08/04/2026
Beckett scrisse Aspettando Godot nel 1952, in un'epoca in cui i punti di riferimento sembravano smarriti dalle macerie di guerra.
Oggi, oltre settant’anni dopo, il mondo è cambiato. Ma Godot… è arrivato o stiamo ancora aspettando? Il vuoto dell'attesa di qualcosa di indefinito che Valdimir e Estragon portano in scena è, a mio avviso, ancora attuale.
Ciò che è cambiato è la forma di quell'attesa. Non stiamo aspettando Godot sotto un albero, con lo sguardo rivolto al cielo, ma in autobus, al lavoro o in un bar, aggrappandoci a ogni distrazione nel tentativo di colmare un'assenza che non sappiamo nominare. Godot! Dove sei? è una riscrittura priva di ogni riferimento biblico e sguardo verso l’alto. Perché oggi Godot non è in un cielo lontano, ma dentro di noi, tra me e te. Godot si trova in quello spazio tra le persone che, passando freneticamente da un'attività all'altra, non riescono più a riconoscersi.
Non vedono l'altro perché non riposano mai lo sguardo, e così restano stranieri, anche dopo una vita intera passati insieme.
E se invece ci fermassimo a guardarci davvero, Godot arriverebbe? Ma chi si ferma oggi? Le protagoniste, Pina e Saraa, non si fermano mai. Si aggrappano l'una all’altra senza mai incrociare davvero lo sguardo e sperano che con la prossima sigaretta, battuta o oggetto qualcosa finalmente si riempia. Questa frenesia si traduce in gesti ripetitivi, compulsivi, esasperati, che spezzano il dialogo, accelerandolo fino a svuotarlo di senso. È qui che sento la connessione profonda tra me e loro.
Tutto questo potete scoprirlo con noi il 10 e l' 11 Aprile, vi aspettiamo🔅