In una giungla senza sentieri e senza luce, non esistono più emozioni a piede libero, ogni stato d’animo è braccato, compreso e compresso in pillole monouso. Una donna divisa in due ombre, è alla ricerca della propria identità attraverso lo stimolo delle emozioni, che si procura artificialmente ingerendone in dosi controllate. In questa giungla le due ombre rimangono imbrigliate nel falso valore i
dentitario di emozioni che non le descrivono, ma servono solo a mantenerle in vita. Insieme si sorreggono per evitare di crollare nell’atarassìa, dove l’assenza di emozioni è anche l’assenza di sé, in un disperato equilibrio tra l'abuso e l'abbandono, in conflitto sia col vuoto, l'anestesia e il sonno, sia con l'emotività bulimia. Il tempo della scimmia è il tempo della follia, un tempo fuori tempo. La scimmia è la dipendenza di una vita carica di bisogni emozionali. L’emozione la tiene in vita. Ma l’emozione si consuma, ha un tempo. Questo costringe l’uomo a cercarne sempre di nuove. Non esiste lo stato di non emozione. La fine di un’emozione ne nasconde un’altra. “Quanto ci mette a formarsi un'emozione?”, chiede la protagonista, “Come si lega una emozione che m***a a quella che sta morendo? Si toccano?”. In quell’infinitesimale spazio fra l’emozione che m***a e quella che sta morendo, batte il tempo della scimmia. Da un'idea di Davide Marchi, ispirato allo spettacolo di teatrodanza "Cloud" della Compagnia Matroos...
A TEMPO DI SCIMMIA
di Marco Bilanzone
con
Mersia Valente e Claudia Salvatore
regia
Marco Bilanzone, Francesca Romana Nascé e Lisa Rosamilia
scenografia e costumi
Lisa Rosamilia
musiche e sonorizzazioni
Daniele Casolino
dal 24/11 al 11/12
al Teatro Studio Uno di Roma
via Carlo della Rocca, 6