Closlieu 'I colori di MaryPay'

Closlieu 'I colori di MaryPay' Luogo protetto in cui si dipinge liberi da ogni tipo di condizionamento

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26/04/2018

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La pratica educativa del Closlieu per creare persone autonome, indipendenti e felici


Ci siamo davvero rassegnati a pensare che poche persone siano “più dotate”? Davvero pensiamo che la mediocrità sia il fine della nostra esistenza? Non sarà invece questo modello educativo che privilegia uno status sociale piuttosto che un altro, rinchiudendo così le persone in categorie?

Il sistema in cui viviamo ha avuto bisogno di questo paradigma educativo. Ce lo ricorda bene l’educatore e scrittore Ken Robinson quando mette in evidenza, nel video “Cambiare i paradigmi dell’educazione”, il ruolo che ha l’istruzione pubblica: “…divide le persone in due tipi di profili: l’accademico e il non accademico, l’intelligente e il non intelligente”.

Ma questo modello educativo, nato nel XVIII secolo, è stato progettato nell’epoca dell’illuminismo e della prima rivoluzione industriale. Il problema è che ancor oggi questo tipo di educazione persiste, causando grande confusione. Il messaggio che si insinua continuamente nei nostri attuali modelli educativi è “Tu non sei adeguato!”. Il confronto ed il giudizio, mettono in evidenza un sistema che premia chi più si conforma e realizza le aspettative dell’adulto creando un individuo dipendente. Risultato: ormai troppi bambini soffrono di disturbi dell’apprendimento e troppo spesso assistiamo ad atti di arroganza, prevaricazione e violenza.

Tutto questo è segno di un diffuso malessere sociale.

E allora invertiamo la rotta! Il mondo sta cambiando e stanno nascendo nuove esigenze in ambito formativo. Esistono molte nuove strade da percorrere rispettose della nostra natura, dei tempi e dei ritmi umani, diversi da quelli che ci vengono imposti attualmente. Stanno nascendo nuovi filoni di pensiero emolte esperienze alternative.

Io, rispondendo alla mia crescente necessità di cambiamento, ho sviluppato una ricerca in campo educativo partendo dalla filosofia e dalle scoperte di Arno Stern (educatore tedesco). La mia sensibilità per la pittura mi ha portato a conoscere il Closlieu (letteralmente “luogo protetto”) da lui creato e ad occuparmi di “Semiologia dell’espressione”: lo studio dei segni e dei tracciati che ci accompagnano dall’infanzia fino all’età adulta.

Arno Stern con Ken Robinson
Arno Stern con Ken Robinson

Il Closlieu è una stanza dalle pareti colorate con un solo strumento centrale: il tavolo ­tavolozza dove 18 colori con tre pennelli ciascuno che aspettano di essere usati. Il foglio viene fissato con le puntine ad una parete attrezzata. Tutto si svolge con un rituale preciso: tenere con cura il pennello, intingerlo prima nell’acqua e poi nel colore, utilizzare un solo colore per volta, non giudicare il proprio dipinto o quello altrui. S’impara cosi a rendersi indipendenti dallo sguardo e dal giudizio degli altri. Nel Closieu si dipinge in piedi, in questo modo il corpo è libero di muoversi tra la tavolozza ­ spazio della relazione ed il foglio ­ spazio personale.

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Ma cosa c’entrano i tracciati e la pittura con il benessere, la realizzazione e la felicità?

Abbiamo bisogno di riconnetterci con noi stessi, con la parte creativa di noi cosi sottovalutata dal vecchio modello educativo. Abbiamo bisogno di riappropriarci di un tempo che lasci spazio alla spontaneità per riuscire ad affrontare la vita con entusiasmo. Nel senso che gli antichi greci intendevano, un “essere ispirato” un “essere in Dio”. Un essere che riprende contatto con la sua parte divina, con la purezza dei suoi veri desideri. Abbiamo bisogno di un’educazione rispettosa e libera da molte imposizioni, compiti e doveri, che dia accesso a tutto il nostro potenziale. È proprio in questa riscoperta dell’entusiasmo che ci abita che risiede l’armonia con tutto il creato e le creature.



E nel Closlieu, attraverso il gioco del dipingere, vengono veicolati messaggi importanti come il rispetto assoluto della persona. Si vive l’esperienza di un modo nuovo di relazionarsi agli altri, esente dal giudizio.

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Compiuto in un gruppo eterogeneo di persone (bambini e adulti dai 3 ai.. 100 anni) l’atto del tracciare è diverso dal disegno occasionale e permette di affermarsi in mezzo agli altri senza competizione. Tutto si svolge con rigore e attenzione. Questo aspetto aumenta il virtuosismo nel bambino aiutandolo a crescere in autonomia, stima e fiducia nelle proprie capacità. Egli diventa attento ed esigente. Nel Closlieu, lontano da sguardi indiscreti, l’espressione può pian piano manifestarsi.

