Cinema Filmstudio

Cinema Filmstudio Filmstudio Cult, per gli amanti di cinema, teatro, musica, nel cuore di Roma

Ci sono domande che ci attraversano ogni giorno, e a cui concediamo poco tempo.Cosa vuol dire essere presenti, mentre si...
26/08/2026

Ci sono domande che ci attraversano ogni giorno, e a cui concediamo poco tempo.

Cosa vuol dire essere presenti, mentre siamo connessi a tutto. Cosa cerchiamo quando cerchiamo qualcosa oltre noi. Cosa resta del desiderio quando tutto è a portata di mano. Cosa significa dare, senza che nessuno lo chieda.

Quattro domande, quattro serate. Da settembre a dicembre, il cinema le mette in scena. Non per spiegarle, ma per farcele attraversare di nuovo, insieme.

Dissolvenze & Bagliori
27 settembre – Prima serata
Filmstudio × Libreria ELI

Il cinema come punto di partenza per un viaggio di teatro filosofico in quattro serate. Due voci in scena per esplorare alcuni nodi del nostro tempo – presenza, trascendenza, desiderio, dono – e interrogare la contemporaneità. Fino forse oltrepassare i confini tra pensiero ed esperienza.

Smantellare patrimoni, creare deserti, chiamarli riforma.Il 9 settembre la riforma della legge sul cinema arriva in Aula...
12/08/2026

Smantellare patrimoni, creare deserti, chiamarli riforma.

Il 9 settembre la riforma della legge sul cinema arriva in Aula. Dietro il linguaggio rassicurante della "governance" e delle "agenzie", i numeri raccontano un'altra storia: denaro pubblico che premia il capitale straniero più del cinema italiano, una filiera nazionale ormai ceduta, il pubblico più basso d'Europa rispetto alla popolazione, un apparato che cresce mentre le opere si diradano e le sale si spengono.

Perché, in fondo, è questo che si sta cedendo: ogni strumento per sentirsi popolo. Per pensare, e per pensarsi.

https://www.consequenze.org/cinema/cinema-italiano-va-in-paradiso/

Il cinema italiano va in paradiso, e non è un elogio. Denaro pubblico al capitale estero, la filiera ceduta, il pubblico più basso d'Europa: perché la riforma fallirà

La LEGGE CINEMA: benedizione bipartisan e tecnocratica, sentenza di morte per il cinema italiano.Siamo stati maestri con...
09/08/2026

La LEGGE CINEMA: benedizione bipartisan e tecnocratica, sentenza di morte per il cinema italiano.
Siamo stati maestri con il Neorealismo, con la sperimentazione degli anni 60 e 70, con il cinema politico e civile.
Ora siamo una colonia alla mercé dei potentati stranieri che insegue le piattaforme senza poter più affermare identità artistica, libertà espressiva, presenza civile

https://www.consequenze.org/cinema/legge-cinema-italiano-fase-due/

La nuova legge sul cinema italiano non è una riforma: è l'estensione della legge Franceschini che ha già prodotto il disastro. Ecco perché fallirà di nuovo

"Il primo che recintò un terreno dicendo questo è mio, e trovò gente abbastanza ingenua da credergli, fu il vero fondato...
10/07/2026

"Il primo che recintò un terreno dicendo questo è mio, e trovò gente abbastanza ingenua da credergli, fu il vero fondatore della disuguaglianza."
Lo scriveva Rousseau. Vale ancora, e spiega più di tante cronache.

C'è un copione, in Italia, che si ripete: funziona se incontri lo sguardo giusto - lo Zingaretti di turno - al momento giusto.

👇 L'articolo nel primo commento.

