Il 'Mio' Teatro, di Riccardo Massaro

Il 'Mio' Teatro, di Riccardo Massaro Gli spettacoli che ho visto, gli attori che ho conosciuto.

Le impressioni personali di un semplice spettatore che ha imparato ad amare il teatro e i suoi artisti.

Teatrovid-19 l’energia e la forza del teatroTeatro Tor Bella MonacaStremate sotto la pioggiaDi Giulia RicciardiCon Giuli...
10/05/2026

Teatrovid-19 l’energia e la forza del teatro

Teatro Tor Bella Monaca

Stremate sotto la pioggia

Di Giulia Ricciardi
Con Giulia Ricciardi, Maddalena Emanuela Rizzi e Marina Vitolo
Con la partecipazione in voce di Giancarlo Ratti
Regia Patrizio Cigliano

È la Befana del 2018. Le tre Stremate Marisa (Maddalena Rizzi) Mirella (Giulia Ricciardi) ed Elvira (Marina Vitolo) stanno per vivere il loro dramma durante una vacanza a Vico Equense, in un albergo di lusso.

Nonostante i loro caratteri completamente differenti che daranno vita a divertenti screzi nella commedia, sono unite da un’amicizia che le lega sempre. La commedia, pur esaltandone le qualità, ne sottolinea in maniera leggera soprattutto i difetti attraverso una chiave di lettura comica.

Ecco allora che le loro debolezze, i sogni infranti, le frustrazioni e le fisime vengono portate in scena con garbo ironico dalla magica penna dell’autrice, che impersona anche una di loro.

Mentre piove a dirotto, Marisa ha colpito accidentalmente a morte un cameriere dell’albergo, convinta si trattasse di un terrorista. La vacanza, perciò, si trasforma in un thriller condito con buffi e simpatici malintesi a cui si aggiungono alterchi, bisticci, pettegolezzi all’interno del triangolo amicale da cui traspare la complicità e l’affetto di base che le uniscono.

Ma non è tutto qui, perché Elvira rivelerà alle sue compagne di sventura di essere rimasta incinta grazie all’inseminazione artificiale, mandando su tutte le furie Marisa perché questa gravidanza complicherà un progetto lavorativo che le tre vorrebbero realizzare insieme.

A causa dell’incidente accorso al cameriere, che grazie alla fantasia di Giulia Ricciardi finirà per coinvolgere tutto il trio, sarà interpellato un avvocato per un consiglio legale. Essendo afflitto da una forte balbuzie, le conversazioni telefoniche con le tre donne saranno momenti davvero esilaranti…

Il “morto” viene chiuso in bagno mentre arriva un inaspettato sceicco arabo, tanto per dare altro pepe alla vicenda, che chissà perché è alla ricerca di Elvira…

In tutta la vicenda spicca l’inconfondibile stile registico di Patrizio Cigliano. Un’attenta scelta delle musiche e dei suoni, degli effetti e di alcuni video daranno ulteriore carattere allo spettacolo.

Il ritmo della commedia è sempre sostenuto, trovano spazio una bella serie di trovate e tante battute comiche in cui si può assaporare il gusto della vecchia commedia all’italiana, che utilizza ed esalta tutte quelle paturnie e le esagerazioni del genere femminile regalando tante risate al pubblico, che può inoltre assaporare un vago un retrogusto dalle venature thriller.

La commedia è già stata presentata in passato, e in questa nuova edizione non perde il suo mordente. Il rinnovato cast vede l’autrice Giulia Ricciardi, sempre sprintosa e divertente mentre spinge l’acceleratore sulla sua romanità, creare un felice connubio di dialetti e dialoghi con le altre.

Maddalena Rizzi, molto divertente, dà al suo personaggio l’impronta di una donna sofisticata e un po’ snob, scontrosa e rancorosa con un accento milanese, in contrapposizione alla napoletanità di Marina Vitolo, è come sempre effervescente e dirompente, una vulcanica trascinatrice dallo stile inconfondibile.

Ho già visto all’opera queste artiste e ne conosco le potenzialità e la bravura. Grazie anche alla regia sono riuscite a bilanciare e a dare il giusto spazio ad ogni personaggio senza adombrare gli altri. Tra tante battute spiritose, espressioni buffe ed atteggiamenti ironici, queste brave artiste hanno esaltato la storia rendendola molto divertente.

