LAURA Palmarocchi

LAURA Palmarocchi ARTE MODA DESIGN PROGETTAZIONE

Rembrandt (1606-1669). "Una vecchia che legge". Olio su tela 1631Rijksmuseum, Amsterdam (Paesi Bassi)Rembrandt Harmenszo...
10/03/2026

Rembrandt (1606-1669). "Una vecchia che legge".

Olio su tela

1631

Rijksmuseum, Amsterdam (Paesi Bassi)

Rembrandt Harmenszoon van Rijn è considerato il più grande pittore olandese, attivo principalmente ad Amsterdam.
È il principale esponente del Barocco olandese e una figura chiave dell'Età dell'oro olandese. Il suo stile si distingue per l'uso drammatico della luce e dell'ombra(tecnica del chiaroscuro o tenebrismo), un profondo realismo psicologico, e una pittura intima e riflessiva, distaccandosi dal barocco italiano più enfatico.

Sebbene inserito nel contesto barocco europeo, Rembrandt ha sviluppato uno stile unico, meno teatrale e più introspettivo.
Noto per il suo luminismo, utilizza la luce per enfatizzare l'emozione e la drammaticità.

Rembrandt ebbe origini molto umili. Suo padre era un mugnaio e sua madre era la figlia di un fornaio.
Il giovane Rembrandt iniziò la sua formazione artistica come apprendista presso la bottega del disegnatore e pittore Jacob van Swanenburg e, dopo un rapido apprendistato presso vari pittori, nel 1625 aprì il proprio atelier a Leida insieme all'amico pittore Jan Lievens. A differenza di altri artisti contemporanei che viaggiarono in Italia come parte della loro formazione artistica, Rembrandt non lasciò mai la sua terra natale, l’Olanda.

L'artista fu anche un eccellente disegnatore e incisore, producendo circa 1.500 disegni e circa quattrocento incisioni. Tanto i disegni quanto le incisioni sono un innegabile prodotto della sua epoca, il Barocco. In essi prevalgono l'azione, il dramma e un realismo frutto dell'osservazione del mondo che lo circondava, una caratteristica molto tipica dell'arte dei Paesi Bassi di quel periodo.

Tuttavia, nonostante i suoi innegabili successi artistici, il geniale pittore morì in povertà

Le cause della sua morte sono ancora oggi un mistero per gli storici. Alcuni autori sostengono che il maestro olandese potrebbe aver sofferto di saturnismo, un'intossicazione cronica da piombo tipica dei pittori dell'epoca, causata dall'uso di sali di piombo per preparare i colori.

Caravaggio dalle tante sorprese!Durante un importante lavoro di pulitura in occasione del prestito aRoma per la mostra '...
07/03/2025

Caravaggio dalle tante sorprese!
Durante un importante lavoro di pulitura in occasione del prestito a
Roma per la mostra 'Caravaggio 2025' sono venute alla luce tre figure scomparse nel tempo, meglio tre teste nel piccolo gruppo che nella tenda di Attila circonda la santa nel momento in cui la freccia scoccata da un arciere la raggiunge.
L’opera è considerata l'ultimo dipinto di Michelangelo da Merisi, realizzata nel 1610 a Napoli, poco prima della sua morte.

Sant’Orsola guarda la ferita del suo martirio con sguardo quasi assente, come se da sempre sapesse che il momento sarebbe arrivato.
Nello sguardo del suo carnefice – irrealisticamente vicino alla santa – con ancora imbracciato l’arco, non trapelano odio o rabbia, quanto piuttosto sbalordimento per il gesto compiuto. Una mano si protende tra Attila e Sant’Orsola come per fermare il dardo. Ma è ormai troppo tardi.

Caravaggio sceglie una scena raccolta e senza tempo. E’ l’interno della tenda di Attila (come rivela il drappeggio alle spalle delle figure) che indossa una pettorale di corazza cinquecentesco. Dietro la santa, che invece porta una (straordinaria) tunica rossa senza tempo, un soldato in armatura.
Nel buio della scena, una lama di luce taglia la scena da sinistra. Si concentra sul busto di Sant’Orsola (dalla carnagione livida predittrice di morte) e sulla tunica rossa che s’impone sulla scena. La medesima lama illumina una mano e una metà del viso di Attila, la fronte di una figura, riluce sull’armatura del soldato. Soprattutto, illumina quasi appieno il viso di un uomo alle spalle di Sant’Orsola: il ritratto dello stesso Caravaggio.
Proprio con il suo ritratto Michelangelo Merisi firma la sua ultima tela. Due mesi dopo la sua breve vita terminerà in quel di Port’Ercole, quando ormai la grazia papale che doveva salvarlo stava divenendo realtà.