LE MANI SULLA CITTÀMaggio 2023. Un giovane uomo entra negli uffici del Comune di Roma e li occupa per sette ore. Non per...
29/06/2026

LE MANI SULLA CITTÀ
Maggio 2023. Un giovane uomo entra negli uffici del Comune di Roma e li occupa per sette ore. Non per protesta civile: per ottenere un finanziamento che tardava. Ne esce con una concessione di centinaia di migliaia di euro, fuori da ogni bando.
Quell'uomo è Valerio Carocci. Lo stesso che oggi annuncia una lista civica.
Come meglio non si poteva fare, Christian Raimo ha saputo descrivere le radici di tutto questo - le battaglie per gli spazi a Roma dagli anni Settanta - cogliendone la metamorfosi: il Piccolo America compie il proprio passaggio dall'occupazione antagonista alla fondazione che dialoga con ministeri, sponsor, grandi firme. Ha costruito un'autonomia che poggia, dice giustamente Raimo, sulla sola collaborazione istituzionale.
Provo a portare quel ragionamento un passo più in là.
Guardiamo gli strumenti con cui questa posizione si è costruita e si sta rafforzando.
1 - Una fondazione: raccoglie risorse, intreccia reti, parla con il potere, ma non risponde a nessun elettore e non sottostà alle regole dei partiti.
2 - Le alleanze con poteri economici interessati a una cultura addomesticabile.
3 - Il prestigio di nomi celebri, che trasforma una questione di soldi pubblici in una battaglia di civiltà, e chi la discute nel nemico della cultura.
4 - E infine, quando il vento politico minaccia di interrompere il flusso, la lista civica: il salto nel potere elettorale.
Quattro leve. Una sola logica: mettere in sicurezza ciò che si è edificato e aggiungere fattori di potere per garantirne la sopravvivenza e l'ulteriore crescita.
Non è una storia nuova. È, in scala ridotta, la discesa in campo del 1994 di un certo signore: si entra in politica anche per proteggere le proprie posizioni e le proprie aziende. Stavolta con un perfezionamento: il fondatore non si candida. Lo farà, ha detto, qualcun altro. Il potere senza l'esposizione.
C'è un paradosso che dovrebbe farci riflettere, e far riflettere la nostra malandata sinistra di cui Roma è il caso emblematico: ripetere, senza accorgersene, la mossa fondativa dell'avversario di sempre.
Qui non si difende una sala. Si prova a capire chi decide, con i soldi di tutti, cosa è cultura e cosa viene spacciato per cultura mentre è soltanto uno strumento di potere e di rendita.
Stefano Pierpaoli

Leggi tutto l'articolo su romafilmstudio.it - Link al primo commento

ROMA, LA CITTÀ CHE TIENE IL GUSCIO E BUTTA L'ANIMA – DAL FILMSTUDIO ALLE ARENE, ANATOMIA DI UN METODOMentre Roma si infi...
27/06/2026

ROMA, LA CITTÀ CHE TIENE IL GUSCIO E BUTTA L'ANIMA – DAL FILMSTUDIO ALLE ARENE, ANATOMIA DI UN METODO
Mentre Roma si infiamma per i suoi cinema, ci sono elementi che legano la vicenda del Filmstudio a quello che sta succedendo in città.
È il metodo-Roma: creazione di oligarchi ben collegati ai gruppi dirigenti, e tenere ai margini tutto ciò che non si lascia organizzare dall’alto. Gli osannati e i cancellati appartengono allo stesso disegno di potere.
👉 L'articolo nel primo commento.


Domenica sera si è chiuso il ciclo di Ciak si Legge.Cinque serate. Cinque decenni. Cinquant'anni di storia italiana racc...
26/05/2026

Domenica sera si è chiuso il ciclo di Ciak si Legge.
Cinque serate. Cinque decenni. Cinquant'anni di storia italiana raccontati attraverso il cinema.
Abbiamo scelto di non intrattenere ma di condividere.
Di non consolare ma di ragionare insieme.
Di fare comunità intorno a qualcosa che valesse la pena costruire.
Ci siamo riusciti.
Grazie a tutti coloro che hanno fatto parte di questo viaggio.
Filmstudio

IL MANIFESTOAngelo PasquiniMario Canale, il potere dello humorAll’interno della mostra dedicata ad Andrea Pazienza, inau...
16/05/2026

