21/11/2023
Ringrazio Marco Giunio De Sanctis per la bella prefazione sul mio nuovo racconto Aria/soffio Cantera Edizioni … ne parlerò martedì 5 dicembre ore 16:30 presso la Biblioteca Flaminia. Via Cesare Fracassini, 9 durante la XV International Fest Roma Film Corto diretta dal Regista Roberto Petrocchi.
Il Il racconto di Caterina Boccardi, di appena 30 pagine in formato ridotto, nonostante la brevità narrativa racchiude molteplici concetti di assoluto si- gnificato esistenziale, espressi dai due protagonisti, Veronica e Benton, la donna sposata e insoddisfatta e l’uomo in PVC, proiezione dell’inconscio e dell’immaginazione di Veronica stessa. Innanzitutto affronta il disagio psicologico del vivere dei nostri giovani, incentrato sull’apparenza, sullo status symbol e sull’affermazione economica, piuttosto che sulla forza dei sentimenti, sui principi naturali e, soprattutto, sul valore dell’interiorità umana. Veronica è una donna ancora piacente ma frustrata, depressa e fortemente schizofrenica, in cui possono identificarsi tante donne, sposate e non, che non riescono a trovare una propria dimensione nel tessuto con- nettivo sociale, un giusto equilibrio tra attività lavorativa e vita privata. L’assenza di figli e di grandi interessi, a cominciare dal lavoro routinario in banca, incentrano il quotidiano di Veronica sul rapporto col proprio marito, insoddisfacente sia sul lato fisico-sessuale che relazionale, tanto da crearle una psicosi che la conduce a perdere contatto con la realtà, ad isolarsi in un mondo suo proprio incomprensibile agli altri. Ecco il desiderio di evadere dagli eventi esterni, di crearsi una proiezione di vita virtuale rispondente al subconscio, al suo bisogno insopprimibile di essere amata, compresa, rassicurata, vezzeggiata, assecondata. Nasce così in lei l’idea razionalmente f***e, ma più concepibile nei tempi attuali, dominati dalla spersonalizzazione, dai media e dalla ricerca di una vera identità, di sostituire il proprio marito o, meglio, le carenze del proprio marito con un bambolo gonfiabile di colore scuro per giunta, non risparmiando, così, l’allusione alla dimensione del suo organo sessuale. Caterina coglie l’interesse del lettore nel descrivere il ritorno delle emozioni sul volto e nell’animo di Veronica, il suo piacere dell’attesa nel rigonfiare Benton, riposto ogni qualvolta nella sua confezione per paura che il marito lo scopra al suo rientro a casa, i dialoghi essenziali tra i due protagonisti, frutto dell’immaginazione, dell’incoerenza e del disturbo di personalità della donna. Anche in questa storia non mancano i temi comuni della narrativa dell’autrice, tradotti nella paura della solitudine, nell’evasione dalla realtà attraverso il mondo dei sogni, delle speranze, delle illusioni, la difficoltà dei rapporti di coppia. L’aria che entra ed esce per dare for- ma a Benton, come l’acqua del mare o della piscina che non può essere trattenuta, inclina a rappresentare la caducità umana, l’impossibilità di godersi appieno le cose che più si desiderano, la consapevolezza dell’eva- nescenza della felicità. La lucida convinzione cui giunge Veronica, nelle sue elucubrazioni psicotiche, che tutti gli uomini sono uguali, padre (che la giudica e colpevolizza pesantemente), e Benton (che perde l’interesse esclusivo per lei) compresi, apre un diverso orizzonte interpretativo che il racconto sottende, ancorché in maniera velata. La rabbia sfogata da Veronica nello sgonfiare definitivamente con pugni e colpi ripetuti Benton, identificato nella fattispecie nel marito, cui lei attribuisce addirittura più valore dell’uomo in PVC che, in quanto tale, non avrebbe mai dovuto deluderla, rappresenta la sconfitta cocente dell’amore tra gli esseri umani, incapaci di costruire una relazione solida e duratura ma, nel contempo, apre uno spiraglio di speranza a coloro che riescono ad amare nel più rigoroso rispetto dell’altro essere, da accettare nella sua essenza incondi- zionatamente, come Veronica vorrebbe dal marito incurante di lei, e da Benton che inizialmente la illude, assecondandola in tutto. Ma l’inguari- bile negatività della donna conferisce un’impronta pessimistica al racconto che, vagamente, rievoca i vinti del V***a, anche se Caterina è abile, quale indefessa sognatrice, a lasciare spazio a fugaci bagliori di illusioni.