Dopo queste due date al Teatro Tor Bella Monaca, le Stremate si sposteranno e vi aspetteranno per divertirvi e farvi conoscere le loro disavventure al Teatro Vittoria, da 12 al 17 maggio.

Teatrovid-19 l’energia e la forza del teatroTeatro RomaMorta zia la casa è una miaDa un’idea di Alessandro Tirocchi e Ma...
09/05/2026

Teatrovid-19 l’energia e la forza del teatro

Teatro Roma

Morta zia la casa è una mia

Da un’idea di Alessandro Tirocchi e Maurizio Paniconi

Scritto da Gianni Quinto

Regia Marco Simeoli

Luci e audio Salvatore Campisi

Con Valeria Monetti, Maurizio Paniconi, Alessandro Tirocchi, Simone Giacinti



Divertente, divertente e ancora divertente! Ricco di trovate e battute esilaranti, e di personaggi strampalati che arricchiscono la storia dei protagonisti.

La zia zitella Olga viene a mancare alla prematura età di 90 anni. I quattro nipoti si riuniscono nella sua casa per capire, con il pretesto del funerale, come mettere le mani sul suo patrimonio. Una zia che conosceremo attraverso alcuni scritti che ha lasciato e alla testimonianza della sua voce fuori campo.

Inaspettata quanto spassosa l’entrata in sala dei nipoti addolorati... Ma è solo l’inizio, perché tutto lo spettacolo è un continuo parto di trovate esilaranti che portano il buon umore e danno vita a tante sane risate.

La veterana compagnia teatrale è formata da quattro artisti capaci ed affiatati che in questa come in altre proposte hanno dimostrato di saper intrattenere il pubblico e divertirlo dall’inizio alla fine, senza un cedimento, trovando anche uno spazio per commuovere o far riflettere. Alla platea è riservata una serie di sorprese, graditi colpi di scena e tanti equivoci.

Ci ritroviamo nella casa dallo stile datato dell’anziano signora, ricostruita con una scenografia molto realistica. Carta da parati, arredi e accessori sono simpaticamente orrendi oltre che datati.

I quattro fratelli vi si ritrovano dopo anni in cui si erano persi di vista a causa di contrasti personali. Il funerale diventa subito una buona occasione per metterli a confronto e farli riflettere per ti**re le somme sulla loro vita non del tutto riuscita.

Tutti hanno un piccolo scheletro nell'armadio e non sono adulti realizzati, sia nella vita che nel lavoro. Questa esperienza lascerà in loro un segno e gli darà anche l’opportunità di aprirsi al cambiamento. Ci riusciranno?

I nostri attori si cimenteranno in riusciti cambi di ruolo dando vita a macchiette esilaranti, come la badante strampalata della zia scomparsa; dal forte accento dell’ Europa orientale, è impersonata divinamente da una strepitosa Valeria Monetti, che sfodera una comicità davvero divertente. Oppure l’impresario delle pompe funebri impersonato da Simone Giacinti, uno sciacallo sarcastico, cinico e provocatorio oltre misura, ma anche schietto ed irriverentemente divertente con il suo forte accento pugliese.

Vestito in maniera eccentrica (il suo e gli altri costumi sono particolarmente iconici dei personaggi), ha una parrucca buffissima come ciliegina sulla torta. Un tipo originale ma anche capace di fornire critiche oggettive all’avarizia dei nipoti della defunta, che per raggiungere lo scopo di assumere l’incarico dell’onoranza funebre manifesta un approccio tutt’altro che professionale ma del tutto originale.

Il secondo atto si apre con un’altra sorpresa: l’arrivo di due comari amiche della zia dipartita. Sono interpretate in maniera spassosa da Maurizio Paniconi e Alessandro Tirocchi. Tra tremori, vuoti di memoria ed esuberanze, anche loro sfoderano un’innumerevole panoplia di atteggiamenti estremamente comici. Anche in loro troviamo un’aspra critica alle mancanze dei quattro fratelli nei confronti della zia, che seppur burbera ed intransigente, li ha cresciuti in assenza dei genitori.

La morale? Non si conosce fino in fondo una persona fino a quando non ci si ritrova a dover dividere un’eredità. Tra vecchi rancori e conflitti familiari irrisolti, egoismi, fallimenti perdonati e sogni irrealizzati, la storia dei protagonisti, pur sviluppata in chiave comica ed ironica, evidenzia anche chiari tratti di cinismo.