IL MANIFESTO
Angelo Pasquini
Mario Canale, il potere dello humor
All’interno della mostra dedicata ad Andrea Pazienza, inaugurata qualche giorno fa al Maxxi di Roma, è esposto un piccolo ritratto dei «ragazzi del Male», i redattori del giornale di satira al quale Andrea in quegli anni dava il suo straordinario contributo. In quel gruppo di disegnatori, scrittori e grafici raffigurati da lui risalta la sagoma allampanata e il sorriso beffardo di un giovane a malapena trentenne, Mario Canale. Nella redazione del Male, Mario, era un ineguagliabile battutista, autore di fotoromanzi, titolare della rubrica della posta con lo pseudonimo di «professor Canaglio», e protagonista di imprese epiche, come quando, travestito da cosacco, cercò invano di far abbeverare il suo cavallo nella fontana di piazza san Pietro, ben cosciente che, secondo la nefasta profezia di Nostradamus, quel gesto avrebbe significato l’avverarsi della fine del mondo. Inoltre era un miniaturista della satira. Suoi personaggi erano un certo Quinto della Magliana che proponeva una vendita fine stagione di carri armati, il gallerista disperato per la morte di De Chirico che cercava falsi del Maestro da autenticare, un tizio che aveva perso nel Tevere il suo fucile da caccia agli elefanti. Erano alcuni dei suoi divertentissimi annunci economici che pubblicavamo nelle ultime pagine dei nostri falsi dei principali quotidiani.
A 19 anni Mario e io eravamo iscritti alla facoltà di Lettere; e in quel fatale ’68, ci eravamo ritrovati fianco a fianco nelle prime assemblee, nelle prime occupazioni, nei primi cortei, e un certo giorno a difendere la nostra facoltà dall’assalto dei fascisti. Avevo preso l’abitudine di accompagnarlo a casa con la mia Cinquecento. Non aveva la patente, ma, nonostante questo, un anno dopo guidava tranquillamente la macchina, e con grande perizia, cercando solo di stare alla larga da vigili urbani e carabinieri. Resta un mistero il fatto che uno come lui, abilissimo al volante, sia riuscito a superare l’esame di guida solo dopo una ventina d’anni.
Poi entrammo tutti e due in «Potere operaio» e ci ritrovammo davanti alle fabbriche. Nel rapporto col proletariato avevamo avuto due approcci diversi. Io, ex cattolico di sinistra, collaboravo al doposcuola nella baraccopoli dell’Acquedotto Felice, lui aveva frequentato i primi gruppi operaisti riuniti attorno alla rivista Classe operaia, ma anche, allo stesso tempo e con assiduità, le sale da gioco della periferia romana (era un abilissimo giocatore di biliardo e di flipper). In questo modo eravamo entrati in contatto con la «rude razza pagana», come la chiamava Mario Tronti, nostro mentore di allora. Qualche anno dopo uscimmo insieme da Potere Operaio quando l’organizzazione prese una piega meno operaista e troppo leninista, e per un po’ seguimmo strade diverse. Infine ci ritrovammo nel movimento del ’77, fondammo Zut, foglio estemporaneo che esercitava la parodia e predicava l’arte della falsificazione, che poi applicammo con successo nei quattro anni della breve epopea del Male.
Mario aveva un’ironia e un senso dell’umorismo speciali. Direi che fosse il suo modo naturale di esprimersi e di comunicare. Giocava con il mondo con leggerezza. Intratteneva gli interlocutori con grazia, e li divertiva anche quando li faceva sentire ridicoli.
Durante quel periodo il Male aveva attirato l’attenzione anche del mondo del cinema. Nacque il progetto di realizzare un film, e, scritto un primo trattamento, con Mario e altri redattori entrammo in contatto con registi e produttori. Ma probabilmente loro non erano le persone giuste per noi né noi le persone giuste per loro: era difficile incanalare la nostra satira e il nostro umorismo dentro un sistema che ancora sfruttava l’onda lunga della commedia all’italiana. Quello comunque fu per entrambi il primo passo di avvicinamento al cinema, la forma espressiva che avevamo sempre amato e desiderato praticare.
Di seguito Mario cominciò la sua attività di autore e regista all’interno delle rubriche televisive di cinema degli anni ottanta. Realizzazione di backstage, attività di intervistatore, e infine documentarista: è quello che ha fatto, con grande intelligenza, talento e successo, da allora in poi nel corso della sua vita professionale. I suoi interlocutori in questo enorme lavoro durato quarant’anni sono stati i grandi della storia del cinema italiano, e non solo: Sergio Leone, Marcello Mastroianni, Federico Fellini, Wim Wenders, Woody Allen, Bernardo Bertolucci, Ettore Scola, i fratelli Taviani, Ennio Morricone, Mario Monicelli, Michelangelo Antonioni, Marco Ferreri, Marco Bellocchio, Massimo Troisi, Nanni Moretti, Roberto Benigni, e tanti, tanti altri. Il complesso dei suoi documentari costituisce oggi il più grande archivio del cinema italiano degli ultimi quaranta anni, ma anche una lettura attenta, intelligente, curiosa, del costume sociale, culturale e politico di questo paese. Come rifletteva Mario in una sua recente intervista: chi lo vedrà più quello che ha visto lui, e documentato attraverso la sua telecamera?
Anche se aveva girato il mondo durante la sua lunga e febbrile attività, Roma era il suo posto, e di una certa Roma, – quella dei «movimenti» via via emergenti nel campo politico, dell’arte, del cinema, della vita vissuta – Mario Canale ha rappresentato in qualche modo il genius loci. E così col tempo ne è diventato il ritrattista, componendo con un mosaico di materiali, suoi e di repertorio, quella che forse è la sua opera più compiuta: il documentario Era Roma. Un affresco di un’epoca indimenticabile, quella tra gli anni sessanta e settanta, di una straordinaria ricchezza artistica, culturale, sociale.
All’attività professionale Mario ha sempre affiancato una presenza puntuale e di rilievo all’interno del dibattito pubblico della sinistra, in particolare nell’ambito della comunicazione, partecipando a diversi progetti che hanno cercato di aprire nuovi spazi all’informazione libera. Negli ultimi anni siamo tornato a lavorare insieme, abbiamo curato una mostra e un libro sugli anni del Male. Non un’operazione nostalgica, ma la testimonianza di un’epoca in cui la nostra satira per qualche tempo era quasi riuscita a diventare realtà.
Fino a poche settimane fa, prima che venisse a mancare, la sua voce sui social network era viva e vibrante, una forma di resistenza estrema alla fiction distopica nella quale siamo costretti a vivere.
Angelo Pasquini
IL MANIFESTO

