18/10/2020
Le Scuole di Danza private italiane non chiuderanno!
Le scuole di danza sono luoghi sicuri, puliti, igienizzati.
Le scuole di danza sono l’unico baluardo alla creatività di bambini e ragazzi e adulti, tradotta in gesto, in movimento.
La danza è un linguaggio, è una forma di espressione.
Parla attraverso il corpo, è la voce dell’animo umano.
E in questo momento più che in altri è una CURA, un modo per sopravvivere al disagio psicologico in cui questa pandemia ha costretto ogni individuo umano.
La Danza non si è mai fermata e non si fermerà.
La danza ha fatto della REGOLA il codice primario di ogni insegnamento. Ciò contraddistingue ogni scelta e comportamento di chi in essa LAVORA.
Soprattutto, la scuola di danza non è assimilabile in nessun modo ad una “palestra”.
Non è organizzata come tale. Non è strutturata logisticamente come un centro sportivo, non concepisce gli insegnanti come istruttori ma come educatori.
Le scuole di danza sin dal primo momento di questa pandemia si sono strutturate, organizzate per diventare massimamente efficienti, si sono date linee guida ancora più rigide di quelle imposte dal Governo, per mantenere la salute e la sicurezza di tutti i loro frequentanti, ed impegnarsi a proteggere l’Italia dal collasso sanitario.
Le scuole di danza hanno adempiuto ad ogni obbligo di sanificazione ed igienizzazione. E molte insegnanti di danza e direttrici, con grandissimo senso etico e rispetto, si sono trasformate in addette alle pulizie.
Tutto questo impegno ha un enorme valore che non può in alcun modo essere trascurato.
Le scuole di danza hanno una propria identità specifica che le distingue dai luoghi sportivi d’altro genere.
Le scuole di danza italiane non si adegueranno più a misure collettive che non tengano conto della loro specifica identità.
Ora è il momento di dire BASTA.
Ora le scuole di danza faranno sentire la propria voce.
Con dignità ed eleganza, come ci è consono.
Ma questa volta alziamo la voce.
TUTTI UNITI.
E chi governa saprà quanto conta l’Arte in questo meraviglioso Paese.
credits: Paolo Laudicina photographer