08/05/2026
Il David di Donatello 2026 sarà ricordato per essere stato privo di banalità e ricco di dediche a sostegno del cinema e della Palestina.
Atti di coraggio. Coerenza allo stato puro, perché il cinema o ha il coraggio di osare o non è! Messaggi d’arte e di libertà.
Molti dei premiati hanno scelto di approfittare dalla visibilità data dall’evento per mandare un messaggio al pubblico, principalmente in sostegno del cinema italiano stesso – e delle maestranze che quest’arte la realizzano – o per spezzare il silenzio che sembra esser calato nuovamente sul genocidio in corso a Gaza. E in questo senso, è stato emblematico, a chiudere di una edizione tanto politica (prima della proclamazione del Miglior Film), vedere sul palco Omar Rammal, premiato come regista del Miglior Cortometraggio con il suo Everyday in Gaza, che ha letto tra l’altro, dal suo cellulare, questo messaggio: “Questo premio non appartiene a me, ma a coloro che hanno rischiato la vita per documentare la verità. I nostri colleghi all’interno di Gaza … portavano le telecamere in una mano e il loro dolore nell’altra. Filmare non era un lusso artistico. Era l’ultimo atto di sopravvivenza, il modo per raccontare al mondo ciò che stava accadendo …il silenzio e la doppia morale di molti governi hanno permesso che questo genocidio continuasse.
L’arte non riguarda solo le immagini, ma anche la posizione e la responsabilità. Come artisti, non possiamo celebrare la creatività mentre bambini, civili, giornalisti e cineasti vengono uccisi a Gaza e in Libano. Dedico questo premio ai membri della troupe che oggi non sono più con noi e al popolo di Gaza che continua a lottare per la libertà, la giustizia e la dignità. Basta silenzio e basta uccisioni…”.
Ma prima di lui in molti avevano dedicato un pensiero al genocidio in corso da anni a Gaza e ai tanti palestinesi vittime di una violenza inaccettabile, dallo scenografo Andrea Castorina – che ha dedicato il premio “a tutti i bambini del mondo che hanno il diritto di vivere con una prospettiva di fiducia verso il futuro“, “ai palestinesi e a tutti gli altri popoli oppressi dalle plutocrazie terroriste che oggi insanguinano il mondo senza il minimo scrupolo e che hanno a cuore soltanto la miserabile volontà di dominio” e “a tutti coloro i quali hanno scelto di schierarsi in loro difesa, rappresentando concretamente il proprio pensiero di pace” – a Gianluca Scarlata, premiato per il suono di Primavera e sul palco con pochette pro pal (“Sono orgoglioso di aver vinto il premio con questo film, che parla di libertà. Viva il cinema italiano, viva la Palestina libera, e continuiamo a palare di Gaza“), fino al Miglior Attore Non Protagonista, per Nonostante, Lino Musella, che ha citato Robert De Niro (“L’arte è una minaccia per autocrati e fascisti”): “Penso che sì il cinema possa essere una minaccia, come il teatro, la musica, la poesia, la solidarietà umana, quindi ringrazio tutte le donne e tutti gli uomini della Global Sumud Flotilla, e tutti quelli che si impegnano e si espongono ogni giorno contro gli orrori del mondo… Come cercherò di continuare a fare sempre in scena e nella vita. E non mi stancherò mai di dire: Palestina libera!”.
Ma sin dall’inizio, protagonista – ovviamente – è stato il cinema, la situazione della cultura nel nostro Paese, con lo stesso Flavio Insinna a introdurre la serata dicendo che “un paese che non difende i propri cinema e i film, i nostri, da produrre, è un paese che smette di sognare… e mi preoccupa un paese che smette di sognarsi migliore“, per aggiungere, più tardi, che “è meglio mandare in sala un film che incassa un euro che spendere quei soldi per costruire droni e bombe“. Intanto, fuori dagli Studios si organizzavano i ‘Controdavid’ – un presidio organizzato da Usb Cinema e dal movimento di lavoratori e maestranze dei set (“che da 27 anni si vedono negato il rinnovo contrattuale”, come ha detto all’ANSA l’assistente operatore Gigi Piepoli) – in tanti hanno portato sul palco la stessa spilla tricolore e il messaggio “Non c’è Italia senza cinema, non c’è cinema senza Italia“, dalla Esmé Sciaroni premiata per Le assaggiatrici, la Marta Iacoponi di Primavera, Maria Rita Barbera e Gaia Calderone per Primavera, Paolo Cottignola per Le città di pianura e molti altri.
Una menzione a parte merita Matilda De Angelis (Miglior attrice non protagonista): “In questo momento il Nostro paese sta vivendo un impoverimento culturale importante e mi dispiace che si debba sempre arrivare a questa metaforica morte per accorgerci di avere qualcosa di bello e importante tra le mani e si debba arrivare a umiliare categoria per ricordarci che esiste, quella dei lavoratori del cinema e dello spettacolo, che sono la mia famiglia. Non capisco perché la cultura non sia al centro del nostro paese, fondato sull’arte e sulla bellezza, non capisco perché ci siamo piegati a questo meccanismo o ci siamo lasciati abbrutire e addomesticare invece di essere indomiti come goliarda sapienza… Che ci ricorda la nostra responsabilità: di riportare il cinema a essere onesto, pulito, limpido, sociale e politico“.
È l’essenza di un movimento, di un’arte che non riguarda solo chi la fa ma anche chi la ama, riguarda tutti noi! Sulla stessa lunghezza d’onda Francesco Sossai (Miglior regia), Sergio Romano (Miglior attore protagonista), Ilaria de Laurentiis (Miglior documentario), Stefano Leoni (Migliori effetti visivi), Paolo Carnera (Miglior fotografia), Fabio Massimo Capogrosso (Miglior Compositore), Paolo Cottignola (Miglior montaggio) e dulcis in fundo, soprattutto, l’immensa Aurora Quattrocchi (Miglior attrice protagonista): “Io mi auguro che il cinema possa avere sempre più successo, meraviglie e fantasia e gioia. non deve finire mai, e che riaprano le sale cinematografiche, e belle grandi, che non se ne può più di quelle salette micragnose dove il film non viene visto!”. Noi con lei, il cinema lo vogliamo vedere e lo vogliamo continuare a vivere!