USB Federazione ROMA

USB Federazione ROMA UNIONE SINDACALE DI BASE, UN’ORGANIZZAZIONE PER MILIONI DI LAVORATORI Alla confederazione aderiscono in forma associativa l’AS.I.A.

Unione Sindacale di Base
UNIONE SINDACALE DI BASE, UN’ORGANIZZAZIONE PER MILIONI DI LAVORATORI

Oltre 600 delegati, di tutti i settori del mondo del lavoro e provenienti da ogni parte d’Italia, hanno scelto di dare vita alla USB, Unione Sindacale di Base, la nuova confederazione varata il 23 maggio 2010 al Teatro Capranica di Roma. Nucleo centrale della nuova organizzazione RdB, SdL e consistenti

realtà della CUB, che insieme ad altre organizzazioni sindacali di base sono giunte al termine del processo costituente iniziato 2 anni prima; un percorso che, iniziato con l'assemblea milanese del maggio 2008, ha coinvolto nella discussione migliaia di delegate e delegati, i quali sono riusciti a superare vecchi steccati ed hanno avuto la capacità e l’entusiasmo di progettare il futuro del sindacalismo indipendente dal quadro politico, istituzionale e padronale. Hanno partecipato con interesse alla nascita di USB anche Snater e Or.S.A., che hanno portato i loro contributi al dibattito congressuale confermando l'interesse a prendere parte al processo di unificazione, anche se con tempi diversi. USB non è un’organizzazione che va ad aggiungersi a quelle esistenti, ma ha l’ambizione e la possibilità di costituire il sindacato maggioritario che oggi serve ai lavoratori ed ai settori popolari. La nuova confederazione nasce forte della storia, del radicamento e della rappresentatività delle organizzazioni precedenti, già firmatarie di numerosi contratti collettivi nazionali di lavoro. USB ha una struttura confederale articolata sul territorio nazionale, regionale e provinciale ed una forma snella e pratica, prevedendo due macro-aree intercategoriali (il settore pubblico e il settore privato) sulla scia di quanto già avvenuto in molti paesi europei come Germania e Grecia. Al contempo, USB mantiene e rafforza il suo radicamento nei luoghi di lavoro e predispne la sua presenza nei territori in modo da rispondere adeguatamente alle istanze di “Uguaglianza, Solidarietà, Bisogni” provenienti non più solo dai segmenti classici del mondo del lavoro, ma anche da quelli di “nuova generazione”: i precari, i migranti, i disoccupati e coloro che non hanno un reddito o sono senza casa. associazione per il diritto alla casa, e l’Organizzazione dei Pensionati. Grande importanza è data anche ai servizi, attraverso efficienti servizi fiscali, di patronato, uffici vertenze e legali, sportelli migranti. USB ha un approccio sindacale intercategoriale, con l’obiettivo di contrapporsi alla frammentazione dei lavoratori connettendo le lotte nei luoghi di lavoro, sul territorio e nel sociale. Attraverso una capillare diffusione sul territorio nazionale (90 sedi in tutte le regioni), USB rappresenta ed organizza i soggetti del lavoro e del non lavoro, è sindacato accogliente per le nuove istanze sociali, è sindacato "meticcio", è sindacato “contaminato” dalle esperienze provenienti da altre realtà di lotta: per la casa, per l’ambiente, per i beni comuni, per i diritti uguali dei migranti. USB rifiuta lo "sviluppismo", che distrugge vite umane e territori, genera guerre, razzismo e miseria e vuole porsi come sindacato capace di attivare un cambiamento generale nel nostro paese. In continuità con la storia delle organizzazioni costituenti la nuova confederazione, nella USB sono centrali la democrazia e la partecipazione attiva dei lavoratori attraverso una forma organizzativa orizzontale in tutte le sue articolazioni. Ancora, USB è il sindacato del conflitto, finalizzato all’acquisizione di nuovi diritti e nuove tutele, per una contrattazione che abbia come presupposto il miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita per milioni di lavoratori non finalizzata unicamente alla riduzione del danno. Grande importanza è riservata ai temi internazionali. All’assemblea costitutiva del 23 maggio sono giunti i messaggi di auguri provenienti da molte organizzazioni sindacali internazionali, fra cui quello della Confederazione sindacale mondiale WFTU (World Federation of Trade Unions), dal PAME, il sindacato combattivo greco che sta guidando le lotte in quel paese, e dal LAB, sindacato Basco. Le strutture organizzative di USB
La Confederazione (www.confederazione.usb.it)
USB Pubblico Impiego (www.pubblicoimpiego.usb.it)
USB Lavoro Privato (www.lavoroprivato.usb.it)
USB Federazioni territoriali (le nostre sedi)