La pratica educativa che si svolge in questo particolare spazio è supportata anche dalla scoperta dell’esistenza di una grammatica dei tracciati oggi a rischio di estinzione: la Formulazione. La Formulazione è un linguaggio di tracciati che appartiene alla nostra memoria organica (memoria prenatale). Tali tracce sono spontanee, ma non accidentali. Si tratta di un codice strutturato, codificato, universale che permette di accedere ad una realizzazione più globale dell’essere.

Oggi la libertà di tracciare spontaneamente è stata soppiantata dall’insegnamento dell’educazione artistica (o dall’educazione all’immagine). E’ stata sviluppata una pedagogia affinché il bambino produca opere, affinché si sviluppi in lui il senso dell’armonia e della prospettiva, di una artificiosità che non corrisponde alle sue reali necessità. Il bambino dovendo rispettare queste regole, che non gli appartengono, ha perso la voglia di disegnare e dipingere perché non si sente “capace”. Lo noto ogni volta che un bambino dopo due minuti mi dice che ha finito il suo disegno oppure che non sa più cosa disegnare. Ha perso l’entusiasmo per un gioco così naturale e necessario alla sua crescita.

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Il vero bisogno del bambino non è praticare “l’arte del dipingere” ma “il gioco del dipingere”.

L’artista è creatore di un’opera diretta al pubblico. Studia ed elabora dei bozzetti prima di arrivare all’opera finale. L’artista lo fa con un obbiettivo: quello di compiacere gli altri. La sua opera quindi non risponde più ad una necessità ma tutto il suo fare è teso alla realizzazione di qualcosa che produca un effetto sullo spettatore. Egli ne calcola gli effetti. La speculazione diventa la sua preoccupazione primaria. Il bambino al contrario, attraverso l’atto del tracciare, risponde ad una necessità personale di conoscenza di se stesso e delle proprie possibilità.

Da sempre gli uomini hanno tracciato per comunicare ma nel Closlieu si rompe quest’abitudine! La traccia così sganciata dall’obbiettivo di avere un ricevente diviene libera di giocare un nuovo ruolo. Nel Closlieu la persona non subisce alcuna pressione dal mondo esterno e produce la sua traccia per il suo piacere personale. Il Closlieu non è un luogo di apprendimento di tecniche pittoriche ed il Praticien (Servente del Gioco del Dipingere) non è un maestro che sottolinea gli errori e le debolezze, non è un modello da seguire. Egli protegge la traccia e fa in modo che questa manifestazione, spontanea e personale, non incontri alcun ostacolo.

Nel gioco del dipingere si oltrepassa la ragione per lasciare spazio all’irragionevole. Si ristabilisce un equilibrio tra la nostra parte razionale e la nostra parte creativa. Nel Closlieu, al riparo da giudizi ed interpretazioni, la persona diventerà autonoma e indipendente, libera dalle aspettative altrui. Ritornerà l’entusiasmo e lo slancio necessario all’evoluzione verso mete che non avremo mai immaginato prima.

Barbara Arduini

“Il Cerchio” Atelier d’Espressione

via Cascina, 1/C San Giorgio in Salici 37060 Verona

www.cerchioatelier.com

Pagina Facebook “Il Cerchio” Atelier d’Espressione

Immagini by “Il Cerchio” Atelier d’Espressione

... un tempo e uno spazio per essere

26/04/2018

Quando il disegno non è arte...

Sono passati più di 70 anni da quando un ragazzo di nome Arno Stern, di origini ebree, in fuga durante la guerra, si è preso cura di un gruppo di bambini profughi di guerra, offrendo loro la possibilità di dipingere liberamente con colori e pennelli. E da lì è una nata un'esperienza e una vita degne di essere raccontate...Gli studi di Arno Stern sulla traccia naturale.

04 Agosto 2017

ARNO STERN ARTE SCUOLA

Quel ragazzo, ora ultra novantenne pieno di energia ed entusiasmo in continua ricerca, non sapeva che la vita lo avrebbe portato a fare una scoperta che riguarda l’umanità intera. La continua fuga non gli aveva permesso di sviluppare competenze specifiche nel campo del disegno né in quello dell’educazione e proprio questa sua purezza mentale in entrambi i campi, gli ha permesso di avere uno sguardo nuovo, aperto e libero.

