Festival del Verde e del Paesaggio

Festival del Verde e del Paesaggio La più grande manifestazione espositivo-culturale in Italia su verde in città e paesaggio urbano

Il Festival mette in luce un significato di paesaggio quale condizione stessa della nostra vivibilità nei luoghi e sul pianeta. Presenta un moderno modo di vivere urbano più sostenibile e attento a ciò che siamo e facciamo del mondo naturale. Riconosce la biofilia quale strumento per misurare il nostro “essere natura” e ragionare sul bisogno umano di trovare nel “vivente” il senso ultimo della propria esistenza.

Settembre assomiglia a un capodanno: nuove agende, nuovi progetti, nuove direzioni.Bruno Latour ci propone però un gesto...
31/08/2026

Settembre assomiglia a un capodanno: nuove agende, nuovi progetti, nuove direzioni.

Bruno Latour ci propone però un gesto meno spettacolare: atterrare. Non smettere di muoverci, ma riconoscere l’acqua, il suolo, gli alberi, le infrastrutture, il lavoro e la cura da cui dipendono le nostre giornate.

Prima di chiederci dove vogliamo andare, potremmo allora domandarci: quali luoghi rendono abitabile la nostra vita?

Buon anno, terrestri.

Nelle estati sempre più calde, una domanda continua a tornare con sorprendente puntualità: che cosa mangeremo a Ferragos...
14/08/2026

Nelle estati sempre più calde, una domanda continua a tornare con sorprendente puntualità: che cosa mangeremo a Ferragosto?
Alla vigilia della festa, Google Trends registra un’impennata per “menu di Ferragosto 2026”.
Un tempo la successione delle portate arrivava dalla memoria domestica, dalla stagione, dalla nonna o dal vicino. Oggi passa anche attraverso uno schermo.
Ma il dato più rivelatore è un altro: “ricette per Ferragosto” registra un calo del 20%, mentre “ricette per pranzo di Ferragosto” va alla grande.
Due parole cambiano tutto. La prima, cerca ispirazione. La seconda, deve risolvere domani: che cosa preparare, in quale quantità e per un numero di persone probabilmente ancora incerto.

Gli antropologi chiamano “commensalità” l’atto di mangiare insieme. La parola è solenne, la scena, di solito, molto meno.
Tre sedie di plastica vengono aggiunte all’ultimo. Qualcuno arriva con una vaschetta coperta di stagnola e dice: «Ho portato una cosa», frase che può annunciare tanto la salvezza quanto il secondo tiramisù.
È così che, attraverso questa amministrazione imperfetta, il gruppo prende forma e i ruoli si assegnano. C’è chi invita, chi cucina, chi taglia il cocomero, chi presenta il vino, chi presidia il barbecue con l’autorità di una carica pubblica e chi, per ragioni ormai considerate costituzionali, sovrintende al lavaggio piatti e carico lavastoviglie.

Il caldo può cambiare le portate, spostare la tavola sotto un pergolato o trasferire tutto al ristorante. E dopo essere stato respinto come ostacolo, rientrerà quasi certamente come conversazione: «Non si è mai visto», «Ad agosto ha sempre fatto caldo», «Quando finisce questa ondata?», «È rimasto del ghiaccio?».

Le ricerche non ci dicono ancora che cosa mangerà l’Italia ma che sicuramente il pranzo si farà.

Con 35 gradi, la crisi climatica e opinioni inconciliabili sui contorni, Ferragosto continua a essere questo: il giorno in cui prima di metterci d’accordo su che cosa mangiare, abbiamo già deciso che mangeremo insieme.

Una fotografia può essere vera e dimostrare molto meno di quanto le chiediamo.Nel dibattito sul verde a Roma, un albero ...
11/08/2026

Una fotografia può essere vera e dimostrare molto meno di quanto le chiediamo.

Nel dibattito sul verde a Roma, un albero diventa un’intera città, un istante diventa una politica, una criticità diventa un’intenzione.

Questo carosello parla dello spazio tra ciò che un’immagine mostra e ciò che pretendiamo che dimostri.

La prossima volta che un’immagine ci chiede di schierarci, fermiamoci un istante: CHE COSA DIMOSTRA DAVVERO?

Ci siamo accorti di essere cambiati molto prima di capire perché.Da qui nasce la nostra serie pensata per il mese di ago...
02/08/2026

Ci siamo accorti di essere cambiati molto prima di capire perché.