I servizi della USB
Ufficio Vertenze e Assistenza Legale: recupero crediti da lavoro (differenze retributive, arretrati, inserimento nei fallimenti, ecc.), controllo busta paga, scatti di anzianità, t.f.r., malattia e infortunio;

CAF Servizi di Base (assistenza fiscale); (www.cafservizidibase.it)

Patronato attraverso specifica Convenzione (assistenza previdenziale ecc.);

sportello salute, ambiente, sicurezza, infortuni, malattie professionali, ecc.;

assistenza alla persone handicappate;

assistenza ai lavoratori immigrati;

consulenza e assistenza legale su tutti i problemi della casa (affitti, sfratti, patti in deroga).

19/06/2026

+++EDITORIALE+++

LA TRIPLICE APPROVA UN’IPOTESI DI ACCORDO PER LASCIARE TUTTO INALTERATO

È pubblica la piattaforma Cgil, Cisl e Uil su contratti e rappresentanza

“Cgil, Cisl e Uil condividono la necessità di intervenire sui temi relativi al modello contrattuale, alla crescita dei salari, alla rappresentanza sindacale e datoriale e la sua certificazione”. Inizia così il documento per un accordo quadro che la triplice ha appena inviato alle associazioni datoriali, che sembrerebbe introdurre una serie di proposte o punti di qualche rilievo che possano produrre sostanziali modifiche al sistema dei contratti e favorire una ripresa del salario. Nel resto del documento, però, in questa direzione c’è poco o niente. Il sistema contrattuale viene interamente confermato, con una dichiarazione di intenti ad allargare l’area delle aziende dove realizzare la contrattazione di secondo livello, non si sa bene con quali strumenti ed in base a quali passaggi concreti. Sui salari la proposta, se così si può dire, è ancora più deprimente: viene confermato il riferimento all’indice IPCA NEI (cioè quello depurato dei prezzi dei prodotti energetici) che in passato la Cgil aveva respinto, e sostenuta una generica necessità di tenere agganciati i salari al costo della vita. In particolare si fa riferimento alla necessità di adeguare le retribuzioni all’andamento dei prezzi attraverso verifiche annuali, dimenticando che la maggioranza dei rinnovi contrattuali che hanno firmato queste stesse sigle sindacali si sono tenuti ben al di sotto dell’inflazione reale.

Nel testo c’è poi una parte dedicata a definire con più chiarezza cosa debba intendersi per TEM (trattamento economico minimo) e TEC (trattamento economico complessivo) e qui si scopre il vero intento dell’Accordo quadro: provare a rintuzzare l’operazione del governo Meloni, che con il decreto 1° maggio di quest’anno ha introdotto il “salario giusto” con il quale si santificano le retribuzioni attuali, comprese quelle dei contratti pirata. In fondo a Cgil, Cisl e Uil non interessa produrre un rialzo dei salari ma solo garantirsi l’esclusiva della contrattazione e perciò provano a dare una definizione più stringente del TEC al fine di evitare l’equiparazione tra i loro contratti e quelli pirata. Ma l’errore originale sono loro ad averlo commesso, introducendo il concetto stesso di TEC, che è servito mettere in secondo piano quello di TEM, l’unico che consenta un’equiparazione valida e indiscutibile tra differenti contratti e che potrebbe essere utilizzato al fine dell’introduzione di un salario minimo legale.

Infine, sul tema della rappresentanza Cgil, Cisl e Uil confermano gli accordi precedenti e si impegnano “ad estendere le elezioni delle RSU anche nelle realtà di minori dimensioni”: che si siano accorti che per milioni di lavoratori il sindacato semplicemente non esiste?

