La Ghianda

La Ghianda Se sei una quercia, prima eri una ghianda, non potevi essere altro. (James Hillman - Il Codice dell'Anima) Niente altro che una quercia. E’ il tuo daimon.
(1)

Non puoi fare nulla per cambiare questa cosa e neanche noi possiamo deviare o forzare la nostra natura. Perchè "La Ghianda"
Il nome della nostra Associazione è ispirato alla teoria della ghianda di James Hillman, il quale, ispirandosi al mito platonico di Er, nel libro "Il Codice dell'Anima" afferma che ciascuno di noi è venuto al mondo con un’immagine che ci definisce; l’anima di ciascuno di noi

sceglie un “compagno segreto” che ci guiderà nel cammino terreno. Questa forma, questa idea, questa immagine non tollerano eccessive divagazioni. La teoria della ghianda sostiene che ciascuna persona sia portatrice di un’unicità che chiede di essere vissuta e che è già presente prima di potere essere vissuta. Noi nasciamo con un carattere; che è un dono che ci è dato al momento della nascita, come nelle fiabe dalle fate madrine. Se sei una ghianda non potrai che diventare una quercia, un giorno. Per quanto tu tenti di deviare il corso degli eventi o di forzare la tua natura, il tuo destino è di diventare una quercia. Obiettivi
Ciascuno di noi è unico, ciascuno di noi ha un talento, scoprirlo e nutrirlo con l’applicazione è ciò che dà un senso al nostro essere qui e ciò da cui dipende la nostra felicità e il nostro equilibrio; tutto ciò ovviamente richiede l’accettazione di un mistero, di qualcosa di innato che chiede solo di poter uscire allo scoperto rispettandone tempi e modalità, diverse per ognuno di noi. L'obiettivo del nostro lavoro insieme, quindi, è tutto racchiuso nel desiderio di condividere con gli altri i nostri talenti e le nostre esperienze, attraverso un intreccio magico tra discipline apparentemente molto diverse, che hanno come intento comune un approccio olistico verso l'esistenza, attribuendo un grande valore alla cura ed al benessere della persona nella sua inscindibile totalità (corpo, mente e anima) e quindi della "salute" intesa non solo come semplice assenza di malattia, ma come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale.

25/03/2026

Le radici perdute delle parole

Penso spesso all’importanza delle parole.
Le usiamo ogni giorno a manciate come un uomo che semina a spaglio per la successiva stagione eppure raramente ci soffermiamo sulla loro voce antica.
Forse perché le parole ci sembrano familiari, domestiche, e proprio per questo smettiamo di ascoltarle davvero.
C’è una bellezza profonda nell’etimologia delle parole, la radice che permette ad ogni seme di divenire pianta.

E ogni volta qualcosa in me si chiarisce, il linguaggio torna ad essere una mappa per orientarsi nei significati.

Non è un esercizio intellettuale, ma un atto di discendenza e ogni volta scendo anche dentro di me. Scavo, rimuovo la terra secca, pulisco per lasciare che il seme possa mettere le sue radici nella terra morbida.
E allora posso liberare quella parola da ogni credenza, usanza, sovrastruttura.

Decostruire per lasciare che la parola torni a respirare.

L’etimologia diventa allora un modo per tornare alla sorgente, per “re-visionare”, guardare di nuovo, con gli occhi del cuore.

Ogni parola racconta.
Non è solo un suono, un oggetto, una cosa, un’emozione.

Crisi, per esempio, viene dal greco krino: separare, scegliere, valutare.
Non è più soltanto una rottura, qualcosa che oggi evoca subito nella nostra mente qualcosa di negativo, ma ci parla di discernimento.
Dietro la paura c’è una nuova possibilità.

Le parole allora smettono di essere etichette e tornano ad essere soglie.
Spesso le parole le usiamo addomesticate, tendiamo ad utilizzarle cosi come ci sono state consegnate, con le loro mutazioni, con le tante sovrastrutture e i mille travestimenti.
L’etimologia apre una porta e ci invita a guardare oltre la superficie del linguaggio.

Il modo in cui nominiamo le cose crea il nostro mondo, le nostre emozioni, il nostro stato d’animo e quello delle persone a cui ci rivolgiamo.
Conoscere le radici di un termine è un pò come ricostruire un albero genealogico del linguaggio.
Ogni parola ritrovata restituisce sacralità al dire, e forse anche al vivere.
Forse per questo amo lavorare con le parole, con i simboli e con le immagini.

