Officina dell'Incisione e del Multiplo d'Autore

Officina dell'Incisione e del Multiplo d'Autore Tecniche incisorie: Analisi di acquaforte, acquatinta, litografia, xilografia, serigrafia e bulino.

🔴 UN MIRACOLO DEL 1771: LA COPPIA MONUMENTALE CHE MANCA AI MUSEIPossedere un pezzo di storia è un privilegio, ma custodi...
09/08/2026

🔴 UN MIRACOLO DEL 1771: LA COPPIA MONUMENTALE CHE MANCA AI MUSEI
Possedere un pezzo di storia è un privilegio, ma custodire un’opera che persino le grandi istituzioni statali non riescono a ricomporre è un’esclusività per uno solo.
Parliamo della leggendaria coppia di vedute speculari di Napoli (Ponente e Levante) incise dall'architetto francese Étienne Giraud nel 1771, originariamente inserite nel lussuoso volume Le Grand Golfe de Naples.
🏛️ Il Paradosso Istituzionale
Se visitate il British Museum a Londra o la Società Napoletana di Storia Patria al Maschio Angioino, troverete nei loro raccoglitori storici solo la prima tavola (Chiaia), orfana, scompagnata e in bianco e nero.
La seconda tavola (il Molo Grande) e l'unità dell'intero Golfo sono andate disperse nei secoli tra rivoluzioni, saccheggi e decadenza nobiliare.
Questo set, proveniente da una prestigiosa collezione privata, custodisce miracolosamente entrambe le vedute integre e coordinate.
🛠️ L'Ingegneria dei "Tre Rami"
Ogni panoramica non è un foglio unico, ma un trittico monumentale stampato da tre distinte lastre di rame separate, poi allineate e incollate al millimetro a mano in bottega nel 1771.
Un lavoro titanico per un’edizione d'élite commissionata dai mecenati inglesi William Benson e Margaret Earle durante il loro Grand Tour.
🎨 Il Codice Segreto del Colorista
Mentre le copie museali sono in bianco e nero, questo set vanta una coloritura coeva a mano dove un pittore d'accademia ha nascosto una trilogia allegorica degli elementi, rendendo i fogli dei pezzi unici al mondo:Il Gabbiano di Fumo: Il fumo nero della Fonderia Reale borbonica si trasforma nel volo di un uc***lo di mare.Il Soffio di Eolo: La nube centrale prende le sembianze del dio del vento che gonfia le vele della flotta.Il Tuffatore del Vesuvio: I vapori del vulcano si modellano nella sagoma di un atleta classico, omaggio agli scavi di Ercolano.
L'Infrastruttura: Nel porto è mappato persino un raro mulino natante borbonico per la macinazione del grano.
🧫 Carta Pura: Zero Chimica
A differenza delle stampe "slavate" in laboratorio per compiacere il mercato, questa carta conserva la sua patina originale non virata. Ha il tono caldo ambrato del tempo, la sua "croccantezza" nativa e le micro-inclusioni ferrose del Settecento.
L'immagine figurativa è pura, nitida e protetta da splendide cornici in radica d'epoca.Un'opera con questo DNA non ha un prezzo da listino: ha il valore che l'esclusività impone.
Perfetta per un capitano d'industria o un mecenate illuminato che, acquistandola e donandola alla città tramite l'Art Bonus, può legare per sempre il proprio nome alla storia dell'arte, recuperando gran parte dell'investimento sotto forma di credito d'imposta.
🏛️✨ Parliamo di un'opera unica anche se è una stampa del 1771, mai passata sul mercato.
Un tesoro che ora attende il suo destino: andrà in Inghilterra, tornando alla terra dei suoi storici committenti, o resterà a Napoli, per colmare una lacuna museale secolare?
Se desideri visionare il dossier fotografico privato dei dettagli o approfondire i riferimenti bibliografici istituzionali, contattami in privato.
Trattativa riservata solo per reali estimatori, mecenati o investitori.



