Baka Dhyana Yoga

Baka Dhyana Yoga Yoga del Kaśmīr
Baka Dhyana, da Baka Dhyanasana, la "posizione della gru paziente". Yoga come ascolto e contemplazione. Non viene mai dall'esterno".

"Lo Yoga insegna ad assorbire la vita senza resistere. Occorre avere la convinzione profonda che ogni problematica esteriore è la mia problematica. "L'insegnante di yoga è colui che ha innanzitutto un ascolto di sé stesso. In seguito lo traspone agli allievi". Eric Baret, 250 domande sullo Yoga

Dopo essermi avvicinata al lavoro sul corpo così come si pratica nei seminari di Eric Baret, mi sono im

mersa in quello che viene chiamato Yoga del Kaśmīr. Provenivo già da una pratica di yoga di matrice tantrica, che poneva il suo accento sull'ascolto del corpo, quindi lo Yoga del Kaśmīr ha risuonato in me con grande immediatezza. Ciò che contraddistingue questo approccio è la non intenzionalità, la totale assenza di un risultato da ottenere in una qualche progressione che porti ad una sorta di illuminazione o liberazione. Il lavoro che si fa in questo yoga consiste nel diventare sensibili a tutte le reazioni del corpo, alla sua reattività, alle sue difese. E con il tempo, per trasposizione, si diviene coscienti delle nostre reattività, resistenze e difese psicologiche. "Questa scoperta del nostro mentale attraverso le reazioni del corpo è il cuore del lavoro". Eric Baret, 250 domande sullo Yoga. Quando ho scelto il nome che volevo dare alla mia pagina facebook ho scelto Baka Dhyana, facendo riferimento alla “posizione della gru paziente” (Baka Dhyanasana): questa è la denominazione che usa Satyananda nel suo manuale Asana, Pranayama, Mudra, Bandha per quella posa di equilibrio più conosciuta come “posizione del corvo” (Bakasana). Nella denominazione usata da Satyananda è presente il concetto di Dhyana: “concentrazione profonda”, “meditazione”, “contemplazione”. Ed è proprio sulla "contemplazione" e sull'"attenzione" che desidero mettere l'accento e anche sul senso di lentezza che il richiamo alla pazienza fa risuonare. Lo Yoga è occasione di osservazione, di ascolto, di celebrazione, e tutto ciò può esprimersi solo nella lentezza, nella quiete e nel silenzio, per poter creare una condizione di armonia capace di mantenersi anche nel continuo fluire in cui siamo immersi.

Grazie a Yoga Tantrico Kashmiro per aver riportato l'attenzione su questo passaggio così importante.
12/03/2026

Grazie a Yoga Tantrico Kashmiro per aver riportato l'attenzione su questo passaggio così importante.

BODY WORK

“Il lavoro corporale, senza la ricerca del Sé, non ha che un valore frammentario. Ritengo che la ricerca del Sé e il risveglio del corpo dovrebbero proseguire di pari passo. Quando voi dite 'non sono il corpo, i sensi e il mentale', non è solamente un concetto. Voi dovete conoscere esattamente la natura di ciò che non siete. Così la ricerca, l'esplorazione del corpo è di una certa importanza. Dovete prendere nota di tutte le contrazioni, tutte le paure, le ansie, tutte le reazioni, tutte le resistenze, non esserne complici. Le ascoltate, ne divenite coscienti. Nella vostra coscienza non c'è né 'io' né 'mio'. (...) Nel momento in cui non le alimentate più, scompaiono. (...) Nel movimento con il corpo fisico quando date l'ordine al vostro corpo o al vostro braccio di agire in una certa maniera, c'è l'inizio del movimento, poi la fine. Ciò significa che alla fine avete compiuto la postura. Perciò è importante andare verso la postura non attraverso il corpo fisico con la massa muscolare contratta, ma con il corpo energetico. Il corpo energetico è percepibile a cominciare dalla sensazione tattile superficiale della vostra pelle, ma poi diventa più profondo; a un livello più profondo provate realmente una sorta di dinamismo. Quando andate allo zoo e vedete gli animali selvaggi o quando vedete il gatto camminare, esso cammina con elasticità. Non è un movimento meccanico, è l'elasticità stessa che spicca il balzo... Quando vi muovete (con il corpo energetico), non vi è arresto, è una linea che prosegue, e qui è la stessa sensazione (...) è una sorta di fantasma che prosegue senza alcuna resistenza. Il corpo energetico è nella maggior parte delle persone paralizzato, perché le reazioni dei nervi e dei muscoli lo ricoprono completamente. Così per avvicinarci al corpo energetico noi dobbiamo cominciare da una profondissima distensione dei muscoli e dei nervi. Così il corpo energetico diviene vivente ed è lui, a sua volta, che prende in carico il corpo fisico. Così come voi avete una certa memoria organica, in tutte le circostanze della vita dovreste avere questo corpo energetico presente".

