Italiani Monarchici - Patto per la Corona

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Gli italiani monarchici "Patto per la Corona" sono nati "con l'azzurra coccarda sul petto" per raccogliere l'eredità del Risorgimento che ha visto il compimento dell'Unità nazionale grazie alla "bianca Croce di Savoia"

SAR la Principessa Astrid (94 anni) di Norvegia, sorella maggiore del Re Harald V (scomparso a 89) - che non fu Regina p...
04/09/2026

SAR la Principessa Astrid (94 anni) di Norvegia, sorella maggiore del Re Harald V (scomparso a 89) - che non fu Regina perché la legge salica venne abolita durante gli anni '90 - ha reso omaggio al feretro del Re Suo fratello alla Ca****la Reale di Oslo, come mostrano queste immagini toccanti, per poi recarsi alle finestre del Palazzo Reale e ammirare le migliaia di persone che come lei hanno si sono presentate questi giorni di fronte al feretro per rendere un ultimo saluto al compianto Re Harald

Il feretro del Re Harald V di Norvegia ha raggiunto la Ca****la Reale di Oslo dove i norvegesi potranno rendere l'ultimo...
01/09/2026

Il feretro del Re Harald V di Norvegia ha raggiunto la Ca****la Reale di Oslo dove i norvegesi potranno rendere l'ultimo omaggio al loro amato Re prima dei funerali del 9 settembre.

Avvolge la bara lo Stendardo Reale, un leone rampante che tiene un'ascia, simbolo di Sant'Olav, Re "perpetuo" di Norvegia. Sopra è invece poggiata la Corona di Norvegia, forgiata nel 1818, e la Spada di Stato.

A fianco al feretro invece gli Ordini cavallereschi dei paesi nordici; Norvegia (Ordine di Sant'Olav); Svezia (Ordine dei Serarfini); Danimarca (Ordine dell'Elefante e del Dannebrog) e Regno Unito (Ordine della Giarrettiera)

29/08/2026

Sottolineiamo l'amore e l'affetto tra il Popolo norvegese e il proprio Re appena scomparso. Come sempre, questo sentimento di comunità nazionale, appartenza e fraternità riesce a scaturire solo grazie l'istituzione della Monarchia, che con un Sovrano terzo, non politico e sopra le parti, garantisce al Popolo una figura di riferimento affidabile e sicura, che genuinamente ama il proprio Paese e la sua Popolazione, proprio come Re Harald V ha dimostrato di aver fatto nei suoi 35 lunghi anni di regno.

Milioni di norvegesi di tutte le età hanno deposto sotto e nonostante la pioggia fiori, disegni e lettere di fronte al Palazzo Reale di Oslo e altri monumenti e luoghi significativi per la comunità nazionale a ricordo del Re, esponendo le bandiere a mezz'asta.

(Video di un account norvegese, Niloofaryeprem)

Sua Altezza Reale il Principe Aimone, Capo di Casa Savoia, ha espresso il proprio cordoglio per la morte del Re Harald V...
28/08/2026

Sua Altezza Reale il Principe Aimone, Capo di Casa Savoia, ha espresso il proprio cordoglio per la morte del Re Harald V di Norvegia, scrivendo personalmente al nuovo Re, Haakon VIII

Sua Maestà Harald V, Re di Norvegia, si è spento questa notte a Oslo, dopo 35 lunghi anni di regno. Era il Sovrano più a...
28/08/2026

Sua Maestà Harald V, Re di Norvegia, si è spento questa notte a Oslo, dopo 35 lunghi anni di regno. Era il Sovrano più anziano d'Europa ancora in carica.

Il suo regno è stato ricco di innovazioni. Nel 1997 aprì il Parlamento del popolo indigeno norvegese dei Sami con profondo rispetto, portando le scuse per le ingiustizie subite dagli indigeni. Contribuì alle aperture al multiculturalismo e al rispetto delle identità sessuali e di genere. Nel 2016, aveva pronunciato la famosa frase per cui i norvegesi sono "ragazze che amano ragazze, ragazzi che amano ragazzi e ragazzi e ragazze che si amano”.

Gli succede il figlio col nome di Haakon VIII, a cui seguirà la Principessa Ingrid Alexandra, la prima sovrana regnante norvegese dal medioevo.

Ieri è scomparso Monsignor Gianfranco Troya, l'ultimo Ca****lano Reale di Casa Savoia, nominato nel 1973 direttamente da...
22/08/2026

Ieri è scomparso Monsignor Gianfranco Troya, l'ultimo Ca****lano Reale di Casa Savoia, nominato nel 1973 direttamente da Sua Maestà il Re, Umberto II, durante l'esilio. Il Re lo aveva infatti scelto personalmente come Rettore del Santuario Reale della Madonna delle Grazie di Racconigi, vergine a cui era personalmente molto legato e devoto. Il Re lo aveva anche nominato Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia.