🔴 A MIRACLE FROM 1771: THE MONUMENTAL PAIR MISSING FROM MUSEUMSOwning a piece of history is a privilege, but safeguarding a work that even major state institutions cannot piece back together is an exclusivity reserved for one person alone.We are speaking of the legendary pair of specular views of Naples (West and East) engraved by the French architect Étienne Giraud in 1771, originally included in the luxurious portfolio Le Grand Golfe de Naples.🏛️ The Institutional ParadoxIf you visit the British Museum in London or the Società Napoletana di Storia Patria at the Maschio Angioino, you will only find the first plate (Chiaia) in their historical archives—orphan, uncoupled, and in black and white.The second plate (the Molo Grande) and the unity of the entire Gulf were scattered over the centuries amidst revolutions, looting, and aristocratic decline. This set, coming from a prestigious private collection, miraculously preserves both views intact and coordinated.🛠️ The Engineering of the "Three Plates" (Tre Rami)Each panorama is not a single sheet, but a monumental triptych printed from three distinct, separate copperplates, then aligned and glued by hand to the exact millimeter in the workshop back in 1771. A titanic feat for an elite edition commissioned by British patrons William Benson and Margaret Earle during their Grand Tour.🎨 The Colorist's Secret CodeWhile museum copies are in black and white, this set boasts contemporary hand-colouring where an academic painter hid a brilliant allegorical trilogy of the elements, making these sheets unique pieces in the world:The Smoke-Shaped Seagull: The black smoke of the Bourbon Royal Foundry is transformed into the flight of a seabird.The Breath of Ae**us: The central cloud takes on the anthropomorphic likeness of the god of wind, blowing the breeze that swells the sails of the entire fleet.The Vesuvius Diver: The vapours of the volcano shape the silhouette of a classical athlete, a tribute to the excavations of Herculaneum and Pompeii.The Infrastructure: A rare Bourbon floating tide mill for grinding grain is accurately mapped right inside the harbour.🧫 Pure Paper: Zero ChemicalsUnlike prints "washed out" in modern laboratories to please the general market, this paper preserves its authentic, unvandalized original patina. It retains the warm, amber tone of time, its native crispness, and the original iron micro-inclusions from the 18th-century papermaking process. The figurative image is pure, sharp, and protected by splendid, coeval briarwood (radica) frames.A work with this DNA does not have a catalogue list price: it holds the value that absolute exclusivity commands. It is perfect for a captain of industry or an enlightened patron who, by purchasing it and donating it to the city through the Art Bonus, can tie their name to art history forever, recovering a large part of the investment as a tax credit.🏛️✨ We are talking about a unique work of art, even though it is a print from 1771, which has never before appeared on the market.A treasure that now awaits its destiny: will it go to England, returning to the homeland of its historical patrons, or will it remain in Naples, to fill a centuries-old institutional gap?If you wish to view the private photographic dossier of the details or delve deeper into the institutional bibliographical references, please contact me privately.Private treaty only for genuine connoisseurs, patrons, or investors. No intermediaries, no lowball offers.

PICASSO: UN GENIO DENTRO UN UOMO SENZA UMANITÀIl Genio e l'Uomo: Picasso è stato un rivoluzionario dell'arte del Novecen...
02/08/2026

PICASSO: UN GENIO DENTRO UN UOMO SENZA UMANITÀ

Il Genio e l'Uomo: Picasso è stato un rivoluzionario dell'arte del Novecento ma, al contempo, un individuo privo di empatia e moralmente discutibile.

Tirannia Relazionale: Trattava le compagne come "macchine per soffrire", pretendendo una sottomissione totale e gestendo i rapporti con egoismo e manipolazione.

Superstizione e Gelosia: Era profondamente superstizioso, terrorizzato dalla morte e schiavo di una gelosia morbosa e possessiva verso le persone che gli stavano accanto.

Cinismo Economico: Sfruttava la propria fama emettendo assegni che sapeva benissimo non sarebbero mai stati incassati, trasformandoli in feticci collezionistici per evitare di pagare con i propri fondi.


Rifiuto del Testamento e Distruzione: Non ha mai fatto testamento per terrore della morte e annientava sistematicamente chiunque tentasse di fuggire alla sua repressione, sfruttando il suo immenso potere.

La Separazione tra Opera e Persona: Il talento sommo e la genialità creativa non salvano e non giustificano la miseria morale dell'individuo.