Per il resto, il documento riproduce alcuni luoghi comuni e frasi di circostanza in un nulla di proporzioni cosmiche. Se per la Cisl in fondo si tratta di aver raggiunto l’obiettivo di tenere a freno qualsiasi ipotesi di conflittualità, per la Cgil è la pietra tombale su qualsiasi idea di sindacato vicino ai lavoratori.

Un sindacalismo così incapace di cogliere lo spirito dei tempi, e indisponibile a cogliere l’aumento esponenziale dello sfruttamento del lavoro, l’Italia non ce l’aveva mai avuto. Con questo accordo Cgil, Cisl e Uil toccano decisamente il punto più basso della loro storia.

17/06/2026
Oggi ore 18 presso il Circolo Gap in via dei sabelli 23, Roma, ci incontreremo con Saif Abukeshek del Global Movement to...
15/06/2026

Oggi ore 18 presso il Circolo Gap in via dei sabelli 23, Roma, ci incontreremo con Saif Abukeshek del Global Movement to Gaza per discutere ultime mobilitazioni in solidarietà alla Palestina.

Mentre attivisti in marcia verso Gaza sono in carcere in Libia e l'aggressione militare israeliana procede senza tregua, è necessario tornare a riflettere ed organizzarci insieme sulle prospettive future di lotta.

Questa sera parleremo di questo e molto altro con Saif, che è già sceso in strada con noi durante l'ultimo sciopero generale, e che è sempre stato in prima linea nella difesa dei diritti del popolo palestinese.

Appuntamento ore 18 in via dei sabelli 23, Roma, presso Circolo Gap.

Parlano di Remigrazione, ma senza il lavoro di tre milioni di lavoratori stranieri, che raccolgono i prodotti agricoli, ...
12/06/2026

Parlano di Remigrazione, ma senza il lavoro di tre milioni di lavoratori stranieri, che raccolgono i prodotti agricoli, che caricano sui camion le merci che volete che vi vengano portate a casa, che accudiscono i vostri anziani, che cucinano e vi portano i cibi nei ristoranti, che costruiscono le vostre case e i vostri uffici, quasi sempre a condizioni lavorative fuori contratto, bene quando tutti loro si fermeranno, tornerete a pregarli per rimanere e continuare a fare ciò che voi, suprematisti bianchi non state più facendo.

13 GIUGNO CONTRO LA REMIGRAZIONE PER LA REGOLARIZZAZIONE DEI LAVORATORI STRANIERI!

In slide tutti gli appuntamenti nazionali!

L’orrenda uccisione di Waseem, Amin, Ullah e Safi, lavoratori immigrati e sfruttati in Italia, rimette sotto la luce dei...
08/06/2026

L’orrenda uccisione di Waseem, Amin, Ullah e Safi, lavoratori immigrati e sfruttati in Italia, rimette sotto la luce dei riflettori il dramma del mondo del lavoro che coinvolge i lavoratori stranieri.

Sono ormai decine le persone che sono state punite con la morte perché reclamavano i propri diritti.

Sono molte anche le persone che sono state uccise solamente perché straniere.

Di fronte a questa drammatica situazione che mette sotto accusa direttamente lo Stato Italiano, incapace ormai da decenni di dare delle risposte alle modalità di regolarizzazione delle persone che entrano in Italia, sta crescendo una pericolosissima politica razzista e xenofoba, strumentalmente usata dalla peggior destra per facili campagne elettorali. Dalla legge Bossi Fini, si sono succeduti governi di centro, di destra e di sinistra affrontando sempre la questione migrante in termini securitari, delegando la questione al Ministero dell’Interno ed alla repressione. Il collegamento tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, consegna la sorte di migliaia di persone all’accettazione senza alcun diritto di qualsiasi lavoro offerto.



Qui si annida lo sfruttamento generalizzato, il caporalato, le agenzie interinali, i contratti al ribasso, gli appalti e i subappalti etc, etc. Invece di contrastare lo sfruttamento lavorativo, si preferisce alimentare una politica tesa a individuare come colpevoli tutti gli immigrati sbandierando una proposta di legge sulla remigrazione. L’Unione Sindacale di Base risponde al crescente imbarbarimento della società e del mondo del lavoro lanciando una giornata nazionale: organizziamo iniziative di protesta in ogni città!