Nell’arteterapia, come nell’astrologia archetipica, accade qualcosa di simile. Quando lavoriamo con le nostre immagini interiori o con i simboli, torniamo alla loro radice e qualcosa dentro di noi si illumina.. un ricordo, un significato, una possibilità nuova.
Qualcosa si muove, prende forma, chiede di essere visto..

Prova anche tu!

Prendi una parola che ricorre spesso nella tua vita in questo momento e domandati da dove viene. Cercane l’etimologia..

Quale radice porta con sé?
Quale storia?

Poi prendi un foglio e scrivi quella parola al centro.
Lascia che da lì nascano delle radici. Disegnale senza pensarci troppo.
Sottili, spesse, intrecciate o spezzate, profonde o appena accennate..
Non cercare una forma bella, lascia che sia vera

Chiediti:
Dove affondano?
Sono libere o incontrano ostacoli?

Poi osserva il tuo disegno.
C’è qualcosa che chiede di essere trasformato?

Forse una radice può allungarsi, forse una parte può trovare più spazio, forse la terra può diventare più morbida.

A volte cambiare un’immagine è già un modo per cambiare il nostro modo di stare dentro quella parola.

Se vuoi, puoi scrivere accanto ad alcune delle tue radici, la parola che senti essere per te più vicina ora.
A volte non sono le situazioni a cambiare la nostra vita, ma il nome che diamo alle cose.

Quando una parola cambia significato, cambia anche il paesaggio interiore in cui ci muoviamo.
E a volte basta questo per accendere una piccola luce sul nostro sentiero.

https://www.ritacampolo.com/post/le-radici-perdute-delle-parole

Kintsugi dell’anima: trasformare l’errore💗
13/03/2026

Kintsugi dell’anima: trasformare l’errore💗

Kintsugi dell’anima: trasformare l’errore

A volte può arrivare ad essere veramente difficile dire “mi dispiace”.
Spesso dietro a questa difficoltà si nasconde qualcosa di più profondo, la fatica di accettare l’errore come parte dell’essere umani.
Ci sono parole che sembrano semplici, ma che, nel momento in cui proviamo a pronunciarle, diventano improvvisamente pesanti.
“Mi dispiace” è un piccolo, ma grande movimento interiore.

A guardarla più da vicino, l’etimologia ci racconta qualcosa di semplice e allo stesso tempo profondo.
Dispiacere viene dal latino ‘displicere’,

‘dis’,
non, separazione, allontanamento
placere,
piacere, essere gradito al cuore.

Ci dice qualcosa di molto umano, essere lontani da ciò che è gradito al cuore.
Perché il dispiacere non nasce dall’indifferenza, ma dal legame.
È la prova che qualcosa ci tocca. Che è accaduto qualcosa che ha incrinato ciò che per noi ha valore. Può essere una parola detta troppo in fretta, un gesto mancato, una distrazione. Una ferita che non avevamo previsto.
Ma il cuore se ne accorge.

“Mi dispiace” non cancella ciò che è accaduto, ma apre una porta. Ricostruisce un ponte, tra me e te..
È un momento in cui comprendiamo che le relazioni sono vive. Qualcosa si incrina, si rompe e può anche ricomporsi.

E allora perché a volte è così difficile dire “mi dispiace”?

Forse perché tocca qualcosa di molto delicato, l’immagine che abbiamo di noi.
Per riuscire a dirlo, bisogna accettare di non essere ‘perfetti’.
Molti di noi hanno imparato presto che l’errore è qualcosa da nascondere. Allora ci difendiamo, ci giustifichiamo, oppure restiamo in silenzio.
Ma l’errore non è colpa. Non è giudizio.
Non è “sono sbagliato”, ma piuttosto “questa volta ho sbagliato”.

E allora nasce una domanda.
Se sbaglio chi sono?
Se riconosco un errore perdo valore?

Con l’arteterapia posso esplorare questo passaggio. Posso fare un’esperienza diversa.
Posso vedere la frattura, toccarla, cercare un linguaggio che possa dare forma all’errore, trasformarlo… e restare intera.