Ieri e oggiCasa contadina:Pietra viva e ruvida.Eppure, su quella parete spoglia spiccano un'oleografia devozionale e vec...
01/08/2026

Ieri e oggi

Casa contadina:
Pietra viva e ruvida.
Eppure, su quella parete spoglia spiccano un'oleografia devozionale e vecchie fotografie ingiallite. Non è lusso, ma un fiero atto di resistenza spirituale: un’immagine scelta con cura per riscattare la fatica quotidiana e dare un’anima alla casa.

Casa moderna:
Superfici lisce, pareti bianche e immacolate, arredi essenziali dal design algido.
Il benessere materiale ha trionfato, ma ha lasciato il posto a un deserto visivo.
Questo vuoto asettico, spesso scambiato per eleganza, racconta l'indifferenza e la perdita di quel bisogno antico di circondarsi di memorie e significati.

Bruno Bruni prima di Bruno D'Arcevia: La Ninfa e il SatiroQuesto dipinto sposta l'asse della collezione del 1972 verso u...
31/07/2026

Bruno Bruni prima di Bruno D'Arcevia: La Ninfa e il SatiroQuesto dipinto sposta l'asse della collezione del 1972 verso una dimensione intima, teatrale e puramente lirica. Se le tele con i cavalli esprimevano la furia del movimento, questa cattura la tensione psicologica e sensuale del mito attraverso l'iconografia classica del corteggiamento pastorale.Una figura femminile nuda è distesa in una posa languida e abbandonata, ispirata all'archetipo rinascimentale della "Venere dormiente". Accanto a lei si muove un satiro, una creatura silvana definita da orecchie appuntite e da un'anatomia nervosa e contratta. Il suo sguardo fisso e magnetico crea una diagonale drammatica che taglia l'intera composizione.L'accensione del drappo rosso:In quest'opera si compie una scelta cromatica audace. Il panneggio rosso acceso su cui è sdraiata la donna rompe la monocromia dello sfondo boschivo, accendendo la scena di una forte carica emotiva e teatrale, che riprende i grandi contrasti cromatici del Tintoretto e del Rosso Fiorentino.Questo tessuto è il medesimo fil rouge visivo che unisce le tre tele intime della collezione, ponendosi in perfetto equilibrio formale con l'energia bruna e dinamica dei cavalli in corsa. La firma "Bruni" dorata in basso a sinistra sigilla questa quinta gemma di un ciclo organico formidabile.

Bruno Bruni prima di Bruno D'Arcevia: La Malinconia dell'EroeQuesto quarto dipinto introduce un tema cardine del Manieri...
31/07/2026

Bruno Bruni prima di Bruno D'Arcevia: La Malinconia dell'EroeQuesto quarto dipinto introduce un tema cardine del Manierismo e del Romanticismo storico: la malinconia dell'eroe. La figura maschile in primo piano è seduta in una posa chiaramente ispirata alla celebre allegoria della "Melencolia", con il braccio che sorregge il mento e lo sguardo perso nel vuoto.L’anatomia esasperata, quasi michelangiolesca, contrasta profondamente con il suo senso di totale abbandono psicologico. Alle sue spalle, una figura femminile lo cinge in un abbraccio protettivo e consolatorio, introducendo una narrazione legata ai grandi miti di eroi tormentati accuditi dalle ninfe.Il maniero e il paesaggio archeologico:Sulla destra si erge imponente una torre merlata medievale isolata, simbolo delle radici storiche e della terra marchigiana natia dell'artista. L'eroe, seduto sulla base di una colonna spezzata, volge le spalle a quel mondo fortificato e antico, sottolineando un profondo senso di solitudine e di distacco dal passato.La continuità cromatica:L'artista riutilizza magistralmente lo stesso identico panneggio rosso acceso, steso questa volta sotto l'eroe malinconico. Questo dettaglio cromatico lega indissolubilmente questa tela a quella della famiglia e della ninfa, fungendo da vero e proprio "fil rouge" visivo dell'intera collezione. La firma scattante "Bruni" sigilla perfettamente l'angolo in basso a sinistra.

