Lunàdigas

Lunàdigas Le donne che scelgono di non avere figli sono oggetto di pregiudizi. Lunàdigas dà loro voce.

Sempre più donne occidentali scelgono di non avere figli.
È un mondo articolato e sconosciuto dal quale emergono ragioni e sentimenti inaspettati, sempre diversi per ogni singola donna. Le persone raccontano storie personali spiegando le ragioni intime di una scelta molto privata che descrive una condizione universale ricca di sfumature e vissuta in modo simile a tutte le latitudini. Il paesaggio

interiore di chi parla è illuminato da una luce tagliata, forte e netta. Questo è il senso metaforico di un argomento pieno di chiaroscuri che si sceglie – per contrasto – di illuminare con luci forti e molto nette. Ad aprire la strada le autrici, che qui si mettono in gioco con le loro storie personali.

Dal 12 al 14 giugno Lunàdigas sarà tra le associazioni che organizzano la quinta edizione del SanLo Pride, un Pride di q...
08/06/2026

Dal 12 al 14 giugno Lunàdigas sarà tra le associazioni che organizzano la quinta edizione del SanLo Pride, un Pride di quartiere costruito dal basso insieme ad associazioni, realtà, attivistə e locali che abitano San Lorenzo a Roma.

Quattro giorni di orgoglio, rivendicazioni e desideri dentro un festival autorganizzato, transfemminista e q***r che mette al centro corpi, relazioni, storie, resistenze e gioie delle soggettività marginalizzate.

Sabato 13 e domenica 14 giugno, dalle 17.30 alle 19.30, da QUELLE, la sede di Lunàdigas a San Lorenzo, vi invitiamo a partecipare a una nuova campagna di raccolta testimonianze dedicata ai temi della q***rness e delle identità.

Per due giorni QUELLE sarà uno spazio aperto a chi sente il bisogno di raccontarsi, condividere un’esperienza o lasciare traccia della propria storia. Un’occasione per parlare liberamente di sé, delle proprie relazioni e del proprio modo di stare al mondo.

Nell’Archivio Vivo arriva la testimonianza di Andrea, performer q***r e persona non binaria, che riflette sul desiderio di genitorialità confrontandosi con precarietà economica, limiti legislativi e barriere culturali che rendono oggi la famiglia un privilegio sempre più difficile da raggiungere.

Nelle sue parole l’idea di eredità si allontana dalla genetica e prende forma nei legami, nella cura reciproca, nel sostegno alla propria comunità. Una “legacy” costruita giorno dopo giorno, dentro rapporti che nascono dalla scelta e dalla responsabilità affettiva, non dall’obbligo o dalla norma.

Prosegue intanto anche il lavoro sui cerchi di donne europei, che continuano a raccogliere esperienze e riflessioni sul rapporto tra maternità, libertà personale e aspettative sociali. Questa volta lo sguardo si sposta a Essen, in Germania, dove nuove testimonianze tornano a mostrare quanto le pressioni normative sui corpi e sulle vite riguardino paesi, culture e generazioni differenti.

Nella sezione Storie, Claudia Mazzilli legge La Dea e il suo Eroe di Heide Goettner-Abendroth (Venexia, 2025). Attraverso le antiche mitologie matriarcali, il libro restituisce un’immagine dell’eroe molto distante da quella dominante: non una figura costruita sul dominio e sulla conquista, ma una presenza che mette la propria forza al servizio della comunità e delle relazioni.

Intanto, vi aspettiamo il 12 e il 14 da QUELLE per raccontarci, ascoltarci e celebrare la gioia di esserci, esattamente così come siamo.

“Non sarò libera finché tutte le persone non saranno libere.”
— Maya Angelou

www.lunadigas.com/eventi/novita-di-giugno-4/

🗣 Quali incontri, scoperte o domande hanno accompagnato il vostro percorso di identità e autodeterminazione? In che modo...
07/06/2026

🗣 Quali incontri, scoperte o domande hanno accompagnato il vostro percorso di identità e autodeterminazione? In che modo avete vissuto l’esplorazione del genere, dell’orientamento affettivo e sessuale, delle relazioni e dell’appartenenza a una comunità?

🌈 "LGBTQ+" è uno dei percorsi tematici che abbiamo costruito per Le Osmonaute a partire dalle testimonianze custodite negli archivi del progetto. Un itinerario tra racconti di consapevolezza, visibilità, discriminazioni, affetti, attivismo e libertà, che restituisce la pluralità delle esperienze LGBTQ+ e il valore delle memorie personali come patrimonio collettivo.