13 GIUGNO CONTRO LA REMIGRAZIONE,

PER LA REGOLARIZZAZIONE DI TUTTI I LAVORATORI STRANIERI!

Roma: p.zzale del Verano ore 14:30

Nel video qui sotto la situazione a Roma per la richiesta di un permesso di soggiorno, giorno e notte, una fila kilometrica per non perdere il posto per un appuntamento che arriverà dopo mesi.
SONO GIA' PROVE DI REMIGRAZIONE
IL 13 GIUGNO GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE CONTRO LA REMIGRAZIONE.

𝗟𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗻 “𝗗𝘂𝗲 𝗦𝗽𝗶𝗰𝗰𝗶” 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝘂𝗲 𝘀𝗽𝗶𝗰𝗰𝗶: 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗔𝗻𝗶𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗮 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗽𝗼𝗹𝗲𝗺𝗶𝗰𝗮.Da un paio di...
04/06/2026

𝗟𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗻 “𝗗𝘂𝗲 𝗦𝗽𝗶𝗰𝗰𝗶” 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝘂𝗲 𝘀𝗽𝗶𝗰𝗰𝗶: 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗔𝗻𝗶𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗮 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗽𝗼𝗹𝗲𝗺𝗶𝗰𝗮.
Da un paio di giorni si è aperta una grande polemica sulle rivelazioni pubbliche fatte da un gruppo di lavoratori dell’Animazione, Un.i.ta, che ha raccontato le problematiche di un settore sfruttato e sottopagato all’interno della lavorazione della serie Netflix “Due Spicci” di Zerocalcare, creando non poco dibattito.
I lavoratori hanno denunciato le proprie condizioni di lavoro legate a finte partite iva, reperibilità e paghe basse a fronte di ritmi orari e quantitativi di lavoro sproporzionati. La polemica ha coinvolto due grandi studi di animazione italiani, Movimenti Production e Doghead Animation, e rapidamente il caso è diventato anche politico con un’interrogazione al Ministero del Lavoro e l’esplosione di prese di posizione pubbliche.
Come Slang e USB Cinema, solidarizziamo con la lotta dei lavoratori e delle lavoratrici per il riconoscimento della subordinazione e contro le paghe orarie infime denunciate nel corso di questi giorni. Siamo un sindacato che lotta per l’applicazione del CCNL Cineaudiovisivo nel mondo dell’animazione nel Cinema e nelle serie televisive in tutte le sue declinazioni e per un rinnovo decente del suddetto, scaduto da oltre 25 anni, che non tiene conto delle nuove mansioni e le nuove tecnologie del settore. Allo stesso tempo, nel corso degli ultimi anni abbiamo portato avanti numerose lotte contro le finte partite IVA e per i diritti dei lavoratori precari e con contratti di lavoro atipici (co.co.co, stagionali etc), una piaga che tanto nel settore dell’animazione quanto nel cinema è all’ordine del giorno.
L’attacco diretto alla persona di Zerocalcare, che non è responsabile della produzione né della serie né degli studi coinvolti, da parte di noti esponenti politici Gasparri e Malan di Forza Italia a pochi giorni dal lancio della serie, fa luce su quanto si stia strumentalizzando una lotta per i diritti sindacali in chiave politica; a muoverla sono infatti gli stessi senatori che votano no all’introduzione del salario minimo. L'attenzione viene ancora una volta spostata dal vero nodo della questione: il modello produttivo adottato dalle grandi piattaforme e multinazionali dell’intrattenimento, come Netflix in questo caso. Le cosiddette Major acquisiscono i diritti delle opere e demandano poi a una f***a rete di società esterne gran parte delle attività necessarie alla loro realizzazione. Anche in questa vicenda il meccanismo è stato lo stesso: la multinazionale ha esternalizzato una parte significativa delle lavorazioni senza garantire un'effettiva vigilanza sul rispetto delle norme contrattuali e delle condizioni di lavoro lungo tutta la filiera produttiva. Un sistema che ha consentito la progressiva compressione dei diritti di centinaia di lavoratrici e lavoratori, gli stessi che con la propria professionalità e il proprio lavoro hanno contribuito in modo determinante alla realizzazione del prodotto finale e al successo commerciale dell'opera.
I problemi del mondo dell’animazione non sono di certo un singolo autore, né i singoli studi che sono stati denunciati dai lavoratori ma sono strutturali al mondo dell’animazione italiana, tutti gli studi, tutti i progetti. I punti critici del settore infatti sono moltissimi: il piccolo mercato sul territorio nazionale, il poco numero di fondi e supporto da parte del Ministero della Cultura e del Ministero dell’Istruzione (anche quando collegato con produzioni nazionali od europee), la mancata presenza di una formazione professionale pubblica e accessibile, appalti a studi minori e singoli professionisti, gestione e detenzione dei diritti d’autore delle opere prodotte(che non permette ai lavoratori di aggiornare i portfolio), e molto altro.
Il settore soffre, inoltre, la frammentazione contrattuale ed è denotato da una difficoltà oggettiva a organizzarsi; come USB siamo convinti e convinte che nonostante le difficoltà sia l’organizzazione di chi lavora a poter costituire il primo argine per rivendicare salario e diritti e bene hanno fatto i lavoratori a portare al centro dell’attenzione le proprie condizioni di lavoro, ora per cambiarle serve organizzarsi e rilanciare una piattaforma che tenga conto della complessità del settore.
Invitiamo i Lavoratori e le Lavoratrici di questo settore ad unirsi a USB per rivendicare le giuste tutele e il giusto salario.
Potete contattare direttamente le nostre sedi territoriali o inviare una mail al nostro indirizzo: [email protected]

