29/07/2026
Sono ormai 9 anni che il è Santa Marta ma più che altro l'anniversario della morte del Materialista Storico. , Daddy, per la Garbatella Er Cardinaletto, per i più l'amplissimo Prof. Ing. Non ho ancora rammendato lo squarcio dove mi impediscono di salutarti, sentire le tue ultime parole. Immagino in molti ci aspettassimo il segreto del mondo, del linguaggio delle strutture. "As the world gave up the secret of its skeleton, stiff and white". Si dice che l'estrema sintesi, viceversa sia stata solo: "Io non ce la faccio".
Eri così terrorizzato all'idea di lasciarmi qui sola a dibattermi contro la legge della giungla, la legge del più forte. E in questi giorni più che mai avrei bisogno di sapere che ne pensi di questo e quest'altro. Vorrei aggiornarti sulle novità tecnologiche, i nuovi mostri, il crepuscolo delle idoli e la scomparsa delle lucciole, ma tanto lo so già. Avresti replicato solo con l'occhio croato. Il sommo sdegno dello "sguardo che uccide". Per controindicazione, talvolta faceva scoppiare a piangere noi studentesse. E invece meriti di essere ricordato con quel sorriso, unico e particolare, mai catturato da nessun obiettivo. Il sorriso e la tenerezza che ti faceva porgere con rapità felina una banconota da venti, cinquantamila lire a chi non chiedeva nulla, o magari ne chiedeva una. Aggiungendo sempre, solo una frase: "Ti offro un caffé".
"Ti offro un caffé" è tutto. "Ti offro un caffé" è il pezzo più importante. In un'altra vita, sono stata una bambinetta troppo sveglia per non ribattere: "Ma papà, guarda che un caffé non costa ventimile lire!". Non mi ricordo esattamente come me l'hai spiegata, la differenza tra chi elemosina e chi aiuta. Ma certo non era una formula, una frase fatta né una moraletta. Meno che mai una risata di scherno. Che c'avranno poi da ride ancora 'nsé capito.
Ricordo però come se fosse ieri la vecchia casa popolare, er du' camere e cucina, con la ghiacciaia e il duplex. Il ragazzo tutto sudato che aveva arrampicato su per cinque piani di scale ripide come la morte un tv color gigante, marchiato Aiwa, nuovo fiammante, che si stagliava grosso come un totem al centro del salotto. A distanza di quasi quarant'anni sembra ancora una foto della nostra lingua segreta. Quella che tanto ingelosisce. Fa impazzire chi pure ce l'aveva là davanti agli occhi, ma non l'ha mai voluta imparare, o quantomeno imitare. Chissà perché hai voluto insegnarmi una cosa tanto difficile. Non appartenere a quella maggioranza di chi è servile coi padroni, gli utili e i capi, ma si rivale su chi crede l'inferiore, il vile sottoposto.
Almeno, non mi hai insegnato a credere al destino né al fato. E nonostante tutto, qui ancora resiste la predilezione per lo Humour Nero del caso, il fascino beffardo di certe coincidenze. Una rete sottile, elastica ma resistente di limiti invalicabili, sotto i quali non si può scadere. Diventare grandi forse è significato comprendere che talvolta erano standard di comportamento troppo elevati per tutti, perfino per te. E nei miei sogni puoi continuare a vivere continuamente in vesti rocambolesche, coraggiose, stranissime. Abbatti i corvi, torni con l'aria triste o col sombrero, cerchi le tue sette ante d'armadio e poi risolvi il male del mondo, o soltanto il mio.
Seguono ora, come ogni anno un po' di canzoni. Grazie a chi ha versato qualche lacrima con me. Vedi meno