Tlon

Tlon Andrea Colamedici e Maura Gancitano. Filosofia per la fioritura personale.

24/08/2026

La Tlonletter è diventata una parte importante del nostro ecosistema, e da oggi inizia lì un nuovo podcast settimanale in cui rispondiamo alle domande di chi ci segue. Il primo tema è "autenticità e giudizio degli altri". Buon ascolto!

La sinistra ha trattato le sagre e le feste popolari come folklore, un residuo da cui emanciparsi, e le ha lasciate alla...
16/08/2026

La sinistra ha trattato le sagre e le feste popolari come folklore, un residuo da cui emanciparsi, e le ha lasciate alla destra, che le ha prese volentieri e ci ha capitalizzato sopra, muovendo voti e immaginari. È stato un danno colossale, perché le feste popolari sono comunità di pratica allo stato puro, ci si entra sfrigolando padelle e montando palchi, e chi le abbandona molla una delle ultime scuole di vita comune rimaste in piedi. Da quando curo la direzione filosofica del Carnevale di Putignano ho chiarissimo quel che Gramsci chiamava nazionale-popolare, un’espressione che decenni di televisione berlusconiana hanno ridotto a sinonimo di intrattenimento medio ma che nei Quaderni indicava tutt’altro, ossia la saldatura tra chi pensa e i sentimenti del popolo. Gramsci rimproverava agli intellettuali italiani di essere da secoli una casta capace di parlare di tutto tranne che alla propria gente, e in quella distanza vedeva la ragione per cui all’Italia mancava una letteratura che fosse popolare e nazionale insieme (come i russi l’avevano avuta con Tolstoj).
Gli eredi di Gramsci, però, hanno smesso di friggere. O forse non hanno fritto mai.

E abbiamo fame di condivisione, ma facciamo fatica a sopportarne i vincoli

E prima di essere portato via, Fantoni dice a Sergio di tenergli a posto la casa: tornerà. È forse il dettaglio che lo r...
13/08/2026

E prima di essere portato via, Fantoni dice a Sergio di tenergli a posto la casa: tornerà. È forse il dettaglio che lo rende definitivamente Lavitola. Ha la certezza assoluta che ci sarà un altro atto. E ogni volta che la biografia di Lavitola sembra arrivata ai titoli di coda, eccolo che ricompare sotto un’altra forma.

In Borotalco il nostro rappresentante di dischi si trasferisce nell’identità di Fantoni e ne prende la casa, le storie, il nome e la prosopopea. E conquista Nadia, la collega che sogna l’avventura e adora Lucio Dalla (al quale Sergio, in quanto Fantoni, dichiara di essere fraternamente legato).
Ecco, la scoperta filosofica del film sta lì: la persona inventata funziona meglio della persona vera, e soprattutto sopravvive al suo inventore e può essere abitata da altri.

Fantoni/Verdone, dovendo inventarsi un passato, sceglie la bandiera liberiana, che guarda caso è il vessillo sotto il quale le navi di tutto il mondo si registrano per pagare meno tasse e rispondere a meno leggi. E adesso Lavitola: quando la giustizia italiana lo cerca, dove va a rifugiarsi? A Panama, che è l’altra grande bandiera di comodo del pianeta, la gemella della liberiana nei registri navali mondiali. Il faccendiere latitante che rilascia interviste a Mentana da Panama è Manuel Fantoni che ha preso alla lettera la propria battuta.

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La bomba a Pomezia e il cargo battente bandiera liberiana

Agosto, poi, è un mese strano, un po’ come - per quanto mi riguarda - quella settimana che va da Natale a Capodanno, che...
09/08/2026

Agosto, poi, è un mese strano, un po’ come - per quanto mi riguarda - quella settimana che va da Natale a Capodanno, che sembra sospesa, lunghissima, ma in fin dei conti è composta giusto da una manciata di giorni. Tantissime persone che conosco lo odiano…

riflessioni su azione, tempo e senso di precarietà

Max Gluckman sosteneva già nel 1963 che il pettegolezzo tiene insieme i gruppi; parlare dei trasgressori è il modo in cu...
02/08/2026

Max Gluckman sosteneva già nel 1963 che il pettegolezzo tiene insieme i gruppi; parlare dei trasgressori è il modo in cui una comunità ribadisce ogni giorno le proprie norme senza doverle mai enunciare.
Robin Dunbar è arrivato a sostenere che il linguaggio si sia evoluto come spidocchiamento sociale allargato, e che le società troppo grandi perché tutti conoscano tutti si fabbricano personaggi condivisi di cui poter spettegolare insieme. Temptation è il condominio nazionale su cui praticare quella maldicenza che una volta si esercitava dal balcone. È una dimensione paesana per cittadini cosmopoliti, un curtigghio di massa in prima serata.