Da qui nasce la nostra serie pensata per il mese di agosto: “Libri che aiutano ad abitare il presente”. Una piccola biblioteca di libri per dare un nome a quello che stiamo già vivendo.

Si comincia con La grande cecità di Amitav Ghosh.

E voi, se doveste scegliere un libro per capire il mondo di oggi, quale sarebbe?

Anche la cultura ha un clima.Per molto tempo abbiamo pensato che una cultura accessibile fosse una cultura gratuita e ch...
26/07/2026

Anche la cultura ha un clima.
Per molto tempo abbiamo pensato che una cultura accessibile fosse una cultura gratuita e che bastasse aprire una piazza, togliere il biglietto d’ingresso, portare il cinema fuori dal cinema e il teatro fuori dal teatro.

Era una rivoluzione.

Oggi però, quella parola significa qualcosa di più, perché un concerto può essere gratuito, dietro l’angolo e aperto a tutti, ma restare comunque irraggiungibile se per arrivarci bisogna attraversare venti minuti di asfalto a quaranta gradi.

L’accessibilità non riguarda più soltanto il prezzo di un biglietto ma la possibilità concreta di abitare uno spazio pubblico. Fermarsi in una piazza, aspettare l’inizio di uno spettacolo, guardare un film all’aperto senza che il caldo diventi il protagonista della serata.

L’Estate Romana di Renato Nicolini aveva intuito una cosa straordinaria: la cultura può cambiare il modo in cui abitiamo una città.
Oggi quella intuizione è ancora viva ma il mondo è cambiato.

Le notti tropicali sono diventate la nuova normalità, le superfici urbane trattengono il calore fino a tarda sera e il comfort climatico non è più un dettaglio dell’organizzazione di un evento.
Sta diventando parte dell’esperienza culturale.

Forse la prossima Estate Romana non nascerà da un nuovo cartellone ma da nuova idea di accessibilità, perché non possiamo più chiederci solo cosa succederà in una piazza, piuttosto come quella piazza permetterà alle persone di esserci.

🍉 C’è stato un tempo in cui per capire che era arrivata l’estate bastava aspettare il cocomeraro.Ogni stagione aveva i s...
21/07/2026

🍉 C’è stato un tempo in cui per capire che era arrivata l’estate bastava aspettare il cocomeraro.
Ogni stagione aveva i suoi mestieri, i suoi odori, i suoi sapori. Il cocomeraro d’estate, il caldarrostaio d’inverno. Con il cibo vendevano il calendario.

Oggi quel rito sembra appartenere alla nostalgia, eppure l’anguria continua a dirci qualcosa del tempo in cui viviamo.
Contiene più del 90% di acqua. Lo ha sempre fatto ma è cambiato il nostro sguardo.

Mentre le estati diventano più lunghe, bollenti, secche, l’anguria non parla più soltanto di vacanze o tavole condivise. Parla di sete, calore, agricoltura, acqua e di ciò che il nostro corpo cerca per adattarsi a un clima diverso.

Forse il cambiamento climatico non trasforma solo i paesaggi ma anche i riti con cui abitiamo le stagioni.

C’è un’idea che diamo quasi per scontata: se fa troppo caldo in città, la soluzione è piantare alberi. Ha senso, è rassi...
18/07/2026

C’è un’idea che diamo quasi per scontata: se fa troppo caldo in città, la soluzione è piantare alberi. Ha senso, è rassicurante, ed è anche vero fino a un certo punto.

Un gruppo di ricercatori ha provato a misurare esattamente quel punto, analizzando 9.000 città in tutto il mondo. La domanda era semplice: quanto caldo possono davvero assorbire gli alberi, nello scenario migliore possibile? La risposta è meno rassicurante del previsto: circa un quinto dell’aumento di temperatura che ci aspetta entro il 2050. Non zero, ma nemmeno la soluzione che immaginavamo.

E poi c’è un dettaglio che ribalta l’intuizione. Gli alberi raffrescano perché “sudano”, rilasciano acqua attraverso le foglie, un po’ come noi con il sudore. Ma se il clima diventa troppo secco, quel meccanismo si inceppa: la pianta va in stress idrico e smette di rilasciare acqua. Risultato? In certi climi che stanno virando verso l’aridità - il Mediterraneo è uno di questi -un albero su quattro, nelle giornate più calde, smette semplicemente di funzionare come climatizzatore naturale.

