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Tlon Andrea Colamedici e Maura Gancitano. Filosofia per la fioritura personale.

Il Vaticano ha capito l’intelligenza artificiale meglio di molti tecnologi.Nella sua prima enciclica, Leone XIV scrive c...
25/05/2026

Il Vaticano ha capito l’intelligenza artificiale meglio di molti tecnologi.

Nella sua prima enciclica, Leone XIV scrive che le IA sono più “coltivate” che “costruite”. È una frase enorme: sposta l’IA dal mondo degli strumenti a quello delle cose che crescono, ci modificano e chiedono una responsabilità nuova.

Il problema, allora, non è solo che cosa sappia fare una macchina. È chi possiede il campo, chi la addestra, chi viene sfruttato per nutrirla, chi ne raccoglie i frutti, chi viene trasformato dal suo uso quotidiano.

Ho scritto perché Magnifica humanitas mi sembra un testo storico, e perché forse la vera domanda sull’IA oggi è agricola, politica e spirituale: che cosa stiamo coltivando?

Leone XIV legge l’intelligenza artificiale come una nuova questione sociale: qualcosa che cresce tra noi e ci modifica, e che dobbiamo disarmare

01/05/2026
Chi parla di pigrizia, di sdraiati, di indolenza, non ha capito niente. Non si tratta neanche, come si sente dire negli ...
16/04/2026

Chi parla di pigrizia, di sdraiati, di indolenza, non ha capito niente. Non si tratta neanche, come si sente dire negli articoli e nei talk aziendali, di semplice burnout, ossia del fatto che siamo esausti perché abbiamo lavorato troppo, abbiamo subìto troppa pressione, la pandemia ha lasciato il segno e le tecnologie digitali ci hanno sovraccaricato di stimoli.
Tutto vero, sì, dolorosamente vero, e però non è tutto qui. Questa spiegazione non riesce a catturare la qualità particolare di questa stanchezza, che evidentemente non è quella di chi ha spalato carbone per dieci ore. È la stanchezza di chi, mentre spala un carbone invisibile, sospetta che il carbone non esista, che la caldaia non esista, e che forse nessuno abbia davvero bisogno di riscaldarsi. La stanchezza contemporanea non nasce dal troppo lavoro, ma dal sospetto che quel lavoro non serva a niente. È una stanchezza metafisica molto prima che muscolare, ed è questo che la rende così difficile da curare.

Ma dentro questa stanchezza diffusa c’è un’intuizione. Quella delle persone che stanno dicendo, sovente senza sapere di dirlo, che l’assetto del lavoro a cui siamo abituati non reggerà, che la coincidenza tra reddito e occupazione, tra dignità e produttività e tra tempo di vita e tempo di prestazione è entrata in una crisi colossale che nessun aggiustamento marginale potrà più sanare.

La stanchezza di chi sospetta che il lavoro non serva più a niente

13/04/2026

Siamo esposti a più storie di qualsiasi generazione venuta prima di noi. Eppure ci sentiamo meno raccontati, e più ne consumiamo più restiamo affamati.
In “Animali narrativi” ho scritto di neuroscienze e di miti, della filosofia dell’identità e della teoria dei dati, ho raccontato l’Odissea e la fantascienza di Asimov, gli algoritmi predittivi e il Libro rosso di Jung, Ursula Le Guin e María Zambrano, il cinema di Tarkovskij e la Medea di Pasolini, Adriana Cavarero e Edward Said, per cercare di capire cosa stiamo cercando in tutte queste storie senza trovarlo.
“Animali narrativi. Perché non possiamo smettere di credere alle storie” esce il 12 maggio per
Chi lo preordina su .it riceve in regalo una video-lezione extra che descrive il modo in cui la nostra identità narrativa si formi prima ancora che impariamo a parlare.
Da adesso in preorder in tutte le librerie fisiche e digitali.

10/04/2026

La pace è un campo di riconoscimento reciproco di misteri. La guerra è quando quel riconoscimento salta. E noi, nel frattempo, abitiamo una colonia cognitiva degli USA senza accorgercene.

Un estratto dall’intervista di Valerio Nicolosi ad Andrea su Scanner Live, per Fanpage.

28/03/2026

Bisogna tornare nei territori e dare un’alternativa. Questo referendum ha dato un segnale chiaro rispetto ai giovani, che di solito sono ignorati dalla politica. I giovani hanno rinunciato a tornare a casa perché hanno preferito votare per il referendum. È un segnale di democrazia e di voglia di partecipazione fondamentale.

Maura da Agorà, Rai3.

Negli ultimi due mesi siamo stati a Santiago del Cile, a New York, in Argentina, in Spagna, in Norvegia; abbiamo tenuto ...
21/03/2026

Negli ultimi due mesi siamo stati a Santiago del Cile, a New York, in Argentina, in Spagna, in Norvegia; abbiamo tenuto conferenze, incontrato istituzioni, portato il nostro lavoro in contesti internazionali dove siamo stati invitati a parlare.
E abbiamo capito chiaramente una cosa.

A guardarci da fuori si capisce meglio quanto qui siamo messi male. Perché da dentro ci si abitua, si normalizza tutto: i contratti a tre mesi rinnovati all’infinito, gli stipendi che non crescono da vent’anni, l’idea che per comprare una casa serva un’eredità o un miracolo, il fatto che a trentacinque anni molti vivano ancora nella stanza in cui dormivano alle medie. Da dentro sembra normale perché tutti quelli intorno a te stanno nella stessa situazione. Da fuori, invece, si vede che è un paese del G7 in cui un’intera generazione non riesce ad accedere a un’abitazione e a un lavoro stabile; è un paese in una crisi dura da così tanto tempo da essere diventata invisibile a chi la vive. “È così”.

