14/08/2026
Nelle estati sempre più calde, una domanda continua a tornare con sorprendente puntualità: che cosa mangeremo a Ferragosto?
Alla vigilia della festa, Google Trends registra un’impennata per “menu di Ferragosto 2026”.
Un tempo la successione delle portate arrivava dalla memoria domestica, dalla stagione, dalla nonna o dal vicino. Oggi passa anche attraverso uno schermo.
Ma il dato più rivelatore è un altro: “ricette per Ferragosto” registra un calo del 20%, mentre “ricette per pranzo di Ferragosto” va alla grande.
Due parole cambiano tutto. La prima, cerca ispirazione. La seconda, deve risolvere domani: che cosa preparare, in quale quantità e per un numero di persone probabilmente ancora incerto.
Gli antropologi chiamano “commensalità” l’atto di mangiare insieme. La parola è solenne, la scena, di solito, molto meno.
Tre sedie di plastica vengono aggiunte all’ultimo. Qualcuno arriva con una vaschetta coperta di stagnola e dice: «Ho portato una cosa», frase che può annunciare tanto la salvezza quanto il secondo tiramisù.
È così che, attraverso questa amministrazione imperfetta, il gruppo prende forma e i ruoli si assegnano. C’è chi invita, chi cucina, chi taglia il cocomero, chi presenta il vino, chi presidia il barbecue con l’autorità di una carica pubblica e chi, per ragioni ormai considerate costituzionali, sovrintende al lavaggio piatti e carico lavastoviglie.
Il caldo può cambiare le portate, spostare la tavola sotto un pergolato o trasferire tutto al ristorante. E dopo essere stato respinto come ostacolo, rientrerà quasi certamente come conversazione: «Non si è mai visto», «Ad agosto ha sempre fatto caldo», «Quando finisce questa ondata?», «È rimasto del ghiaccio?».
Le ricerche non ci dicono ancora che cosa mangerà l’Italia ma che sicuramente il pranzo si farà.
Con 35 gradi, la crisi climatica e opinioni inconciliabili sui contorni, Ferragosto continua a essere questo: il giorno in cui prima di metterci d’accordo su che cosa mangiare, abbiamo già deciso che mangeremo insieme.