17/11/2025
“BUGONIA” non intrattiene: mette il pubblico di fronte a una domanda brutale.
Siamo ancora capaci di vita o siamo diventati automi che eseguono protocolli svuotati di senso?
Nella sua recensione per VulnerarTe Magazine, Sergio Mario Illuminato porta alla luce ciò che il film espone con lucidità spietata:
non la lotta tra bene e male, ma la distanza crescente tra gli esseri umani e la loro stessa esistenza.
Come scrive, “l’unica cosa che accomuna tutti i personaggi è l’incapacità di stare nella vita”.
Lanthimos costruisce un cinema-soglia, uno spazio instabile in cui le definizioni si incrinano e le certezze si sfaldano.
Le figure in scena — la CEO e i complottisti — non rappresentano opposti morali:
incarnano due forme diverse della stessa alienazione.
Da qui la domanda chiave della recensione:
“Chi è davvero l’alieno? Chi è estraneo alla vita?”
Secondo Illuminato viviamo in un’epoca che “ha sviluppato un’incredibile competenza nel produrre morte”:
la morte delle relazioni, del desiderio, delle potenzialità, del presente.
Siamo diventati esperti nell’eliminare tutto ciò che è incerto, ma incapaci di restare in una relazione senza possesso
o di abitare un corpo che non performa.
Nel mondo che BUGONIA riflette — e che coincide con il nostro —
“il potere non ha bisogno di spiegazioni, opera attraverso la saturazione dello spazio e del linguaggio”.
Così perfino “il lutto può essere mercificato”,
l’amore diventa “obbligo sociale”,
la coppia una “norma amministrativa”,
la solitudine una colpa da punire.
E per garantire l’ordine, ricorda Illuminato, “qualcuno deve sempre essere espulso”.
Lanthimos non concede appigli:
nell’universo del film l’amore si confonde con la manipolazione,
la vulnerabilità si trasforma in arma,
e la protagonista “non è stupida né irrazionale: ha un altro regime di verità”.
Il capitalismo neoliberale non cancella il complottismo: “lo completa”.
E ciò che muore, in questo doppio ingranaggio, è “la possibilità dell’incontro, del riconoscimento, della vulnerabilità condivisa”.
Il punto centrale della riflessione di Illuminato è netto:
“l’alfabeto della morte ha cancellato le parole per dire la vita.”
Ed è proprio lì che BUGONIA opera: non offrendo risposte,
ma restituendo la soglia come unico spazio possibile di verità.
Perché, conclude, “la soglia non è un luogo da attraversare: è il luogo stesso dove dobbiamo imparare a stare.”
🔗 Recensione completa su VulnerarTe Magazine:
https://www.vulnerartemagazine.com/2025/11/12/bugonia-lalfabeto-della-morte-e-lanalfabetismo-della-vita-nel-cinema-soglia-di-yorgos-lanthimos/
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