Una commedia che riesce ad alleggerire il dramma della morte e dei conflitti familiari scaturiti dall’opportunità di un lascito per risolvere i problemi economici. Questa “eredità” finisce per tramutarsi in un Deus ex machina che mette questi splendidi personaggi davanti a loro stessi e ai loro limiti, spingendoli a ritrovare qualcosa che non può essere comprato con il denaro: il valore dell’affetto familiare che fa da collante per trovare una strada da percorrere insieme.

Piacevole la scelta dei brani di sottofondo. Belli i costumi, la scenografia, il gioco di luci con gli effetti, strepitosi gli attori.

Un tocco di classe la regia di Marco Simeoli.









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Da: riccardo massaro
Date: sab 9 mag 2026, 19:29
Subject: Morta zia la casa è mia
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Teatrovid-19 l’energia e la forza del teatro

Teatro Roma

Morta zia la casa è una mia

Da un’idea di Alessandro Tirocchi e Maurizio Paniconi

Scritto da Gianni Quinto

Regia Marco Simeoli

Luci e audio Salvatore Campisi

Con Valeria Monetti, Maurizio Paniconi, Alessandro Tirocchi, Simone Giacinti


Divertente, divertente e ancora divertente! Ricco di trovate e battute esilaranti, e di personaggi strampalati che arricchiscono la storia dei protagonisti.

La zia zitella Olga viene a mancare alla prematura età di 90 anni. I quattro nipoti si riuniscono nella sua casa per capire, con il pretesto del funerale, come mettere le mani sul suo patrimonio. Una zia che conosceremo attraverso alcuni scritti che ha lasciato e alla testimonianza della sua voce fuori campo.

Inaspettata quanto spassosa l’entrata in sala dei nipoti addolorati... Ma è solo l’inizio, perché tutto lo spettacolo è un continuo parto di trovate esilaranti che portano il buon umore e danno vita a tante sane risate.

La veterana compagnia teatrale è formata da quattro artisti capaci ed affiatati che in questa come in altre proposte hanno dimostrato di saper intrattenere il pubblico e divertirlo dall’inizio alla fine, senza un cedimento, trovando anche uno spazio per commuovere o far riflettere. Alla platea è riservata una serie di sorprese, graditi colpi di scena e tanti equivoci.

Ci ritroviamo nella casa dallo stile datato dell’anziano signora, ricostruita con una scenografia molto realistica. Carta da parati, arredi e accessori sono simpaticamente orrendi oltre che datati.

I quattro fratelli vi si ritrovano dopo anni in cui si erano persi di vista a causa di contrasti personali. Il funerale diventa subito una buona occasione per metterli a confronto e farli riflettere per ti**re le somme sulla loro vita non del tutto riuscita.

Tutti hanno un piccolo scheletro nell'armadio e non sono adulti realizzati, sia nella vita che nel lavoro. Questa esperienza lascerà in loro un segno e gli darà anche l’opportunità di aprirsi al cambiamento. Ci riusciranno?

I nostri attori si cimenteranno in riusciti cambi di ruolo dando vita a macchiette esilaranti, come la badante strampalata della zia scomparsa; dal forte accento dell’ Europa orientale, è impersonata divinamente da una strepitosa Valeria Monetti, che sfodera una comicità davvero divertente. Oppure l’impresario delle pompe funebri impersonato da Simone Giacinti, uno sciacallo sarcastico, cinico e provocatorio oltre misura, ma anche schietto ed irriverentemente divertente con il suo forte accento pugliese.

Vestito in maniera eccentrica (il suo e gli altri costumi sono particolarmente iconici dei personaggi), ha una parrucca buffissima come ciliegina sulla torta. Un tipo originale ma anche capace di fornire critiche oggettive all’avarizia dei nipoti della defunta, che per raggiungere lo scopo di assumere l’incarico dell’onoranza funebre manifesta un approccio tutt’altro che professionale ma del tutto originale.