Sulla carta il programma è una celebrazione della tentazione, e i suoi critici lo accusano da sempre di corrompere il costume. Ma basta guardare una puntata con attenzione per accorgersi del contrario.

Il pubblico tifa ferocemente per la fedeltà, condanna i traditori con una durezza da tribunale ecclesiastico ed esulta quando al falò arriva una proposta di matrimonio. La struttura profonda è quella di un cattolicesimo secolarizzato nel quale sotto l’apparenza libertina lavora una macchina profondamente moralista, che mette in scena la trasgressione al solo scopo di riaffermare la norma.

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Riflessioni sulla macchina rituale collettiva, dai roghi in piazza alla prima serata

Ogni nuova macchina promette di farci risparmiare tempo, ma alla fine dei giochi lavoriamo sempre troppo.Se un compito c...
13/07/2026

Ogni nuova macchina promette di farci risparmiare tempo, ma alla fine dei giochi lavoriamo sempre troppo.
Se un compito che richiedeva quattro ore oggi ne richiede una, le tre ore liberate vengono riempite da altri compiti, altre richieste, altra produttività, altra preoccupazione. Abbiamo costruito strumenti potenzialmente capaci di ridurre il lavoro e un sistema che ne impedisce qualunque diminuzione sostanziale.

Ma supponiamo che per una volta accada davvero, e che l’automazione e un reddito garantito ci restituiscano una parte consistente delle nostre giornate.
Che cosa accadrebbe? Siamo sicuri di sapere cosa farne?
La risposta immediata per molte persone è "sì, certo, me la spasserei finalmente", ma la questione è parecchio più complessa.
Riposeremmo, studieremmo, ci prenderemmo cura degli altri, coltiveremmo interessi, parteciperemmo alla vita collettiva. Questa è l’idea.

Ma c’è una possibilità più inquietante e probabile: che, dopo aver organizzato per generazioni la nostra esistenza attorno al lavoro, non abbiamo più la facoltà necessaria ad abitare quel tempo che vorremmo liberare.

Il tempo va ancora liberato, ma dobbiamo imparare ad abitarlo bene fin da ora.

«Che l’Europa sia troppo dipendente dagli Stati Uniti, in particolare dal punto di vista culturale, economico e militare...
11/07/2026

«Che l’Europa sia troppo dipendente dagli Stati Uniti, in particolare dal punto di vista culturale, economico e militare, non è una novità. Ma la mutazione tecnologica – da prodotto a piattaforma/architettura – e l’onnipresenza del digitale nelle nostre vite aggiungono una dimensione di sorveglianza costante, influenza e subordinazione che in passato non esisteva. Il controllo dei flussi, dei dati, degli standard tecnici, degli algoritmi, degli schemi culturali e delle strutture d’informazione, e dell’accesso all’infrastruttura è la nuova forma dominante del potere.

L’Europa non può proteggere la propria sovranità digitale (e quindi politica, dal momento che lo spazio pubblico è quasi interamente digitalizzato) né l’integrità cognitiva dei propri cittadini senza disamericanizzare il più possibile la propria infrastruttura tecnologica e informativa e le proprie abitudini digitali».

Sottrarsi al controllo algoritmico made in USA è un atto politico e un processo inaggirabile. Parola dell'ex global curator and European director di TED

L’altra sera con mia figlia quindicenne eravamo in salone a guardare un film quando mi ha detto per l’ennesima volta, en...
03/07/2026

L’altra sera con mia figlia quindicenne eravamo in salone a guardare un film quando mi ha detto per l’ennesima volta, en passant come si dicono le cose importanti, che lei vuol fare la scrittrice. O forse ha detto proprio che lei è una scrittrice; del resto, da due genitori come i suoi non era semplice inventarsi l’umiltà. Non ricordo di preciso, comunque di sicuro io ho risposto con una cosa incoraggiante e generica tipo bello, brava, sono contento per te, e intanto ho pensato porcamiseria. Perché io di mestiere non solo scrivo ma passo le giornate dentro le macchine che scrivono, le studio, le uso e insegno a pensarci dentro, ci ho perfino scritto dei libri e quindi so cosa producono e a che velocità migliorano e mia figlia, che di queste macchine giustamente se ne cura poco e anzi ne ha un santissimo sospetto, vuole fare da grande esattamente la cosa che quelle macchine fanno già troppo bene.
Il piromane a cui la figlia annuncia che da grande farà la guardia forestale, più o meno.