🏳️‍🌈 Nel mese del Pride, questo percorso invita ad ascoltare voci che attraversano generazioni diverse, mettendo in luce i cambiamenti sociali e culturali che hanno segnato le vite delle persone LGBTQ+, ma anche le sfide che ancora oggi accompagnano il riconoscimento e l’affermazione dei diritti.

👨‍🚀 Le Osmonaute è un progetto di condivisione e valorizzazione delle memorie audiovisive femminili, sviluppato da Regesta Exe a partire dagli archivi di Senza rossetto, Lunàdigas e Tutte a casa - Donne, Lavoro, Relazioni ai tempi del Covid-19. Esplora le rotte e i percorsi tematici sul portale Le Osmonaute.

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Il controllo sul corpo delle donne e tutta la stupidità del patriarcato, in una scena di 30 secondi. Che perdita immensa...
05/06/2026

Il controllo sul corpo delle donne e tutta la stupidità del patriarcato, in una scena di 30 secondi.

Che perdita immensa,

Scena tratta da Persepolis di Marjane Satrapi, film d'animazione de...

Marjane Satrapi se n’è andata a 56 anni, poco più di un anno dopo la morte del marito Mattias Ripa, che la famiglia ha d...
04/06/2026

Marjane Satrapi se n’è andata a 56 anni, poco più di un anno dopo la morte del marito Mattias Ripa, che la famiglia ha definito “l’amore della sua vita”.

La sua graphic novel Persepolis, diventata poi un film di animazione, scritto e diretto a quattro mani con Vincent Paronnaud, ha cambiato il modo in cui il mondo occidentale guardava all’Iran, ribaltando il pregiudizio, mostrando quanto ci fosse di profondamente sbagliato, e violento, anche nel nostro sguardo.
Dopo, ogni giorno del suo esilio in Francia lo ha speso al fianco degli attivisti e delle attiviste contro ogni guerra.

Marjane ha lavorato su quel film con la consapevolezza dell’importanza di quel lascito al mondo.

Eppure quella testimonianza – del prezzo della guerra, del dolore dell’esilio, dell’essere una bambina prima e un’adolescente poi con l’identità divisa e mai riappacificata – così universale, affondava nella memoria viva di Marjane.

Lei che ha dato al suo doppio cinematografico il proprio volto, le proprie espressioni e i propri ricordi, interpretando personalmente ogni scena come riferimento per gli animatori.

Ci lascia una donna immensa,
che della sua vita ha fatto eredità per tutte le altre donne, per tutte le persone che ancora oggi, in ogni parte del mondo, lottano per la propria libertà.

Perché «l’azzurro del cielo non è lo stesso dappertutto, e il sole non splende ovunque allo stesso modo».

Ti abbiamo amata come la più preziosa delle amiche.

Oggi che vai via,
resta di te ogni disegno, ogni parola.

Restano le tue labbra rosse,
segno della tua rivendicazione ostinata e libera, contro ogni regola e ogni divieto che vuole imporre a una donna come vestirsi, come comportarsi, come pensare.

Resta quell’immagine di te, sigaretta accesa sul tuo bianco e nero, che ci guardi con quell’ironia più forte di qualsiasi rivoluzione.

E resta quell’irresistibile bambina di Teheran, che hai affidato al mondo perché non venisse dimenticata.

🗣Che rapporto avete o avete avuto con vostra madre? Cosa avete ricevuto, rifiutato, trasformato nel vostro processo di a...
31/05/2026

🗣Che rapporto avete o avete avuto con vostra madre? Cosa avete ricevuto, rifiutato, trasformato nel vostro processo di autodeterminazione?

🔴"Mia madre" è uno dei percorsi tematici che abbiamo costruito per "Le Osmonaute" a partire dalle testimonianze dell’archivio Lunàdigas. Un attraversamento di ricordi, affetti, distanze, eredità e trasformazioni che raccontano la complessità del rapporto tra madri e figlie.

👨‍🚀Le Osmonaute è un progetto di condivisione e valorizzazione delle memorie audiovisive femminili, sviluppato da Regesta Exe a partire dagli archivi di Senza rossetto, Lunàdigas e Tutte a casa - Donne, Lavoro, Relazioni ai tempi del Covid-19. Esplora le rotte e i percorsi tematici sul portale: https://leosmonaute.org/percorsi/mia-madre/

Ci si stupisce, ci si allarma o si presenta un semplice dato di fatto?Il Messaggero pubblica questo post senza un artico...
30/05/2026

Ci si stupisce, ci si allarma o si presenta un semplice dato di fatto?
Il Messaggero pubblica questo post senza un articolo di supporto, così, de botto, senza senso.