Il secondo atto si apre con un’altra sorpresa: l’arrivo di due comari amiche della zia dipartita. Sono interpretate in maniera spassosa da Maurizio Paniconi e Alessandro Tirocchi. Tra tremori, vuoti di memoria ed esuberanze, anche loro sfoderano un’innumerevole panoplia di atteggiamenti estremamente comici. Anche in loro troviamo un’aspra critica alle mancanze dei quattro fratelli nei confronti della zia, che seppur burbera ed intransigente, li ha cresciuti in assenza dei genitori.

La morale? Non si conosce fino in fondo una persona fino a quando non ci si ritrova a dover dividere un’eredità. Tra vecchi rancori e conflitti familiari irrisolti, egoismi, fallimenti perdonati e sogni irrealizzati, la storia dei protagonisti, pur sviluppata in chiave comica ed ironica, evidenzia anche chiari tratti di cinismo.

Una commedia che riesce ad alleggerire il dramma della morte e dei conflitti familiari scaturiti dall’opportunità di un lascito per risolvere i problemi economici. Questa “eredità” finisce per tramutarsi in un Deus ex machina che mette questi splendidi personaggi davanti a loro stessi e ai loro limiti, spingendoli a ritrovare qualcosa che non può essere comprato con il denaro: il valore dell’affetto familiare che fa da collante per trovare una strada da percorrere insieme.

Piacevole la scelta dei brani di sottofondo. Belli i costumi, la scenografia, il gioco di luci con gli effetti, strepitosi gli attori.

Un tocco di classe la regia di Marco Simeoli.

TEATROVID-19 l’energia e la forza del teatroTeatro Golden“Super”Dal 7 al 17 maggioDi Alessandra MericoRegia Andrea Palot...
30/04/2026

TEATROVID-19 l’energia e la forza del teatro

Teatro Golden

“Super”

Dal 7 al 17 maggio

Di Alessandra Merico
Regia Andrea Palotto
Con Alessandra Merico, Beatrice Fazi, Giuseppe Cantore, Enzo Casertano e Gianni Ferreri

Torna potentemente in scena questo spettacolo proposto lo scorso anno che vado a rivedere, visto che ha subito il cambio di regia ed alcuni arricchimenti con nuove scene ed altre esilaranti trovate.

Sono curioso di assistere a questa rivoluzione della storia con lo stesso formidabile cast, una ricchezza straordinaria di scene e situazioni inaspettate, costumi che trasformano i nostri attori in fantastici super… buffi eroi, che si muovono in una accurata scenografia.

È una proposta che ammicca, con una chiave comica, a quelle della Marvel, della DC o della Pixar. Avete presente il film di animazione “Incredibili”? Ebbene, troverete delle affinità con questa idea.

Certo, lo spettatore dovrà fare qualche sforzo per immaginare dei supereroi dal forte accento napoletano, ma forse proprio per questo più vicini perché umani e veri. In fin dei conti sono persone semplici, modeste, anche buffe e divertenti, in uno stato di declino esistenziale.

L’idea dello spettacolo è stata partorita da Alessandra Merico, prolifica autrice nonché capace attrice, che troverete anche in scena. La Merico ha trovato la chiave giusta per divertire ed intrattenere il pubblico. Inarrestabile come allora, continua a sfruttare la sua vena artistica e a cadenza regolare sforna fragranti pièce teatrali gradevoli e divertenti con cui intrattenere il suo pubblico.

Con lei un cast d’eccezione, più che rodato e particolarmente dotato.
La storia, oltre a far ridere di cuore, è anche una metafora del mondo dello spettacolo e della vita. I personaggi rispecchiano la realtà degli artisti sulla via del tramonto.
Eroi che dopo essere stati famosi ed acclamati, all'improvviso precipitano nel dimenticatoio, un po’ come accade negli “Incredibili”.

Si affrontano diversi temi: il trasformarsi delle abitudini, la fatica di adeguarsi ad esse come ai nuovi trend o alle nuove realtà, la vecchiaia con i suoi acciacchi a cui neanche un supereroe è indenne.

Ci troviamo davanti ad una commedia velatamente pungente che induce ad una riflessione, offrendoci un modo diverso e più umano di interpretare questi miti come degli antieroi. Messi al bando, sono costretti a nascondere le loro doti e a vivere vite banali, sognando un grande ritorno.