Il Santuario Reale, ricostruito per volontà di Re Carlo Alberto nel 1838, si trova a Racconigi, città natale del nostro amato Re Umberto II e luogo dove il Re avrebbe avuto piacere di riposare una volta concluso l'esilio, tra le salme di altri membri di Casa Savoia che vi riposano.

Mons. Troya è stato Ca****lano Reale di Savoia Rettore del Santuario Reale per 53 anni, con un mandato caratterizzato dalla passione per il suo ministero pastorale e per Casa Savoia, di cui è sempre rimasto al servizio, officiando anche il funerale del figlio del Re, Vittorio Emanuele di Savoia, a Torino nel 2024, a cui aveva preso parte anche SAR il Principe Aimone, Capo di Casa Savoia. Ancora quest'anno, questa primavera, Mons. Troya aveva rilanciato la richiesta per il rientro in Italia delle salme di Re Umberto II e della Regina Maria José, che oggi riposano ancora in esilio nell'antica Abbazia di Altacomba in Savoia, Francia: "Umberto II mi aveva espresso più volte personalmente il desiderio di riposare nella sua città natale" aveva dichiarato alle istituzioni.

Le esequie si terranno martedì 25 agosto alle ore 11 presso il Santuario Reale, e successivamente riposerà al Cimitero di Guarene. Una preghiera.

Il duello per l'onore della PatriaIl 15 agosto 1897, nei boschi di Vaucresson, presso Versailles, Sua Altezza Reale il P...
14/08/2026

Il duello per l'onore della Patria

Il 15 agosto 1897, nei boschi di Vaucresson, presso Versailles, Sua Altezza Reale il Principe Vittorio Emanuele di Savoia-Aosta, Conte di Torino, si batté a duello con il Principe Henry d'Orléans, pronipote del Re Luigi Filippo di Francia. Il dissidio era sorto per la pubblicazione di un articolo pubblicato sul quotidiano Le Figaro, dove il Principe francese aveva denigrato il valore dei soldati italiani dopo la battaglia di Adua. Il Conte di Torino, visto l'attacco mediatico all' onore delle armi italiane, aveva sfidato l'Orléans a duello; i due contendenti si sfidarono con le spade e fu Vittorio Emanuele di Savoia ad avere la meglio, ferì all'addome l'avversario e vinse il duello dopo 26 minuti. Al suo ritorno in Patria venne ricevuto con grandissimi onori dallo zio, Sua Maestà Re Umberto I, mentre i giornali dell'epoca ne fecero una sorta di eroe patrio.

Il Pascoli, riflettendo l'emozione che il duello del Conte di Torino con il principe francese sollevò in Italia, dedicò all'evento il seguente componimento, intitolato "Le due spade": "Io sentii nel mio cuore il minimo murmure, che era la gran voce del popolo italico; e diceva: "Conte di Torino, a fondo! Bravo! Hai vinto, ho vinto. Io sono un povero popolo. Ma principe italiano Voi solo sapete che io ho meritato di essere rappresentato da Voi". (in "Scritti inediti e sparsi").

Inoltre, due anni fa, a Torino, la figura di Vittorio Emanuele di Savoia Aosta è stata ricordata in un simposio, presso il Circolo ufficiali dell' Esercito Italiano e alla presenza di Sua Altezza Reale Aimone di Savoia, Duca di Savoia e Capo della Real Casa; in quell' occasione Sua Altezza Reale ha celebrato la figura del Conte di Torino, ricordando: “Dopo aver vinto il duello il Conte di Torino torna in Italia con l’entusiasmo prima di tutto del Re e poi di personaggi come Carducci e Pascoli, che gli dedica una poesia. Lo stesso avveniva per le imprese del Duca degli Abruzzi e proprio le vite di questi fratelli cementano il sentimento nazionale di un’Italia che, negli anni Novanta dell’Ottocento, è ancora giovane.“

Testo di Alessio Benassi
Grafica di Francesco Tammaro

In questi giorni a Carrara, nei giardini pubblici antistanti il cimitero di Turigliano ove si trova un monumento dedicat...
13/08/2026

In questi giorni a Carrara, nei giardini pubblici antistanti il cimitero di Turigliano ove si trova un monumento dedicato a Bresci, è stata intitolata una piazza, la cui targa dedicata recita: "Gaetano Bresci, regicida".

Il totale silenzio da parte delle istituzioni riesce a rendere l'idea di cosa si pensi di Bresci e del suo operato. Il 29 luglio 1900, il Re Umberto I si trova a Monza con la sua consorte, la regina Margherita di Savoia, per la cerimonia di premiazione sportiva presso la Villa Reale. Gaetano Bresci, rientrato dagli USA dove lavorava nel settore tessile, si avvicina al Re e gli sparà tre colpi di pi***la. A Monza venne edificata una ca****la espiatoria in suo ricordo, e oggi viene costruito un monumento in onore del suo assassino.
Due monumenti contrapposti, ove nel primo si ricorda un Capo di Stato assassinato, e nel secondo si giura vendetta o si glorificano quei tre proiettili.