Ieri sera, durante la cena con alcune persone del sindacato, c’era nei confronti dell’Italia una grandissima curiosità. "È vero che tante persone in Italia rimangono a vivere con i genitori finché non si sposano? Come sono gli ambienti di lavoro? Quanto si lavora? E le pensioni? In che senso a breve non le avrete più?"

Rispondendo a quelle domande e dovendo tracciare un ritratto onesto di un paese bellissimo ma in evidente crisi, è apparso a un certo punto una specie di filo rosso. Tanti dei fenomeni peggiori che abbiamo sperimentato in questi anni - nel lavoro, nella vita personale, nelle relazioni, sui social - vengono da una paura.

La paura di perdere quel poco che si ha si manifesta come un comportamento collettivo, come un modo di stare insieme che contamina i rapporti di lavoro, le relazioni tra generazioni, la vita pubblica e perfino il modo in cui si reagisce ai successi degli altri. Chi ha paura di perdere quel poco che ha non riesce a vedere nel successo di qualcun altro un’opportunità, un esempio, un’occasione per collaborare; lo vede come una minaccia, come qualcosa che gli ricorda ciò che lui non sta facendo, ciò che non ha ottenuto, il posto che non occupa. E la reazione è ridimensionamento, silenzio, oppure attesa dell’errore per buttare giù chi si è esposto.

Continua nella Tlonletter.

Il successo degli altri che fa sentire sempre in ritardo. Riflessioni da Oslo

Pensavamo di pensare. Poi è arrivata l’IA e ci ha mostrato quanto del nostro pensare “umano” non fosse pensiero ma patte...
14/03/2026

Pensavamo di pensare.
Poi è arrivata l’IA e ci ha mostrato quanto del nostro pensare “umano” non fosse pensiero ma pattern-matching: riconoscimento di schemi già incontrati applicati a situazioni nuove.
Era coerenza superficiale, ovvero frasi che si reggono in piedi perché rispettano la forma di ciò che siamo abituati a considerare vero. Ed era ripetizione di formule che scambiavamo per ragionamento, ossia modi di dire travestiti da modi di pensare e argomentazioni che non argomentavano nulla ma suonavano come se lo facessero.
Era il Festival di Sanremo, in sostanza. Parlare per frasi fatte e per sentito dire.
Se un modello statistico che per struttura non comprende nulla di ciò che produce genera testi che milioni di persone non sanno distinguere da testi scritti da esseri umani, la domanda non è quanto sia intelligente la macchina. La domanda è cosa facevamo noi che credevamo fosse pensare e invece era qualcos’altro.

Ecco, facevamo esattamente quello che fa la macchina: combinavamo frammenti già detti in configurazioni abbastanza plausibili da passare per originali. Riproducevamo opinioni assorbite dall'ambiente presentandole come nostre. Costruivamo argomentazioni che non verificavamo, perché la loro struttura formale bastava a convincerci della loro solidità. Rispondevamo a domande senza averle davvero pensate, perché il tempo di formulare una risposta era più breve del tempo necessario per capire la domanda.
Non tutto il pensiero umano è questo ma una parte enorme lo è, e quella parte è esattamente ciò che l'IA replica. La macchina ha colonizzato il territorio dell'automatismo, e nel farlo ha reso evidente quanto fosse vasto.

Se il tuo pensiero è indistinguibile da quello di un modello statistico, non è il modello che deve preoccuparti. Sei tu.

Cosa facevamo noi, che credevamo fosse pensare e invece era qualcos'altro

Siamo stati ospiti a Brooklyn del Salotto, ed è stato veramente un gran piacere: grazie all’invito del grande illustrato...
01/03/2026

Siamo stati ospiti a Brooklyn del Salotto, ed è stato veramente un gran piacere: grazie all’invito del grande illustratore Emiliano Ponzi abbiamo raccontato questi dieci anni di Tlon a tantissimi nuovi amici newyorkesi, e sviluppato insieme una versione in inglese del nostro Botanica della Meraviglia.

Ma eccoci con i nostri consigli della settimana, stavolta a tema gotico tra Fisher, Fellini, Charli xcx e i Gorillaz.

Il gotico tra Fisher, Fellini, Charli xcx e i Gorillaz

Saremo a New York dal 24 febbraio al 2 marzo. Ci andiamo con United Network, l’organizzazione associata alle Nazioni Uni...
28/02/2026

Saremo a New York dal 24 febbraio al 2 marzo. Ci andiamo con United Network, l’organizzazione associata alle Nazioni Unite che da anni forma studenti delle scuole superiori attraverso simulazioni dell’Assemblea Generale ONU. Andrea collabora con loro sul fronte dell’intelligenza artificiale: ha sviluppato un percorso dedicato all’uso consapevole e critico dell’IA, e insieme hanno scritto un codice etico per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle simulazioni. Entrambi siamo nel Comitato Scientifico.

L’idea è che non si possa parlare di diplomazia, diritti e futuro senza affrontare anche la questione di come pensiamo con le macchine e di cosa succede quando smettiamo di pensare.

Saremo a New York la prossima settimana; trovi le informazioni dopo i nostri consigli di lettura, visione e ascolto, per i quali ci siamo fatti ispirare dalla città che non dorme mai (peggio per lei).

Indirizzo

Via Nansen 14
Rome
00154

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