La sensibilità e lo sguardo comico di Alessandra si incontrano in una visione originale. Da una parte la sceneggiatura illumina il lato più umano dei supereroi, poveri diavoli che non sono riusciti a conservare la loro notorietà e vivono ormai solo di ricordi, vecchie glorie squattrinate che evidenziano gli stessi difetti delle persone normali, per di più amplificati dai loro super poteri.

Costretti a sopravvivere in un covo che assomiglia a uno scantinato di cui non riescono neanche a pagare l'affitto, sognano di ritornare in auge ma divengono sempre più preda dei loro difetti che non sanno più dominare.

Dall’altra la stessa penna trasforma i personaggi in macchiette esilaranti che finirete per amare.
Merico, come il deus ex machina di una tragedia greca, arriva sulla scena nei panni di un’eroina neofita inesperta ed impacciata che però presenta a tutti un'occasione di riscatto.

Lei è Super Chic, un’eroina moderna frutto dei social, parodia del mondo di oggi che gira intorno al web. Attraverso questa figura femminile, l’autrice denuncia e schernisce tutto il mondo del web, dove persone senza particolari talenti e formazione si affermano sulla rete conquistando l’attenzione di migliaia di followers attraverso risibili espedienti.

Grazie al web Super Chic tenterà di aumentare la visibilità e recuperare la notorietà perduta di questi eroi dimenticati formando con loro i “Super 5”, nome più adatto ad una band musicale dance degli anni ’70 che non a dei supereroi.

Tra le tante risate, le battute e le gag divertenti, spiccano gli appariscenti e riusciti costumi, buffe tute in lycra nascoste da pigiamoni e grembiuli indossati dagli improbabili supereroi impegnati nelle faccende domestiche o in puerili litigi e ripicche che divertono moltissimo.

Con Super Chic due diverse generazioni si fronteggiano e forse anche per questo lo spettacolo è adatto ad un pubblico eterogeneo.

Qualcosa di imprevisto coinvolgerà questi malconci e improbabili eroi: la terra deve essere salvata da una terribile minaccia. Riusciranno Big Mind (Gianni Ferreri), Fast Man (Giuseppe Cantore), Strong Man (Enzo Casertano), Electric Girl (Beatrice Fazi) e Super Chic (Alessandra Merico) nella loro doppia impresa? Riusciranno a tornare eroici e a salvare la terra?

Troverete un interessante scenografia che ripropone il loro covo-abitazione futuristico e sgangherato che rivela una particolare attenzione dei dettagli e sfrutta anche la tecnologia, qualcosa di inconsueto per il teatro. Luci, effetti scenici e musiche tratte da film su questo genere completano il resto.

Troverete ancora una bella storia con un cast spassosissimo, la triade maschile che volutamente sottolinea la propria provenienza partenopea è qualcosa di travolgente. Insieme sono fantastici, esplosivi: battute azzeccate, trovate originali, tanta espressività e gestualità ispirata al teatro partenopeo. Quanto alla coppia femminile, deliziose e piacevoli Alessandra burrascosa ed eccentrica, buffa e divertente.

Beatrice, impegnata in un doppio ruolo, ancora una volta dimostra tutta la sua versatilità artistica nei panni di due caratteri in antitesi. Lei è Electric Girl, con una scarsa dimestichezza dei suoi poteri che divertono moltissimo per i loro effetti collaterali.

Insomma, uno spettacolo brillante che alla fine raggiunge, attraverso una progressiva escalation, l’apice del divertimento. Brioso, ricco di idee, impetuoso, trascinante, irresistibile, comico.
I Super vi aspettano al Teatro Golden!

Teatrovid-19 l’energia e la forza del teatroTeatro 7Re-fusiDi Roberta Skerl Regia Vanessa Gasbarri Aiuto Regia, Luci e A...
22/04/2026

Teatrovid-19 l’energia e la forza del teatro

Teatro 7

Re-fusi

Di Roberta Skerl



Regia Vanessa Gasbarri Aiuto Regia, Luci e Audio Gabriele Gualandris Scenografie Giulia Bornacin

con

Alessandro Salvatori, Andrea Perrozzi, Walter Del Greco, Veronica Milaneschi



Ci troviamo in un appartamento romano, una casa in disordine mentre fuori è in atto un temporale. E un altro si sta per abbattere all’interno…

Una scenografia accurata ed attenta che arricchisce lo spazio di dettagli, riproduce efficacemente un ampio salone dove si svolgerà la storia. Anche i costumi sono ben curati ed esaltano i personaggi.