E largo a chi grida irresponsabili egoisteeee, chi salverà le pensioni?
Dove finirà l’Occidente? Dove andremo a finire signora mia?

D’altronde si sa: i figli li facciamo o non li facciamo completamente da sole.
Siamo l’unico ago su questa bilancia.
Ah… no?

Lei scrive«Non ho avuto figli. E per molto tempo questa cosa è stata semplicemente una parte della mia vita, non una pos...
28/05/2026

Lei scrive
«Non ho avuto figli. E per molto tempo questa cosa è stata semplicemente una parte della mia vita, non una posizione ideologica né una ferita da esibire o nascondere agli altri.

Negli ultimi anni, però, mi capita sempre più spesso di pensare che sia stata una fortuna.

Faccio l’insegnante di scuola media e qualche giorno fa ho perso una scommessa con una collega. Io ero convinta che molte delle mie alunne usassero TikTok in modo relativamente innocuo.

Pensavo insomma ai balletti, ai trend, ai video sciocchi che fanno tutti gli adolescenti. E soprattutto ero convinta che almeno le più timide, le più chiuse, quelle che a scuola quasi non parlano, mantenessero una certa distanza da diversi tipi di esposizione.

Invece no.

Persino le più riservate. Persino quelle che arrossiscono se devono leggere ad alta voce. Persino quelle che sembrano ancora bambine.
Su TikTok si trasformano: Truccatissime, piene di filtri, con pose ammiccanti, espressioni adulte, corpi mostrati con una disinvoltura che a quell’età io non avevo visto nemmeno nelle ragazze molto più grandi di me.
(È la cosa che mi colpisce di più la “naturalezza”, il fatto che tutto questo sembri completamente normale!).

In classe di tutto questo non c’è traccia, non arriva nulla, come se fosse un mondo separato, con altre regole che se anche conoscessi, forse neppure capirei.
A scuola continuano a presentarsi come ragazzine silenziose, spesso fragili, ancora molto acerbe. E allora io mi chiedo dove avvenga davvero la loro educazione sentimentale, estetica, emotiva. Perché la sensazione è che la scuola ormai riesca a entrare solo in una piccola parte delle loro vite.

Io insegno arte e provo anche a fare educazione all’immagine. Parliamo di pubblicità, di rappresentazione del corpo, di filtri, di costruzione dello sguardo, di oggettificazione. Ci provo davvero. Ma ultimamente ho la sensazione che il linguaggio dei social arrivi molto prima, molto più forte e molto più in profondità di qualunque discorso possiamo fare noi adulti.

E allora sì: meno male che non ho avuto figli.

Non perché disprezzi i ragazzi e le ragazze di oggi, lavoro con loro ogni giorno e continuo a vedere in molti una sensibilità straordinaria, ma perché credo che crescere un figlio dentro questo livello di esposizione continua, di sessualizzazione precoce, di confronto permanente con immagini filtrate e costantemente performative, richieda una forza educativa che io sinceramente non so se avrei avuto.

La verità è che guardando queste ragazzine ho avuto per la prima volta la sensazione concreta di essere arrivata tardi. Tardi come insegnante, tardi come adulta, tardi perfino nel capire dove stia davvero crescendo questa generazione.

E mentre noi discutiamo ancora se i social siano “positivi o negativi”, loro hanno già imparato a guardarsi da fuori prima ancora di capire chi sono».



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💬 Le nascono in modi diversi: alcune sono scritte direttamente dalle loro autrici, altre ci vengono raccontate e le scriviamo con il consenso delle persone coinvolte.
Sono storie personali, con sguardi, esperienze e posizioni differenti. Le condividiamo non come verità assolute, ma come occasioni di confronto e riflessione.
Se vuoi raccontarci la tua storia, puoi scriverci qui o a [email protected]

Quella stessa politica che non smette di invocare la famiglia, continua a non garantire ciò che alle famiglie serve davv...
27/05/2026

Quella stessa politica che non smette di invocare la famiglia, continua a non garantire ciò che alle famiglie serve davvero: NIDI sufficienti, CONGEDI dignitosi, LAVORO stabile, una CULTURA della CURA condivisa.

