05/07/2026
🇳🇴 ROAD TO MIDSUMMER FEST
Lo sport può cambiare una società?
Il successo della Norvegia ai Mondiali non nasce per caso.
Dietro ai risultati di Haaland, Ødegaard, Sørloth, Ryerson, Nusa e di un’intera generazione di atleti ed atlete c’è un modello culturale che mette al centro inclusione, benessere, educazione e pratica sportiva fin dall’infanzia.
Per raccontare questa storia abbiamo chiesto il contributo di Piergiorgio Guarini de Il Calcio Nordico, una delle realtà italiane più autorevoli dedicate al calcio e alla cultura sportiva del Nord Europa.
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✍️ Articolo a cura di Piergiorgio Guarini – Il Calcio Nordico
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Probabilmente, grazie al percorso in questa edizione della Coppa del Mondo di calcio maschile, questi volti iniziano ad esservi familiari.
Ma cos’hanno in comune Patrick Berg, Frederik Bjørkan e Jens Petter Hauge?
Sì, sono 3 dei 4 giocatori della nazionale a giocare in Eliteserien, la massima competizione norvegese, e giocano tutti e 3 nel Bodø/Glimt, squadra ormai abbastanza famosa nel panorama calcistico europeo.
Ma c’è di più: questi 3 ragazzi sono tutti nati nella città di Bodø e sono prodotti delle giovanili della squadra della propria città.
Questa è una caratteristica molto comune nelle squadre di calcio professionistiche norvegesi: oltre ad avere la stragrande maggioranza di giocatori con passaporto norvegese, in ogni squadra ci sono almeno 4/5 giocatori nati e cresciuti nella propria città.
Un esempio folgorante ne è il Viking, con ben 13 giocatori nati a Stavanger, la città dove ha sede la squadra (il cui capitano, Falchener, è il 4° giocatore della selezione norvegese a giocare in Eliteserien).
Questi numeri sono straordinari, se pensate che nessuno dei giocatori citati ha mai visto la Norvegia disputare un mondiale. Sono nati tra il 1997 e il 2002.
Il calcio in Norvegia è cresciuto così tanto grazie alla “rivoluzione” adottata dal governo norvegese per quanto riguarda la pratica dello sport fino ai 13 anni.
Oltre a rendere la pratica dello sport inclusa nei curricula scolastici, i bambini e le bambine non vengono selezionate per praticare un solo sport sin da quando hanno pochi anni, come invece avviene in molti paesi, europei e non. Possono praticare diversi sport, fino a trovare quello che preferiscono praticare – e non quello dove ottengono i risultati migliori!
Un ulteriore esempio che posso portarvi al riguardo, preso dalla nazionale maschile di calcio, è il portiere Ørjan Nyland. Ha praticato sci alpino e pallamano oltre che al calcio, sport al quale ha deciso di votarsi verso i 15-16 anni: la sua prima esperienza giovanile risale a questi anni, un’età in cui, nel resto d’Europa, probabilmente giochi a calcio già da 10 anni.
Nei giorni scorsi Nyland padre ha rilasciato un’intervista, in cui ha dichiarato che Ørjan con gli sci era davvero forte, al punto che molte persone pensavano sarebbe diventato un professionista.
Un altro aspetto, il più importante di questo cambiamento culturale, riguarda la cancellazione delle classifiche nelle competizioni tra bambini e bambine fino ai 13 anni.
Il focus non è sul risultato o sull’essere migliore degli altri partecipanti, ma praticare sport per il gusto di farlo, per benessere, per socialità.
Questa concezione, accolta con scetticismo quasi 15 anni fa, sta dando frutti sportivi di enorme rilievo, non soltanto nel calcio: nelle ultime tre edizioni delle Olimpiadi invernali, la selezione norvegese ha prima battuto il record di medaglie che resisteva dall’edizione di Lillehammer 1994, vincendone 27 a Soci, nel 2004, fino a superare le 40 medaglie durante l’edizione di Milano-Cortina di quest’anno.
Tutto questo, viene interamente sussidiato dallo Stato: le quote di iscrizione e/o partecipazione a società sportive, si aggirano tra i 30 e i 100€ all’anno, in media quanto un abbonamento mensile in palestra in una grande città italiana.
Tutto questo ha portato quasi tutte le persone ad aver praticato almeno uno sport in maniera estremamente regolare entro i 25 anni. Se considerate che, per tutta la scuola dell’obbligo, in Italia sono previste 1 o 2 ore a settimana di educazione fisica, con sport pomeridiano interamente a carico delle famiglie, potete iniziare a considerare la portata dell’organizzazione.
Potremmo aprire varie parentesi e digressioni su questo tema – l’importanza dello sport in un’area geografica in cui il benessere psico fisico è fondamentale, il non potersi permettere di “bruciare” potenziali giovani talenti in un Paese che conta solo 5 milioni di persone – e sarebbero tutte interessanti e legittime.
Per ora, ci limitiamo a constatare quanto questa rivoluzione abbia funzionato.
Record di medaglie olimpiche riscritto ad ogni edizione, una squadra di calcio maschile di una cittadina di circa cinquantamila abitanti situata a nord del circolo polare artico, che batte squadre di caratura europea, e la nazionale di calcio maschile che torna nella competizione più importante dopo 28 anni, e ora si gioca l’accesso alla top 8 mondiale contro il Brasile.
Grandi risultati che dimostrano come programmazione, investimenti, lungimiranza e pazienza siano le chiavi per un cambiamento culturale che generi successi sostenibili, sia livello umano che economico.
Stasera Haaland e compagni potrebbero scrivere una ulteriore, bellissima pagina di sport per la Norvegia.
HEIA NORGE! 🇳🇴
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🌿 Road to Midsummer Fest
Questo è il primo appuntamento di una serie di approfondimenti che accompagneranno il percorso di avvicinamento al Midsummer Fest – Festival delle Culture Nordiche, in programma a Roma nel giugno 2027.
Il Midsummer Fest nasce con l’obiettivo di raccontare il Nord Europa attraverso musica, cultura, tradizioni, gastronomia, natura, sport e società, dando voce a chi questi Paesi li vive, li studia e li racconta ogni giorno.
Un ringraziamento speciale a Il Calcio Nordico e a Piergiorgio Guarini per aver inaugurato insieme a noi questo percorso.
👉 Seguite Midsummer Fest e Il Calcio Nordico: nei prossimi mesi vi accompagneremo in un viaggio verso il Nord Europa, una storia alla volta.
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