01/06/2026

+++ATTENZIONE+++

DICHIARAZIONE CONGIUNTA dei portuali di:
Francia - Grecia - Paesi Baschi - Turchia - Marocco - Italia

riuniti nel 3° Incontro Internazionale dei Sindacati dei Lavoratori Portuali - Istanbul - 18-19 maggio 2026

I lavoratori portuali non diventeranno un anello della catena delle loro guerre!

Noi, i sindacati dei lavoratori portuali di oltre 35 porti in Europa e nel Mediterraneo, riuniti a Istanbul in occasione del 3° Incontro Internazionale, rivolgiamo un appello militante comune ai nostri compagni di lavoro in ogni porto, in ogni paese.

Il nostro incontro si svolge in un momento in cui gli eventi stanno confermando drammaticamente ciò che abbiamo già dichiarato: i porti, le rotte marittime, le ferrovie, i magazzini, la logistica, l’intera catena dei trasporti, si stanno trasformando sempre più apertamente in infrastrutture di guerra.

I governi, gli Stati Uniti sotto Trump, la NATO, l’UE e i monopoli vogliono rendere i lavoratori complici nel trasporto di armi e materiale militare destinati al massacro dei popoli.
Non faremo loro questo favore!

Non partiamo da zero. Abbiamo già esperienza, decisioni comuni, eredità preziose e legami forgiati nella lotta. Lo sciopero e la giornata internazionale di azione che abbiamo organizzato il 6 febbraio in 7 paesi e 20 porti è stata una pietra miliare storica. I lavoratori portuali hanno lanciato un messaggio potente: non lavorano per le guerre degli imperialisti.

Hanno dimostrato che il coordinamento non è solo uno slogan. Può diventare azione. Può estendersi dal Pireo a Genova, Marsiglia, Le Havre, Tangeri, Mersin, Livorno, Bilbao, Pasaia, Trieste, fino a ogni porto dove i lavoratori alzano la testa.

Oggi, tuttavia, gli sviluppi richiedono che continuiamo con ancora maggiore determinazione ciò che abbiamo iniziato.
L'aggressione imperialista in Medio Oriente si sta espandendo. Il genocidio del popolo palestinese da parte dello Stato assassino di Israele continua con il sostegno degli USA, della NATO e dell'UE.

L'attacco statunitense-israeliano contro l'Iran, la fiammata di guerra nello Stretto di Hormuz, gli attacchi alle navi, i blocchi, la militarizzazione dei passaggi marittimi, tutto ciò dimostra che i popoli e i lavoratori vengono spinti sempre più in profondità nell'abisso della guerra.