In Italia una donna su quattro tra i 25 e i 34 anni dichiara di non avere condizioni lavorative adeguate per avere un figlio. Non è un dato sull’istinto materno. È un dato sul fallimento delle politiche pubbliche. La natalità non si sostiene con la retorica identitaria. Si sostiene costruendo le condizioni per cui scegliere di avere un figlio non significhi pagare un prezzo così alto. Senza queste condizioni, ogni richiamo alla famiglia resta quello che è: rumore.
*
Barbara Poggio è docente di Sociologia dei processi economici e lavoro all'Università di Trento. Prorettrice alle politiche di equità e diversità dello stesso ateneo.

● La maternità ha ancora un prezzo altissimo per le donne in termini economici e sociali.

Avere un figlio in Italia è ancora un rischio professionale che ricade quasi interamente sulle donne.

E la politica che invoca la famiglia non garantisce ciò che alle famiglie serve.

Il rapporto «Equilibriste» di Save The Children.

di Barbara Poggio
docente di Sociologia (Trento)
La 27a ora
Corriere della Sera
24 maggio 2026
***
Fate più figli. Ma arrangiatevi. È questo, al netto della retorica, il messaggio che lo Stato italiano manda alle donne da decenni. La famiglia è evocata come valore assoluto, la maternità come dovere civico, la natalità come emergenza nazionale.

Quando però si lascia il terreno degli slogan e si guardano i dati, emerge il quadro reale: avere un figlio in Italia è ancora un rischio professionale che ricade quasi interamente sulle donne.

L’undicesima edizione del rapporto «Le Equilibriste» di Save the Children mostra con chiarezza che in Italia la maternità ha ancora un prezzo altissimo, economico, professionale, sociale e a pagarlo, in modo sproporzionato, sono le donne.

Lo scarto di genere è netto.

Tra gli uomini, la paternità è associata a una maggiore occupazione: i padri lavorano di più dei coetanei senza figli. Per le donne accade l’esatto contrario.

La maternità non è una parentesi, ma ridefinisce le traiettorie professionali. Nel settore privato, una neomamma può perdere fino al 30% della retribuzione dopo il parto. Il peggioramento della condizione lavorativa delle madri non è un fenomeno isolato né transitorio: è una penalizzazione strutturale che quest’anno riguarda per la prima volta tutte le regioni italiane.

Tra le under 30 con figli, il quadro è ancora più critico: quasi sei su dieci sono inattive, non studiano, non lavorano, non seguono alcun percorso di formazione. Per i coetanei, invece, la paternità continua a tradursi in un vantaggio occupazionale.

E il congedo parentale? Su cento giornate, 85 le usano le madri, 15 i padri. La proposta di legge sul congedo paritario, quella che avrebbe potuto iniziare a riequilibrare la distribuzione del lavoro di cura, è stata bocciata pochi mesi fa.

Il divario con i Paesi più virtuosi è amplissimo: in Svezia esiste dal 1974 e prevede quote per ciascun genitore, chi non le usa, le perde.

Sempre e ancora equilibriste, dunque. Ma non per talento o vocazione. Per necessità: perché manca una rete di sostegno e perché il lavoro di cura continua a essere trattato come una responsabilità privata, non come una questione collettiva.

Quella stessa politica che non smette di invocare la famiglia, continua a non garantire ciò che alle famiglie serve davvero: NIDI sufficienti, CONGEDI dignitosi, LAVORO stabile, una CULTURA della CURA condivisa.

In Italia una donna su quattro tra i 25 e i 34 anni dichiara di non avere condizioni lavorative adeguate per avere un figlio. Non è un dato sull’istinto materno. È un dato sul fallimento delle politiche pubbliche. La natalità non si sostiene con la retorica identitaria. Si sostiene costruendo le condizioni per cui scegliere di avere un figlio non significhi pagare un prezzo così alto. Senza queste condizioni, ogni richiamo alla famiglia resta quello che è: rumore.
*
Barbara Poggio è docente di Sociologia dei processi economici e lavoro all'Università di Trento. Prorettrice alle politiche di equità e diversità dello stesso ateneo.

Oggi siamo a Roma 💕🟣Proiezione gratuita del film "Lunàdigas – Ovvero delle donne senza figli" al Nuovo Teatro Ateneo (Ro...
26/05/2026

Oggi siamo a Roma 💕

🟣Proiezione gratuita del film "Lunàdigas – Ovvero delle donne senza figli" al Nuovo Teatro Ateneo (Roma, Università La Sapienza) il 26 maggio alle ore 10.30.

Dopo la proiezione, seguirà un dialogo con Nicoletta Nesler, il collettivo Lunàdigas e alcune ospiti.

Si ringrazia: Associazione di Solidarietà "Sandro Mancini" - Sapienza Università di Roma

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