Jean Klein

Stiamo vivendo un periodo di grande caos. Gabrielle Roth, l’ideatrice delle “mappe” della pratica della danza dei 5 ritm...
01/03/2026

Stiamo vivendo un periodo di grande caos. Gabrielle Roth, l’ideatrice delle “mappe” della pratica della danza dei 5 ritmi diceva che la nostra è l’epoca del caos, il terzo dei cinque ritmi (fluire, staccato, caos, lirico, quiete)
Allo stesso modo, nel pensiero indiano si dice che il nostro tempo è il Kali Yuga, l’epoca oscura, della distruzione, del disordine, dei conflitti, della menzogna che prevale sulla verità.
Tornare alla pratica costituisce un momento di radicamento e di contatto con il nostro Sé più profondo, con la quiete che permane “nella caverna del cuore”, per usare un’espressione che accomuna molti mistici. È ritrovare Satya, la verità, l’autenticità, la corrispondenza con il nostro Sé e con l’Essenza.

Tutto ciò che conduce al Divino, qualunque sia il nome che gli si voglia dare, è benvenuto. Sacro Eremo di Camaldoli
07/02/2026

Tutto ciò che conduce al Divino, qualunque sia il nome che gli si voglia dare, è benvenuto.
Sacro Eremo di Camaldoli

“Nel completo rilassamento di ogni tensione fisica, emotiva e mentale, voi reintegrate la vostra intrinseca natura. Fors...
07/02/2026

“Nel completo rilassamento di ogni tensione fisica, emotiva e mentale, voi reintegrate la vostra intrinseca natura. Forse non è ancora il Sé supremo, sovraindividuale, di cui potete anche mettere in questione la realtà, ma almeno vi riportate al vostro essere essenziale: svarupa o svabhava”.
Arnaud Desjardins, La via del cuore.

26/01/2026

L’ INSEGNAMENTO

« Più il corpo dell’insegnante è un corpo che ha delle complessità, più egli sarà un buon insegnante, perché troverà nell’allievo le stesse difficoltà e potrà aiutarlo.
Chi ha un corpo facile, flessibile che non ha mai sentito un blocco,
che ha una psiche assai chiara, che è nato in maniera chiara, avrà una maggiore difficoltà a trovare la pedagogia necessaria all’allievo.

L’insegnante di yoga è colui che ha anzitutto ascoltato se stesso.

In seguito questo ascolto lo traspone agli allievi.

È per questo che non si dovrebbero mai accettare coloro che vogliono apprendere questo approccio per insegnarlo, perché arrivano con un’intenzione.

Non vengono per ascoltare, ma per un mestiere.

Normalmente, la persona viene per passione, per scoprire come ascoltare la sua problematica, il suo corpo, la sua vita affettiva.

Eventualmente, questo ascolto si trasmetterà più tardi a chi gli sta intorno nella forma di un insegnamento.

È un brutto segno aver l’idea di insegnare quando non si è nemmeno iniziato ad ascoltarsi.