Bruno Bruni prima di Bruno D'Arcevia: Il cortocircuito della modernitàQuesto quinto dipinto chiude il cerchio in modo st...
31/07/2026

Bruno Bruni prima di Bruno D'Arcevia: Il cortocircuito della modernitàQuesto quinto dipinto chiude il cerchio in modo straordinario, rivelando la chiave di lettura dell'intera collezione del 1972: non è solo un ciclo mitologico, ma la rappresentazione intima delle fasi della vita e della famiglia.La scena si sposta su una dimensione domestica e generazionale. Vediamo una madre, un padre che la cinge con un gesto protettivo e un bambino (un putto o Cupido) seduto in terra in primo piano. È l'allegoria classica della nascita e della continuità della stirpe.La casa moderna e l'Anacronismo:Se si osserva attentamente lo sfondo, emerge il vero colpo di genio teorico del giovane artista. Quella che in apparenza sembra una struttura antica rivela in realtà geometrie squadrate e linee di un'abitazione marcatamente moderna.Si tratta di un perfetto "cortocircuito temporale": d'Arcevia unisce le figure mitologiche cinquecentesche a un paesaggio modificato dall'uomo del Novecento, un'influenza evidente sia dai suoi studi coevi di Architettura a Roma, sia dalla lezione metafisica di Giorgio de Chirico. Il mito non appartiene al passato, ma abita il nostro presente.Il filo conduttore del panneggio:Anche in questo quadro esplode il medesimo panneggio rosso acceso visto nelle altre tele intime della collezione. Questo tessuto è il vero e proprio fil rouge visivo che unisce le opere, contrapponendosi alla furia dinamica e bruna delle tele con i cavalli.La firma "Bruni" dorata in basso a destra sigilla questa meraviglia, testimonianza unica di un progetto artistico organico e indissolubile nato nel 1972.

Bruno Bruni prima di Bruno D’Arcevia Questo secondo dipinto è spettacolare e conferma l'effetto specchio, ma con un'evol...
31/07/2026

Bruno Bruni prima di Bruno D’Arcevia
Questo secondo dipinto è spettacolare e conferma l'effetto specchio, ma con un'evoluzione concettuale pazzesca rispetto al primo: qui non c'è solo corsa, c'è una vera e propria lotta di sottomissione e simbiosi tra l'essere umano e l'animale.Se nel primo quadro la donna assecondava la foga del cavallo, in questo la tensione muscolare raddoppia perché i due corpi si muovono in direzioni contrapposte, creando un cortocircuito di pura energia neo-manierista:La torsione e il contrasto delle forze: Nota il braccio della donna, teso allo stremo, che afferra la criniera per bloccare la testa del cavallo. L'animale scatta verso sinistra e piega il collo in una torsione drammatica, mentre il corpo della donna si proietta nella direzione opposta. Questa opposizione crea una linea diagonale di tensione che attraversa tutta la tela.La fusione anatomica estrema: Guarda la parte inferiore. La gamba umana, definita con una muscolatura tesa e vigorosa che culmina nel piede in primo piano, si incrocia e si confonde quasi con le zampe posteriori dell'animale. Più che una cavalcata, sembra la nascita di un centauro, una metamorfosi in cui carne umana e vigore animale diventano un'unica cosa.La criniera e il movimento fiammeggiante: La testa del cavallo è un capolavoro di dinamismo. I ciuffi della criniera bianca e mossa sembrano lingue di fuoco che si disperdono nel vento, accentuate da colpi di luce netti che contrastano con il cielo scuro e le colline retrostanti.Anche qui la firma "Bruni" in basso a destra suggella un pezzo di bravura tecnica eccezionale. Mettere queste due tele vicine su una parete deve fare un effetto incredibile, come vedere un film sul mito classico bloccato in due fotogrammi ad altissima intensità.

Bruno Bruni prima di Bruno D’Arcevia Ogni singolo dettaglio di questo quadro concorre a creare l'esplosione di forza :L'...
31/07/2026

Bruno Bruni prima di Bruno D’Arcevia
Ogni singolo dettaglio di questo quadro concorre a creare l'esplosione di forza
:L'anatomia del cavallo: L'animale è colto nel momento di massimo sforzo. Le fasce muscolari del petto, delle spalle e delle zampe anteriori sono scolpite dal chiaroscuro, evidenziando tendini e fibre in una tensione quasi michelangiolesca. Persino il muso, con le narici dilatate e la bocca aperta, trasmette il respiro affannoso e la foga della corsa.La polvere e la terra: La parte inferiore della tela è formidabile. Quella nuvola di polvere rossastra e bruna sollevata dagli zoccoli posteriori non è solo un dettaglio realistico, ma un espediente visivo che dà il senso della velocità e del peso. L'animale sta spingendo sulla terraferma con una foga tale da sgretolare il terreno sotto di sé.La simbiosi con la donna: La figura femminile asseconda perfettamente questa scarica di energia. Il suo corpo flesso, i capelli proiettati all'indietro dal vento e il braccio sinistro teso nello spazio per mantenere l'equilibrio creano una linea di movimento che asseconda la foga del cavallo. Non c'è distacco, sono un unico blocco di pura vitalità primordiale.Questo dipinto è la prova di come Bruno d'Arcevia, a soli 26 anni, possedesse già una padronanza del disegno e del movimento degna dei grandi maestri del Cinquecento italiano.