In questa confusionaria dimora che farebbe orrore a qualsiasi donna delle pulizie, emerge Rodolfo (Alessandro Salvatori), un soggetto meticoloso e pignolo, tanto ossessionato da attuare comportamenti maniacali ed eccessivi al limite della follia. Ascoltando i suoi sfoghi, però, si capisce che è solo un uomo depresso, sopraffatto dalle avversità e dalle sfortune che la vita gli ha riservato.

È uno scrupoloso correttore di bozze, molto attento a ciò che accade nel mondo e per questo con una paranoica attenzione verso i fatti quotidiani. Nel suo mondo, dove cerca di tenere tutto sotto controllo, viene disturbato dall’intrusione di Sandro (Andrea Perrozzi), un operaio romano schietto e diretto, a cui si aggiunge un simpatico ed irresistibile collega napoletano, Alfio (Walter Del Greco). I due sono goffi personaggi; tecnici dei citofoni, sono sopraggiunti per cambiare l’apparecchio dell’appartamento.

L’unica figura femminile della storia è Ionela (Veronica Milaneschi), la travolgente e portentosa colf della casa; una donna moldava, così sembra…

Tra citofoni guasti e colpi di scena, due mondi opposti si incontrano a caccia di refusi, quegli errori da “riparare”, che tanto imbestialiscono e destabilizzano il povero correttore. Forse, invece di aggiustare l’errata dialettica dei tre che lo circondano, gli sproloqui verbali dei giornalisti e le numerose follie della società e del mondo, quest’uomo dovrebbe mettere mano alla propria esistenza destabilizzata, anche perché se è vero che il mondo è imperfetto, è anche da apprezzare per la sua varietà, i suoi controsensi, gli eccessi e i paradossi.

Il microcosmo di Rodolfo non è sbagliato, va semplicemente ricalibrato e risistemato per riportarlo alla tranquillità. Grazie proprio all’incontro con i tre sgangherati personaggi la sua vita potrebbe cambiare, perché sembra che possano essere la cura ai suoi mali, anche se inconsapevolmente. Si scopre infatti che sono in grado di ascoltarlo, comprenderlo e anche proteggerlo da se stesso.

Ecco che l'ordine maniacale del rigoroso e ossessivo correttore si confronta con la vita di tre persone tutt’altro che perfette e che neanche cercano di esserlo. Consapevoli delle loro scelte errate, vanno avanti per la loro strada con il loro fardello e le loro problematiche, affrontandole semplicemente con disarmante semplicità.

La storia si finge commedia strappando sorrisi attraverso situazioni e battute spontanee, ma ha la sostanza del dramma: quello di un uomo che non sa più tollerare le cose sbagliate che ha intorno a sé ed è travolto dalla scelta di combatterle. Non che non abbia ragione, ma forse si sobbarca un onere troppo pesante che finisce per farlo sentire inappropriato. Ma come potrebbe essere altrimenti? La commedia ci offre uno spunto di riflessione: perché accettare per forza le cose che non vanno e cercare di cambiarle? Forse, per vivere meglio, è necessario prenderle sì con fermezza, ma anche con leggerezza.

La Skerl, con l’ausilio dell’ottima regia della Gasbarri, ci dà un assaggio di come un uomo in cui possiamo trovare noi stessi possa finire destabilizzato arrivando sull’orlo del baratro, travolto da eventi più grandi di lui. La Skerl lo fa usando una buona dose di comicità per stemperare quello che in realtà è un dramma esistenziale. Con delicatezza, ma anche con forti aspre dosi di cinismo, affronta il delicato argomento della depressione che sfocia nella follia.

Sul palco quattro portentosi attori ci travolgono con una commedia profonda ma anche assolutamente divertente, ricca di battute e gag dai ritmi serrati.

Alessandro Salvatori, dopo “Belive it” (sempre proposto dalla coppia Skerl-Gasbarri), è diventato per me qualcosa di indescrivibile; un attore profondo e intenso che passa dalla comicità alla drammaticità dei suoi personaggi trascinandoci nella loro disperazione con perizia e maestria. Colpisce nel profondo lasciando incantati, ma anche intenerendo.

