17/04/2026
Augusto era solo un ragazzo quando, nel 1912, assistette all’intervento delle truppe statunitensi nel suo paese, il Nicaragua. I soldati statunitensi erano stati inviati per proteggere il governo di Adolfo Diaz, che tutelava i loro interessi nella regione. Seguì una durissima repressione che il giovane non poté mai dimenticare e che lo convinse della necessità di combattere contro le influenze imperialiste che soffocavano la sua terra. Pur essendo figlio di un ricco coltivatore, Augusto, nato fuori dal matrimonio, viene presto abbandonato dalla madre e lavora fin da bambino per mantenersi. Nel 1921, dopo aver sparato a un militante conservatore, è costretto ad abbandonare il Nicaragua e a trasferirsi in Messico.
Qui, oltre a svolgere diversi tipi di occupazione, si avvicina ai movimenti antimperialisti ed è in particolare influenzato dalle idee anarcosindacaliste. Nel 1926 torna a casa durante un’altra grave crisi che sconvolge il Nicaragua. Gli Stati Uniti, infatti, sono di nuovo intervenuti per ristabilire nel paese un ordine a loro confacente, cercando di imporre nuovamente Diaz come presidente. I liberali, guidati da José Maria Moncada, si oppongono a questa interferenza e Sandino cerca la loro collaborazione. Nonostante venga fortemente osteggiato da Moncada, che non lo rifornisce di armi e viveri, Sandino, dopo alcune sconfitte, comprende che la guerriglia è l’unica strada per tenere testa alle soverchianti forze americane, e così inizia ad inanellare una serie di importanti successi.
A quel punto, però, Moncada decide di scendere a patti con gli invasori. Nel maggio del ‘27 inizia il disarmo delle truppe “liberali”. Solo un uomo decide di denunciare l’accordo e continuare a combattere: Augusto Cesar Sandino. Quest’ultimo raccoglie sulle montagne intorno a Ocotal i suoi fedelissimi (all’inizio poche decine di uomini), e il 16 luglio prende la città. Così comincia una guerra che durerà sette anni. Sette anni in cui la Guardia Nacional, supportata dai marines statunitensi, cercherà di mettere le mani sul “generale degli uomini liberi”. Grazie alla conoscenza del territorio e al sostegno delle masse rurali, Sandino nel corso del tempo aumentò in maniera esponenziale i suoi effettivi e inflisse dure sconfitte al nemico, denunciando con sempre maggior vigore l’imperialismo americano.
Nel 1933 gli Stati Uniti decidono di ritirarsi dal Nicaragua, e Sandino accetta di deporre le armi in cambio di alcune garanzie che non saranno mai rispettate. Il 21 febbraio 1934, Anastasio Somoza, futuro dittatore del paese e allora capo della Guardia Nacional, fece prelevare Sandino e lo fece assassinare.
Da allora la bandiera rossa e nera con il teschio, il fucile e il machete, simbolo della lotta sandinista, continua ad essere brandita da tutti coloro che vogliono giustizia sociale e indipendenza dalle influenze straniere.
La storia di Sandino è presente nel terzo volume di Cronache Ribelli. Trovate tutte e tre i volumi a prezzo scontato nel link in bio o nelle storie.