I nostri stessi porti sono in prima linea in questo conflitto. Vogliono che le nostre mani carichino armi, per servire i loro eserciti. Vogliono che le infrastrutture costruite con il sudore dei lavoratori diventino basi per interventi, blocchi, genocidi e attacchi contro i popoli. I governi parlano di “sicurezza”, “stabilità” e “libertà di navigazione”. Ma la verità è diversa. Dietro queste parole si nascondono le rivalità per il controllo delle rotte energetiche, delle rotte commerciali, dei porti, delle materie prime e dei mercati.
Dietro di esse si nasconde il conflitto tra potenti Stati capitalisti su chi dominerà nel sistema imperialista. Questo non ha nulla a che vedere con gli interessi o la sicurezza dei popoli.

Di fronte a questa realtà, i lavoratori non possono riporre la loro fiducia in quelle forze sindacali che accettano gli obiettivi dell’“economia di guerra, attraverso il compromesso”, che presentano il coinvolgimento nelle guerre come “sviluppo”, “posti di lavoro” o “interesse nazionale”, che invitano i lavoratori a fare sacrifici per i profitti e le guerre, a schierarsi dietro le esigenze dei governi, degli armatori, dei monopoli e delle alleanze imperialiste.

Mentre miliardi vengono spesi in armamenti, i lavoratori portuali lavorano in condizioni di intensificazione, orari estenuanti, rapporti di lavoro flessibili, subappalto, salari bassi e mancanza di misure di salute e sicurezza. Subiscono le conseguenze della guerra, che porta inflazione e aumento dei prezzi di cibo, carburante e beni di prima necessità.

Sacrificano le nostre vite per i loro profitti in tempo di pace, e ora vogliono sacrificarle in guerra. Il costo delle loro guerre ricade sempre sulle stesse spalle: i popoli, i lavoratori, i marittimi, i portuali, i rifugiati.

Chiediamo:
1. La fine immediata del genocidio del popolo palestinese e l'apertura di un corridoio sicuro per gli aiuti umanitari. La fine della colonizzazione, dell'occupazione e dell'apartheid imposte al popolo palestinese e il riconoscimento di uno Stato palestinese indipendente, riconosciuto dalla comunità internazionale, entro i confini del 1967, con Gerusalemme Est come capitale.
2. La fine della guerra in Medio Oriente, così come di tutti i blocchi e i conflitti in tutto il mondo. Nessun sostegno, nessuna facilitazione, nessuna partecipazione all’aggressione statunitense-israeliana contro l’Iran, il Libano o qualsiasi altro intervento imperialista. Flotte e basi militari fuori dalla regione. Esprimiamo la nostra piena solidarietà ai popoli di Cuba e del Venezuela, minacciati dall’imperialismo statunitense, e del Sudan. Chiediamo la difesa della sovranità dei popoli, delle risorse, dell’integrità territoriale, della pace con giustizia e del diritto alla resistenza per l’autodeterminazione.
3. I porti non devono essere utilizzati per il trasporto di armi, munizioni, equipaggiamento militare e truppe. Chiediamo ai sindacati di rafforzare la vigilanza, di informare i lavoratori, di smascherare i carichi bellici e di organizzare una resistenza collettiva di massa con tutti i mezzi legittimi a nostra disposizione e con la nostra lotta.
4. Rifiutiamo il piano di militarizzazione dei porti e delle infrastrutture critiche. I porti appartengono ai popoli e ai lavoratori. Non sono basi per la NATO, gli Stati Uniti o l'UE, né strumenti degli armatori e dei gruppi monopolistici.
5. No all’economia di guerra e agli armamenti. Il denaro deve essere utilizzato per i salari, i contratti collettivi, la sanità, l’istruzione, i bisogni sociali e la tutela della vita e della sicurezza sul lavoro.
6. Misure di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Nessun altro lavoratore morto per il profitto. Basta con l’intensificazione del lavoro, il subappalto, le condizioni pericolose e l’arbitrarietà dei datori di lavoro.
7. Contratti collettivi con aumenti salariali reali, posti di lavoro stabili con diritti, una politica pensionistica con pensioni migliori e una riduzione dell’orario di lavoro. Gli sviluppi tecnologici, la meccanizzazione, l’automazione e l’uso dell’intelligenza artificiale devono essere contrastati affinché non portino alla perdita di posti di lavoro.