L’errore assomiglia a una crepa, e le crepe sono interessanti.
In Giappone esiste un’antica tecnica chiamata kintsugi. Quando un oggetto si rompe, la crepa viene riparata con l’oro. L’oggetto non torna com’era prima, diventa qualcos’altro.
L’oro non cancella la crepa, la illumina.
Allora posso fare qualcosa di simbolico, spostare l’errore da dentro di me a fuori.
Questa distanza mi aiuta a osservarlo..
E’ l’invito che faccio quasi sempre alle mie allieve quando una loro creazione in argilla, dopo la cottura, esce dal forno rotta.
Se posso prendere tra le mani “il mio errore”, forse posso scoprire che ciò che non mi piace, ciò di cui mi vergogno o che cerco di nascondere sta solo chiedendo di essere visto.
Possiamo allora fare un esercizio, posso prendere un oggetto rotto, una tazza scheggiata, una ciotola, qualcosa a cui siamo affezionati.
E posso ripararlo lentamente, con creatività, curiosità e con un gesto gentile.
Non per cancellare la crepa, per onorarla.

E così quella ferita diventa un simbolo, pian piano si trasforma in qualcosa di più armonico.
I loro occhi tornano a sorridere, spesso mi dicono.. “é quasi più bella così!”
La ferita integrata diventa forza.

E allora posso chiedermi:
Quali errori, quali crepe.. della mia storia hanno cambiato la mia forma?
Cosa nella mia storia è diventato più prezioso dopo una frattura?

E forse, dentro di me, nasce anche un’altra domanda.
Qual’é la parte di me che teme di dire mi dispiace?

Spesso scopriamo che la parte che non riesce a chiedere scusa sta proteggendo qualcosa di molto fragile.

L’astrologia archetipica ci offre immagini utili per rifletterci, non come destino, ma come linguaggio simbolico dell’anima.
Siamo fatti di molte parti.
E quando diciamo “mi dispiace”, molte di queste parti si muovono insieme.

L’astrologia attraverso il simbolo ci aiuta a riconoscere queste dinamiche interiori.
Un eccesso di valori leonini può temere che l’ammissione oscuri la propria luce.
Una forte energia Capricorno può vivere l’errore come fallimento.
Forti valori Scorpione possono rendere difficile mostrarsi vulnerabili.

Chi sono io quando non sono ‘perfetto’?

In fondo, dire “mi dispiace” è un atto di libertà, é riconoscere di essere imperfetti senza smettere di valere. È accettare che la nostra identità non è fatta di un materiale duro e immutabile, ma di materia viva in continua trasformazione.
Dire “mi dispiace” diventa così un atto di trasformazione, includere l’errore senza che cancelli il nostro valore.

E allora oggi, prova a fare qualcosa di diverso.
Prima di chiedere scusa a qualcuno, chiedila prima di tutto a te..

“Mi dispiace per tutte le volte in cui mi sono negata la possibilità di essere.. umano.”

E forse proprio lì, nel punto in cui la crepa resta visibile, possiamo ricordarci una cosa semplice. Dire mi dispiace non significa diventare più fragili.
Vuol dire diventare più interi.
Più veri.

31/10/2025

Notte di soglia 🔥

Questo è il tempo della terra che si prepara al riposo, anche se li fuori c’è ancora un gran caldo..
La terra riposa, ma non dorme davvero.
Sotto, il seme si raccoglie in sé e respira piano.
Anch’io provo a farlo..
Dentro, una linfa invisibile scorre.
Dentro, si nutre del buio e del tempo necessario.
Dentro di me, qualcosa si arrende e si riposa.
Di un riposo sacro.

È tempo di lasciar andare.
Abitudini, dolori, i rancori, i ruoli e i nomi che non servono più.
Come gli alberi é tempo di alleggerirsi.
Questo buio non mi fa paura.. mi protegge, custodisce.
Mi dona radici.
Mi sta mostrando da dove vengo. Chi c’è stato prima di me, ciò che mi hanno insegnato, le gabbie che ho ricevuto..
Sento che questo silenzio non è vuoto.. è grembo, è attesa.
C’è la fine e c’è il nuovo inizio.

Osservo la fiamma di una candela che danza lenta.
Scrivo su un foglio ciò che voglio consegnare al fuoco..
paure, rancori, sensi di colpa, ciò che a volte pesa come una grande pietra..
La carta si arriccia, sfrigola, la fiamma l’avvolge e poi la consuma.
Così compio il mio rito del distacco..
Brucia e si dissolve. E in quel fumo che sale qualcosa si libera anche in me.
Sono grata a questo fuoco.
A chi c’è stato, a chi c’è, a chi ritorna.
A tutti i semi che attendono.
Il buio è un grembo..
Dal buio impari a riconoscere la luce.
E allora impari ad accogliere anche l’ombra.
Impari a non fuggirla.
Due metà dello stesso volto dove il confine non separa, piuttosto rivela.
Nel buio tutto tace.
Nel buio, tutto parla.
Sulla soglia tra il dire e il tacere si scopre la verità.
Forse questa è la soglia..



