07/05/2025
Personale di Svetlana Gushchina a La scala d'oro - Maggio 2025
I FIORI BIANCHI
Libere riflessioni sulla pittura di Svetlana Gushchina
Nelle opere pittoriche più recenti di Svetlana Gushchina fiori bianchi si aprono tra gli interstizi delle pennellate, tra gli intrecci di segni che disegnano traiettorie sulla superficie della tela. Il fiore bianco ha a che vedere con l’origine dell’essere, fonte primaria di luce, presenze che sbocciano tra le rovine del tempo, sintomo di una attesa rigenerazione, sognata e invocata dall’artista. Il colore, nella sua carica espressionista, che fa da terreno e che circonda questa magnetica e misteriosa fioritura assume un potere intenso, anch’esso sembra voler invocare alla rinascita, ma allo stesso tempo è richiamo al dramma, un urlo di disperazione, una affermazione di lotta a resistere. Le immagini si formano sulla tela per accumulo e sono costituite da linee disegnate con forza e con coraggio, quasi incise sulla superficie, si organizzano in strutture sintetiche e poderose. La formazione di Gushchina è stata infatti inizialmente da disegnatrice tecnica, questo ha certamente contribuito alla sua naturale propensione a costruire articolate configurazioni segniche, linee nere nette tracciate con sicurezza. Una tendenza a mettere in evidenza la struttura, l’ossatura portante delle cose del mondo. A questa natura "pittorico disegnativa" dell’artista contribuisce spesso l’uso della spatola d’acciaio per stendere il colore, per ottenere una immediatezza delle diverse configurazioni che si sviluppano nel processo pittorico, è un ulteriore metodo per esaltare la natura strutturale ed essenziale delle forme, la spatola permette di spalmare, ma anche di schiacciare e tagliare e raschiare il colore, tutto in continuità, senza arrestare il flusso interiore della visione. Le paste colore sulla superficie del dipinto raggiungono così una qualità plastica della composizione pittorica che descrive una personale architettura dell’esistere.
Svetlana Gushchina è nata in Russia nella città di Belaya Kalitva, nell'oblast di Rostov, sul fiume Don. Il desiderio di fare pittura se lo porta dietro da sempre, germinato dagli insegnamenti d'arte della scuola russa frequentata da bambina, così come la convinzione che la pittura scaturisca per forza di cose da un profondo sentire nel tentativo di sfiorare il sacro. Nella tradizione russa della pittura d’icone la rappresentazione di una immagine è rigorosamente stilizzata, caratterizzata dalla maestosità bidimensionale delle figure, "icona" deriva dal greco "eikón" che significa "immagine" ed indica un'immagine sacra che rappresenta un aspetto della realtà divina. L’intento che sembra muovere il lavoro di Gushchina è di registrare le tracce necessarie del corpo sacro dell’immagine, catturare e fissare in sostanza solida i riflessi, i frammenti e gli echi sensibili della realtà, insomma dare presenza visibile alla propria idea del mondo, attraversato dallo sguardo passionale dell’artista che lo coglie per mezzo della pittura. Così l’artista porta all’apparenza sensibile l’idea nella sua semplice quanto spasmodica ricerca del bello ideale, presentando l’esteriorità come espressione organica dell’anima. Un procedere nella pittura, quello di Svetlana Gushchina, che diviene pratica esperienza spirituale, espressione di un sacro operare, l’artista dipinge e così apre "finestre" sul divino.
[Guido D’Angelo – 2025]