Stern ha così potuto scoprire e dimostrare, con una raccolta di più di 600.000 disegni, che ogni essere umano indipendentemente dalla razza, dal sesso, dall’età, dalla cultura, dalla personalità e dall’esperienza, attraverso il gesto libero del disegno manifesta la memoria dello sviluppo del suo organismo, ovvero – scrive Stern – “la memoria (embrionale) delle registrazioni primarie della vita”.

Facciamo qualche passo indietro.

Giovane e inesperto, non si permetteva di insegnare ai bambini come disegnare, né di giudicare o di correggere il loro lavoro, non dava loro neppure uno spunto. Si limitava a servire il loro gioco con pennelli e colori e ad osservare. Disegno dopo disegno iniziava ad intuire che nei disegni di tutti questi bambini e ragazzi di diverse età, apparivano gli stessi segni. Incuriosito da questo fenomeno iniziò a prestare attenzione a cosa accadeva su quei fogli dove le persone si esprimevano con grande entusiasmo e con gesti spontanei, mai casuali. Iniziò così a codificare tutti quei segni perché prendeva coscienza ogni giorno di più che avevano origini molto più profonde del semplice fatto di copiare o rappresentare qualcosa. Era di fronte ad un fenomeno nuovo che apparteneva a chi dipingeva senza un obiettivo, lasciando alla mano (con il pennello) quell’incedere elegante e spontaneo che solo la natura profonda di ogni essere può determinare e che dopo qualche anno definì la “Traccia Naturale”.

In seguito si trasferì a Parigi e l’entusiasmo e la gioia di chi dipingeva lo spinse ad aprire un atelier di pittura per grandi e piccini: nacque così il “Gioco del dipingere”.

Da un lato la ricerca continua, dall’altro la definizione di uno spazio essenziale dove dipingere, lo portarono via via a rendersi conto che chi dipingeva aveva bisogno di protezione da tutto ciò che lo poteva condizionare (le osservazioni di terzi), spaventare (il giudizio, la valutazione), bloccare (la paura di sbagliare o di non essere capace), rendere insicuro di fronte a quel foglio bianco. Ecco che nacque il “Closlieu”: una stanza protetta dove 10-15 persone di diverse età dai 2 ai 100 anni si incontravano regolarmente una volta a settimana, per almeno un anno. Dipingevano in piedi con il foglio appeso alla parete, erano con se stesse sul foglio e incontravano gli altri alla tavolozza dei colori al centro della stanza. Un successo! Persone felici che per anni andavano ogni settimana a dipingere, qualcuno anche per oltre 40 anni. Nessun altro aveva accesso al Closlieu e i disegni non venivano mai portati all’esterno, né mostrati a terzi.

Gli studi sulla Traccia Naturale lo spinsero negli anni ’60 ad intraprendere molti viaggi in luoghi sperduti del mondo dove gli indigeni non erano ancora stati condizionati: la Traccia Naturale fioriva all’ennesima potenza. Dimostrò che quei segni che aveva visto inizialmente nei bimbi dell’orfanotrofio e poi nei bimbi e negli adulti di Parigi, si manifestavano anche negli indigeni della Nuova Guinea, del Perù, dell’India, della Nigeria, dell’Afghanistan,… in ogni parte del mondo che aveva visitato: quei segni appartenevano all’essere umano. Era di fronte ad un “codice universale”, legato al codice genetico.

Una scoperta entusiasmante: l’essere umano manifesta attraverso il disegno (o per meglio dire, attraverso l’atto del tracciare) “quello che nel costituirsi dell’organismo viene registrato nella memoria organica” e che attraverso il gesto libero del tracciare viene trasformato in segno.

Quindi l’essere umano in uno stato privo da condizionamenti disegna per il puro piacere di tracciare, per rispondere ad un bisogno istintivo e profondo che non appartiene né al mondo dell’arte né a quello della comunicazione, non c’è intenzionalità né obiettivi da raggiungere; scrive Stern: “Non arte ma neppure un fatto volontario che scaturisce dalla fantasia – è qualcosa che sfugge all’intenzione “.

Stern ha dimostrato che l’essere umano disegna per rispondere a questo bisogno istintivo fin da quando è piccolissimo, da quando, spinto da un impulso motorio, con una penna in mano la fa girare o la batte sul foglio in modo a volte compulsivo, ma liberatorio; questi due gesti iniziali danno vita a due tracce (definite da Stern Giruli e Punctili) da cui si sviluppano poi tutte le altre 72 che ha riconosciuto.