29/10/2025

L’astrologia umanistica ci parla attraverso i simboli, l’Arteterapia ci offre strumenti per ascoltarli e trasformarli.

♏ Scorpione
♇ e ♂ Archetipo: lo sciamano

Lo Scorpione è colui che attraversa la notte e genera l’alba.
È l’archetipo della trasformazione, custode della morte e della rinascita, trasforma le ferite in potere e la perdita in nuova vita.
Proprio come la Fenice, incarna la capacità di morire e rinascere dalle proprie ceneri, brucia nel fuoco della prova e ne riemerge trasformato.
La sua intuizione è profonda, la sua percezione sottile, il suo sguardo penetra oltre il velo delle apparenze. E’ attratto dal mistero e delle verità celate.
Poiché impara fin da piccolo a leggere oltre le parole, lui vede nell’ombra e coglie ogni incongruenza.
Lo Scorpione non teme l’ombra: la abita, la rende rivelazione.
La sua energia è magnetica e seduttiva. Riesce sempre ad entrare nelle ombre dell’altro con naturalezza.
Se incanalata, questa passione può diventare forza di guarigione e di evoluzione.
E’ un segno legato al potere, la sua meta è quella di contattare il proprio potere personale. Un contatto sempre molto al limite poiché Plutone in luce è il potere personale ma in ombra diventa potere sugli altri.

Lo scorpione è un’anima estremamente sensibile.
Ha paura di perdere e l’angoscia di essere abbandonato, per questo a volte può divenire dipendente o diffidente.
A volte trattiene, teme di lasciarsi andare, ma solo lasciando cadere il controllo può liberarsi delle sue scorie emotive: paura, rabbia, attaccamento.
Imparare ad accogliere la perdita è l’inizio della sua vera trasformazione.

Progetto solare
Compito dello scorpione è trasformare.
Mentre per la bilancia la relazione è basata sul riconoscimento dell’altro e dei suoi diritti, nello scorpione questo scende ad un piano molto più profondo. Il difficile compito é quello di portare la relazione dove si possa avere un confronto con le proprie parti irrisolte per divenire luogo di trasformazione autentica.


24/10/2025

♏️Se l’archetipo della Scorpione parlasse…

Esercizio di Arteterapia e scrittura creativa

Io vivo nelle profondità.
Sono custode dell’ombra, sacerdotessa del buio.
Non abito le acque limpide ma il fango fertile e misterioso. Conosco il veleno ma so usarlo come medicina.

Io sono nel silenzio della notte. Sono il respiro che si ferma, il cuore che tace e la scintilla improvvisa che ridesta la vita.
Sono colui che sa attraversare la morte e da questa generare nuova vita.

Io sono signore dei segreti.
Conosco tutto ciò che è nascosto, gli sguardi taciuti e le parole non dette.
Nelle pieghe dell’inconscio raccolgo ogni tuo frammento perduto, custodisco i tuoi fantasmi e ti conduco lì dove non osi guardare.

Io sono colei che toglie ogni tua maschera, ogni illusione, una ad una, fin quando non resterai n**o davanti a te stesso e potrai riconoscere la tua essenza.
Spezzo i nodi delle tue ossessioni, libero ogni energia che stagna nel profondo della tua oscurità.
Con me impari la resa, ma scoprirai anche la rinascita.

Io trasmuto la paura in forza. Se fuggi da me conoscerai la paura. Se resti, conoscerai il coraggio.

Io amo, io distruggo, io ricreo. In me convivono la brace della passione e il gelo della notte.
Io sono la fenice che brucia e risorge.
Sono il rosso della fiamma che incenerisce, il nero di una notte cupa e il giallo dell’alba che porta la luce.
Sono incubo e sogno, angelo e demone.

Io custodisco il mistero del desiderio.
Nel mio ventre si agitano le forze dell’eros.
Chi si unisce a me non conosce solo piacere,
ma attraversa le soglie dell’anima.

Io sono l’ombra che ti rende intero, chi mi fugge non si libera.
Custodisco il segreto più antico, la Morte non è mai una fine, se impari a morire mille volte, potrai davvero rinascere.


Indirizzo

Viale Appio Claudio 289
Rome
00174

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00

Telefono

+393207883535

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando La Ghianda pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a La Ghianda:

In evidenza

Condividi

Digitare