Caravaggio dipinse il Martirio di Sant’Orsola per Marcantonio Doria, esponente della famosa famiglia genovese. Questi per molti anni soggiornò a Napoli entrando così in rapporti con il pittore.
Isabella della Tolfa, che aveva sposato in seconde nozze Marcantonio, aveva avuto dal primo marito, Agostino Grimaldi principe di Salerno, una figlia di nome Anna. Questa aveva poi preso i voti con il nome di Suor Orsola. Di qui, probabilmente, l’idea della commissione al Caravaggio.

Molto brevemente, Sant’Orsola è una martire del IV secolo. La tradizione a cui si rifà Caravaggio è quella che la vedrebbe uccisa da Attila con una freccia per essersi rifiutata di sposarlo.
Orsola sarebbe stata figlia di un re di Britannia che l’aveva concessa in sposa al re pagano Aetherius. La santa lo aveva però convinto a convertirsi al cristianesimo. La giovane, insieme a undici nobili vergini compirono un pellegrinaggio a Roma. Qui vennero ricevute dal papa. Sulla via del ritorno, a Colonia, si imbatterono in Attila e di lì il martirio.

La revisione conservativa ha riportato colori e forme all'originaria nitidezza e brillantezza. I lavori sono stati realizzati dalle restauratrici Laura Cibrario e Fabiola Jatta presso il laboratorio di restauro delle Gallerie d'Italia di Napoli. A destra di Attila, il re unno rifiutato da Orsola, è comparsa la punta del naso di un soldato e il perimetro del suo elmo, un volto che prima non si vedeva. Inoltre sono emersi nuovi dettagli della figura, forse un pellegrino, che indossa un cappello. Sopra la testa di sant'Orsola, si comprende oggi quello che era un elemento di funzione incerta: si tratta dell'elmo di un armigero con fessura per gli occhi. Tre figure arricchiscono il racconto. Con l'occasione il dipinto è stato inoltre dotato di una nuova cornice secentesca che è stata adattata al climaframe realizzato ai fini di garantire una conservazione ottimale.

Come gia' detto, il dipinto fu eseguito dal Caravaggio con molta rapidità, probabilmente perché questi era in procinto di partire per Porto Ercole, certo di tornare a Roma ed essere graziato dal bando capitale per un omicidio in un duello.

Un viaggio invece nel quale il pittore trovò la morte. La fretta di consegnare il quadro fu tale che la tela uscì dallo studio di Caravaggio ancora fresca di vernice e, non essendo perfettamente asciutta alla consegna, i servi la esposero al sole, circostanza che fu all'origine della sua sofferta conservazione. L'opera fece ritorno a Napoli nella prima metà dell'Ottocento, pervenendo per via ereditaria al ramo Doria dei principi d'Angri e successivamente, circa un secolo dopo, ai baroni Romani Avezzano d'Eboli, per essere infine acquistata, come opera di Mattia Preti, dalla Banca Commerciale Italiana nel 1972.

La reale paternità dell'opera venne chiarita soltanto nel 1980, grazie al ritrovamento, nell'archivio Doria D'Angri di una lettera scritta a Napoli il primo maggio 1610 da Lanfranco Massa, cittadino genovese e procuratore nella capitale partenopea della famiglia Doria, e diretta a Genova per Marcantonio Doria, figlio del Doge Agostino: "Pensavo di mandarle il quadro di Sant' Orzola questa settimana però per assicurarmi di mandarlo ben asciuttato, lo posi al sole, che più presto ha fatto revenir la vernice che asciugatole per darcela il Caravaggio assai grossa: voglio di nuovo esser da detto Caravaggio per pigliar suo parere come si ha da fare perché non si guasti". Ai travagli patiti nei secoli dalla tela - guasti, ampliamenti, ridipinture, che ne avevano profondamente alterato la leggibilità e la chiarezza iconografica - ha posto finalmente rimedio l'importante restauro promosso dalla Banca e condotto tra il 2003 e il 2004 presso l'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro di Roma, che ha ripristinato l'originaria coerenza dell'immagine, ora più fedele e prossima alle intenzioni dell'autore.

Il Martirio di sant'Orsola è un dipinto a olio su tela (143×180 cm) eseguito nel 1610 da Caravaggio e conservato presso le Gallerie d'Italia di palazzo Piacentini a Napoli, già sede storica del Banco di Napoli.
Realizzata poco prima di morire, l'opera è di fatto cronologicamente l'ultima fatica di Merisi oggi nota.