(...)

E allora che si fa?
Rilke, quando il giovane Kappus gli chiedeva se doveva fare il poeta, gli rispondeva:
"Nessuno può darle consiglio o aiuto, nessuno. Non v’è che un mezzo. Guardi dentro di sé. Si interroghi sul motivo che le intima di scrivere; verifichi se esso protenda le radici nel punto più profondo del suo cuore; confessi a se stesso: morirebbe, se le fosse negato di scrivere? Questo soprattutto: si domandi, nell’ora più quieta della sua notte: devo scrivere? Frughi dentro di sé alla ricerca di una profonda risposta. E se sarà di assenso, se lei potrà affrontare con un forte e semplice «io devo» questa grave domanda, allora costruisca la sua vita secondo questa necessità".

Il test di Rilke è molto bello, e però era pensato per un mondo in cui la minaccia alla vocazione era la proibizione: il padre che ti strappa il quaderno, la miseria, la censura, il mondo che ti dice no piccolo cretino, così non mangerai mai. Tutta la mitologia della vocazione, a cominciare dal viaggio dell’eroe, è fatta così, con la chiamata messa alla prova dall’ostacolo. Ma il mondo che aspetta mia figlia ha in mano uno strumento molto più fine della proibizione, che è l’esenzione: le porgerà ogni giorno la frase già fatta, il tema già svolto, la pagina già piena, il compito già pronto, per di più con una gentilezza seduttiva straordinaria. La proibizione produceva clandestini e diari nascosti sotto il materasso, e gente che scrive di notte per dispetto. L’esenzione produce e produrrà sempre più assenze che non lasciano tracce: nessuno saprà mai chi non è diventato scrittore perché non ha mai incontrato la fatica dentro cui lo sarebbe diventato. Per cui il test dell’ora più silenziosa della notte oggi andrebbe aggiornato, e suonerebbe più o meno così:

"scriveresti lo stesso, sapendo che tutto può essere scritto al posto tuo, per certi versi anche meglio?"

Un estratto dall'ultima Tlonletter.

Mia figlia, le macchine e il futuro di una vocazione

"Da questa posizione impossibile i millennial hanno trasformato la propria impotenza in un’identità. Sanno tutto di ciò ...
03/06/2026

"Da questa posizione impossibile i millennial hanno trasformato la propria impotenza in un’identità. Sanno tutto di ciò che non funziona, lo sanno raccontare meglio di chiunque. Ci sanno perfino ridere sopra, e l’autodiagnosi è diventata il loro tratto distintivo. Se l’impotenza consapevole è la postura con cui stai al mondo, allora agire diventa un tradimento di te stesso, dato che l’azione richiede speranza e la speranza è esattamente ciò che la lucidità ha smontato pezzo per pezzo.

Nel 1999 Wendy Brown, in un saggio sulla melanconia di sinistra che riprende il Freud del lutto attraverso Walter Benjamin, descrive una sinistra che si è affezionata più alla propria sconfitta che alla possibilità di vincere, perché la sconfitta nel frattempo è diventata identità, e rinunciarvi significherebbe non sapere più chi si è".

Continua nella Tlonletter.

Due spicci, il pessimismo dell'intelligenza e la nostalgia della volontà

Il Vaticano ha capito l’intelligenza artificiale meglio di molti tecnologi.Nella sua prima enciclica, Leone XIV scrive c...
25/05/2026

Il Vaticano ha capito l’intelligenza artificiale meglio di molti tecnologi.

Nella sua prima enciclica, Leone XIV scrive che le IA sono più “coltivate” che “costruite”. È una frase enorme: sposta l’IA dal mondo degli strumenti a quello delle cose che crescono, ci modificano e chiedono una responsabilità nuova.

Il problema, allora, non è solo che cosa sappia fare una macchina. È chi possiede il campo, chi la addestra, chi viene sfruttato per nutrirla, chi ne raccoglie i frutti, chi viene trasformato dal suo uso quotidiano.

Ho scritto perché Magnifica humanitas mi sembra un testo storico, e perché forse la vera domanda sull’IA oggi è agricola, politica e spirituale: che cosa stiamo coltivando?

Leone XIV legge l’intelligenza artificiale come una nuova questione sociale: qualcosa che cresce tra noi e ci modifica, e che dobbiamo disarmare

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