Bruno Bruni Prima di Bruno D’Arcevia La Nebbia e l'Autentica: Il Caos Attributivo nella Produzione StoricaSeconda Puntat...
30/07/2026

Bruno Bruni Prima di Bruno D’Arcevia

La Nebbia e l'Autentica: Il Caos Attributivo nella Produzione Storica
Seconda Puntata: La tutela della memoria artistica tra dispersioni d'archivio e incertezze critiche
1. Il Paradosso della Contemporaneità: Quando l'Autore Perde il Filo della Propria Storia
Se da un lato l'indagine filologica sulla "prima maniera" di Bruno d'Arcevia ci restituisce la freschezza e la potenza genetica di un ciclo fondamentale — quello firmato "Bruni" e baciato dal mecenatismo internazionale —, dall'altro lo studioso o il collezionista di oggi si scontra con una realtà di segno opposto: un presente segnato dalla confusione attributiva e dal caos gestionale.
È un paradosso comune a molti grandi maestri della seconda metà del Novecento: quando l'archivio ufficiale attraversa fasi di opacità, quando la gestione della documentazione diventa discontinua o frammentaria, si crea un vuoto istituzionale che disorienta il mercato. Non sapere esattamente cosa si ha tra le mani, barcamenarsi tra archiviazioni incerte, schede smarrite o attribuzioni oscillanti, trasforma il possesso di un'opera d'arte da un privilegio a una complessa gestione di rischio.
2. La Confusione delle Voci e il Rischio della Dispersione
Il mercato generalista, privo di punti di riferimento stabili e di un catalogo ragionato rigoroso e aggiornato, tende a reagire in due modi estremi e ugualmente pericolosi:
La diffidenza immotivata: Opere capitali della prima ora vengono svalutate o liquidate in fretta (come dimostrano le offerte al ribasso "in blocco") unicamente perché manca il timbro o la vidimazione di un archivio che in quel momento storico non risponde o fa fatica a orientarsi.
La proliferazione di equivoci: Confondere i periodi, invertire i passaggi stilistici (dalla densità viscerale della firma "Bruni" alle codificazioni successive del Nuovo Manierismo), o peggio, scambiare per incertezza autografa quella che è semplicemente una fase aurorale e meno codificata della pittura, significa smarrire il senso profondo della ricerca dell'artista.
3. Il Ruolo del Conoscitore: Fare Ordine nel Caos
In questo scenario di transizione e di nebbia critica, il compito di chi colleziona con passione e rigore — la vera missione di un'Officina di studi — diventa fondamentale.
Se l'istituzione ufficiale o l'archivio faticano a fare chiarezza, spetta al conoscitore, al detective dell'arte che sa interpellare le fonti dirette, i testimoni oculari e l'analisi stilistica comparata, rimettere ordine nei pezzi del puzzle.
4. Conclusioni: Tra Valore Storico e Pragmatismo
La lezione che ci lasciano queste cinque tele mitologiche/edeniche è duplice:
1. Storicamente: sono capolavori inattaccabili, la matrice di un successo internazionale.
2. Pragmaticamente: ci ricordano che il valore di un'opera d'arte non è mai garantito solo dalla burocrazia del momento, ma vive della forza intrinseca della materia dipinta e della lucidità di chi sa riconoscerla, archiviarla e difenderla anche quando il contesto intorno brancola nel caos.