Per rafforzare il coordinamento internazionale tra i sindacati dei lavoratori portuali e dei lavoratori del settore marittimo, è impegno comune lo scambio di informazioni tra i sindacati per un’azione comune, mobilitazioni simultanee e iniziative di sciopero a sostegno del blocco contro la guerra e le armi, nonché la solidarietà con ogni sindacato sotto attacco da parte di governi, datori di lavoro e meccanismi repressivi.
In questo incontro, i sindacati partecipanti hanno concordato, firmando questa dichiarazione, di indire una seconda giornata di lotta internazionale dei lavoratori portuali nel prossimo ottobre 2026.

Da Istanbul inviamo il messaggio:

I lavoratori portuali non si sacrificheranno per i loro profitti e le loro guerre.
Non carichiamo la morte.
Non trasportiamo proiettili, bombe e missili per uccidere i bambini.
Non accettiamo che i nostri porti vengano trasformati in basi militari.

I lavoratori non pagheranno per l’economia di guerra, l’inflazione, gli armamenti e i profitti dei monopoli.

La nostra forza sta nell’organizzazione. Sta nei nostri sindacati, nelle assemblee generali, nelle decisioni collettive, nella solidarietà tra lavoratori di diversi paesi.

Noi, i lavoratori dei porti, sappiamo molto bene che senza di noi nulla si muove. Senza le nostre mani, i container restano fermi, le navi non vengono caricate, le macchine da guerra sono bloccate.

Chiediamo a tutti i sindacati dei lavoratori portuali di discutere questa dichiarazione, di rafforzare le nostre azioni comuni e di organizzare azioni congiunte, per rafforzare i legami di solidarietà tra i porti.

La storica mobilitazione del 6 febbraio ha indicato la strada, la prossima farà un passo avanti!

I lavoratori portuali non lavorano per la guerra!
Porti dei popoli e della pace - non basi degli imperialisti!

Firmato dai seguenti sindacati:
CGT Port and Docks - Francia
Enedep - Grecia
LAB - Paesi Baschi
LIman-Is - Turchia
ODT - Marocco
USB - Italia

Adesione
Orsa Porti Gioia Tauro - Italia

27/05/2026

Caro-prezzi, A.Ba.Co. dopo l’incontro in Prefettura a Roma: "Subito un controllo popolare contro le speculazioni per difendere il potere d’acquisto delle famiglie e la stabilità sociale"
Roma, 25 maggio 2026 – Si è concluso oggi l’incontro tra la delegazione di A.Ba.Co. (Associazione di Base dei Consumatori) e i rappresentanti della Prefettura di Roma. Al centro del colloquio, fortemente voluto dall’associazione, la pressante emergenza legata all’impennata dei prezzi al consumo e le pesanti ripercussioni che questa dinamica sta scaricando sulla tenuta sociale del Paese.
Nel corso del tavolo, A.Ba.Co. ha esposto con fermezza i rischi concreti di un’inflazione fuori controllo, chiedendo esplicitamente alla Prefettura di Roma quali iniziative e strumenti formali si stessero mettendo in campo a livello territoriale per monitorare il fenomeno e segnalare tempestivamente le anomalie alle autorità giudiziarie e di vigilanza competenti. I rappresentanti della Prefettura hanno ribadito che l’organo di governo locale non possiede poteri sanzionatori diretti, ma esercita una fondamentale funzione di vigilanza.
È emersa, d’altronde, la consapevolezza condivisa che il tema del carovita ha ormai assunto un carattere generale e strutturale, la cui risoluzione scavalca le possibilità di intervento di una singola prefettura.
Proprio per l'estensione nazionale del problema, l'azione di A.Ba.Co. sta registrando una rapida accelerazione in tutta Italia: l'associazione comunica infatti di essere già stata contattata da altre importanti prefetture, tra cui quelle di Napoli e di Campobasso, a dimostrazione di come la mobilitazione stia trovando ascolto e sensibilità da parte dei rappresentanti del Governo sul territorio.
Durante l'incontro di oggi a Roma, il confronto si è focalizzato sulle soluzioni concrete da attivare subito. Attualmente, presso la Prefettura capitolina è operativo un Osservatorio sui prezzi dei prodotti agricoli, uno spazio istituzionale strategico al quale A.Ba.Co. ha formalmente chiesto di partecipare per dare voce diretta ai cittadini. L’associazione ha tuttavia specificato che questa misura, seppur lodevole, non è più sufficiente per coprire i reali bisogni della popolazione.
A.Ba.Co. ha infatti annunciato l’intenzione di presentare una formale richiesta al Governo nazionale affinché l’esperienza degli osservatori sui prezzi delle prefetture venga estesa per legge a tutte le altre principali filiere economiche e dei servizi.
L’obiettivo di questa estensione è chiaro e non più rimandabile: dare alle associazioni dei consumatori e ai comitati di cittadini gli strumenti giuridici e gli ambiti fisici per monitorare costantemente l’andamento dei prezzi, svelando e bloccando sul nascere le speculazioni che si annidano lungo i passaggi delle filiere. Come già avvenuto e duramente denunciato da A.Ba.Co. in passato sul fronte del prezzo dei carburanti, le manovre speculative sono costantemente dietro l’angolo. Senza un argine normativo, i rincari ingiustificati rappresentano una minaccia immediata e devastante per il potere d’acquisto dei lavoratori e dei pensionati, trasformandosi in un potenziale e pericoloso innesco di tensioni sociali, specialmente per i quartieri e le fasce più popolari della cittadinanza.
È proprio sulla necessità di attivare e istituzionalizzare forme diffuse di "controllo popolare" sui prezzi a livello territoriale che l’associazione insiste da tempo. L’invio delle richieste per l’apertura dei tavoli di monitoraggio a tutte le prefetture d’Italia risponde esattamente a questa visione: restituire alle comunità locali il potere di difendere la propria dignità economica e la propria stabilità sociale di fronte ai giganti della speculazione.