Questo non significa smettere di piantare alberi.l ma pensare che bastino da soli. C’è una differenza nel modo in cui le città si adattano al caldo, tra piccoli aggiustamenti - un tetto verde, una fontana in più - e cambiamenti che toccano la struttura stessa della città: quanto è densa, come sono orientate le strade, che materiali usiamo. Finora abbiamo fatto quasi solo la prima cosa.

Nel frattempo, il Mediterraneo ha già cambiato passo: il fabbisogno di raffrescamento delle sue città è quasi quadruplicato dal 1979 a oggi. Non gradualmente ma di colpo.

Resta una domanda, forse la più scomoda: le città che amiamo - pietra chiara, vicoli stretti, tutto a portata di piede - sono ancora pensate per il clima che ci aspetta, o sono solo un’eredità di quello che avevamo?

E se il cambiamento climatico  stesse cambiando non solo il paesaggio ma anche il nostro immaginario?Per anni il cetriol...
11/07/2026

E se il cambiamento climatico stesse cambiando non solo il paesaggio ma anche il nostro immaginario?

Per anni il cetriolo ha avuto un ruolo molto preciso nella gerarchia degli ortaggi, solitamente era quello che rimaneva nel frigorifero quando tutto il resto era finito.

Troppo acquoso per essere davvero interessante, troppo comune per diventare un ingrediente di culto, troppo ordinario per raccontare qualcosa del proprio tempo.

Poi è successo qualcosa di curioso, abbiamo iniziato a cercare cose diverse.

Viviamo in un’epoca in cui il caldo ridisegna le città, le estati si allungano e l’acqua smette lentamente di essere una presenza invisibile. Così un ortaggio composto per oltre il 95% d’acqua non racconta più soltanto un’insalata estiva ma un’idea diversa di benessere.

Forse le grandi trasformazioni culturali non si vedono soltanto nell’architettura, nella tecnologia o nella politica. E forse ogni epoca ha davvero il vegetale che si merita.

Ogni estate pensiamo di cercare il fresco ma forse in realtà, stiamo cercando qualcosa di molto più antico.Per migliaia ...
07/07/2026

Ogni estate pensiamo di cercare il fresco ma forse in realtà, stiamo cercando qualcosa di molto più antico.
Per migliaia di anni la nostra sopravvivenza è dipesa dalla capacità di riconoscere un luogo ospitale: un albero, una sorgente, un riparo. Prima di abitare le città abbiamo abitato i paesaggi.

Forse è per questo che quando arriva il caldo, cambiamo strada senza nemmeno accorgercene, attraversiamo la piazza dal lato in ombra, ci sediamo sotto un platano, allunghiamo il percorso per seguire un filare di alberi.

Il nostro corpo continua a leggere la città con una mappa che esiste da molto prima dell’asfalto.

Nasce da qui l’Atlante dell’Estate Romana, non una guida ai luoghi più belli ma una raccolta di piccoli gesti che raccontano come il caldo riscrive il nostro modo di abitare Roma.

Il primo episodio è dedicato a un gesto che facciamo tutti, senza pensarci: seguire l’ombra.

🌳 E voi? Qual è il luogo di Roma che ogni estate vi fa cambiare strada?

estateromana

Per anni abbiamo pensato che il lusso urbano fosse avere di più: una casa più grande, una bella terrazza, una piscina pr...
25/06/2026

Per anni abbiamo pensato che il lusso urbano fosse avere di più: una casa più grande, una bella terrazza, una piscina privata.

Il caldo sta cambiando le regole del gioco e oggi il vero privilegio potrebbe essere molto più semplice.
🌳 Un albero.
💧 Una fontana.
🌿 Una strada che si può percorrere alle tre del pomeriggio.

Non è solo il clima a cambiare ma ciò che desideriamo dalle città.

Forse il XXI secolo più che il secolo delle smart city sara quello dei luoghi urbani capaci di farci stare bene.

E il paradosso è questo: mentre il Mediterraneo è una delle aree più colpite dalla crisi climatica, la sua cultura urbana - portici, pergole, persiane, piazze alberate, vita all’aperto - sta diventando un modello per il resto del mondo.

E se il vero lusso del XXI secolo fosse semplicemente un po’ d’ombra?

Indirizzo

Auditorium Parco Della Musica, Viale Pietro De Coubertin 30
Rome
00196

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