È spesso in coppia con un altro grande del palco, un artista poliedrico e bravissimo: Andrea Perrozzi. Con disinvoltura e tanta fresca spontaneità riesce a far ridere e a toccare il cuore, soprattutto quando svela con la sua semplicità e naturalezza le parti più profonde e drammatiche dei personaggi. Con perizia mostra la loro parte più recondita proteggendoli attraverso il filtro della comicità.

Walter del Greco si dimostra come sempre un attore piacevolmente ingombrante. Sempre presente, anche quando è fuori scena, lo si trova perennemente impegnato con espressioni e movenze esilaranti. Sa essere protagonista, spalla o fare da contorno senza mai passare inosservato. Un ciclone irrefrenabile.

Veronica Milaneschi è un furetto che si insinua in ogni spazio; prepotente, divertente, onnipresente, vulcanica e tempestosa. Si fa valere con un ruolo che nasconde una personalità inaspettata, proponendolo con estrema crudezza, amarezza e drammaticità ma anche tanta grazia e simpatia grazie alla sua innata comicità.

Oltre a giocare con i punti deboli della psiche e dei sentimenti umani, la tragicommedia usa l’errore (il refuso) come forma di leggerezza e libertà per scardinare gli schemi, permettendo agli attori di esprimersi in maniera vera e spontanea per arrivare poi ad una morale.

Altro aspetto è l’importanza dell’empatia e dell’amicizia, come quella che nasce tra i personaggi che si riconoscono nel mal di vivere ma insegnano a Rodolfo a vivere meglio con se stesso e con gli altri. Il protagonista paradossalmente insegnerà ai tre a liberarsi di quelle sovrastrutture che imprigionano il loro animo. Ecco il frutto dell’amicizia e dell’ascolto reciproco.

Cast e pièce sono riusciti appieno a veicolare questi messaggi alla platea.

Teatrovid-19 l’energia e la forza del teatroElsinore CarnivalQuanti volti può avere la follia?Di Riccardo Brunetti, Ales...
19/04/2026

Teatrovid-19 l’energia e la forza del teatro

Elsinore Carnival

Quanti volti può avere la follia?

Di Riccardo Brunetti, Alessandro D’Ambrosi

collaborazione ai testi di Silvia Ferrante
Regia Riccardo Brunetti e Alessandro D’Ambrosi
Aiuto regia Anna Maria Avella

Progetto singolare ed originale quello ospitato ad Area xx1 dal 10 aprile al 14 giugno 2026. Numerosi gli attori:

Sara Adami, Sandra Albanese, Anna Maria Avella, Antonio Bandiera, Chiara Barbagallo, Camilla Benvenuto, Marco Benvenuto, Dario Biancone, Riccardo Brunetti, Vittorio Carotenuto, Leonardo Catania, Eny Cassia Corvo, Alessandro D'Ambrosi, Stefano De Majo, Santa De Santis, Eugenia Elifani, Alessandro Fabiani, Alessandro Giova, Grazia La Ferla, Alessandro Londei, Pietro Marone, Matteo Minno, Alessio Pedica, Malvina Ruggiano, Alfonso Strumolo, Desiree Tortorici, Ludovica Valentini, Massimiliano Viola, Francesca Visicaro, Marco Zordan.

Elsinore è una città della Danimarca tanto cara a Shakespeare da usarla come ambientazione per i suoi drammi di corte. Il Carnevale è una festa della follia in cui ci si travestiva e si poteva essere chi si voleva, liberandosi dei propri tabù; una festa di rinnovamento e di fertilità. Troverete anche in questa proposta qualcosa su cui riflettere, soprattutto su voi stessi…

L’entrata nel locale che, badate bene, non è un teatro ma sembra più uno spazio per una escape room, ha una rampa che come una gola scende in un meandro per inghiottirvi in un non luogo reso misterioso non solo dalla proposta assolutamente innovativa, ma anche dal posto. Sembra il magazzino di un f***e e misterioso rigattiere che vuole farvi vivere un’esperienza unica.

Questa serata e ispirata alle opere di William Shakespeare.
Lo spettatore si troverà a partecipare ad una festa in maschera, in un’atmosfera che mi ha ricordato quella del film “Eyes wide shut” di Stanley Kubrick. Infatti, chi vi prende parte dovrà indossare una maschera per distinguersi dagli attori.
Questo escamotage permetterà di inoltrarsi nelle parti più recondite della propria psiche. Il percorso è al contempo narrativo, scenografico e sensoriale, studiato efficacemente per rendere il pubblico protagonista. Un cammino che vuole stimolare il partecipante alla scoperta di se stesso in un atmosfera surreale e onirica.