A poco più di un mese dalla sua scomparsa, ricordiamo l'amico, il militante, il documentarista che ha tenuto insieme iro...
08/05/2026

A poco più di un mese dalla sua scomparsa, ricordiamo l'amico, il militante, il documentarista che ha tenuto insieme ironia e memoria per tutta una vita.

Tra i fondatori de Il Male — la rivista satirica più corrosiva e necessaria del Novecento italiano. Militante di Potere Operaio. Documentarista di rara coerenza: Ferreri, Pontecorvo, Trovajoli, i Taviani, Francesco Nuti. Marcello, una vita dolce, presentato a Cannes. E poi Era Roma, presentato alle Giornate degli Autori di Venezia nel 2022 — l'opera più compiuta sulla stagione creativa e politica di una città irripetibile: Roma dal 1963 al 1979, dalla nascita del Gruppo '63 alla morte di Moro e al crollo del palco al Festival dei Poeti, simbolo della fine di un tempo.

Lo ricordiamo il 19 maggio, alle 18:30, al Cinema Farnese Arthouse, proiettando quel film. Non una commemorazione retorica: quello che Mario ha sempre preferito: guardare insieme, pensare insieme, tenere viva la memoria come atto politico.

Perché certe cose vanno tenute vive non per nostalgia, ma perché senza di esse il presente diventa più povero, e più facilmente manipolabile.

Martedì 19 maggio – Ore 18,30
Cinema Farnese Arthouse
Piazza Campo de' Fiori 56
Ingresso: 5 euro

LA DOTTRINA TRUMP FA SCUOLE DALLE NOSTRE PARTITrump insegna: arroganza del potere, disprezzo per i diritti, sterminio de...
14/04/2026

LA DOTTRINA TRUMP FA SCUOLE DALLE NOSTRE PARTI
Trump insegna: arroganza del potere, disprezzo per i diritti, sterminio delle identità.
La Regione Lazio impara e importa il suo modello: Predare, millantare, usurpare

C'è il Filmstudio e poi c'è SCENA che non c'entra nulla col Filmstudio: storia, fondi pubblici, promesse non mantenute. Una br**ta vicenda che riguarda la gestione del patrimonio culturale di Roma e l'uso del denaro dei cittadini.

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