Squartalized è un progetto artistico realizzato dagli artisti Vito Bongiorno e da Nathaly Caldonazzo, che indaga e approfondisce il trauma della violenza sulle donne. Biografia degli artisti:
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Nathaly_Caldonazzo
NATHALY CALDONAZZO
Nathaly Caldonazzo nasce a Roma nel 1969 da padre Romano (un noto costruttore Play Boy) e madre olandese con origini indonesiane (una B
luebell del Lido di Parigi). Inizia la sua carriera di showgirl all’età di 25 anni e, sulle orme della madre, intraprende la carriera di ballerina, diventando la “primadonna” del Bagaglino, dove rimane a lavorare per circa 4 anni. Ha all’attivo una cinquantina di spettacoli, tra classici di Moliere, Goldoni e Shakespeare, e musicals, commedie e drammi contemporanei. Dal 2013 scopre la passione per la pittura, imparando da vari artisti di calibro, con cui lavora fianco a fianco. Il suo stile è principalmente orientato verso la “pop-art”, prediligendo la vivacità dei colori e un tema a lei molto caro, “la violenza sulle donne”, per il quale da anni si batte in prima linea, anche perché la sua infanzia ne è stata purtroppo contrassegnata. Iniziando la sua collaborazione con Re d’Italia Art, entrando con entusiasmo in questa grande famiglia, che l’ha accolta con sommo onore, organizzando per lei mostre importanti in Italia e in America. Attualmente è in coppia con l’artista Vito Bongiorno per il progetto artistico Squartalized. (Alcamo 1963)
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Vito_Bongiorno
https://www.treccani.it/enciclopedia/vito-bongiorno/
L’Arte è tutto quello che ci circonda in questo mondo, dalla prima luce fino all’inizio dell’intenso buio.“ Con queste parole l’artista Vito Bongiorno esprime la sua visione dell’arte e della vita. Bongiorno è ormai uno dei protagonisti più rappresentativi dell’arte contemporanea italiana nel mondo, noto per l’utilizzo del carbone e della cenere come simbolo dell’inquinamento, della malattia e della spaccatura che caratterizzano l’Umanità. Una delle sue più famose opere dal titolo Terzo Millennio, eseguita nel 2013 e che sembrerebbe una premonizione della pandemia, ha gettato un grande faro su di lui. Vito Bongiorno è l’autore di una pittura di carbone carica di rimandi ambivalenti. La negazione del colore è il buio – sintomo dell’abisso nel quale gli individui sono sprofondati, travolti da una crisi valoriale, culturale e di conseguenza ambientale che annerisce il pianeta – ma al tempo stesso è luce, il carbone contiene una scintilla di vita, un’energia indispensabile per innescare un processo di rinascita. I paesaggi dell’artista prendono vita dalle sottostanti ceneri, risorgono come l’araba fenice dai residui di un passato che li ha resi aridi di idee e sterili di sentimenti. Sono immagini transitorie, opere in divenire che fotografano una rinascita. L’Europa liquefatta, un’Italia frammentata, singole regioni smembrate, riflettono una verità indigesta che l’artista urla a gran voce ad una società bendata da un individualismo sterile. Paesaggi brulli, privi di vegetazione, anneriti dallo smog, impregnati di petrolio; paesaggi quasi spettrali, desolati, abbandonati da individui troppo dediti all’egoismo. Negatagli la luce, il blu oltremare che colora il corpo di donna portatrice di fertilità e quindi di nascita, o meglio di rinascita, irradia le sterili mappe di carbone per restituirgli la vita.»
Vito Bongiorno Siciliano di origine e romano d’adozione, nasce ad Alcamo nel 1963 e si trasferisce da giovanissimo a Roma, dove consegue la maturità presso il Liceo Artistico Statale; qui fu allievo di Mino della Site, aeropittore leccese particolarmente stimato da Marinetti. Dopo aver frequentato corsi di incisione, modellato e scultura, lascia il Paese soggiornando a Monaco di Baviera, per poi trasferirsi nella “grande mela”, dove entra in contatto con gli ambienti artistici della New York anni’80.Rientrato in Italia, con un bagaglio carico di suggestioni pronte a nutrire la propria ricerca, Bongiorno plasma il suo personalissimo linguaggio pittorico che si avvale dell’uso di materiali desueti – carbone, colla e cenere – una ricerca formale riconducibile, per certi versi, all’esperienza poverista sviluppatasi in Italia a partire dal ’67. Le scelte iconografiche – il Colosseo, la lupa, l’aquila, l’Italia – rivelano un prelievo, più o meno intensionale, dal repertorio iconico degli artisti della Scuola romana di Piazza del Popolo, Franco Angeli e Renato Mambor in particolare. Una ricerca, quella di Bongiorno, animata dalla denuncia al “sintetismo della vita” – per usare la definizione dell’artista – ovvero la frenesia che caratterizza la contemporaneità, la crisi dei valori e la prevalenza di una futilità che distoglie l’attenzione da ciò che davvero conta nell’esistenza di un individuo. Attualmente è in coppia con l’artista Nathaly Caldonazzo per il progetto artistico Squartalized.