Si tratta di un’esperienza unica in Italia, che grazie ai suoi stratagemmi offre l’opportunità di svelarsi e conoscersi meglio senza esporsi. Lo strumento di conoscenza sono gli attori e il rapporto che con loro si crea; le loro domande spingono il partecipante a cercare le risposte dentro se stesso.

È un teatro immersivo in cui gli spettatori non sono relegati passivamente su una poltrona, ma diventano parte attiva e imprescindibile della scena. Sono liberi di spostarsi senza seguire un percorso prestabilito, e incontrano occasioni di interazione con gli attori. Questi, tutti molto preparati, attraverso la spiccata teatralità basata su un testo fortemente ispirato allo stile di Shakespeare, non sono qui solo per recitare ma per ammaliare, incantare, provocare e sedurre lo spettatore, trascinandolo nei diversi ambienti molto suggestivi.

L’esperienza e il percorso del singolo partecipante sarà frutto esclusivo delle scelte che farà di volta in volta.
Questo Carnevale aiuta a liberarsi e a riconoscersi grazie alla mano delicata di attori-guida che accompagnano e ispirano, pervasi loro stessi da sentimenti conflittuali tra una prigionia che li rinchiude nel personaggio e il desiderio di riscatto e libertà.

Una bella opportunità per toglierci dalla trappola della quotidianità e dai limiti sociali con l’intento di spogliarci di ogni vincolo e costrizione per assaporare la libertà e fino al limite della follia.

Misterioso, interattivo e onirico, “Elsinore Carnival” è una proposta non solo indicata agli amanti del teatro e delle arti performative, ma a tutti coloro che ricercano nuove emozioni ed esperienze artistiche.

Il cast con cui ho avuto questa particolare esperienza il 18 aprile è formato da Gertrude, una provocatoria, avvenente, esuberante, lacerata e conturbante Santa De Santis; Claudius, un granitico, altezzoso, schivo e fiero Dario Biancone; Polonius, un irresistibile, coinvolgente, empatico, toccante e profondo Stefano De Majo; Hamlet, un esuberante, trascinante, sfuggevole, appassionato Alessandro Fabiani; Ophelia, una deliziosa, sofferta, combattiva, sfuggevole, straziata Ludovica Valentini. Poi ancora Rosencrantz, Alfonso Strumolo e Guildestern Pietro Marone, sempre insieme in scena si coadiuvano tra il comico e il grottesco in folli e simpatiche scene sempre movimentate ma anche profonde e ben interpretate.

Capocomico l’ impareggiabile, istrionico e travolgente Marco Zordan; Feliso, la sensuale, espressiva, combattiva, prorompente, briosa Cassia Eny Corvo; Damadò, l’ammaliante, seducente, delicata ed intraprendente Desiree Tortorici.

Un cast brillante e forsennato che si muove da una stanza all’altra per dare vita a continue originali scene che lasciano attonito lo spettatore.

Ritrovarsi per mano con un attore e trascinati in un nuovo ambiente, diventando protagonisti di un monologo, fa sentire spiazzati ma anche eccitati, incuriositi e protagonisti. Gli sguardi e le movenze che cambiano e a tratti sembrano non tener conto di chi li sta guardando mentre poi cercano il consenso o il parere con ammiccamenti, lasciano il segno.

I temi trattati sono quelli dell’uomo e dell’umanità e ci inducono a interrogarci sul potere, sull’amore, sui sentimenti e sui desideri, spingendoci a fare i conti con le emozioni e a sentire il peso, anche fisico, di quella maschera che indossiamo nell’animo e sul viso. A mano a mano il nostro animo si sente più leggero e quando a fine spettacolo possiamo togliere anche la maschera che ci copriva il viso, ci sentiamo davvero più liberi.

Si può scegliere tra: Esperienza Classic Venerdì e Sabato ore 21.00 - Domenica ore 18.00
Esperienza Premium Venerdì e Sabato ore 20.15 – Domenica ore 17.15
Prenotazioni Tel. e WhatsApp 351 327 6843

Indirizzo

Rome

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