Se il bambino da quel momento in poi viene lasciato libero di disegnare senza interferenze, continuerà a manifestare la Traccia Naturale secondo il fenomeno della “Formulazione”, tutta la vita. Il processo naturale lo porterà ad una prima fase delle “Figure Primarie”, in cui le tracce si impongono a lui senza la sua consapevolezza, passerà poi alla fase degli “Oggetti-immagine” in cui vestirà le Figure Primarie a seconda di ciò che gli servirà per mettere in scena il suo gioco, il suo mondo, i suoi sogni, le sue preoccupazioni. Arriverà poi ad una fase più “razionale” in cui sembrerà aver abbandonato la Traccia Naturale per dedicarsi a riproduzioni fedeli della realtà e raggiungerà l’ultima fase, quella delle “Figure Essenziali” in fase adulta, quando i fenomeni legati allo spazio e al ritmo andranno molto oltre la razionalità.

Ecco perché il servente del Gioco del dipingere non interviene mai su ciò che le persone dipingono, non corregge, non valuta, non giudica, non insegna, ma accoglie e protegge per permettere a questo processo di fluire naturalmente.

Risvolti incredibili e difficili da accogliere per il mondo dell’educazione artistica, del disegno infantile, dell’interpretazione psicologica del disegno. Ma di fronte ai 600.000 disegni raccolti da Stern, che hanno valenza scientifica, non si può rimanere indifferenti, non si può non interrogarsi, perché ci si trova di fronte a dati oggettivi non a ipotesi, ci si trova di fronte a tracce e tracciati evidenti, non a casualità o coincidenze.

Quel ragazzo che senza saperlo aveva avuto un approccio così rispettoso del disegno dei bambini e dei ragazzi dell’orfanotrofio, aveva iniziato un percorso che lo ha portato oggi a tenere conferenze e seminari in tutto il mondo non solo sulla Formulazione, ma anche su un approccio educativo innovativo e straordinario che ha potuto comprendere e coltivare proprio nel Closlieu. Un approccio fatto di fiducia incondizionata nelle potenzialità e nelle capacità di ogni persona che dipinge, piccola o grande; fatto di rispetto dei tempi e delle modalità di ognuno, di empatia e ascolto dei bisogni, di relazioni profonde basate più su piccoli gesti che sulle parole.

Arno Stern sta lanciando un allarme: la traccia naturale sta scomparendo perché si interferisce troppo con il disegno dei bambini pensando che appartenga all’arte. L’essere umano crescendo viene portato fuori da se stesso e perde il contatto con ciò che sarebbe per lui naturale e istintivo e man mano che cresce perde sempre più il piacere di disegnare per il puro piacere di farlo. Pochissime persone hanno la fortuna di mantenere vivo questo contatto durante l’arco della vita. La Formulazione si manifesta sempre meno.

L'augurio è che gli studi di Stern siano approfonditi e diffusi e si contribuisca così alla salvaguardia di questa infinita risorsa che è in ognuno di noi.

Per informazioni: [email protected]www.atelierdellatraccia.it

di Maria Pia Sala

clara scropetta

11/08/2017 10:37

bell'articolo davvero!

www.terranuova.it

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25/09/2017

Nel Closlieu la persona diventerà autonoma e indipendente, libera dalle aspettative altrui...

28/04/2017

...articolo intero

19/05/2015

'Vivace come un bambino che dipinge....tramite il gioco del tracciare, il bambino costruisce un mondo - il suo mondo - in cui si riflettono i suoi interessi, le sue esperienze, i suoi sogni. La traccia è il flusso della vita.' Arno Stern

04/05/2015

" Sereno come un bambino che dipinge...Compiuto in un gruppo, l' atto del tracciare è diverso dal disegno occasionale. Permette di affermarsi in mezzo agli altri senza confrontarsi con loro. Inoltre, quando il foglio che riceve la traccia non è considerato come un oggetto che altri devono guardare e giudicare, l 'emissione della traccia si libera da ogni speculazione e il bambino conosce la vera serenità. " Arno Stern

10/04/2015

" Capace come un bambino che dipinge...Il gioco con la traccia è alla portata di ogni bambino. Permette di sviluppare delle capacità insospettate, che vanno ben oltre questa attività."

25/03/2015

"Libero come un bambino che dipinge....Tracciando, il bambino diventa consapevole delle sue facoltà, acquisice sicurezza, sperimenta la propria autonomia."

16/03/2015

« Felice come un bambino che dipinge... Perché l'atto di tracciare fa parte delle necessità fondamentali dell'essere umano e la predisposizione a quell'atto esiste in ognuno di noi. Il compierlo ci offre un piacere senza limiti »

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Via Giuseppe Chiovenda, 20
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00173

Orario di apertura

Mercoledì 17:00 - 18:00
Sabato 17:00 - 18:00
Domenica 17:00 - 18:00

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