Un attentato contro un capo di Stato legittimo, così come lo furono gli assassinii di John F. Kennedy, di Abraham Lincoln, dell'Arciduca Francesco Ferdinando o, nello stesso periodo, dell'Imperatrice Sissi, del presidente francese Sadi Carnot o del presidente americano William McKinley ma nelle rispettive nazioni non vi sono piazze o vie dedicate a Lee Harvey Oswald, a John Wilkes Booth o a Gavrilo Princip, eccetera. Il difficile clima politico e sociale delle classi più povere del periodo fu infatti segnato da tanti attentati anarchici contro le autorità dell'epoca, sia sovrani che presidenti, e lo stesso Bresci dichiarò di non voler uccidere Umberto ma "il Re", a cui, erroneamente, si dava la responsabilità del malessere sociale. Da ciò possiamo ricavare come in Italia vi sia una chiara distorsione storica e politica del gesto, profondamente anti-monarchica e propagandista, in grado di rendere eroe repubblicano un attentatore solo perché vile regicida, senza contesto. Esserlo ti rende santo e martire, perché vieni ricordato per essere stato uno dei figli dei brogli repubblicani

Noi di Patto per la Corona rimaniamo indignati, dal monumento e dalla targa posta in suo onore e dal conseguente silenzio di Stato.

Testo e grafica di Francesco Tammaro (Francesco Tammaro )

Il giuramento del nuovo Re, testo conservato dal Senato. Nel Regno d'Italia questa era la cerimonia di insediamento del ...
12/08/2026

Il giuramento del nuovo Re, testo conservato dal Senato. Nel Regno d'Italia questa era la cerimonia di insediamento del Capo dello Stato, non essendo prevista l'incoronazione, e si svolgeva di fronte al Parlamento riunito in seduta comune. Il Re giurava fedeltà allo Statuto per la prosperità e l'onore della Patria. Omaggiamo ancora una volta questo pezzo di storia e cittadinanza.

Grafiche di Tommaso Beccani

L'11 agosto 1900 Sua Maestà Re Vittorio Emanuele III giurava sullo Statuto come nuovo Re d'Italia, sul trono del Suo avo...
11/08/2026

L'11 agosto 1900 Sua Maestà Re Vittorio Emanuele III giurava sullo Statuto come nuovo Re d'Italia, sul trono del Suo avo Re Carlo Alberto presso la Camera di Montecitorio, di fronte al Parlamento riunito in seduta comune.

Nel suo discorso di insediamento, scritto dal Re in persona, senza l'usuale ausilio dei ministri, egli annunciava il suo amore per gli italiani, la salvaguardia delle libertà liberali e il suo servizio a disposizione del Paese per l'avvenire prospero della Patria comune:

"Signori Senatori e signori Deputati! Il mio primo pensiero è per il mio popolo ed è pensiero di amore e di gratitudine. Il popolo che ha pianto sul feretro del suo re, che affettuoso e fidente si è stretto intorno alla mia persona, ha dimostrato quali solide radici abbia nel Paese la monarchia liberale. Da questo plebiscito di dolore traggo i migliori auspici del mio regno. La nota nobile e pietosa, che sgorgò spontanea dall’anima della Nazione, mi dice che vi ha ancora nel cuore degli italiani la voce del patriottismo, che ispirò in ogni tempo miracoli di valore. Sono ben lieto di poterla accogliere.

Quando un popolo ha scritto nel libro della Storia una pagina come quella del nostro Risorgimento, ha diritto di tenere alta la fronte e di mirare alle più grandi idealità. Ed è a fronte alta e mirando alle più grandi idealità che io mi consacro al Paese con tutta l’effusione ed il vigore di cui mi sento capace, con tutta la forza che mi danno gli esempi e le tradizioni della Casa.

Signori senatori e signori deputati! Impavido e sicuro ascendo il trono, con la coscienza dei miei diritti e doveri di re. L’Italia abbia fede in me come io ho fede nei destini della Patria e forza umana non varrà a distruggere ciò che i nostri padri hanno, con tanta abnegazione, edificato. Non mancherà mai in me la più serena fiducia nei nostri liberali ordinamenti e non mi mancheranno la forte iniziativa e la energia dell’azione, per difendere vigorosamente le gloriose istituzioni del Paese. Invoco Dio in testimonio della mia promessa, che da oggi in poi il mio cuore, la mia mente, la mia vita offro alla grandezza ed alla prosperità della Patria"

Grafica di Francesco Tammaro (Francesco Tammaro )

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