13/08/2026
In questi giorni a Carrara, nei giardini pubblici antistanti il cimitero di Turigliano ove si trova un monumento dedicato a Bresci, è stata intitolata una piazza, la cui targa dedicata recita: "Gaetano Bresci, regicida".
Il totale silenzio da parte delle istituzioni riesce a rendere l'idea di cosa si pensi di Bresci e del suo operato. Il 29 luglio 1900, il Re Umberto I si trova a Monza con la sua consorte, la regina Margherita di Savoia, per la cerimonia di premiazione sportiva presso la Villa Reale. Gaetano Bresci, rientrato dagli USA dove lavorava nel settore tessile, si avvicina al Re e gli sparà tre colpi di pi***la. A Monza venne edificata una ca****la espiatoria in suo ricordo, e oggi viene costruito un monumento in onore del suo assassino.
Due monumenti contrapposti, ove nel primo si ricorda un Capo di Stato assassinato, e nel secondo si giura vendetta o si glorificano quei tre proiettili.
Un attentato contro un capo di Stato legittimo, così come lo furono gli assassinii di John F. Kennedy, di Abraham Lincoln, dell'Arciduca Francesco Ferdinando o, nello stesso periodo, dell'Imperatrice Sissi, del presidente francese Sadi Carnot o del presidente americano William McKinley ma nelle rispettive nazioni non vi sono piazze o vie dedicate a Lee Harvey Oswald, a John Wilkes Booth o a Gavrilo Princip, eccetera. Il difficile clima politico e sociale delle classi più povere del periodo fu infatti segnato da tanti attentati anarchici contro le autorità dell'epoca, sia sovrani che presidenti, e lo stesso Bresci dichiarò di non voler uccidere Umberto ma "il Re", a cui, erroneamente, si dava la responsabilità del malessere sociale. Da ciò possiamo ricavare come in Italia vi sia una chiara distorsione storica e politica del gesto, profondamente anti-monarchica e propagandista, in grado di rendere eroe repubblicano un attentatore solo perché vile regicida, senza contesto. Esserlo ti rende santo e martire, perché vieni ricordato per essere stato uno dei figli dei brogli repubblicani
Noi di Patto per la Corona rimaniamo indignati, dal monumento e dalla targa posta in suo onore e dal conseguente silenzio di Stato.
Testo e grafica di Francesco Tammaro (Francesco Tammaro )