Caravaggio, la “Madonna dei Pellegrini” o di LoretoLa prima ca****la della navata sinistra è la Ca****la della Madonna d...
29/08/2024

Caravaggio, la “Madonna dei Pellegrini” o di Loreto
La prima ca****la della navata sinistra è la Ca****la della Madonna di Loreto, famosa per ospitare uno dei massimi capolavori di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, la “Madonna dei Pellegrini“. Le figure circondate dall’oscurità risaltano nella loro pienezza e drammaticità: ai piedi di una giovane madre appoggiata allo stipite di una casa povera, sono umilmente in ginocchio due pellegrini vestiti di stracci a mani giunte in segno di adorazione e gioia nel vedere le due dolci figure.
Il bambino investito alle spalle dalla luce rivolge loro lo sguardo come la mamma e tende la mano in segno di benedizione.
L’opera venne commissionata al Caravaggio, ai primi del ‘600, dal notaio bolognese Cavalletti per essere posizionata nella ca****la di famiglia, ma quando il dipinto fu esposto al pubblico “ne fu fatto dai preti e da’ popolani estremo schiamazzo”.

Secondo alcuni studiosi l’opera suscitò scalpore perché il Caravaggio utilizzò, come modella per la Madonna, tale Maddalena Antognetti, detta Lena, che varie fonti indicano come pr******ta, altre come amante dello stesso Caravaggio.
Proprio a Lena è legato uno dei vari episodi violenti legati al grande artista: sembra, infatti, che Lena avesse posato per il Caravaggio contro la volontà del notaio Mariano Pasqualone, spasimante della donna, e che questi avesse insultato la madre di Lena per averla ceduta “ad uno scomunicato e maledetto”.
Il carattere litigioso e violento dell’artista non si smentì neanche in questa circostanza tanto che a piazza Navona aggredì il Pasqualone con una scure, fatto questo che lo costrinse prima a chiedere asilo, per qualche tempo, proprio nella chiesa di S. Agostino e poi a fuggire a Genova. Probabilmente non fu la presenza di Lena nel dipinto a destare scalpore, bensì gli “umili pellegrini”, raffigurati con la pelle rugosa, gli abiti sdruciti ed i piedi piagati e sudici per il faticoso viaggio, nonché la cuffia della donna, anch’essa sporca e rovinata che andava contro i canoni non solo dell’arte del tempo, ma anche, e specialmente, di quelli derivanti dal Concilio di Trento.

Michelangelo Merisi da Caravaggio.
Genio indiscusso, violento e fragile, contestato e ammirato per il suo talento. Promotore di una nuova iconografia dalla grande forza pittorica e di sicuro impatto emotivo dove i protagonisti sono gli ultimi, i piu' poveri, derelitti, disgraziati, sfortunati, miserabili esseri umani che diventano madonne, santi, Gesù, e raccontano di una fede presa dalla strada.
Perseguitato in vita dalla legge per la sua condotta violenta e accecato dai suoi demoni, ci ha lasciato in eredità capolavori assoluti, lontani dai canoni del tempo e ancora oggi moderni e strabilianti.

📷La Madonna dei Pellegrini o di Loreto è un dipinto a olio su tela (260x150 cm) di Caravaggio, databile al 1604-1606
Basilica di Sant'Agostino in Roma, Madonna dei Pellegrini, Ca****la Cavalletti .


Joseph Mallord Willian TurnerL'ultimo viaggio degli audaci(The bold fighter pulled to His Last Berth to be Demolished),1...
25/08/2024

Joseph Mallord Willian Turner
L'ultimo viaggio degli audaci
(The bold fighter pulled to His Last Berth to be Demolished),
1838-1839

Il pittore della luce! Un elemento distintivo della sua arte è la combinazione unica di naturalismo e idealismo, in cui la rappresentazione del paesaggio si fonde con interpretazioni emotive della natura e delle scene storiche. La versatilità di Turner emerge attraverso le variazioni di stile che ha sperimentato nel corso della sua carriera.
Non è un caso e nemmeno un’invenzione di William Turner, il cielo rosso dei suoi dipinti è esistito davvero.

«Dipingo quello che vedo, non quello che so», rispose William Turner al critico d’arte che gli rimproverava di aver raffigurato una nave senza gli oblò. E anche se la frase sembra contenere un substrato più profondo, forse legato all’immediatezza e alla spontaneità della pratica creativa, la possiamo leggere anche nel senso più letterale possibile.
I paesaggi, tramonti, marine con colori spettacolari ma insoliti, rossi, arancio, gialli e violenti, non sarebbero frutto di fantasia e nemmeno un’interpretazione personale o protoimpressionista, ma effettivamente di quel che il pittore osservava.

