27/02/2026
Oggi, nell’anniversario della scomparsa di Marcello Geppetti, torna davanti agli occhi quella Roma in cui la notte non era mai solo notte, ma un set aperto, una promessa, un rischio.
E in mezzo a quel teatro di strada c’era lui, con la macchina fotografica come un’estensione del respiro: pronto a fermare l’attimo che tutti avrebbero raccontato… ma che solo uno scatto avrebbe reso eterno.
Geppetti nasce a Rieti, classe 1933, e si costruisce Roma addosso come un mestiere e come un destino: non con l’idea di catturare la celebrità, ma con l’ossessione della fotocronaca, quella vera, che ti costringe a stare vicino ai fatti e alle persone, anche quando la realtà brucia.
Poi la storia accelera, Via Veneto diventa un palcoscenico e il mondo intero guarda verso Roma. In mezzo a quel vortice, Geppetti diventa uno degli sguardi più riconoscibili.
Non fotografa solo la bellezza, fotografa l’istante in cui la bellezza si incrina, in cui il mito si fa umano, in cui dietro un sorriso compare la stanchezza, dietro un bacio la notizia, dietro una notte l’eco del giorno dopo.
È anche da quel modo di stare sulla scena, rapido e presente, che nasce l’immaginario del “paparazzo” come figura nuova, figlia di un’epoca che cominciava a vivere di immagini.
Mentre tutto correva, il cinema, la mondanità, i miti, gli scandali, le notti lunghissime, lui costruiva un archivio che oggi è memoria collettiva.
Il 27 febbraio 1998 scatta il suo ultimo click e lascia in eredità un patrimonio che non è soltanto archivio, ma memoria viva, capace di raccontare un periodo lunghissimo della nostra storia con la precisione di un documento e la potenza di un romanzo.
📸 Marcello Geppetti sul set di Stelle in Fiamme, San Felice Circeo, 1989
Foto Marcello Geppetti © MGMC