all’inizio, che Underworld – Il Risveglio non abbia convinto nessuno (e non mi trova cosi d’accordo) e si è cercato in tutti i modi di virare nei contenuti e nel messaggio. Il problema è che non si poteva cancellare quello che era stato fatto e quindi si è cercato di tamponare in qualche modo, rinnegando senza eliminare.
Giochino finito, discorso singolo va fatto sula fine, nuovamente provvisoria. E’ evidente la nuova apertura a un altro sequel e il fatto che ancora non si sia fatto (e più passano gli anni e più questa possibilità si allontana) rende questi ultimi secondi abbastanza deboli. Ed è un peccato perché prima dell’ultimo fotogramma il cerchio sembrava chiuso e il senso complessivo del franchise raggiunto.
Proprio questa considerazione ci porta, come anticipato all’inizio, a parlare del risultato raggiunto e quindi a quello che ha dato il progetto Underworld. Io credo che alla fine il risultato sia abbastanza buono ma che con un pizzico di attenzione in più avrebbe potuto essere ottimo. Perché se è vero che nessuno dei 5 film è insufficiente, è altrettanto vero che solo il primo tocca vette veramente importarti. C’è anche da dire che questo, come ogni altro progetto a lungo termine, è stato in divenire e come sempre questo comporta (almeno che si tratti sempre della stesso autore, vedi Mad Max) che ci si deve confrontare con teste e idee diverse. Tanto per entrare nello specifico, se fosse rimasto alla giuda sempre Len Wiseman, probabilmente, e ripeto probabilmente, qualcosa di meglio si sarebbe fatto se non altro perché lui sapeva benissimo l’origine e quello a cui si sarebbe potuto puntare. Ora sinceramente spero che ci si fermi, un po’ perché non vedo un modo concreto per elevare nuovamente il mondo Underworld e un po’ perché sono passati troppi anni e l’abbrivio si è perso se non per quello zoccolo duro a cui è affezionato a Selene e compagni.
Detto questo, tutti i film Underworld sono disponibili in streaming e consiglio a chi piace il genere (per gli altri evidentemente no) di imbarcarsi nel viaggio: non è particolarmente lungo e alla fine, come detto nessuno dei capitoli è deludente.
P.s. il voto si riferisce al singolo film.
www.cineastio.it
Voto 6.3/10
Di
Illustrazione