28/01/2023
In occasione dei giorni della memoria.
QUELLA SERA ALL’USCITA DAL TEATRO
di Luisa Sanfilippo
La visione di un secchio di metallo zincato. Un semplice secchio posto bene in evidenza al centro della scena. Un oggetto-simbolo che evoca qualcosa di ancestrale, un oggetto che può apparire banale e che invece possiede una carica semantica allegorica.
Quella sera ero stata spettatrice a teatro del dramma “L’istruttoria”(regia di Gigi dell’Oglio), oratorio in 11 canti (canti intesi come gironi infernali danteschi), che Peter Weiss scrisse dopo aver assistito a molte sedute del processo svoltosi nella Repubblica Federale tedesca a Francoforte (1963) contro un gruppo di SS e funzionari nazisti, responsabili del genocidio di milioni di ebrei.
Avevo ascoltato i racconti dei sopravvissuti ai campi di sterminio di Auschwitz, divenuto ormai spazio-simbolo universale dei Lager.
In una atmosfera suggestiva, evocativa, coinvolgente, avevo apprezzato la ricostruzione scenica del lungo muro nero che simboleggiava il luogo delle fucilazioni con le scritte in gessetto, via via cancellate dagli attori per dar posto ad altre scritte che sottolineavano il dispiegarsi di drammatiche, brutali vicende umane. Ma il secchio di metallo, soprattutto, incalza nella mia mente per un fatto concomitante accadutomi all’uscita del teatro. Un’associazione di immagini che ritorna come tempo traslato.