Generalmente, è qualcuno che non avrà la capacità di essere un insegnante funzionale.

Una disciplina deve essere intrapresa per amore e non per interesse.

In seguito, la funzionalità si mette in atto.

È la stessa cosa per la musica o per la danza.

Chi vuole imparare il violino per diventare professore di violino, non sarà mai un buon violinista.
Si pratica il violino per amore; in seguito eventualmente si trasmette la pedagogia che si è scoperto.

Si dovrebbero accettare quelli che vogliono impararlo per scoprire cosa c’è di bloccato, di limitato in loro stessi.

Eventualmente, molto più tardi, la vita farà sì che queste persone trasmetteranno questo stesso orientamento.

Questo non ha mai fatto parte di un progetto.

È per questo che non vi sono mai formazione e insegnamento di yoga possibili, l’idea di una progressione.

Non si possono formare degli insegnanti.

Si possono unicamente formare persone che ascoltano e stimolare in loro l’umiltà per mettersi all’ascolto.

Ma chi vuole imparare per insegnare farebbe meglio a rivolgersi ad un altro sistema di yoga.

Il corpus dello śivaismo del Kaśmīr non ha posto per il minimo arrivismo,
per la minima appropriazione, per la minima professionalizzazione.”

250 Domande sullo Yoga di Marie-Claire Reigner e Éric Baret
Om edizioni

Dalla pagina Yoga Tantrico Kashmiro che ringraziamo, anche per l'immagine.

“Siete qui solo per integrare quello che vi è donato”Grazie per queste parole
26/01/2026

“Siete qui solo per integrare quello che vi è donato”
Grazie per queste parole

“Vedi, in questi silenzi in cui le cose s’abbandonano e sembrano vicine a tradire il loro ultimo segreto, talora ci si a...
19/01/2026

“Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana qualche disturbata Divinità”.

Tratto da: Eugenio Montale, I limoni (Ossi di seppia)

La poesia è molto simile allo yoga. Ci avvicina alla realtà profonda delle cose, alla realtà di noi stessi. E lo yoga, come la poesia, è creativo, apre nuovi spazi di movimento per il corpo e per la mente, per andare oltre gli schemi ripetitivi della comoda abitudine.

“Sì, i tempi respiratori sono una porta della coscienza, quando li si accosta nel modo giusto, senza manipolazione. Ma q...
21/12/2025

“Sì, i tempi respiratori sono una porta della coscienza, quando li si accosta nel modo giusto, senza manipolazione. Ma quel che conta veramente è il momento dopo l’espiro. È questa la porta sul divino”.
Eric Baret, I coccodrilli non pensano! Riflessi del tantrismo Kashmiro.

Com’è quando durante la pratica  ci viene proposta una posizione scomoda, che non ci piace?Che cosa succede nel corpo? Q...
10/12/2025

Com’è quando durante la pratica ci viene proposta una posizione scomoda, che non ci piace?
Che cosa succede nel corpo? Quali pensieri si affacciano alla nostra mente?
O forse qualche tensione si allenta e accogliamo la scomodità come comodità? È possibile nel tempo restare con un atteggiamento neutro senza il meccanismo desiderio/rifiuto. Restare con quello che c’è perché solo quello è la realtà del momento.

“Perché pratichiamo?Lo yoga che si fa sul tappetino è una trasposizione. Se ci predisponiamo all’ascolto, in questo asco...
24/11/2025

“Perché pratichiamo?
Lo yoga che si fa sul tappetino è una trasposizione. Se ci predisponiamo all’ascolto, in questo ascolto appare un movimento, appare una tensione, appare qualcosa che lascia, appare una sensazione.
Fuori dal tappetino, se siamo nell’ascolto, appaiono le nostre reazioni, appare la rabbia, appare la gelosia, il rifiuto, l’appropriazione.
Siamo qui a praticare per diventare sempre più intimi con il nostro funzionamento.”
Eric Baret, Appunti da domanda e risposta

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