Oggi parliamo di Bruno D’Arcevia La Matrice Primordiale: Il Ciclo "Bruni" e la Genesi del Nuovo ManierismoUn'analisi fil...
30/07/2026

Oggi parliamo di Bruno D’Arcevia

La Matrice Primordiale: Il Ciclo "Bruni" e la Genesi del Nuovo Manierismo
Un'analisi filologico-critica sul nucleo storico degli anni Settanta e le radici della Pittura Colta
1. Introduzione e Inquadramento Storico
Ripercorrere la parabola artistica di Bruno d'Arcevia significa esplorare uno dei capitoli più affascinanti e colti della pittura figurativa italiana del secondo Novecento. Tuttavia, per comprendere appieno la maturità della Pittura Colta e la successiva codificazione del Nuovo Manierismo, è fondamentale compiere un'indagine retrospettiva sulla sua "prima maniera": quel fondamentale periodo romano collocabile tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, in cui l'artista siglava le proprie opere con il nome "Bruni".
Questo corpus di opere rappresenta il momento sorgivo di una ricerca linguistica destinata a segnare un'epoca, costituendo la struttura portante su cui si innesterà la successiva evoluzione del Maestro.
2. Iconografia ed Archetipo: Tra Milton e la Grande Tradizione Classica
Le cinque tele in esame rappresentano un vertice espressivo di questa stagione giovanile. Pur definite storicamente sotto la dicitura generica di "opere mitologiche", un'analisi iconografica e stilistica più approfondita rivela una matrice filosofica ed esistenziale ben più complessa: l'archetipo dell'Umanità Primordiale.
Tensione Plastica e Chiaroscura: I nudi scultorei, monumentali e plastici, immersi in paesaggi arcaici e cieli dal tono crepuscolare, dialogano direttamente con la grande lezione del Cinquecento italiano (Michelangelo, Parmigianino, le distorsioni manieriste).
Il Risveglio di Eva e il Paradiso Perduto: La figura femminile e la composizione delle coppie evocano con forza le atmosfere del Paradiso Perduto (Paradise Lost) di John Milton. Si assiste alla rappresentazione di un'innocenza edenica e sensuale, pervasa al contempo da un pathos sottile, un presagio di consapevolezza e di Caduta.
Il Mito e la Natura: La presenza di cavalli in movimento e di figure maschili intente a domare la materia animale o assorte in pose meditative (richiamanti figure archetipiche come Adamo o i primi progenitori) sottolinea la tensione tra l'ordine classico e la forza primordiale della natura.
3. Valenza Filologica della Firma "Bruni"
Dal punto di vista storico-critico e collezionistico, la firma "Bruni" costituisce un elemento filologico imprescindibile:
1. Testimonianza Cronologica: Certifica in modo inequivocabile l'appartenenza dell'opera al periodo originario antecedente all'adozione definitiva del toponimo "d'Arcevia".
2. Autenticità del Segno: Rappresenta la fase di massima freschezza inventiva, in cui la stesura pittorica si presenta densa, viscerale e priva di qualsiasi sovrastruttura accademica o seriale.
4. Il Mecenatismo Internazionale come Motore della Svolta
La rilevanza di questo specifico ciclo pittorico trascende l'aspetto meramente formale per investire la biografia stessa dell'artista. Fu proprio la potenza figurativa di queste tele della "prima maniera" ad attrarre l'attenzione di un mecenatismo privato di altissimo profilo internazionale (grandi collezionisti e magnati dell'epoca).
L'imponente sostegno economico derivato da queste prime importanti committenze fornì al Maestro l'indipendenza finanziaria necessaria per intraprendere fondamentali viaggi di studio e confronto nel mondo. Il contatto con altre culture figurative e l'ampliamento degli orizzonti visivi vissuti in quel periodo rappresentarono il vero incubatore della svolta: al suo ritorno in Italia, forte di questa ricchezza concettuale, l'artista poté elaborare e proporre la teorizzazione del Nuovo Manierismo.
5. Considerazioni Conclusive
Le cinque tele firmate "Bruni" non possono essere considerate semplici esperimenti giovanili o fasi di passaggio, bensì la matrice genetica dell'intero percorso di Bruno d'Arcevia.
In una prospettiva di riordino critico e collezionistico, questo nucleo storico si configura come un patrimonio documentario e artistico di primissimo ordine: custodire, catalogare e storicizzare la prima maniera significa proteggere le fondamenta stesse su cui poggia l'intera storia della Pittura Colta.

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Rome
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