21/01/2013
‘O RITRATT ‘E DON PASQUALE:
INVITO A MORTE DI DON GIOVANNI
FARSA TRAGICOMICA IN UN UNICO ATTO.
La storia è sempre quella,raccontataci nei secoli dai più svariati geni del panorama letterario mondiale:
IL DON GIOVANNI. questa volta però ,noi non lo vediamo in un Spagna del seicento,fra pennacchi ,spade e cappe ma lo troviamo proiettato piuttosto, in una in un Italia post unitaria:1890,1900. Nella città di Napoli.
Napoli città del Don Giovanni,fra duelli di coltello,per questioni d’ onore, caffè chantant a via Toledo, città di wappi, sciantose, e famiglie criminali, Napoli un pò francese un pò sp****la come le dominazioni che ha avuto e come i due autori che hanno reso più famoso questo personaggio Tirso De Molina e Moliere.
L ‘ opera in questione ,prende spunto dall’ atto unico di un altro grande della letteratura,Alexander Pushkin, che ci dona un Don Giovanni ,dalla vita breve ma intensa, che si spegne tragicamente, vittima della sua voglia di esagerare andare sempre oltre, fino addirittura a sfidare la morte.
Nel ritratto di Don Pasquale, ci viene presentato un Don Giovanni, wappo malavitoso, “smargiasso” ,capace di trattare donne come dei burattini e di uccidere uomini con un estrema indifferenza nei confronti della vita.
L’ opera in questione, non è una tragedia però, come nella versione pushkiniana ma è piuttosto una farsa, uno spaccato del teatro partenopeo dell’ epoca, un teatro fatto di macchiette, caratteri veri e propri, che portano il loro archetipo all’ eccesso, rendendolo chiaro, autentico nella propria genuinità.
Come nel caso di Leporello, il servitore di Don Giovanni, un pulcinella a cui oramai è stata tolta la maschera, semplice ingenuo in apparenza ma pieno di saggezza popolare, d’ animo buono è lo specchio del popolo nei secoli.
Ad arricchire la farsa,vi sono anche inserimenti,di un teatro più moderno più metafisico,che mostra la parte possiamo dire verticale della drammaturgia.
Un altro punto per cosi dire focale del testo è il linguaggio , un napoletano poetico, italianizzato per una facile comprensione da parte di tutti, che caratterizza i personaggi dell’ opera,aiuta lo spettatore a calarsi meglio nella messa in scena.
La gestualità è un'altra parte,importante all’ interno dello spettacolo,si passa dal gesticolare : tipico nella cultura partenopea,a veri e propri codici prestabiliti, presi dalla commedia dell’ arte e da altre forme di un teatro arcaico ormai in disuso.
Infine, c è il rapporto luci scenari ossia la presenza di un divano neutro bianco che illuminato da un faretto ogni volta di un diverso colore determina il cambio di luogo .Una scenografia minimale che valorizza più che altro il lato attoriale rispetto al resto .Lo spettacolo ,è in oltre mirato a far risaltare il rapporto attore pubblico, con l’annullamento completo della quarta parete e la scelta di un piccolo teatro per rendere tutto il più magico,vicino e coinvolgente.