Ufficio Stampa A.Ba.Co. - Associazione di Base dei Consumatori
Sede Nazionale: Via Cagliari 11, 00198 Roma
Sito web: www.abaco.info - Email: [email protected]

25/05/2026

Ama SPA: i lavoratori rilanciano la protesta e il prossimo 12 giugno sarà sciopero

Dopo il partecipato sciopero dell’11 maggio e il successivo incontro con la Direzione Generale di Roma Capitale, i lavoratori dell’igiene ambientale dipendenti di AMA S.p.A. esprimono forte insoddisfazione per le risposte ricevute.

Resta infatti evidente il progetto aziendale di trasformare domeniche e festività in ordinari giorni di lavoro, cancellando di fatto tempi di vita, diritto al riposo e dignità dei lavoratori. Una scelta inaccettabile che scarica ancora una volta sui dipendenti le responsabilità delle inefficienze organizzative e gestionali dell’azienda.

Il servizio di igiene ambientale non si migliora peggiorando le condizioni di lavoro di chi ogni giorno garantisce pulizia e decoro alla città. Servono invece investimenti, mezzi efficienti, organizzazione del lavoro e una gestione dirigenziale all’altezza delle necessità della cittadinanza e dei lavoratori.

Le stesse controverse consultazioni sull’ipotesi di accordo sottoscritta da CGIL, CISL, UIL e FIADEL hanno certificato una profonda sfiducia dei lavoratori verso le rappresentanze sindacali firmatarie. In numerosi posti di lavoro si sono registrate percentuali altissime di bocciatura dell’accordo, segnale evidente di uno scollamento sempre più marcato tra organizzazioni sindacali che assecondano la volontà aziendale e lavoratori ormai stanchi di assistere allo smantellamento progressivo dei propri diritti.

Per queste ragioni la mobilitazione prosegue. I lavoratori rilanciano la protesta e il prossimo 12 giugno incroceranno nuovamente le braccia con uno sciopero e un presidio sotto il Campidoglio.

La cittadinanza deve sapere che le gravi mancanze del servizio sono responsabilità esclusiva della dirigenza AMA e delle scelte politiche aziendali, non dei lavoratori che quotidianamente operano in condizioni sempre più difficili.

USB continuerà a sostenere la lotta dei lavoratori dell’igiene ambientale fino al ritiro di ogni progetto di peggioramento delle condizioni di lavoro e al reale rilancio del servizio pubblico.



USB Unione Sindacale di Base Igiene Ambientale AMA

Indirizzo

Via Dell'Areoporto
Rome
00175

Telefono

06.762821

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