Turner, John Mallord William (1775-1851). Uno dei migliori paesaggisti fu JMW Turner, le cui opere furono esposte quando era ancora un adolescente. Tutta la sua vita fu dedicata alla sua arte. A differenza di molti artisti della sua epoca, ebbe successo per tutta la sua carriera.
Joseph Mallord William Turner nacque a Londra, Inghilterra, il 23 aprile 1775. Suo padre era un barbiere. Sua madre morì quando lui era molto giovane. Il ragazzo ricevette poca istruzione. Suo padre gli insegnò a leggere, ma questa fu l'estensione della sua istruzione, fatta eccezione per lo studio dell'arte. All'età di 13 anni realizzava disegni a casa e li esponeva nella vetrina del negozio di suo padre per venderli.
Turner aveva 15 anni quando ricevette un raro onore: uno dei suoi dipinti fu esposto alla Royal Academy. A 18 anni aveva il suo studio. Prima dei 20, i venditori di stampe acquistavano con entusiasmo i suoi disegni per riprodurli.
Ottenne rapidamente un'ottima reputazione e fu eletto socio della Royal Academy.
Nel 1802, quando aveva solo 27 anni, Turner divenne membro effettivo.
Iniziò quindi a viaggiare molto in Europa.
Venezia fu l'ispirazione di alcuni dei migliori lavori di Turner. Ovunque andasse, studiava gli effetti del mare e del cielo in ogni tipo di tempo. La sua prima formazione era stata quella di disegnatore topografico.

Con gli anni, tuttavia, sviluppò una tecnica pittorica tutta sua. Invece di limitarsi a registrare in modo fattuale ciò che vedeva, Turner traduceva le scene in un'espressione luminosa dei suoi sentimenti romantici.
Crescendo, Turner divenne un eccentrico. A parte il padre, con cui visse per 30 anni, non aveva amici intimi. Non permetteva a nessuno di guardarlo mentre dipingeva. Smise di partecipare alle riunioni dell'accademia.
Nessuno dei suoi conoscenti lo vedeva per mesi.
Turner continuò a viaggiare, ma sempre da solo. Teneva ancora mostre, ma di solito si rifiutava di vendere i suoi quadri. Quando lo convincevano a venderne uno, rimaneva abbattuto per giorni.
Nel 1850 espose per l'ultima volta.

Un giorno Turner scomparve da casa sua. La sua governante, dopo una ricerca durata molti mesi, lo trovò nascosto in una casa a Chelsea. Era malato da molto tempo. Morì il giorno seguente, il 19 dicembre 1851.
Turner lasciò una grande fortuna che sperava sarebbe stata usata per sostenere quelli che lui chiamava "artisti in decadenza".
La sua collezione di dipinti fu lasciata in eredità al suo paese. Su sua richiesta fu sepolto nella Cattedrale di St. Paul.
Sebbene noto per i suoi oli, Turner è considerato uno dei fondatori della pittura paesaggistica inglese ad acquerello. Alcune delle sue opere più famose sono Calais Pier , Dido Building Carthage , Rain, Steam and Speed , Burial at Sea e The Grand Canal, Venice .

Quella di William Turner è una delle tante pagine di rivalsa che popolano il grande libro della storia dell’arte. Pittore controverso nel periodo in cui era in vita, viene oggi considerato uno dei massimi esponenti del romanticismo inglese nonché precursore diretto dell’impressionismo. Ma non si tratta solo della sua figura: si deve, infatti, a un personaggio come quello di William Turner la riscoperta e l’elevazione dello status della pittura paesaggistica, fino ad allora considerata molto meno prestigiosa di quella storica.

Il movimento al quale è intrinsecamente legato è il romanticismo.
La sua pittura incarna fedelmente le coordinate principali di questa corrente artistica, in primis l’essere quasi totalmente dedito alla rappresentazione paesaggistica. La magnificenza della natura e la conseguente marginalità e piccolezza dell’animo umano nei suoi confronti rispondono al concetto di sublime, che affascina Turner fin dai primi studi pittorici.
Il ruolo centrale del colore e della luminosità che caratterizza le opere così come l’attitudine a dipingere, o quantomeno abbozzare, en plein air, sono generalmente considerate parte del bagaglio artistico che influisce sulla resa del movimento impressionista.



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