15/06/2026
Ci sono libri che i bambini leggono perché glieli affidiamo e altri che dovremmo affidare loro perché contengono un modo di stare al mondo.
Il Barone rampante appartiene alla seconda categoria.
Il 15 giugno 1767 Cosimo Piovasco di Rondò sale su un albero e decide che non scenderà più.
È una delle scene più celebri della letteratura italiana e forse una delle più fraintese.
Noi adulti ci vediamo una ribellione. I bambini, probabilmente, vedono qualcosa di molto più semplice: la possibilità di guardare il mondo da un’altra altezza.
Ed è forse questo che rende il romanzo così attuale.
Passiamo molto tempo a immaginare il futuro dei bambini. Ci chiediamo quali competenze dovranno acquisire, quali tecnologie sapranno usare, quali lavori faranno un giorno.
E molto meno spesso, come impareranno ad abitare il mondo. Sapranno entrare in relazione con ciò che ci circonda?
È esattamente ciò che fa Cosimo. Da un albero all’altro costruisce una geografia diversa, fatta di osservazione, curiosità e dipendenze reciproche. Scopre che nessun ramo esiste da solo e che ogni percorso dipende da un equilibrio delicato.
A pensarci bene è una competenza sorprendentemente contemporanea. Il nostro tempo avrà sempre meno bisogno di persone capaci di conquistare territori e sempre più bisogno di persone capaci di riconoscere le relazioni che li tengono insieme.
Forse è per questo che dovremmo rimettere il Barone rampante nelle mani dei bambini. Non per nostalgia e nemmeno perché è un classico, ma perché insegna una cosa che oggi è diventata preziosa: il mondo non è lo sfondo delle nostre vite ma una rete di relazioni di cui siamo parte.
Ciao Cosimo 🌳